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lunedì 19 agosto 2019

Lunedì di crisi

Oggi è lunedì e nei giorni scorsi sono stato bravo e non ho scritto di politica (v. Crisi di coppia e successivi): direi quindi che un breve aggiornamento ci possa stare…
In realtà il punto è che c’è poco da dire! Come ho già spiegato le dichiarazioni dei vari XXXX (*1) politici rappresentano un quarto o meno di quanto si dicono fra loro: sono solo chiacchiere per far parlare di sé i giornali ed è impossibile sapere quale affermazione sia affidabile o no.
Cercare di seguire le varie esternazioni equivale a entrare in un labirinto di disinformazione nel quale è impossibile districarsi.

Però, fra tutte queste chiacchiere, ho scoperto anche qualcosa di concreto nei giorni scorsi: l’anima sistemica all’interno della Lega impersonata da Giorgetti. Difficile capire che peso possa aver avuto nella scelta di Salvini di rompere col governo: io non credo molta. Non vedo alcun interesse in Giorgetti a opporsi a Salvini su questioni elettorali: sono sulla stessa barca. Lasciare la Lega per mettersi in proprio o sotto “l’ala” del PD o altri sarebbe una scelta troppo miope…
Però mi pare giusto che, come dato concreto di cui in precedenza ero oblioso, questo debba comunque, seppure minimamente, impattare sulle mie percentuali. Giorgetti, essendo sulla stessa “barca” di Salvini, non dovrebbe ricercare soluzioni contrarie all’interesse della Lega ma, istintivamente, ritengo che cattiva politica porti a cattive scelte.
Per questo ho deciso di dare un peso “negativo” (nel senso di contrario agli interessi della Lega) al “fatto” Giorgetti pari al 5% distribuito sulle diverse opzioni che, quindi, diventano:
- governicchio “solido” → 37,5%
- rimpasto di governo → 32.5%
- governicchio “fragile” → 27.5%
- voto in autunno → 2.5%
Questo porta in testa alle mie previsioni l’ipotesi “governicchio solido” che equivale a tutte le varie ipotesi di governi più o meno “istituzionali” compresi eventuali alleanze dirette PD-M5S.

Ma non è finita qui...

Il mio continuo ignorare le dichiarazioni ufficiali mi potrebbe aver portato a non considerarne una effettivamente significativa: non so se Salvini abbia detto niente al riguardo ma sicuramente l’hanno fatto Borghi e Bagnai: il vero motivo per cui la Lega ha lasciato il governo era l’impossibilità di proseguire seriamente sulla strada delle indispensabili riforme economiche a causa dell’opposizione del ministro Tria schierato preventivamente contro di esse in modalità “pro Bruxelles”.
Tanto per ricordare ciò che ho scritto in passato (v. La tetrarchia) Tria, insieme a Conte, appartiene alla fazione del Mattarella, quindi turboeuropeista sulla pelle degli italiani.
Questa affermazione ha valore perché in effetti è particolarmente credibile e realistica.
Già all’indomani della formazione del governo avevo previsto che Tria (v. Previsione per l’autunno) avrebbe causato problemi opponendosi alle politiche economiche mal viste da Bruxelles (perché a favore dell’Italia e degli italiani). Avevo sbagliato i tempi, la finanziaria del 2018 è stata attendista e solo adesso nel 2019 i nodi stanno venendo al pettine e sarebbe necessario decidere se fare il bene dell’Italia o seguire le imposizioni folli di Bruxelles.
In altre parole questo significa che Salvini potrebbe aver considerato l’ipotesi del “governicchio solido” il male minore forse inevitabile. Dal suo punto di vista la crisi ci sarebbe comunque stata nel tardo autunno e così se ne è tirato fuori preventivamente dando la possibilità agli italiani di tornare al voto: se il Mattarella, previdibilmente, le eviterà con un nuovo governicchio di un qualche tipo allora i vari partiti che lo sosterranno dovranno assumersene la responsabilità. Nel breve termine la Lega perderà il consenso che viene dall’esercizio diretto del potere ma, nel medio lungo termine, si rafforzerà ancora di più. Peccato che l’Italia al rimorchio delle decisioni di Bruxelles subirà ancora anni di malgoverno: l’unica speranza è una opposizione ben fatta da parte della Lega che affretti se possibile (difficile!) le elezioni.
Una strada rischiosa ma probabilmente l’unica percorribile…
Questo ricambia le mie percentuali: non a causa di “fatti nuovi” ma semplicemente perché avevo sbagliato io non valutando un fattore fondamentale.
- governicchio “solido” → 67,5%
- rimpasto di governo → 17.5%
- governicchio “fragile” → 12.5%
- voto in autunno → 2.5%
Insomma adesso vedo l’ipotesi “governicchio solido” decisamente come la soluzione più probabile della crisi. Salvini avrebbe scelto questo rischio solo perché inevitabile: al massimo l’avrebbe potuto rimandare di qualche mese…

Poi ci sarebbe l’incognita Di Maio e la sua ipotetica uscita dal M5S (della quale solo io, al momento, mi azzardo a ipotizzare). Più che dati a favore della mia ipotesi non ne ho trovati di contrari: Di Maio avrebbe idealmente bisogno o di un governo PD-M5S (e infatti se ne è dichiarato contrario) oppure, se non ha (come probabile) i numeri per evitare un governicchio del presidente, dovrà aspettare la finanziaria che, se segue le indicazioni di Bruxelles, avrà numerosi aspetti inaccettabili.
Insomma si tratta di una soluzione che ritengo sempre possibile anche se non probabile.

Conclusione: in questa brutta situazione (perché senza nuove elezioni saranno l’Italia e gli italiani a pagarne le conseguenze) c’è solo un aspetto positivo: se Salvini preferisce tornare all’opposizione piuttosto che rimanere al potere barcamenandosi in una maggioranza prona agli interessi di Bruxelles allora significa che la Lega/Salvini (perché da adesso dovrò parlare anche di Lega/Giorgetti) è veramente un populismo reale e non apparente! Oppure potrebbe aver semplicemente sbagliato i suoi calcoli politici...

Nota (*1): come sapete “leader” non lo voglio usare e “duce” suona “vagamente” fascista…
Avrei trovato una possibile terza alternativa “archegete” ma non è proprio una parolina “facile” e immediata!

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