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mercoledì 11 luglio 2018

Gioco e pallio

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.5.2 "Paterna").

Appunti su un paio di collegamenti interessanti relativi alla psicologia: forse qualche concetto è riutilizzabile nella mia Epitome. Comunque voglio scriverci un pezzo per memorizzare meglio il tutto.

Il primo collegamento è questo: The wisdom and/or madness of crowds
Si tratta di una specie di gioco educativo e interattivo che vuole dare delle nozioni base sulla teoria (è un campo in grande fermento grazie allo sviluppo delle reti sociali) su come si diffondono le informazione nei gruppi (*1).
Ovviamente il livello è estremamente superficiale ma comunque ottiene il risultato voluto di insegnare dei concetti interessanti: consiglio quindi a tutti di spendere una ventina di minuti per giocare con esso...

Di seguito i miei appunti: non ho intenzione di metterli in “bella forma” per renderli comprensibili a tutti (se siete interessati fate il gioco! Imparerete di più e vi divertirete). Voglio solo mettere le mie note nero su bianco per memorizzarle meglio. Magari poi aggiungerò qualche mio commento.

- “Illusione maggioritaria”: in una rete sociale, a causa della sua conformazione si possono avere impressioni erronee sulla diffusione complessiva di certe idee e informazioni.
- Le connessioni fra le persone non sono tutte uguali. Possono essere: bidirezionali, unidirezionali e/o pesate (ovvero più o meno forti).
- L'informazione si propaga in una rete come se fosse il contagio di una malattia: con però delle regole aggiuntive che lo rendono un po' più complesso.
- Tipi di contagio: 1. con soglia (l'informazione deve provenire da una certa percentuale di contatti affinché venga replicata e quindi diffusa); 2. con probabilità (c'è solo una certa probabilità che l'informazione venga replicata); 3. soglie diverse in base all'individuo; 4. interazioni fra “contagi” multipli; 5. informazione/contagio che muta passando da individuo a individuo; 6. varie combinazioni dei punti precedenti [KGB: e io avrei zilioni di idee su come complicare il tutto!].
- Pensiero di Gruppo: è un fenomeno negativo: il pensiero di un gruppo di persone fortemente connesse insieme tende a uniformarsi divenendo impermeabile a nuove idee esterne. [KGB: idea estremamente compatibile e combinabile con la mia teoria dei gruppi aperti/chiusi]
- Capitale di intra-collegamenti: quanto un gruppo è interconnesso (l'ideale è una connessione media per permettere la diffusione dell'informazione ed evitare gli eccessi del pensiero di gruppo).
- Capitale di extra-collegamenti: quanto un gruppo è collegato ad altri gruppi (se troppo basso favorisce il pensiero di gruppo; [KGB: un “eccesso” di collegamenti indica che i gruppi non sono distinti fra loro])
- Per permettere una proficua diffusione delle idee le reti sociali devono avere un equilibrio fra intra ed extra-collegamenti di tutti i gruppi che compongono la società.

[KGB: molti di questi concetti mi sembrano ovvi: non ho trovato niente di contro-intuintivo. Mi piace però questa formalizzazione. Critico il concetto di “Pensiero di Gruppo”: decisamente da aggiungere all'epitome per spiegare meglio il comportamento dei gruppi chiusi ([E] 3.2)...
Non ho apprezzato e anzi trovo fuorviante (infatti non traspare dalle mie note) la differenziazione arbitraria che l'autore fa delle informazioni buone e quelle cattive: al fine della teoria non fa differenza e forzare questa dicotomia mi pare che aumenti solo il pregiudizio verso le idee diverse dalle nostre (che automaticamente diventano le “cattive” da cui bisogna guardarsi dal credere e diffondere).
Anche l'idea delle rete sociali divise a micro gruppi più o meno interconnessi fra loro è interessante: nella mia esperienza diretta avevo già la percezione di questo fenomeno ma la sua conferma è fondamentale.
Idee per FB: favorire la conoscenza di persone di gruppi diversi, extra-gruppo (attualmente non prevista; su base volontaria (specificando la lingua): ad esempio potrebbe essere aiuto mettersi in contatto con persone dell'India, del Sudan o del Messico) e non aumentare quella intra-gruppo (basata sui conoscenti dei conoscenti). La situazione attuale di FB favorisce la creazione di gruppi chiusi.
Comunque il succo è che non ci si deve fidare di FB: è evidente che in questi anni sta venendo elaborata tutta una teoria per, potenzialmente, manipolare l'opinione dei suoi utenti.]

Il secondo collegamento è a un articolo vero e proprio: Thailandia, ci preoccupiamo per quei ragazzi ma esultiamo per i morti in mare. È l’effetto Lucifero di Luciano Casolari da IlFattoQuotidiano.it

Ho trovato interessante l'articolo principalmente perché menziona dei fenomeni psicosociali che ho incontrai nel corso di psicosociologia: poi, in realtà, le sue conclusioni non mi convincono sebbene condivida le sue premesse teoriche.
I concetti di psicosociologia ([E] 1.3) che richiama sono:
- la deindividuazione (che io, traducendo dall'inglese, avevo denominato “spersonalizzazione”: visto che “deindividuazione” è un termine italiano vedrò di aggiornare opportunamente la mia Epitome) → le persone che rivestono determinati ruoli tendono a recitare gli stereotipi a essi associati: la realtà si confonde con la finzione e la propria morale passa in subordine. Ovvi i pericoli degli stereotipi che permettono e tollerano comportamenti immorali.
- L'obbedienza all'autorità (che in realtà fonde insieme alla deindividuazione) → l'uomo tende ad obbedire acriticamente agli ordini di una persona che considera il proprio superiore e a cui riconosce un'autorità. In particolare chi obbedisce attribuisce la responsabilità morale delle proprie azioni al proprio superiore, lavandosene moralmente le mani. In questo caso il pericolo sono ovviamente gli ordini immorali.
- L'imitazione di gruppo (anche questa blandamente inserita nel concetto di deindividuazione) → l'uomo in un gruppo tende a uniformarsi al comportamento degli altri, talvolta abdicando alla propria moralità.

