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giovedì 6 marzo 2014

Figlio unico

Dopo circa tre anni riprendo in mano questa bozza lasciata incompleta. Lo schema generale mi piace e quindi lo manterrò (eliminando i forestierismi in cui ancora indulgevo) completandone le parti mancanti.
Chiaramente il pezzo, col tempo, mi è cresciuto a dismisura ma credo che ne sia valsa la pena (*0).

È praticamente da quando ho iniziato a tenere il viario che mi ero ripromesso di scrivere un pezzo su questo argomento. Considerandolo però “impegnativo” mi era sempre mancato lo stimolo per metterlo nero su bianco.

Qualche giorno fa (di qualche anno fa...) è però uscito un articolo sul Corriere.it dal titolo Svantaggi e costi del figlio unico all'italiana. Incuriosito sono andato subito a leggerlo ma non ne sono rimasto colpito favorevolmente (*1).

Prima di tutto si chiede se essere un figlio unico è un vantaggio o uno svantaggio: dal mio punto di vista la domanda nemmeno si pone. Essere figli unici in genere è uno svantaggio che può essere piccolo o grande e, solo nei casi migliori, ininfluente.

I “pro” che vengono elencati sono i seguenti:
  1. Può esprimersi al “meglio” fin dall'infanzia
  2. Ha avuto tutti i giocattoli che voleva
  3. Stanzetta solo per sé
  4. Attenzione esclusiva dei genitori su di sé
  5. Tutte le risorse famigliari pronte a essere investite su di lui (*2)
Invece gli svantaggi sarebbero:
  1. Problemi a relazionarsi con gli altri bambini
  2. Destinato a diventare un adulto egocentrico
  3. Destinato a diventare un adulto vanitoso
  4. Destinato a diventare un adulto “avaro di sé”

Ma l'analisi della problematica finisce qui. In pratica nel prosieguo dell'articolo viene solo spiegato che in Italia la tendenza al figlio unico è dovuta anche (soprattutto?) a motivi economici, alla scarsa cooperazione fra uomo e donna nella coppia e al problema delle neo mamme a reinserirsi nel mondo del lavoro. Infine, dati alla mano (*3), “dimostra” che, per quanto riguarda l'istruzione, non è un vantaggio essere figli unici.

Raramente ho letto qualcosa, di non volutamente fazioso (*4), su cui ero così in disaccordo!
Molto rapidamente passo in rassegna i punti che non mi convincono.
Può esprimersi al meglio fin dall'infanzia”: per me è un “nì” ma ci ritornerò quando illustrerò il mio punto di vista.
Ha avuto tutti i giocattoli che voleva”: forse l'autrice voleva solo essere ironica ma dov'è il vantaggio in questo caso? Al contrario a me pare una debolezza: l'illusione che tutto gli sia dovuto, cibo per l'egocentrismo, un castello di illusioni destinato a infrangersi con esiti disastrosi per i caratteri più deboli.
Stanzetta solo per sé”: permettetemi una digressione storica: secondo Harari è caratteristica della nostra specie costruire realtà immaginarie che esistono solo in virtù del fatto che tutti credono in esse. Questi miti sono così radicati in noi che non ci accorgiamo nemmeno della loro esistenza in quanto li diamo per scontati (come realtà sempre vere). Alcune di queste “storie” (è così che le chiama Harari) più diffuse della civiltà occidentale sono, ad esempio, il consumismo e l'individualismo. In particolare, la credenza nei pregi dell'individualismo, si è diffusa solo recentemente. Nel medioevo, ad esempio, anche i figli di ricchi nobili non avevano una propria cameretta magari da arredare come più preferivano ma, al contrario dormivano nella sala comune del castello insieme a tutti gli altri. Il motivo non è economico: semplicemente in quell'epoca l'individualismo non era considerato un elemento positivo come adesso. Tornando alla “Stanzetta solo per sé” si capisce quindi che questa sia un vantaggio solo per quanto vogliamo accentuare i tratti individualistici del bambino...
Attenzione esclusiva dei genitori su di sé”: talvolta può essere un bene ma molto più spesso è un male. Vedi poi la mia teoria...
Tutte le risorse famigliari pronte a essere investite su di lui”: talvolta un bene ma potenzialmente anche un male. Vedi poi la mia teoria...
Riguardo gli svantaggi mi pare che l'elenco dell'articolo abbia delle carenze importanti. I problemi sociali sono veri così come le tare caratteriali ma c'è di più...

