«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
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venerdì 20 maggio 2022

Fiducia annullata

Riflettevo come sia cambiata la mia fiducia nelle case farmaceutiche in questi due ultimi anni di pandemia.

La mia posizione iniziale era quelle di considerarle aziende come le altre, senza una moralità più alta solamente perché producono farmaci. Non ricordo in quale pezzo ma concludevo scrivendo che se una casa farmaceutica scoprisse un farmaco dal costo di 1€ che desse l’immunità completa e per sempre a qualsiasi malattia probabilmente ne distruggerebbe la formula e ucciderebbe tutti gli scienziati che l’hanno scoperta! (*1)

Insomma mi immaginavo le case farmaceutiche come dei venditori di auto, che raccontano piccole balle per vendere i loro veicoli, ma ero convinto che su certi controlli e procedure non derogassero. Non dubitavo dell’indipendenza della FDA (l’autorità di controllo dei farmaci negli USA) e, un po’ meno, di quella europea.

Quando a novembre-dicembre vennero fuori i dati sull’efficacia dei vaccini e sulla loro sicurezza mi fidai. Certo, le percentuali di efficacia mi sembravano altine e davo per scontato che le case farmaceutiche avessero fatto tutto il LECITO per aumentarle un po’: insomma invece di credere al 95% di immunità mi aspettavo un valore reale dell’85-90% e che quindi fossero, diciamo, “ottimistici” ma sostanzialmente corretti.
Parimenti ero SICURO che nel breve termine non ci fossero realmente effetti collaterali se non quelli difficilmente rilevabili perché di frequenza bassissimo, tipo 1 su un milione. Invece, e mi sembrava di dire un’ovvietà, era chiaro che sugli effetti nel medio e lungo termine non si potesse dire niente: questo elemento, da solo, era comunque già sufficiente per suggerire la massima prudenza verso questi nuovi farmaci, che oltretutto usavano approcci mai tentati prima e per i quali quindi non avevamo riferimenti utili, ovvero, lo scrivevo a dicembre 2020, li avrei suggeriti solo agli anziani tipo >65 anni e a chi, sebbene più giovane, avesse fattori di rischio.

Nel corso dei mesi però la situazione è lentamente cambiata.
- Prima di tutto, anche a causa delle nuove varianti, si è visto come l’immunità fornita dai vaccini si abbassasse rapidamente fino a sparire dopo 3 mesi (lo si sapeva dall’inizio autunno 2020). Rimaneva la protezione dall’ospedalizzazione ma questo stava a significare che il vaccino era utile per la protezione del singolo ma non della comunità.
- Parallelamente a questo non ho potuto fare a meno di notare come il potere politico, evidentemente per propria convenienza e in parte per pervicacia, ha iniziato a ignorare i dati scientifici per adottare politiche discriminatorie e, talvolta, controproducenti.
- Questo atteggiamento è divenuto evidente con la rapidità con cui nuovi (e costosissimi) farmaci contro il covid-19 sono stati immediatamente approvati mentre al contrario, farmaci già esistenti e ormai senza brevetto, sono stati ostracizzati e ridicolizzati. Da una parte avevamo la singola ricerca effettuata dalla casa farmaceutica (che aveva miliardi di interessi in gioco) presa per buona senza neppure rendere pubblici (agli scienziati) i dati grezzi su cui era basata, dall’altra venivano ignorate decine di ricerche, eseguite da ricercatori indipendenti che niente avevano da guadagnarci. Poi adesso stiamo vedendo come almeno uno di questi nuovi farmaci non funzioni e, anzi, abbia degli “strani” effetti.
- L’atteggiamento di sudditanza della classe politica poteva essere ancora interpretato come sudditanza alle lobbi del farmaco e psicologicamente: un politico non può mai permettersi di ammettere apertamente di aver sbagliato e, per questo, preferisce perseverare nell’errore.
- Recentemente (beh, ormai mesi fa) però sono usciti video rubati in cui si scopre che la FDA è praticamente al servizio delle case farmaceutiche, cosa che mi fa pensare che l’EMA sia nelle stesse condizioni se non peggio. E nei documenti che la Pfizer è stata costretta a pubblicare appare evidente che si fosse a conoscenza dei gravi effetti collaterali anche nel breve termine ma che si è preferito ignorarli.
- Un altro elemento importante è la censura delle opinioni di chi legittimamente aveva paure o dubbi: non solo dei comuni cittadini ma anche di medici e ricercatoti. Anzi i medici sono stati sistematicamente intimiditi facendo in modo che temessero anche di segnalare possibili effetti collaterali. È di pochi giorni fa la scoperta che in Germania i casi di “effetti avversi” sono 40 volte superiori a quelli poi segnalati (v. “In Germania effetti avversi 40 volte più alti dei dati ufficiali” da IlFattoQuotidiano.it)
- Recentemente, con la variante Omicron, abbiamo dati (inglesi) secondo i quali, dopo tre mesi dall’ultima dose del vaccino, la probabilità di OSPEDALIZZAZIONE di un vaccinato è pari a quella di un non vaccinato. Per non parlare dell’aumento dei casi di covid lungo e di reinfezione nei vaccinati.

