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domenica 24 gennaio 2021

Talebbate

Anni fa, commentando ciò che leggevo, una mia amica mi disse qualcosa del tipo: “Ma che leggi a fare i vecchi libri (Freud, Nietzsche, Aristotele)? Oggi puoi trovare dei testi molto più aggiornati!”

Mi rimase in mente perché di solito i classici sono ritenuti importanti anche se per certi aspetti, a volte, superati.

Non ricordo bene cosa le risposi ma ora come ora la mia risposta sarebbe che questi libri sono le fondamenta di ciò che è stato costruito dopo. Oltretutto la mia intuizione e il mio naturale buon senso mi permettono di identificare con una certa sicurezza i concetti superati che, quindi, giudico criticamente e da cui, comunque, imparo qualcosa: per esempio sui limiti e preconcetti di una data epoca, vedi la parte finale di Harouel (1/2) su Aristotele…

Comunque leggendo Taleb ho trovato un’altra conferma alla bontà del mio approccio: l’effetto Lindy.
Un oggetto non deperibile, come può essere il testo di un libro (non il libro stesso!), rimarrà in circolazione per un tempo proporzionale alla sua età. In altre parole più un libro (inteso come contenuto) è vecchio e più a lungo resterà in circolazione.
L’età di un’opera è un filtro efficacissimo della sua qualità: al contrario un libro recentissimo, uscito appena 2 anni fa, fra altri due potrebbe essere già superato.

È un errore psicologico (neomania) considerare il nuovo sempre e comunque superiore al vecchio; oppure, quando il nuovo fosse anche effettivamente superiore, se si possiede già il vecchio, non sempre vale la pena acquistare il nuovo per il poco in più che ha da offrire. Il consumismo si basa su questo effetto…

Ormai ho scritto troppo per spacciare questo pezzo per un corto: scorrerò quindi Antifragile alla ricerca di altri commenti degni di menzione.

Taleb partendo dal concetto del rapporto fra fragilità e antifragilità scrive un po’ di tutto e, ovviamente, tocca anche il problema della diseguaglianza economica.
Stiamo passando da una distribuzione della ricchezza 20/80 (20% popolazione possiede 80% ricchezza) a quella 1/99 (l’1% della popolazione possiede il 99% ricchezza).
Eppure, chissà perché (!) (*1), nel dibattito quotidiano i media parlano sempre di altro.
Mi rincuora scoprire ormai con una certa regolarità che le menti più libere e aperte siano, come me, consapevoli che questo sia il problema principale della società moderna (anche il cambiamento climatico è subordinato a questa ingiustizia: risolvendola ci sarebbero le risorse per affrontare l’altra emergenza).

Un altro concetto interessante è l’epistemologia (*2) sottrattiva.
Un metodo molto efficace per ottenere nuova conoscenza non è tanto aggiungere nuove teorie e ipotesi quanto eliminare ciò che si ritiene errato.
Ovviamente questo è un concetto che si può ampliare e applicare, filosoficamente, ai più svariati campi. In qualche maniera, che non ricordo (!) (*3), Taleb riesce a mettere in relazione la sua antifragilità con questa tecnica epistemologica.
Alcuni esempi di applicazione: una teoria scientifica è valida non tanto per il numero di conferme che trova ma solo fino a quando non vi è nessuna smentita. Nell’amministrazione (pubblica e non) i meccanismi per eliminare un incapace sono molto più proficui che premiare i più bravi.
Un principio costituzionale di Bentham: secondo il filosofo la legge dovrebbe limitarsi a prevedere (e impedire) tutto ciò che potrebbe limitare la libertà e l’intelligenza dei parlamentari. Ovvero togliere vincoli e impedimenti è più efficace che dare poteri specifici per ottenere un’assemblea efficiente.
Bellino poi il proverbio arabo: “Mantenere le distanze da un ignorante equivale a stare in compagnia di un saggio”!

Vabbè, potrei già chiudere qui ma scrivendo la nota *3 mi è venuta in mente un’idea che mi pare interessante.
Nella nota critico lo stile espositivo di Taleb e credo di poterne spiegare il motivo usando proprio i suoi stessi criteri!
Normalmente Taleb scrive dei capitoletti molto agili contraddistinti da dei titoli decisamente oscuri: in essi egli racconta aneddoti, talvolta personali altre volte no, spesso molto interessanti e divertenti che, in genere, sono delle metafore o hanno una forte attinenza col concetto che vuole esprimere (talvolta sono proprio la sintesi di come egli sia arrivato a una certa conclusione) e, infine, c’è una sola frase chiave che definisce l’essenza dell’insegnamento del capitoletto e che spiega come vada interpretata esattamente la storiella precedente.
Questo stile ha il vantaggio di rendere la lettura più facile al lettore ma ha anche un profondo limite: è fragile, specialmente nelle traduzioni dall’inglese. Se la frase critica, la definizione finale, non è tradotta perfettamente c’è il rischio concreto di interpretare in maniera errata tutti gli esempi/metafore precedenti. Io, nella mia Epitome, ribadisco alla nausea i concetti che mi sembrano più importanti: la ripetizione può essere vista come una forma di robustezza: se un concetto è ribadito tre volte è improbabile che un errore di traduzione (che poi più che di un errore può trattarsi della sfumatura di significato di un singolo termine) comprometta la comprensione dell’essenza di tutte e tre le frasi.
Non so se sono eccessivamente ottimista ma ripetere lo stesso concetto più volte, ovviamente da prospettive diverse e non sempre uguali, potrebbe avere un effetto antifragile: ovvero stimolare nel lettore intuizioni utili che vadano perfino oltre gli originali intendimenti dell’autore.

Conclusione: che dire? È un bel libro!

Nota (*1): evidentemente non mi fido della perspicacia dei miei lettori che spero quindi di non offendere con la mia pedanteria: a chi appartengono i grandi media? Di chi quindi faranno gli interessi? Rispondendo a queste banali domande si comprenderà anche perché l’argomento della diseguaglianza, e della sua spaventosa crescita, non venga affrontato…
Nota (*2): cos’è l’epistemologia? Ha vari significati ma in questo caso si intende la metodologia che si adopera per ricavare nuova conoscenza.
Nota (*3): Taleb è molto contorto nell’esporre la sua teoria: ha scritto un libro che si legge con estrema facilità ma i concetti chiave sono sparpagliati qua e là in maniera disorganizzata. Una volta terminata la lettura della sua opera voglio scrivere un pezzo in cui riassumo chiaramente i diversi aspetti in cui si possa trovare l’antifragilità: questa “via negativa” potrebbe essere una terza forma indipendente dalle precedenti che avevo già individuato.

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