La Mia Teoria:
Gli elementi essenziali per analizzare la problematica del figlio unico sono tre:
  1. Il carattere della madre
  2. Il carattere del figlio (*2)
  3. Il sesso del figlio (*2)
Le prime due voci possono sembrare delle banalità ma in realtà sono decisive e da sole fanno la differenza. In base ai rispettivi caratteri di madre e figlio infatti le problematiche del figlio unico possono essere amplificate o, al contrario, quasi annullate.

Le mamme, istintivamente, tendono a essere molto protettive quindi se di carattere sono ansiose è facile scivolare dal “molto” al “troppo”.
I bambini sono, istintivamente, egoisti quindi se il loro carattere (*5) tende geneticamente a essere egocentrico ecco che, con astuzia infantile, cercheranno di accaparrarsi il più possibile le attenzioni dei genitori.

Ma anche il sesso del figlio unico è molto importante! Questo dipende dall'asimmetria famigliare che vede la mamma, piuttosto che il padre, molto più vicina al figlio nei primi anni di vita del bambino: ed è proprio nei primi cinque anni di vita che il carattere si forma. Partendo dalla banale ipotesi che si fa meglio ciò che si conosce meglio è facile rendersi conto perché una mamma sa allevare meglio una bambina rispetto a un bambino: semplicemente perché la mamma è stata a sua volta una bambina e per questo riesce a identificarsi meglio nella figlia e ad essere quindi più oggettiva (che spesso si traduce in “più severa”...) nei suoi confronti! Viceversa il padre vede nella propria figlia solo una dolce angioletta e non la donna che diventerà e pertanto rischia di idealizzarla (che spesso si traduce in “troppo poco severo”...). Ma l'influenza del padre nei primi anni di vita è meno determinante e quindi incide meno sulla formazione del carattere.
Con un figlio maschio succede l'opposto: la madre avrà più difficoltà nel capire i reali bisogni di un figlio, al contrario stavolta sarà il padre in grado di immedesimarsi nel figlio ma, come nel caso precedente, la sua influenza nella prima infanzia sarà minore e quindi, in genere, non in grado di compensare i potenziali eccessi materni.

Intendiamoci una mamma iper premurosa può facilmente finire per viziare la propria figlia! Dico solo che è un po' più difficile...
Inoltre le bambine hanno di natura maggiori abilità sociali dei maschi e quindi, nei primi anni scolastici, possono smussare maggiormente il proprio carattere confrontandosi e interagendo con i loro coetanei.

Riassumendo il pericolo principale del figlio unico è che la madre lo ricopra di eccessive attenzioni e premure e, se il figlio è geneticamente predisposto, i risultati possono sicuramente essere l'egocentrismo, la vanità e “l'avarizia di sé”(*6) ma c'è dell'altro. Le eccessive premure materne si possono trasformare in ansie nel bambino rendendone il carattere più insicuro e debole. Anche l'eccessiva prodigalità dei genitori può divenire un problema se il bambino si abituerà a non contare sulle proprie forze sapendo che altri gli risolveranno ogni problema: c'è il rischio che crescendo non osi fare qualcosa che vada oltre l'orizzonte dei genitori e quindi, paradossalmente, non sviluppi pienamente il proprio potenziale (che invece l'autrice dice essere uno dei vantaggi dei figli unici).