Tutti questi elementi sommati insieme hanno fatto crollare la mia fiducia nelle case farmaceutiche e nei loro prodotti: è evidente ormai che, per inseguire il massimo profitto, non tengano in alcun modo conto della salute delle persone, neppure di quella dei bambini.
Le agenzie che dovrebbero controllare e tutelare la popolazione non lo fanno e anche la politica, probabilmente in cambio di “contributi” generosi, non chiude un occhio ma entrambi.

Conclusione: come ho scritto nell’Epitome ([E] 15), come del resto dimostra anche l’inutile guerra in Ucraina, viviamo in un mondo (occidentale) sempre più allo sbando. E tutto fa pensare che il peggio debba ancora venire...

Nota (*1): Ecco doveva trattarsi del pezzo in cui scrivevo che è giusto essere scettici e prudenti alla luce del caso Volkswagen: facevo anche l’esempio delle multinazionali del tabacco che dagli anni ‘50 sapevano della pericolosità delle sigarette ma, ovviamente, fecero finta di niente. Probabilmente vi avrò aggiunto l’esempio della Ford e quello dello zucchero...

Percentuali precise

Tempo fa pubblicai un pezzo dove “calcolavo” il numero di persone che non si rendono conto di vivere i prodromi di una dittatura a causa del loro tipo psicologico: però in prima approssimazione avevo attribuito ai vari tipi 1/16 della popolazione, ovvero il 6,25%.
I gruppi in questione sono essenzialmente due: i --TJ che credono nelle regole, nell’autorità, nell’ordine e i --FJ perché si fanno facilmente convincere dalla propaganda dei media.
In questa maniera ottenevo esattamente il 50% della popolazione (8 tipologie su 16).

Adesso voglio però rifare questo calcolo con percentuali più precise. Ecco qui:

Beh, cambia poco: ottengo il 54%. Se si considera poi che queste percentuali sono variabili in base a luogo ed epoca ecco che il 50% è un’approssimazione più che valida.

Dati ISS - 20/5/2022
Sarò breve. Qui il bollettino ISS dell’11 maggio: Bollettino sorveglianza integrata COVID-19 11 maggio 2022.

Andate a pagina 30, tabella 5. La tabella mostra il rischio relativo di un NON vaccinato di infettarsi di COVID nell’ultimo mese circa (da 8/4/22 a 8/5/22) per classi di età.
Ebbene fra i 40 e i 59 anni il rischio è 0,9. Questo significa che un NON vaccinato di tale età ha il 90% di probabilità di infettarsi rispetto a un vaccinato.
Per chi ha fra 12 e 39 anni invece tale tasso è 1: cioè non c’è differenza di probabilità fra vaccinati e non vaccinati.

