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mercoledì 14 marzo 2018

Musica e reti sociali

La scelta degli articoli che leggo è abbastanza peculiare: talvolta non leggo qualcosa aspettandomi che sia interessante ma, al contrario, ritenendo che si tratti di una sciocchezza. È una sorta di piacere masochistico nell'osservare la stupidità e, forse, nel divertirmi a confutarla.

L'articolo Perché la musica più ascoltata è peggiore di 50 anni fa? di Nicola Stella da IlSecoloXIX.it appartiene a questa seconda categoria.
Il motivo del mio sospetto è che il gusto è personale e non esiste né può esistere una definizione definitiva di bello musicale. Quindi come comparare la musica di 50 anni fa con quella attuale?

Sicuramente la mia obiezione è corretta ma il giornalista propone un esperimento interessante: confrontare le prime 100 canzoni della classifica Billboard del 1967 con quelle del 2017.
Il fatto che i brani appartengano a questa classifica è la prova oggettiva della loro popolarità nello specifico anno indicato.
Il giornalista afferma poi che fra 50 anni molti brani del 1967 saranno ancora piacevoli da ascoltare ma lo stesso non sarà vero per quelli del 2017.
Ovviamente si tratta di un'affermazione arbitraria, che sarà possibile verificare solo fra cinquant'anni, però la giustifica in maniera interessante e, io credo, molto plausibile.

Secondo l'autore adesso la popolarità di un brano deriva ed è proporzionale alla diffusione dei collegamenti a esso sulle reti sociali: chi apprezza una canzone la condivide e così contribuisce a diffonderla maggiormente.
Ma questo gusto popolare, frutto magari di un singolo ascolto e di una sensazione estemporanea, è anche molto superficiale. Ciò significa che i brani di maggior successo debbono essere ancor più immediati e accattivanti e ciò va in genere a detrimento della loro qualità generale.

Tutto sommato l'ipotesi del giornalista mi pare credibile. Infatti proprio in questi giorni riflettevo che le reti sociali, più che veicolare informazione, siano invece maggiormente atte a diffondere emozioni.
Pensavo alla morte del calciatore Astori e mi chiedevo se la reazione alla sua scomparsa sarebbe stata la stessa se molti altri calciatori che lo conoscevano non fossero stati in grado di diffondere immediatamente il proprio cordoglio, magari accompagnandolo con foto di momenti felici, coinvolgendo così nel proprio sentimento centinaia di migliaia di tifosi.
Io credo di no. Ma questa è anche la dimostrazione di come le reti sociali siano in grado di manipolare l'umore di un'intera nazione.

Su Facebook e simili il messaggio complesso, che magari rimanda a un corposo articolo, non passa o lo fa con grande difficoltà; ma il meme con una foto emotivamente coinvolgente e una frase a effetto viene condiviso e diffuso molto più facilmente.

Le conseguenze di questa nuova forma di comunicazione sono sicuramente molte e significative sebbene non ancora del tutto chiare: è possibilissimo che una di queste sia un “peggioramento” della musica più popolare rispetto a quella di decine di anni fa.

Conclusione: ma le conseguenze più importanti sono altre e riguardano le nuove forme di eterodirezione con cui la società può venire manipolata da chi controlla le reti sociali.

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