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domenica 15 giugno 2014

Il consigliere viene al pettine

Nella mia regione si è verificato un importante evento politico all'interno del M5S.
Alle recenti elezioni comunali un consigliere pentastellato uscente si è ripresentato come candidato sindaco ma poi, non avendo vinto, si è subito dimesso facendo subentrare al suo posto il primo dei non eletti; come se non bastasse non ha escluso la possibilità di presentarsi alle prossime regionali.

Subito gli attivisti si sono divisi: alcuni sono scandalizzati dal suo comportamento altri, che magari lo conoscono personalmente, hanno detto che per valutare il suo comportamento bisognerebbe conoscere tutti i fattori che hanno portato alla sua decisione.

Personalmente sono contento che si sia verificato un caso come questo perché evidenzia un problema sul quale da tempo riflettevo.
Uno dei mantra del M5S è “non più di due mandati” e la logica di questa regola è che non ci devono essere politici di professione: questo perché chi vive di politica rischia di corrompersi ed è quindi necessario porre un limite temporale alla “carriera” politica di un attivista.

Questa è la teoria. La pratica è però ben diversa: ci sono mandati e mandati. Una cosa è fare il sindaco, il parlamentare o essere eletto in regione; ben diverso è fare il consigliere comunale.
Il lavoro di consigliere, specie se di opposizione, è molto impegnativo: bisogna studiare un enorme quantità di materiale e, mancando il denaro, non c'è la possibilità di avere consulenze o altri tipi di aiuto che potrebbero facilitare il lavoro. L'impegno richiesto sia di tempo che di fatica è notevole e le soddisfazioni sporadiche.
Però mentre parlamentari, sindaci, assessori etc. sono profumatamente pagati, i consiglieri ricevono dei gettoni di presenza che a fine anno equivalgono a poche centinaia di euro (*1): sicuramente non una cifra con la quale si possa vivere!

Per questo motivo poche persone con un proprio lavoro e una famiglia hanno la voglia di fare due mandati consecutivi da consigliere di opposizione: io almeno non ne conosco nessuno...
Eppure è proprio fra i consiglieri uscenti che si trova il candidato sindaco naturale per le elezioni comunali successive: è una persona già conosciuta, che ha dato prova di sé e ha già assimilato quel minimo di scioltezza nella parlantina utilissima per presentarsi in pubblico e parlare ai giornalisti.
La conseguenza è che il consigliere uscente riceve una forte pressione da parte del proprio gruppo per ricandidarsi.

La regola sui due mandati non fa però distinzione fra mandato da consigliere di opposizione e, ad esempio, parlamentare. Così chi fa il consigliere, specialmente se lo fa bene, rischia di essere “costretto” dagli attivisti del proprio Meetup a ricandidarsi bruciandosi la possibilità di concorrere a cariche di maggior soddisfazione.
È un peccato perché fare il consigliere comunale è un'utile palestra che mette duramente alla prova le capacità, e la buona volontà, degli attivisti. Così alla fine si crea il paradosso che gli attivisti più preparati preferiscono non “bruciarsi” facendo i consiglieri comunali di opposizione e, visto che comunque i posti “prestigiosi” sono estremamente limitati e pochi riescono a ottenerli, si ha un enorme spreco di capacità che rimane nel cassetto.

Secondo me ci vorrebbe del buon senso: bisogna ricordare che lo scopo della regola del limite dei due mandati è quello di evitare che il cittadino eletto si abitui a vivere solo di politica. E questo è giustissimo. Però bisogna tenere presente che, a fronte di un compito ingrato, il consigliere comunale in pratica non riceve alcun compenso e, di conseguenza, non vive certo di esso.
La regola dei due mandati andrebbe così riscritta: “non si possono fare più di due mandati stipendiati” ovvero non si possono fare due mandati politici a tempo pieno. Quindi fare il consigliere comunale non conterebbe più nel conteggio dei due mandati mentre, ad esempio, lo sarebbe fare il sindaco o l'assessore (*2)...
Anzi, per incoraggiare gli attivisti a impegnarsi come consiglieri comunali, cercherei di dare, a chi si è contraddistinto per impegno e abilità, delle corsie preferenziali nella candidatura alle cariche più prestigiose.

Tornando al punto, anzi al consigliere di partenza, premettendo che non conosco i fatti e che la mia è una semplice ipotesi, ho la sensazione che egli si sia rivolto in termini simili ai seguenti agli attivisti del proprio Meetup: “Essendo il candidato più forte sono disponibile a candidarmi come sindaco, se però non riusciamo a prendere il comune allora non me la sento di fare altri 5 anni come consigliere di opposizione e mi dimetto subito: patti chiari, amicizia lunga!”
Scommetto che le cose non sono andate troppo diversamente da quanto ho ipotizzato e, francamente, mi pare una decisione logica e comprensibile anche se apparentemente cinica. L'ambizione poi ad aspirare a candidarsi a un ruolo più prestigioso mi pare semplicemente umana e, secondo me, dovranno essere gli attivisti della mia regione a valutare, considerato il lavoro che ha svolto fino ad oggi, se si tratta di un candidato adeguato.

In conclusione spero che il M5S faccia una riflessione seria e non ipocrita su questo problema che, se non affrontato, nei prossimi anni, quando ci saranno molti ex-consiglieri, potrebbe replicarsi sempre più spesso dando una brutta impressione agli elettori.
In particolare credo che la corsia preferenziale per chi ha fatto un buon lavoro da consigliere potrebbe essere un grande incentivo a dare il massimo anche nel locale e a filtrare i numerosi opportunisti.

Nota (*1): nel mio comune mi pare che un consigliere che partecipi a tutte le varie riunioni intaschi circa 200€ l'anno.
Nota (*2): sui mandati tecnici in realtà dovrei rifletterci maggiormente ma sono propenso a considerare anche questi nel conteggio dei mandati politici...

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