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venerdì 18 maggio 2018

Giustizia americana

Qualche mese fa ho iniziato un nuovo corso sulla contrattazione su Coursera.org: Successful Negotiation: Essential Strategies and Skills tenuto dal professor George Siedel dell'Università del Michigan.

Avevo infatti la netta sensazione che ne avrei potuto trarre delle idee sulle relazioni dei parapoteri fra di loro. In realtà non è andata così: ho notato che in genere mi imbatto in conoscenze utili quando mi lascio guidare dall'ispirazione piuttosto che dalla logica.
Ma ovviamente il corso mi ha comunque insegnato molto sebbene non nei campi che mi immaginavo/speravo.

Il professore Siedel è un signore non appariscente che, nella prima lezione introduttiva, non mi aveva fatto una buona impressione. Proseguendo nel corso invece si comprende che il professore, oltre a conoscere perfettamente la sua materia, debba essere una “brava persona”: lo testimoniano gli affettuosi contatti che mantiene con i suoi ex-studenti, alcuni dei quali hanno raggiunto importanti traguardi professionali.
È inoltre molto preciso nella sua esposizione e segue lo schema a me caro: prima fa una panoramica dell'argomento e poi ne analizza metodicamente i dettagli. Si vede che sono anni che insegna...

Curiosamente un argomento che mi ha colpito, e che non sembra entrarci troppo con il corso, è la giustizia americana. Il professore spiega infatti che in una contrattazione che esca dai confini USA è bene tenere conto di possibili differenze nel sistema della giustizia. Il professore elenca poi quelle che sono, in generale, peculiarità americane. Vediamole una a una (*1).
1. Parcella degli avvocati “contingente”: ovvero legata all'esito del processo; se si è assunto un avvocato al 30% di contingenza e se al processo si vincono 10 milioni, all'avvocato ne vanno 3.
2. Azioni di classe: quando il torto che si subisce è piccolo (ad esempio di 1$) ricorrere alla giustizia singolarmente non è conveniente: se però lo stesso dollaro viene addebitato a 30 milioni di utenti ecco che questi possono unirsi insieme per far valere i propri diritti (in questi casi è spesso lo studio legale che ci guadagna di più!).
3. “Scoperta”: A. gli avvocati americani hanno ampie possibilità di indagine: ad esempio possono richiedere tutta la documentazione dell'altra parte (compresa, ad esempio, la posta elettronica); B. possono richiedere deposizioni giurate di fronte a un rappresentante del tribunale. Si tratti di mezzi estremamente efficaci per ottenere informazioni utili.
4. Multe “punitive”: i tribunali, oltre a compensare la parte danneggiata, possono imporre delle multe ulteriori che hanno lo scopo di punire chi ha fatto il torto. Questa “punizione” si ha quando viene ravvisato comportamento “oltraggioso”: ovvero quando la parte che ha provocato il danno ha agito: 1. con malizia; 2. sconsideratamente; 3. volontariamente.
5. Processi civili (e non solo penali) con giuria popolare: questo elemento mi è poco chiaro ma, in pratica, il professore sembra dare per scontato che sia un bene. Una mia ipotesi del motivo è presentata nel prosieguo.
6. La “Regola americana”: ogni parte paga solo e sempre i propri avvocati. Il tribunale non può condannare una parte a pagare le spese legali dell'altra.

La combinazione di queste regole ha importanti conseguenze: ad esempio la regola 1 e 6 hanno come conseguenza una grande “litigiosità”: ad esempio se A denuncia B e il tribunale gli dà torto comunque ad A non costa niente aver tentato: il proprio avvocato l'avrebbe dovuto pagare solo in caso di vittoria e, comunque, in caso di sconfitta non ha spese aggiuntive.
A mio avviso, abbassando il costo dell'accesso alla legge, deriva anche una maggiore giustizia sociale: l'esempio di cosa implichi l'inverso, ovvero aumentare anche solo potenzialmente il costo di un processo, l'ho sottolineato nel corto Lavoro, giustizia e tendenze.