Secondo l'autore alcuni aspetti della fascinazione del fascismo e nazismo possono essere spiegati con la deindividuazione.

L'autore fa poi anche un accenno alla teoria dei gruppi che abbiamo menzionato precedentemente.

Ma vediamo come l'autore combina insieme questi elementi nelle sue argomentazioni.
Nel suo articolo l'autore si propone di spiegare come mai la vicenda dei ragazzi intrappolati nelle grotte in Thailandia sia percepita diversamente dal naufragio che ha provocato un centinaio di vittime a largo delle coste libiche. Nel primo caso vi è stata molta empatia nel secondo invece freddezza e distacco.

Ma ecco l'argomentazione.
Gli italiani sono attualmente divisi in due gruppi: quelli che riconoscono l'autorità del “capobranco” (evidentemente Salvini anche se non è nominato esplicitamente) e quelli che vi si oppongono sempre e comunque a prescindere.
Il gruppo dei primi, quelli che cioè seguono il capobranco, non si sentono moralmente coinvolti perché trasferiscono e scaricano tutta la responsabilità morale su detta autorità anche quando le sue decisioni appaiono disumane.
L'autore conclude spiegando che ognuno dovrebbe combattere la tendenza alle deindividuazione.
Tutto qui: ma del resto l'articolo è brevissimo.

Le mie obiezioni sono molte ma, per motivi di spazio, mi limiterò alle principali.

Prima di tutto le premesse. Le due notizie erano estremamente diverse: la prima, quella dei ragazzi intrappolati, era ancora in divenire mentre la seconda era già avvenuta. Nella prima era quindi più naturale immedesimarsi con i genitori, sperare e pregare in una felice conclusione; nel secondo caso non c'era più niente da fare: si era quindi nella fase di “elaborazione del lutto”, quella in cui ci si dà pace.
Sono del parere che se le notizie fossero state opposte lo sarebbe stata anche la reazione degli italiani: se cioè fosse giunta la notizia della morte in una grotta dei ragazzini e che invece una barca stesse lentamente affondando avremmo avuto sostanziale indifferenza per i morti e maggiore coinvolgimento emotivo per la sorte dei naufraghi.

Mi irritano poi profondamente dei particolari forse non evidenti ma credo voluti, visto che l'autore è uno psicologo: l'articolo fa varie considerazioni politiche (e fin qui non ci sarebbe niente di male) sotto il pallio di un articolo scientifico (moralmente sbagliato in quanto equivale a una manipolazione e perché comportamento sia ipocrita che pavido).
Le considerazioni politiche nascoste sono:
1. assimilazione di Lega a nazismo e fascismo (e quindi di Salvini a Mussolini e Hitler).
2. giudizio morale arbitrariamente negativo sulla politica dell'immigrazione di Salvini.
3. giudizio morale arbitrariamente negativo sugli italiani, secondo lui “deindividuati”, che votano Lega.

Devo spiegare perché definisco “arbitrariamente negativo” il giudizio morale sulla politica di Salvini? Meglio di sì...
1. Non c'è riprova che una politica diverse avrebbe evitato le vittime. Ad esempio, lasciando tutto come stava, trovo verosimile lo scenario in cui, invece della partenza e naufragio di un singolo barcone, ne sarebbero partiti 10 con il risultato di trasbordarne 9 in Italia perdendone comunque uno: quante volte qualcosa di questo genere è già avvenuto? E inoltre questo avrebbe incentivato ancora di più questo genere di tentativi disperati col risultato di più vittime nel lungo periodo.
Si può opinare se l'Italia debba o meno aprire le sue porte indiscriminatamente a tutti gli immigrati ma questa è una questione totalmente diversa.
2. Non c'è riprova della relazione fra causa ed effetto: evidente solo nella mente dell'autore.

Ovviamente il giudizio sugli italiani che votano Lega “arbitrariamente negativo” è una conseguenza dell'equipararla al nazismo e al fascismo.

Infine il dividere gli italiani in due gruppi mi pare veramente troppo semplicistico: ma, vabbè, volendo scrivere un articolo di poche righe era forse una semplificazione inevitabile.

Conclusione: due articoli (beh, il primo è qualcosa di più!) di psicologia; il primo: inglese, direi molto utile e con fonti per approfondire le diverse idee; il secondo: italiano, utile nelle premesse, fuorviante nelle conclusioni e senza fonti (ma questa è la norma, a parte per il Bagnai, in Italia).

Nota (*1): chi è familiare con la mia Epitome capirà che ogni volta che vedo scritto “teoria” e “gruppi” divengo particolarmente attento.

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