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venerdì 22 aprile 2011

Meditazione

Oggi ho meditato. Non nel senso comune ma in quello yoga.
Ieri mi ero guardato su internet le varie tecniche di meditazione e avevo scelto quella apparentemente più semplice: quella basata sulla contemplazione del proprio respiro.
Semplicemente bisogna concentrarsi sul proprio respiro, sulla sensazione dell'aria che esce ed entra nelle narici, senza pensare ad altro. Bisogna stare seduti con il tronco un po' rigido e la testa ben eretta: suppongo per non addormentarsi...
Ho anche letto che questa fu la tecnica usata dal Buddha per raggiungere l'Illuminazione. Io sono già illuminato ma mi sembrava comunque un ottimo biglietto da visita!

Sono andato in giardino e, siccome l'avevo, mi sono portato anche dell'incenso.

Alcune considerazioni preliminari: l'incenso in giardino è completamente inutile perché il vento soffia sempre in tutt'altra direzione. Il cinguettio degli uccelli non è un problema ma l'occasionale elicottero distrae.
Anche Bisba distrae quando combina qualcosa di diverso dal solito: come cercare di infilarsi sotto il telo di plastica che copre la legna secca...

Ho messo un timer per 25 minuti e ho iniziato a meditare. Non credo di essere riuscito a rimanere concentrato per più di 5 minuti consecutivi, poi mi distraevo e, rendendomene conto, tornavo alla respirazione.
A un certo punto colto da ispirazione, come peraltro consigliato, ho deciso di associare una sillaba diversa all'inspirazione e all'espirazione: la हर (har) e la इह (ih). Secondo Google queste sillabe (in hindi) dovrebbero significare “Ogni Paradiso”.

Passati i 25 minuti ho notato che l'incenso non era ancora terminato: avrei voluto continuare a meditare fino all'esaurimento della bacchetta ma, dopo altri 15 minuti, ho iniziato a starnutire e così ho deciso di lasciar perdere...

Mentre i miei pensieri vagavano ho fatto due riflessioni interessanti.

1) I rituali antichi che, con i loro compiti pratici ben definiti ed elaborati, si accompagnavano alla morte avevano tre funzioni: aiutavano i famigliari a superare eventuali complessi di colpa; rendevano più facile credere nel benessere del defunto; placavano il senso di impotenza di fronte alla morte.

2) L'uomo nel tentativo di ricercare la giustizia commette ingiustizie.

Inoltre ho avuto la visione di un cavallo cieco o, più precisamente, con le orbite oculari vuote.

Vediamo se su internet ne scopro il (presunto!) significato...
...uhm... apparentemente il cavallo pare ricco di significati...sarebbe utile conoscere anche il colore del mantello: ma non so, il mio sembrava immateriale, direi scuro, magari non nero ma grigio...a questo sito ci sono un sacco di significati nefasti...niente... non ho trovato nessuna indicazione sul significato del particolare (credo determinante) delle orbite vuote...pazienza!

2 commenti:

  1. OM MANI PADME HUM :-)

    "Live is not a problem to be solved, but a mystry to be lived",
    Osho.

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  2. Ci stavo per arrivare poco prima di iniziare a starnutire... ;-)

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