Inoltre la regola 4, ovvero la multa “punitiva”, incentiva fortemente le grandi aziende a non commettere piccoli abusi sui loro clienti: questo perché se il tribunale ravvisa la condotta “oltraggiosa” ovvero che l'abuso era stato, ad esempio, pianificato dall'azienda con malizia, ecco che questa può essere condannata, oltre a compensare per il torto fatto, anche a una multa addizionale spesso ben più pesante della compensazione.
Se a questa regola aggiungiamo la seconda, quella delle azioni di classe, ecco che otteniamo un sistema giudiziario che tutela le parti deboli contro le forti MOLTO di più di, ad esempio, quello italiano.
Una mia ipotesi è che anche la giuria popolare contribuisca alla tutela dei più deboli rispetto ai forti perché delle persone comuni che devono interpretare una certa situazione saranno probabilmente più empatiche verso un'altra persona qualsiasi piuttosto che verso una grande azienda. Mi si potrebbe obiettare che la legge debba essere uguale per tutti oppure che vada applicata e non interpretata: io però ([E] 18) parto dall'idea che la legge è comunque scritta per favorire i forti e, quindi, “un'interpretazione” favorevole ai più deboli semplicemente riequilibra il tutto verso una maggiore giustizia.

Anche l'importanza della regola 3, la “scoperta”, non è da sottovalutare: il professore ha fatto l'esempio di un caso reale, dove una famiglia comune ha fatto causa alla Daimler-Chrysler
e i suoi avvocati hanno potuto spulciare tutti i documenti della multinazionale trovando fra essi le prove della condotta “oltraggiosa”. Risultato: compensazione per 5 milioni (di cui solo la metà a carico dell'azienda) più 87 milioni di dollari di multa punitiva (poi ridotti a 13 ma confermati in appello).

Ho poi cercato di comparare, con l'aiuto di un'amica esperta di legge, queste sei caratteristiche del sistema americano con quello italiano.
In particolare mi stava a cuore scoprire perché le azioni di classe italiane non sembrano funzionare: ricordo che quando furono istituite, ormai diversi anni fa, qualcuno disse subito “Sì, ma senza XXX sono inutili...”. Ma, ovviamente, non ricordo cosa fosse questo “XXX”!
Io ho la sensazione che possa trattarsi delle multe “punitive”: senza di queste, e senza considerare la lentezza della giustizia italiana, probabilmente continua a non essere conveniente combattere lunghissime battaglie legali per sanare piccoli torti sebbene magari subiti da migliaia, se non milioni, di persone.
Sì, ogni tanto si sente parlare di qualche mega multa a delle aziende o gruppi di esse per pratiche scorrette di vario tipo: si tratta però di interventi che partono dall'alto e quindi, come tali, vanno a colpire solo una sottoinsieme delle ingiustizie compiute dalle aziende: diverso sarebbe il caso se queste iniziative potessero partire dal basso, con la multa punitiva che non andrebbe allo Stato ma sarebbe divisa fra chi ha partecipato all'azione di classe. Il comportamento delle grandi aziende sarebbe costantemente passato al setaccio e queste starebbero ben attente a non approfittarsi dei propri clienti: le grandi aziende infatti non hanno alcun senso della morale però capiscono benissimo il valore del denaro e, se approfittarsi dei propri clienti non fosse vantaggioso, perché troppo rischioso, non lo farebbero...
Ah, la mia amica non è poi stata in grado di aiutarmi in questo specifico caso: inizio a capire che i laureati in Legge sono come i medici: ognuno ha la propria specializzazione!

Conclusione: il sistema americano, inteso come la combinazione di democrazia e giustizia, mi pare quasi sempre di gran lunga superiore al nostro. Inizio a ritenere che questo fattore abbia avuto un ruolo precipuo nel far sì che l'ex-colonia inglese sia poi diventata la prima potenza mondiale.

Nota (*1): come al solito traduco dall'inglese senza conoscere la materia e quindi, per certi termini tecnici, potrei inconsapevolmente usare vocaboli italiani non appropriati.

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