Si potrebbe obiettare che la maggioranza degli altri valori, soprattutto quelli sulle ospedalizzazioni e morte sono ben più alti di 1: cioè il non vaccinato rischierebbe molto più di un vaccinato di finire all’ospedale o morire.

In realtà però questi dati sono aggregati male perché, come indicato nella tabella, il rischio dei NON vaccinati è confrontato con quello di coloro che sono stati vaccinati negli ultimi 4 mesi, ovvero per capirci, da febbraio 2022 in poi.
I dati dell’omologo dell’ISS inglese (Vaccine Surveillance Report Week 16) ci dicono infatti che il vaccino perde efficacia, ANCHE per le ospedalizzazioni, dopo 25 settimane (con la variante Omicron: per le precedenti continuava a proteggere dall’ospedalizzazione, ma non dall’infezione, più a lungo); o in altre parole, se preferite, che il vaccino è efficace in maniera decrescente per circa 6 mesi.
Probabilmente, se venisse aggiunta alla tabella la colonna con il confronto con chi è stato vaccinato con richiamo da più di 25 settimane (un po' meno di 6 mesi), se ne vedrebbero delle belle…

Concordo - 23/5/2022
Concordo con quanto scritto in questo articolo: UCRAINA: L’ATTACCO ATOMICO RUSSO, IL LEND-LEASE ACT E LA GUERRA TOTALE di Emilio Tirone su DifesaOnline.it

Anche secondo me il rischio è che se la Russia verrà messa veramente in difficoltà passerà al nucleare tattico: e a quel punto le conseguenze sono difficili da prevedere ma tutte estremamente pericolose.

Che poi da parte occidentale le decisioni critiche sono affidate a un anziano con seri problemi cognitivi (solo la dottrina del “fuck Europe” ha, forse, chiaro in mente) mentre i vari capi di stato europei fanno a gara a chi capisce meno trascinando il Vecchio continente in una situazione autolesionistica e potenzialmente distruttiva.

Sintesi geopolitica - 24/5/2022
A Washington: “Fuck Europe”
A Bruxelles: “Fuck Italy”

E volendo, però non è più geopolitica ma banale tradimento, a Palazzo Chigi: “Fuck Italians”

Aggiornamento e aggiustamento - 24/5/2022
Mi sono reso conto che rischiavo di finire di leggere il libro di psicosociologia prima di aver terminato la revisione dell’Epitome (la versione 1.9.1). Per questo ho deciso di dedicare più tempo all’Epitome e di sospendere per un po’ la lettura del libro di psicosociologia…

Al momento ho rivisto i capitoli 2, 3, 4 e 5: oggi cercherò di ricorreggere anche il 6. Ah! Intendo direttamente sull’archivio di testo: sulla versione cartacea sono al capitolo 10…

giovedì 19 maggio 2022

Intuizione o colpo di caldo?

Stamani avevo iniziato a scrivere un pezzo però era di quelli in cui esordivo spiegando di non sapere di cosa scrivere, di avere sonno e simili: poi a dire il vero, dopo una pagina di chiacchiere e divagazioni, magari scrivo anche qualcosa di interessante ma per oggi ho deciso di lasciare perdere. Ho deciso di buttare la paginata scritta stamani e limitarmi a una riflessione fatta in giornata, mentre camminavo sotto il sole per svolgere una commissione per mio padre…

Siccome inizia a fare caldo magari è frutto solo di un’insolazione ma, comunque, io intanto ve la propongo e nei prossimi mesi/anni continuiamo a rifletterci e a vedere cosa succede…

L’intuizione è piuttosto stupefacente: secondo me il politicamente corretto (PC) potrebbe aver già raggiunto il suo apice e quindi stare per iniziare la sua inevitabile parabola discendente.
Lo trovo “stupefacente” perché il PC è relativamente recente e sembra strano, anche visto come tutti i media lo promuovano in continuazione, che abbia raggiunto il proprio massimo sviluppo e pervasività.
Premetto poi che non sto parlando dell’Italia, dove comunque ha molti anni di ritardo, ma degli USA: le tendenze americane sono poi riflesse, dopo vari anni, anche in Italia. In altre parole se il PC finisse di punto in bianco negli USA, da noi si andrebbe avanti ancora per una decina di anni: queste tendenza hanno infatti una forte inerzia.

