«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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mercoledì 6 luglio 2011

Istinto a delinquere

No! nonostante il titolo non si tratta dell'ennesimo post di politica!

L'istinto a delinquere a cui mi riferisco è quello di Bisba.
Io cerco di essere un buon educatore e di insegnare un po' di etica a questa gattina ma, apparentemente, i miei sforzi non sono coronati da successo.

La mia metodologia di insegnamento si basa sull'esperienza che ho maturato nel corso degli anni: sfortunatamente si tratta di un'esperienza prevalentemente "canina" e non "felina"...
Il cane (come spiegato in Cani & gatti) è ben felice di adeguarsi alla volontà del padrone: per insegnare a un cane che non deve fare qualcosa basta quindi fargli capire che il suo padrone non vuole che faccia tale cosa. Tutto qui. Certo bisogna tenere presente che la memoria degli animali è corta (l'ideale è quindi coglierli sul fatto) e che la consapevolezza della causa e dell'effetto è molto limitata però, almeno con i cani, basta un minimo di pazienza e il gioco è fatto.
Il mio precedente gatto era molto buono e bravo e non si era mai azzardato a rubare niente. Bisba ha però dei geni diversi (vedi ad esempio Una gattina difficile)...

Con lei applico la mia esperienza "canina": quando compie qualche marachella la porto sul luogo del delitto e la pongo davanti ai resti (in genere pezzi di cibo) che l'accusano; le faccio degli urlacci, le do uno scapaccione sul sedere e infine la mando fuori senza colazione (perché le marachelle le compie la notte e io le scopro al mattino). Detto così non sembra gran che ma lei è molto impaurita quando mi arrabbio.
La mia sensazione è che Bisba abbia perfettamente capito ciò che io non voglio che lei faccia (e se fosse un cane non lo farebbe più) ma sembra quasi che per lei diventi una specie di sfida: come se fosse una maniera per professare la propria indipendenza.

Il caso di oggi è emblematico: già pochi giorni fa era salita sul tavolo di cucina, aveva fatto cadere sul pavimento la scatola con i miei cereali (vedi il corto Purgato) e io avevo effettuato la sgridatura standard.
Stamani aveva ripetuto lo stesso misfatto con un'altra scatola. Siccome non aveva fatto danni gravi non ero particolarmente arrabbiato; l'ho chiamata in cucina ma lei, percependo l'irritazione nella mia voce, non veniva; sono andato a prenderla da sotto la tavola in salotto (era ancora piuttosto tranquilla) e l'ho portata in cucina e messa col muso davanti alla scatola; solo allora si è fatta piccina piccina e ha schiacciato le orecchie sulla testa: è chiaro che sapeva di aver fatto qualcosa che non volevo e che si aspettava di essere colpita; così le ho dato una pacca simbolica sul sedere e l'ho lasciata andare...

Però sono perplesso: non sono sicuro di come dover procedere... Mi pare evidente che con i gatti non ha senso cercare di far leva sulla loro volontà di compiacere il padrone: non è che i gatti non si affezionino al padrone ma gli sfugge completamente il significato del verbo "compiacere"...
Quello che capiscono bene è ciò che è utile per loro: se ad esempio un gatto capisce che miagolando gli verrà aperta la porta allora, a qualsiasi ora del giorno o della notte, miagolerà senza tregua se vuole uscire.
Per questo punisco Bisba mandandola fuori di casa senza colazione: il problema in questo caso è la poca comprensione della relazione fra causa (la "marachella") ed effetto (la "punizione" ovvero il digiuno mattutino)...

Se qualche esperto di felini ha consigli mi faccia sapere!

2 commenti:

  1. La "summa teologica" del rapporto umano/cane/felino è in effetti ben colta dalla pagina su Cani & gatti. Il verbo compiacere non è del tutto assente dal peraltro scarno dizionario felino ma compiacere il compagno a due zampe deve comportare un piacere per il micio, premessa indispensabile. Gli appassionati di gatti lo sanno e lo apprezzano per il sano masochismo che coltivano da anni. Quando fanno qualcosa che proprio ci dispiace, alcuni esperti dicono di portarli sul luogo del misfatto e di soffiargli sul muso/musetto. Io ci ho provato: non garantisco risultati ma, in compenso, ci fa sentire davvero stupidi. Attenzione: sono molto suscettibili ma una buona pappa spezza ogni resistenza. Io mi rassegnerei a conviverci senza pretendere più di tanto, in fondo la sua vocazione anarchica è proprio quella che attira. E' anche vero che ogni gatto ha la sua "forte" personalità che dipende anche dal sesso, per quanto compromesso da interventi chirurgici.
    Consiglio una lettura, fra le tante, praticamente poco utile ma divertente (l'ho registrata anche sul mio scaffale Anobii): Gatti in crisi d'identità, con dei bellissimi disegni.
    Credo di essere stata abbastanza inutile, quasi come un rimprovero ad un gatto ...

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  2. Grazie per il commento (piacevolissimo): proverò a soffiare sul muso di Bisba anche se credo che sarà lei la prima a ridermi in faccia!
    Comunque Bisba non è per nulla permalosa (a differenza del precedente gatto che, dopo un rimprovero, non si faceva vedere per tutta la giornata...) e non so se questo sia un bene: temo che dimentichi i miei "insegnamenti" altrettanto rapidamente delle offese...

    Presto farò sapere come sarà andata con la nuova "tecnica correttiva"...

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