Al riguardo mi viene in mente Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé di Alice Miller. Premetto che non l'ho potuto leggere per bene ma trovo che, la parte dove si spiega come il bambino tenda spontaneamente a interpretare il ruolo che i genitori credono gli si confaccia maggiormente, sia particolarmente vera per i figli unici. Inutile dire che il ruolo immaginato dai genitori non è necessariamente ciò che il bambino desidera veramente e, crescendo, questo potrà creare problemi psicologici.

Ma perché questo problema del carattere della madre e del figlio è così determinante quando non si hanno fratelli o sorelle?
È una questione fisica, banale nella sua semplicità: la madre che ha due figli potrà dedicarne, mediamente, a ciascuno dei due solo la metà di quanto potrebbe fare se avesse un unico figlio. In questa maniera, al crescere del numero dei figli, diventa sempre più improbabile che si ecceda con le premure verso uno di essi (e questo indipendentemente dai rispettivi caratteri).
Ovviamente, poiché il grosso del carattere si forma nei primi anni di vita, il secondogenito dovrebbe nascere entro cinque anni dal primo figlio altrimenti i suoi effetti benefici saranno notevolmente minori per il primogenito.

L'articolo poi parlava anche di benefici economici ma la questione mi pare talmente secondaria da essere insulso parlarne. Ammesso che tali benefici esistano veramente (*7) se il compito dei genitori è quello di preparare al meglio i propri figli per affrontare la vita con le proprie gambe, allora la maniera migliore per farlo non è quella di dargli qualche mezzo economico in più ma un carattere più forte e con minor difetti possibile.

Poi, è ovvio, ogni famiglia è un caso a parte: le combinazioni di caratteri possono essere tali che chi ha un fratello sarebbe potuto crescere e diventare una persona migliore se fosse stato un figlio unico, ma queste sono rarissime eccezioni. Al di là dei dualismi che possono svilupparsi fra due o più fratelli, nel complesso gli svantaggi dei figli unici sono di gran lunga maggiori.

Mi pare interessante sottolineare come tutti i figli unici che conosco che abbiano messo su famiglia siano assolutamente contrari ad avere un solo figlio: certo, statisticamente le mie conoscenze, anche perché limitatissime, non sono rappresentative ma sono sicuro che un'analisi seria di questo fenomeno confermerebbe quanto da me riscontrato.

In conclusione: potendo scegliere consiglierei alle giovani coppie di avere come primogenita una figlia, poi due figli maschi e poi di alternare femmina e maschio... Facile no?

Nota (*0): anche perché così potrò fornire ai miei amici questo collegamento invece di dovergli fare personalmente la ramanzina contro i figli unici (sempre un po' umiliante per me perché sottintende che io stesso avrei potuto essere ancora migliore di quanto non sia...)
Nota (*1): forse perché, essendo scritto da una donna, analizza il problema da un punto di vista femminile e, per questo specifico caso, ciò può essere fuorviante: vedi il prosieguo del post per capire cosa intendo...
Nota (*2): dove non diversamente specificato per “figlio unico” intendo figlio/figlia unico/unica...
Nota (*3): a mio avviso però i dati citati dovrebbero essere analizzati più accuratamente prima di trarne conclusioni...
Nota (*4): sono cioè sicuro che l'autrice volesse essere obiettiva nella sua analisi.
Nota (*5): è ormai assodato, grazie a studi su gemelli omozigoti separati alla nascita, che il carattere dipende al 60-70% dalla componente genetica e solo in misura minore dall'ambiente (educazione, etc).
Nota (*6): non so bene cosa intenda l'autrice ma mi suona credibile!
Nota (*7): la rete famigliare sarà molto più sottile e debole potendo contare solo su cugini. Ad esempio, di conseguenza, il peso psicologico, sociale ed economico di un anziano genitore malato ricadrà interamente sul figlio unico: un fardello potenzialmente non da poco...

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