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giovedì 19 marzo 2015

Sogno nonno

Schermo spento. Ma stavolta non dovrebbe essere un problema (v. nota 1* a Vittime e danni): stanotte, di prima mattina, ho fatto uno strano sogno.
Di esso ricordo solo la parte finale che, anche per le emozioni suscitate, mi è rimasta più impressa.

Inizialmente il sogno è un filmato (mi pare muto), con persone sconosciute, che mi viene fatto vedere ma, sul finale, ne divento uno dei protagonisti.
L'argomento del sogno è un giardino! Uno spoglio quadrato d'erba, di circa 5 metri per lato, circondato da una bassa siepe di lauroceraso.
Nel giardino si verificano dei fenomeni paranormali e il video ne è la prova.
E qui si cade nel ridicolo: il giardinetto è ricolmo di persone e praticamente tutte mostrano presunti “fenomeni paranormali” tanto palesi e grossolani da sembrare falsi. Un signore è seduto su una sedia che non sta ferma (ma sembra essere lui a farla muovere piegandosi da una parte all'altra), a una signora sobbalza esageratamente il prosperoso seno (ma anche in queste caso sembra sia lei che saltelli!)...
Anche nel sogno ho il dubbio se si tratti di fenomeni reali o di contraffazioni, però propendo sensibilmente per questa ipotesi (75%). Non ne sono totalmente sicuro, nonostante la ridicolezza delle riprese, perché sto vedendo il video proprio in un angolo del giardino incriminato e avverto una certa inquietudine.
Al cantone opposto al mio capisco che i fenomeni sono più intensi e violenti. Non ci sono le immagini ma nel video un signore racconta di averci parcheggiato la sua Ferrari (!) e di come questa fosse stata violentemente scossa da una forza invisibile: solo con l'aiuto di altre persone era stato possibile spostarla altrove.
Da questo momento sono anch'io nel sogno e riconosco alcuni parenti che spingono via una Ferrari rossa. Dove poco prima c'era la Ferrari, vedo adesso un materasso singolo sul quale giace mio nonno Oris (v. Nonno-freddo). Solo la testa sbuca dalle coperte. Mi avvicino e lui mi chiede di fargli compagnia e io contento salto sul materasso. Solo allora mi accorgo con orrore di quanto sia esile il suo corpo che quasi non solleva le coperte (tipo Mr Mackey!). Inoltre, per quanto mi senta un bambino ho il mio corpo attuale e mi rendo conto che non c'è spazio sufficiente per tutti e due. Allora mi limito ad abbracciare il nonno e lui mi dice di stare male: ha cercato di sforzarsi di mangiare per recuperare le forze ma è stato inutile. Gli rispondo che lo so (ho un fugace ricordo, immaginario o di un altro frammento di sogno, in cui era in macchina ed era affaticato...) e piango. Gli dico che è il mio nonno “preferito”.
Per l'emozione mi sveglio...

E, una volta sveglio, non sono più riuscito addormentarmi perché sommerso dai ricordi di tanti anni fa: il nonno morì nel 1985...
Per questo ho deciso di alzarmi e di scrivere qualche vecchio ricordo. Il sogno della malattia del nonno mi porterebbe a pensare ai suoi ultimi giorni ma voglio invece ricordarlo con qualche episodio più felice.

Ecco, me ne è tornato in mente uno interessante: forse non particolarmente felice (almeno allora) ma che però adesso ricordo col sorriso sulle labbra.

Qualche premessa necessaria per capire il contesto:
1. Fin da quando ero piccolissimo venivo lasciato quasi tutti i WE dai nonni ed essi, spesso, mi portavano a giro (mio nonno amava guidare). Una destinazione usuale era la Versilia dove, già allora, viveva una mia zia loro figlia. I nonni avevano avuto tre figlie e stravedevano per il “loro” nipotino (mi pare che entrambi, forse più spesso la nonna, lo ripetessero in continuazione!). Io me ne approfittavo un po' e facevo delle birbonate che non mi sarei mai permesso a casa: cioè non proprio birbonate, io li consideravo “esperimenti” scientifici: accendevo piccoli fuochi, arroventavo forchette e, con i rebbi incandescenti, marchiavo la persiana, oppure fondevo il ghiaccio nel frigorifero. Insomma facevo degli esperimenti che sapevo che non avrei dovuto fare perché distruttivi e/o pericolosi (*1) ma che dai nonni, erano tollerati....
2. Se dovessi scegliere un solo aggettivo per descrivere il nonno sarei in forte imbarazzo fra due: buono e pauroso. Era la tipica “pasta d'uomo”, amato da tutti e di cui magari qualcuno si approfittava proprio perché troppo buono. Evitava sempre qualsiasi forma di conflitto sia in casa che fuori. E in più, infatti, era anche paurosissimo: i racconti famigliari al riguardo si sprecano...
3. La nonna Rita al contrario era molto coraggiosa (v. la sezione sui nonni materni in Coraggio e paura) e ordinava sempre al nonno che fare e lui obbediva sorridendo e senza discutere. Avevo la sensazione che la nonna lo tiranneggiasse e per questo, all'epoca, ero spesso arrabbiato con lei... Era tutto un “Oris fai questo, fai quello...” e il nonno obbediva zitto e lesto....

