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sabato 12 maggio 2018

Orsato

Stavo scrivendo il pezzo “Fiorame 7” ma, dopo aver visto un telegiornale (grave errore!), ho cambiato idea e voglio invece dire la mia sulla facoltà di scelta dei ministri del presidente della repubblica. La notizia è anche su tutti i quotidiani in linea, ad esempio: Mattarella: 'Contropotere Capo Stato per evitare abusi' da Ansa.it

Premetto che, volutamente, non ho letto l'articolo della costituzione che disciplina questa prerogativa presidenziale: il motivo è che non voglio cercare di interpretare la legge: non essendo un esperto (e neppure un amatore!) il mio giudizio non sarebbe assolutamente significativo.
Voglio invece scrivere ciò che per me sarebbe giusto.

Il presidente, eletto dal parlamento e non dagli italiani (è sempre bene ricordare da dove deriva la legittimazione del potere (*1)), deve essere un arbitro neutrale: abbiamo osservato Matterela in questo ruolo dopo le elezioni. Il presidente ha contattato in maniera imparziale le varie forze politiche per verificare se vi fossero le condizioni per formare un governo.

Il punto è perciò stabilire cosa significhi essere neutrali, imparziali, o “sopra le parti”, in riferimento al presidente della repubblica. A mio avviso ciò significa dimenticare quale sia il proprio partito di provenienza od orientamento politico e mantenersi equidistante da TUTTI i diversi partiti politici.

Per mantenersi equidistante il presidente dovrebbe quindi astenersi da valutazioni politiche: quale politiche deve seguire il governo lo hanno infatti stabilito gli elettori con il loro voto. Il presidente dovrebbe anzi adoperarsi affinché la volontà degli italiani venga rispettata. Quando il presidente fa una valutazione politica automaticamente si schiera dalla parte dei partiti che la pensano come lui e, contemporaneamente, contro quelli che la pensano diversamente.
Mi pare quindi palmare che se il presidente dice di volere ministri pro-Europa (o comunque non troppo contro!) allora egli prende una posizione politica che, come tale, non gli compete. Come detto non sta infatti al presidente decidere quale debba essere la politica del governo: il farlo equivalerebbe a schierarsi mentre egli deve rimanere sopra le parti.

Vedremo comunque se davvero il presidente metterà dei veti e, comunque, come eventualmente li giustificherà.

L'altra faccia della questione è chiedersi in quali casi il presidente dovrebbe imporre dei veti: a mio avviso molto raramente, probabilmente per gravi questioni morali (tipo un mafioso ministro della giustizia) o di conoscenza della materia (come un'analfabeta all'istruzione) o, magari, se un candidato affermasse pubblicamente di aver intenzione di violare la costituzione...
Insomma in un paese “normale” il presidente non dovrebbe aver mai ragione di intervenire ma, anche in un paese anomalo come l'Italia, questi interventi dovrebbero essere rarissimi.

Di sicuro, ovviamente sempre a mio avviso e senza aver consultato la costituzione, il presidente dovrebbe astenersi dal minacciare l'uso massiccio di questa sua prerogativa per condizionare preventivamente la formazione del governo.

Ora comunque, per curiosità, vado a leggermi la costituzione: se tale articolo non è stato modificato da Renzi dovrebbe essere facilmente comprensibile. Immagino però che, come al solito, sarà vago e interpretabile in qualsiasi maniera...

Conclusione: ormai questo governo SEMBREREBBE destinato a nascere ma io continuo a pensare che sarebbe stato meglio il ritorno immediato alle urne. Troverei divertente che M5S+Lega proponessero un governo, che questo venisse “bocciato” dal presidente, che M5S+Lega si rifiutassero di proporne un altro, che il piano B, ovvero il governicchio (o come lo volete chiamare) del presidente, non ottenesse la fiducia e che quindi si dovesse tornare subito al voto. Allora sì che riderei.

Nota (*1): conoscere da dove proviene la legittimazione è utile perché, nel caso si verifichi un conflitto fra poteri, è così possibile determinare quale sia quello che dovrebbe prevalere in quanto maggiormente rappresentativo della volontà popolare.

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