Cosa mi ha portato alla mia riflessione? I “woke”.
Non l’ideologia in sé ma il fatto che venga presa in giro e ridicolizzata.

La mia teoria è che una fetta consistente di chi segue queste mode (v. anche il mio Svegli e rintronati) lo fa per sentirsi superiore, con uno sforzo effettivo relativamente piccolo, alla media delle persone.
Un primo problema è che se la percentuale di “woke” cresce troppo allora il loro comportamento va a sovrapporsi a quello della media e diminuisce quindi la sensazione di sentirsi superiori a essa. Ovviamente questo è un limite teorico ma comunque riflette la tendenza di una sensazione di superiorità che diminuisce col crescere del numero di aderenti a tale ideologia.
Il secondo problema è che i “woke” volendo sentirsi superiori, odiano essere presi in giro: se pochi “osano” criticarli, anche scherzosamente, essi possono affermare (e convincersi) che si tratta di bigotti e reazionari che “non capiscono”, ma se un numero sufficientemente alto di persone inizia a ridere di loro allora inizieranno a vergognarsi.
E io credo che questo è proprio ciò che sta iniziando a verificarsi: sempre più persone vedono gli eccessi sempre più paradossali e, soprattutto, ne ridono apertamente. Ovviamente la mia, non vivendo negli USA, è solo una sensazione, un’intuizione appunto, ma credo che la direzione sia questa se non è adesso, lo sarà nei prossimi anni (direi 5, massimo 10).

Del resto il PC non è così giovane: supponendo che negli USA sia nato negli anni ‘80 ormai ha circa 40 anni. È nella natura delle società umane che tendenze di questo genere durino due generazioni (circa 50 anni): più o meno 25 anni per diffondersi e altri 25 di dominio culturale.

Se vivessi negli USA potrei divertirmi a indovinare quale sarà la prossima forma di bigottismo ma onestamente al momento non ne ho idea. Potrebbe essere una nuova forma di razzismo: non quello tradizionale, basato sul colore della pelle per capirci, ma per esempio contro i poveri. Del resto questa è la tendenza che ho previsto nell’Epitome ([E] 14.5). Dubito che possa invece essere una discriminazione sanitaria, sul modello italiano del verdepasso per intenderci, perché è troppo evidente che i beneficiari di tale modello siano le case farmaceutiche: la gente è stupida e manipolabile ma non così tanto. Può essere imbrogliata con scuse speciose, un anno o due, forse anche più, ma non per un decennio e passa. Probabile che un tentativo venga comunque fatto ma non credo che avrà successo.

Conclusione: vedremo come andrà. Come ha scritto Sartori le parole sono importanti: se “woke” prenderà una sfumatura dispregiativa o ancor meglio ridicola allora l’ideologia a essa legata avrà gli anni contati e inizierà il suo declino. Sfortunatamente la stupidità non si crea né si distrugge ma si trasforma: inevitabilmente le persone che hanno la necessità di sentirsi illusoriamente superiori al prossimo troveranno una nuova forma di bigotteria di cui farsi fieri portatori.

mercoledì 18 maggio 2022

Osho politicamente corretto

Ieri ho terminato “Il canto della meditazione” di Osho: come scrissi in Osho > Tolle è stata una sorpresa positiva. Ho trovato il pensiero di Osho più semplice e profondo ma anche meno artificioso e autoreferenziale di quello di Tolle. Ovviamente sono consapevole che sia solo la mia sensazione…

