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lunedì 30 novembre 2015

Libertà e sicurezza

In questi giorni ho a lungo ponderato su una questione che mi angustiava non poco: come valutare l'equazione “più sicurezza in cambio di meno libertà”?

Premetto che le proposte fatte sulla cyber security (*1) non diminuiscono significativamente il rischio di attentati mentre invece riducono enormemente le libertà individuali. Come ho già scritto altrove queste misure si prestano perfettamente a essere abusate, sicuramente (è nella natura umana) lo saranno e, per questo, sarebbe bene evitarle in toto.
La mia riflessione non era quindi incentrata sulle specifiche misure che il nostro governo ha intenzione di prendere, queste infatti sono totalmente inutili, ma era di natura più filosofica: fra due principi ugualmente validi quale deve prevalere quando questi vanno in contrasto fra loro?

Infatti, benché io sia di natura per la massima libertà individuale, quando mi veniva prospettata la possibilità di ridurre il numero di vittime per attacchi terroristici riducendo tali libertà, avevo dei dubbi su cosa fosse più giusto fare.
Dopo tutto siamo abituati a considerare la vita umana come il valore più alto e più sacro: è un facile mantra che sentiamo ripetere spesso e da più parti; è anche un'affermazione plausibile e, per questo, è facile considerarla una verità assoluta senza sì e senza ma.

E, se consideriamo valida questa premessa, allora diventa facile la scelta fra più sicurezza e meno libertà. Se la vita è il valore più alto, da preservare a ogni costo, allora si deve essere disposti a pagare qualsiasi prezzo per essa.

Torniamo quindi alla mia antinomia iniziale: da una parte la libertà e dall'altra la vita: quale di questi valori ha la precedenza sull'altro? Questa è la domanda su cui ho riflettuto a lungo.

Poi mi è venuto in mente il mito (*2) della resistenza nella sua essenza: il sacrificio della propria vita per valori più alti, in questo caso la libertà.
E questo, già da solo, scioglie completamente il dilemma: da tempo accettiamo, siamo consapevoli e riteniamo giusto che si possa arrivare a sacrificare la propria vita per valori più alti. Da questo consegue che la vita di per sé non è il maggiore valore assoluto ma ne esistono altri più elevati. Si potrebbe obiettare che, in questo caso, si tratta della vita di pochi per la libertà di molti: ma questo non cambia assolutamente il mio ragionamento susseguente.

È triste ma giusto sacrificare la vita di pochi (le eventuali vittime del terrorismo) per preservare la libertà di molti.
È possibile che l'uomo nel corso della storia venga chiamati a difendere col proprio sangue libertà e diritti conquistati col sangue perché, come in passato ne valse la pena, così ancora adesso è ugualmente giusto farlo. E questo periodo, con la minaccia del terrorismo, sembra essere uno di questi periodi.
Prendere e accettare misure di sicurezza che limitino la nostra libertà non equivale alla sconfitta del terrorismo ma, al contrario, alla vittoria della dittatura. Non si combatte il terrorismo soffocando la democrazia: equivalerebbe ad amputarsi il braccio per non rischiare di graffiarsi la mano.

Semmai l'unica differenza sostanziale fra gli esempi che ci giungono dal passato, di difesa (o conquista) della libertà a costo della vita, è che spesso (ma non sempre) si tratta di decisioni personali mentre il terrorismo colpisce indiscriminatamente. A mio avviso questa diversità non è necessariamente peggiore: infatti oggi per preservare le nostre libertà non sarebbero richiesti eroi ma solo un pizzico di coraggio in più da parte di tutti.

Cento morti all'anno vi sembrano un prezzo troppo alto per proteggere la libertà?
Io invece credo che, anche fossero mille morti, sarebbe comunque un prezzo basso!

Dal Fattoquotidiano.it odierno: Smog: 84.000 decessi...
Eppure non mi pare che il governo abbia preso, o abbia intenzione di farlo, misure di emergenza per combattere questo fenomeno: forse perché si tratta di morte silenziose, tanti casi singoli che, anche sommati insieme, non raggiungono il clamore delle prime pagine come le vittime della violenza terrorista.
Ma se le morti, anzi le vite, sono ugualmente importanti non sarebbe questa una priorità almeno mille volte più importante da affrontare?
In questo caso l'abbassamento dell'inquinamento comporterebbe modifiche importanti al nostro sistema economico e al nostro stile di vita e, per questo, non si fa nulla o quasi: invece sull'onda dell'isteria e dell'emotività provocata dal terrorismo siamo subito pronti a sacrificare le nostre libertà. Questa differenza dovrebbe farci profondamente riflettere...

Conclusione: il vero pericolo del terrorismo sono i provvedimenti liberticidi che si prendono contro di esso.

Nota (*1): come al solito si usano dei vocaboli stranieri per confondere gli italiani mistificando il senso di ciò che veramente si intende. Da adesso in poi tradurrò “cyber security”con “spionaggio di massa in rete”: vi sembra ancora ugualmente innocente e indolore?
Nota (*2): per questo concetto (mito resistenza) rimando a Miti attuali o Protomiti e distorsioni.

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