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venerdì 7 agosto 2015

Ancora sulla quinta novella del primo giorno

Forse è solo una botta di caldo ma ho ripensato alla quinta novella della prima giornata (che avevo brevemente riassunto in Decameron primo giorno) e vi ho notato qualcosa di sottile...

Prima di tutto è utile fare una premessa: quando provai a scriverne il riassunto inizialmente non ne fui capace perché mi sembrava mancasse un passaggio logico.
Ricordavo le seguenti fasi:
1. il re si invaghisce della marchesa anche se non l'ha mai vista.
2. la marchesa dà l'ordine di cucinare solo piatti a base di pollo.
3. NON RICORDAVO
4. la marchesa spiega al re che, come le galline possono essere cucinate in svariate maniera ma alla fine il sapore è sempre quello, così le donne, al di là dell'apparenza, in fin dei conti sono uguali in ogni paese.

Il terzo punto, quello che non ricordavo, è la domanda scherzosa del re che chiede se nelle fattorie della marchesa ci sono anche galli o solo galline.

Cosa c'è di strano in tutto questo?
Bisogna tener presente che la marchesa aveva ordinato di cucinare solo piatti a base di galline proprio perché si aspettava la battuta del re su galli/galline.
Il punto è che la battuta del re non mi pare essere diretta e logica conseguenza del fatto che tutte le portate fossero a base di pollo: questo è il motivo per cui, almeno io, non riuscivo a ricordarmi la sequenza degli eventi/frasi.

La marchesa invece si aspetta chiaramente il riferimento al sesso e lo usa come chiave per la sua metafora col parallelo fra donne e galline.

Ora può darsi che la frase del re (quella del terzo punto) sia un semplice espediente del Boccaccio per concludere rapidamente il racconto e che, per questo, non abbia nessun significato particolare: in questo caso il mio pezzo non avrebbe ragione di essere...

Mi chiedo però se all'epoca la concatenazione naturale dei pensieri non fosse diversa. Possibile che nel XIV secolo la catena di pensieri sarebbe stata simile a qualcosa del seguente genere?
1. Tutti i piatti a base di gallina →
2. Tutte femmine →
3. Dov'è il maschio?
Se questa fosse la maniera usuale di ragionare del tempo allora il piano della marchesa avrebbe avuto senso perché si sarebbe effettivamente potuta aspettare una battuta sul sesso che, a sua volta, avrebbe potuto usare come spunto per la propria metafora.

Sottolineo che la precedente sequenza di pensieri (numerati da 1 a 3) non è quella attuale: in particolare il passaggio da 1 a 2 non mi pare automatico (mentre più spontaneo è quello fra 2 e 3).
Da una parte la maggior parte di noi è abituata a comprare il “pollo” al supermercato e non ha chiaro in mente se si tratti di maschi o femmine. Il pollo, magari solo le confezioni di petto, è per noi qualcosa di sessualmente neutro.
Invece è realisticamente ipotizzabile che nel medioevo l'uomo comune, ma probabilmente anche i nobili, avessero più familiarità con l'animale vivo, chiaramente sessuato, che con la sua carne vista invece adesso come qualcosa di separato dall'animale.
Ripescando la teoria dello strutturalismo (v. Appunti di strutturalismo) potrebbe anche darsi che la categoria uomo/donna fosse nel medioevo ancor più alla base della visione del mondo di quanto non lo sia adesso: in altre parole, di fronte a qualsiasi oggetto/concetto/evento, l'uomo medievale per prima cosa l'avrebbe categorizzato secondo la dicotomia maschio/femmina.
In questo caso, di fronte a una cena esclusivamente a base di pollo, l'uomo medievale vi avrebbe automaticamente associato la categoria femminile...

Conclusione: come scritto non ne ho la certezza ma mi piace pensare che questa novella, grazie alle aspettative della marchesa, ci dia indirettamente una sottile indicazione della mentalità medievale.

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