Mi ha stupito il gran numero di barzellette presenti nel testo. Soprattutto non sempre ne ho capito il collegamento con l’argomento trattato. Non so: forse sbagliavo io a cercarvi un’analogia profonda e magari dei punti di contatto fra l’essenza della battuta e l’essenza dell’insegnamento di Osho.
Di solito siamo abituati a vedere l’umorismo, magari una vignetta, usato in questa maniera: a sottolineare ironicamente un comportamento dimostrato assurdo dall’autore.

Invece in Osho il collegamento fra pensiero e barzelletta mi è parso estremamente labile: per esempio dopo aver scritto di aspetto esteriore può proporre una barzelletta dove si parla effettivamente di apparenza ma la cui battuta chiave non ha niente a che fare col suo messaggio.

Io credo che ciò sia voluto: l’obiettivo delle barzellette non è quindi quello di fornire un’analogia o una sintesi scherzosa e facile da ricordare ma deve essere altro.

Posso provare a fare qualche ipotesi:
- spezzare volutamente il ritmo, il filo del pensiero: fare abbandonare la logica, la ragione, che come spiega nel testo Osho, non possono portare alla comprensione profonda del suo messaggio.
- sorprendere e spiazzare il lettore: anche qui lo scopo di interrompere il pensiero logico e farlo riprendere da punti di vista completamente diversi.
- far riflettere il lettore che cercherà, come me, di confrontare quanto ha compreso con la barzelletta: anche se magari il parallelo logico è errato o assente.
- genuina ironia, ma anche un messaggio più profondo: non credere alle parole di Osho perché lo hai frainteso. La vera comprensione non può arrivare dall’esterno ma deve sbocciare in noi.

Ho la sensazione che Osho inserisse veramente delle barzellette nelle lezioni ai suoi seguaci: probabilmente l’effetto dal vivo era molto più incisivo e meno ambiguo. In un libro, e per giunta tradotto, il loro significato diviene molto più difficile da comprendere.

In una barzelletta le protagoniste sono tre giovani ragazze e, quando ho iniziato a leggerla, mi sono subito chiesto se sarebbe stata politicamente non corretta. Difficile dire: a un livello molto esteriore forse appena appena sì ma se si scende più in profondità direi di no. La barzelletta è piuttosto criptica e, secondo me, il significato è che l’interpretazione della realtà è soggettiva. Quindi il sesso delle protagoniste è irrilevante e non escludo che tale elemento sia stato tirato in ballo proprio per spiazzare maggiormente il lettore.

Credo comunque che Osho si sarebbe fatto una bella risata se qualcuno gli avesse spiegato il concetto del politicamente corretto. Tutto sommato non sarebbe una questione banale.
Immagino che Osho avrebbe considerato la questione come una grande sciocchezza: se sei interessato al significato profondo delle cose, se non credi per niente al significato delle parole, se ritieni che la vera comunicazione tramite il linguaggio non possa esistere allora diatribe su singoli termini o regole grammaticali ti appariranno come prive di senso.
In genere, nelle situazioni in cui il suo insegnamento va contro la norma, Osho è molto tollerante e dice sempre qualcosa del tipo “io faccio così ma tu fai come vuoi, fai come ti senti e come ti sembra meglio e andrà bene per te…”
In questo caso però il politicamente corretto non è una visione personale, condivisibile o no, ma è il tentativo di imporre ad altri la propria: tutti devono adeguarsi a usare il linguaggio in una certa maniera perché ad alcune persone non va bene diversamente.
L’imporsi sugli altri mi pare però assolutamente contrario all’insegnamento di Osho: tutta la consapevolezza deve provenire dall’interno figuriamoci quindi se possa venire non dico insegnata ma addirittura imposta dall’esterno!
Il punto è che, in questo caso, non potrebbe limitarsi a rispondere al seguace di fare come gli pare.

