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sabato 22 agosto 2015

La prof G

È da diversi giorni che ho in mente di scrivere questo pezzo...
Come spesso mi accade era però da molto più tempo, per la precisione dalla cena con i miei vecchi compagni di liceo, che il suo fantasma si agitava nella mia memoria.

Fu infatti proprio a tale cena che seppi che la mia professoressa di italiano (che chiamerò qui prof G) era morta: di lei ho già scritto più volte, vedi Scienza e superstizione e la parte finale di Beccato! (*1)) ma, stranamente, non mi ero reso conto di quanto mi fosse rimasta impressa....

La notizia della sua morte mi ha infatti profondamente turbato: sento come se un pezzo di me, che però non riesco ancora a definire e identificare, se ne fosse andato.
Intendiamoci, il mio è un dolore lieve e indefinito; contemporaneamente ne sono però stupito: l'ultima volta che la vidi fu 25 anni fa e, in questi anni, le volte che ho pensato alla prof G si possono contare sulle dita di una (diciamo due!) mano...
Non mi pare insomma che ci sia una corrispondenza proporzionale fra il nostro rapporto (assente) e il mio attuale turbamento.

Ripensandoci mi rendo conto che mi era simpatica ma, soprattutto, la rispettavo. Non amavo le sue materie: in italiano non mi pare di aver mai preso più di 6½ (forse un paio di volte) nei temi, odiavo il Manzoni, Verga, Pirandello, Calvino e, per principio, non ho mai voluto leggere i libri assegnati; mal digerivo tutti i poeti, specialmente D'Annunzio e Foscolo, mentre mi irritavano i piagnistei del Leopardi; tolleravo Dante ma non lo studiavo; odiavo il latino (con l'eccezione di Catullo) ma questo anche lei (forse è per questo che mi era simpatica!).
La prof G non era particolarmente spiritosa ma a volte ridacchiava fra sé per qualcosa che trovava divertente. Un paio di volte riuscì pure a offendermi (non facile) con dei suoi commenti (*2). Spesso, direi una volta la settimana, aveva delle esplosioni di ira e faceva delle partacce terribili a tutta la classe. Insomma non era una professoressa bonacciona!
Alla cena sono rimasto stupito dallo scoprire che incuteva timore a parecchie persone: a me no, non sono impressionabile, e poi forse aveva una certa simpatia nei miei confronti... Non mi fece mai partacce né io comunque me ne meritai alcuna!
Non la temevo però la rispettavo: era una di quei pochi insegnanti che prendono il proprio lavoro estremamente sul serio. Il suo obiettivo non era fare il minimo possibile per portare a casa lo stipendio senza grane ma, al contrario, fare il più possibile.
No, non era come il professore interpretato da Robin Williams (L'attimo fuggente) che invece di insegnare nozioni voleva forgiare i caratteri: non so se in Italia sarebbe stato possibile, ma comunque lei si accontentava delle proprie materie...
Ricordo che lei parlava e parlava e tutti noi prendevamo appunti di quello che diceva, anzi ci faceva praticamente dei dettati... ma poi, periodicamente, si arrabbiava quando li ripetevamo e diceva che dovevamo studiare anche sul libro di testo (*3)...

Ecco, ho appena capito un altro elemento: ne apprezzavo l'intelligenza...
Ho spiegato altrove che, soprattutto nella mia adolescenza (v. Carriera scolastica (2/3) e magari l'inizio di Carriera scolastica (3/3)), il rapporto con gli insegnanti non fu facile: quando mi resi conto di essere sensibilmente più sveglio di loro (alle medie) trovai fastidioso esserne giudicato e, paradossalmente, adottai posizioni di conflitto con tutti coloro che deludevano le mie aspettative. Le eccezioni erano quei professori nei quali intuivo abbastanza intelligenza da riconoscere e apprezzare le mie capacità: alle medie sfortunatamente non ne incontrai nessuno ma al liceo la situazione migliorò un po' e la prof G fu una di questi.

Nel frattempo ci ho dormito sopra e stamani, credo, sono riuscito a identificare il quid che mi sfuggiva: la prof G rappresenta per me il liceo e, quindi, tutto ciò che quel periodo della mia vita significa.
Il fatto che lei sia morta è quindi il triste epitaffio a un'epoca ormai passata che sopravvive solo nei miei ricordi. Da questo punto di vista il mio malessere per la sua scomparsa ha anche una significativa parte egoistica: piango più per me stesso e per gli anni che furono piuttosto che per lei!

Conclusione: come al solito la scrittura si è rivelata essere un utile strumento di autoanalisi: in questo caso credo di aver effettivamente identificato l'origine e il significato profondo delle mie emozioni. L'elencare, lo scavare, il riflettere: poi la luce dell'intuizione, per un attimo, illumina la caverna...

Nota (*1): ripensandoci mi sono reso conto che anche l'insegnante della vignetta Lezione potrebbe essere stata inconsciamente ispirata dalla prof G: capelli e occhi corrispondono solo che lei era sulla sessantina e larga il doppio!
Nota (*2): una volta dicendomi che gli autori latini erano più logici di me (il contesto era una discussione sulla grammatica latina) e un'altra volta chiedendomi “Ma chi ti ha insegnato a parlare così?!” quando le feci una domanda usando impropriamente “gli” invece di “li”: ricordo che ci pensai qualche secondo e poi conclusi che dovevano essere stati i miei nonni o i miei genitori...
Nota (*3): una volta, con grande stupore mio e del mio compagno di classe, fece grandissimi elogi a una ragazza dicendole che aveva fatto un'analisi del testo superlativa ma a noi sembrò che, come al solito, avesse solo ripetuto i suoi appunti... Forse la prof G si era dimenticata di ciò che aveva detto in classe e non aveva riconosciuto il proprio pensiero nelle parole della nostra compagna di classe...

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