Ma ecco l'aneddoto vero e proprio:
Io dovevo avere pochi anni, fra 5 e 7 direi, e stavamo tornando a casa dopo essere stati a far visita agli zii al mare. Io sedevo in macchina sul sedile posteriore, probabilmente molto annoiato, il nonno era alla guida e la nonna sul sedile anteriore del passeggero. Non ricordo per quale motivo iniziai a fare le bizze, forse non venni prontamente consolato e, proprio per questo, il capriccio iniziato quasi per gioco e per noia si trasformò in pianto vero. Allora al primo stop la nonna, per venire dietro da me, aprì il suo sportello senza guardare e con questo rigò il fianco di una macchina che ,per svoltare, stava sorpassandoci a destra e gli portò via freccia e specchietto...
Dalla macchina saltò fuori un signore tutto incavolato e urlante (io mi ero prontamente zittito) e la nonna, sebbene di carattere estremamente combattiva, forse sentendosi in colpa, non disse niente e fu il nonno a dover scendere in strada per affrontare la situazione.
Il suo approccio a questo confronto fu classico: si limitò a dire all'altro autista “ha ragione, ha ragione!”, poi estrasse il portafoglio e iniziò a mettergli in mano banconote grosse. Questo disse, decisamente meno aggressivo, “sì, però....” e il nonno non lo fece finire di parlare e gli dette altri soldi...
Così, con i ringraziamenti del signore lautamente risarcito, si ripartì nel silenzio. Ed è adesso che viene la parte divertente. La nonna provò a dire qualcosa, non ricordo cosa, magari che gli aveva dato troppi soldi, e allora, per la prima e ultima volta, ebbi modo di sentire il nonno alzare la voce: non disse niente di particolare se non che la nonna avrebbe dovuto guardare bene prima di aprire lo sportello, ma il suo tono arrabbiato mi colpì. Forse mi aspettavo che a quel punto i nonni litigassero (come facevano abitualmente i miei genitori) ma invece, con mio grande stupore, la nonna rimase zitta e placida come un agnellino!
E io ne rimasi evidentemente molto impressionato visto che ricordo ancora piuttosto bene tale episodio!

Aggiungo anche che, anni dopo, quando il nonno morì, mi ricredetti sulla nonna e mi resi conto che, sebbene lo avesse sempre tiranneggiato (almeno nei miei ricordi), lo aveva anche profondamente amato. In pratica tenne il lutto e continuò a piangere per lui fino alla proprio morte una decina di anni dopo. Ricordo che si riferiva alla morte del nonno con l'eufemismo “la mia disgrazia”....

Conclusione: ci sarebbero tanti altri ricordi (*2) ma per oggi basta così....

Nota (*1): quante volte mi sono tagliato con coltelli affilati o bruciato con la plastica fusa: però, nonostante il fastidio, in quei casi non mi lamentavo mai perché sapevo che era stata colpa mia...
Nota (*2): me ne è venuto in mente un altro molto collegato al rapporto nonno/nonna e che perciò aggiungo subito: di nuovo ero molto piccolo (5-7 anni?) ed ero in cucina con la nonna che stirava sul tavolo (buffo: evidentemente non aveva un asse da stiro!). Io guardavo attento e così mi insegnò a stirare i fazzoletti e a ripiegarli: io ero entusiasta trovando molto divertente tale attività ma in quel momento tornò il nonno che, quando mi vide a stirare, veramente inorridito disse alla nonna di non farmelo più fare. Anche in questo caso la nonna non rispose ma non mi fece più stirare (né io lo chiesi); beh, in questo caso, il nonno più che arrabbiato era seccato però anche questo episodio mi pare significativo per illustrare il rapporto fra i due...

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