Mi pare sia un problema comune della spiritualità concentrarsi troppo sull’individuo e tralasciare invece il rapporto con la società. Tolle mi pare, per esempio, che ne sia totalmente oblioso mentre Osho ne è più consapevole e dà, sebbene genericamente, alla società delle responsabilità concrete nel provocare il disagio umano. Per Osho la società "crea menzogne" che ingannano l’uomo e lo distolgono da quelli che dovrebbero essere i suoi veri obiettivi.

Quindi, sì, probabilmente Osho considererebbe il politicamente corretto come una grande falsità che distrae e confonde l’uomo dall’essenza delle cose.
Immagino che direbbe al seguace: “se vuoi vivere nella società allora seguine le regole”. Ma il vero punto sarebbe che per raggiungere l’illuminazione si deve uscire, almeno temporaneamente, dalla società, dopodiché problematiche come quelle del politicamente corretto divengono irrilevanti.
Immagino che lo stesso Osho si adeguerebbe ai dettami del politicamente corretto magari usando le parole considerate “accettabili” col sorriso sulle labbra: non per sfottere ma perché genuinamente divertito. E a un seguace convinto sostenitore del politicamente corretto direbbe: “se mi vuoi seguire seguimi ma per ascoltarmi dovrai pulirti le orecchie” intendendo che per imparare veramente qualcosa dovrà liberarsi di molta zavorra ideologica…

O almeno così mi piace e mi diverto a pensare!

Volevo limitarmi a un corto ma, evidentemente, sono andato lungo…

Fatemi aggiungere qualche altra considerazione estemporanea: del resto sarebbe impossibile fare una sintesi organica di un libro denso di messaggi spirituali…

Mi chiedo se consigliare o no la lettura di questo libro: io credo che la risposta debba essere “no” a meno che l’aspirante lettore non senta un vuoto dentro di sé, un bisogno di risposte per una vita che appare incomprensibile… Ecco a questo tipo di persone il libro potrebbe essere utile mentre per tutte le altre sarebbe solo una perdita di tempo.

Questo mi porta infatti alla mia seconda osservazione: ho scoperto una notevole affinità di pensiero fra quanto ho scritto nel capitolo 22.3, “La comunicazione verbale”, e quanto affermato da Osho proprio nelle ultime pagine del suo libretto.

Per Osho la comunicazione verbale, a causa dei limiti del linguaggio, è semplicemente impossibile: per me è invece molto difficile. Scrivo io: «Paradossalmente, a causa delle limitazioni del linguaggio umano, non credo sia mai possibile trasmettere esattamente un proprio pensiero un po’ complesso né, tantomeno, comprendere perfettamente le idee altrui». Sebbene, fortunatamente, un’approssimazione della comprensione è spesso sufficiente.
Osho spiega che il rimedio all’incomprensione è l’amore. Io non me la sono sentita di essere così spirituale sull’Epitome e parlo genericamente di “buoni rapporti”, su questo ghiribizzo (v. Ragionamento sulla comunicazione) credo poi di aver quasi sicuramente parlato di “tolleranza e volontà di comprensione” come ingredienti necessari a una comunicazione effettiva. Ma nell’essenza concordo con Osho...
Volendo un’altra similitudine molto significativa è che nel mio pezzo più “spirituale” (v. La lingua degli angeli) su questa materia concludo che probabilmente il mezzo comunicativo più efficace, che usi il linguaggio, è la poesia.
Ecco, tutta la prima parte del libro di Osho, si basa su un commento, a modo suo, di una poesia: “Il canto della meditazione” di Hakuin…

Conclusione: un’ultimissima considerazione finale: nella mia teoria spiego che vi è anche un merito nella comunicazione imperfetta: essa può portare a formulare nuove idee. Ecco, forse, quello è l’obiettivo delle barzellette di Osho...