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domenica 14 giugno 2015

I giudici USA

Sto proseguendo, lentamente, nella lettura di Democrazia in America di Tocqueville: oggi mi sono imbattuto in un capitolo particolarmente interessante e ho quindi deciso di farne un sunto. Ah! Il libro fu scritto nel 1830 (e la versione in inglese che sto leggendo io è “aggiornata” con note di poco successive alla guerra civile americana!) ed è quindi possibile che nel frattempo qualcosa sia cambiato...

Il capitolo spiega che i giudici americani, oltre all'ovvio potere giudiziario, hanno anche un pizzico di potere legislativo/politico sebbene opportunamente limitato.
Le limitazioni sono tre ma tutte si possono ricondurre al concetto che il giudice può applicare il suo potere legislativo solo nell'ambito del proprio lavoro di giudizio in tribunale. Vediamo i vari casi in dettaglio: 1. il giudice può prendere posizione solo sulle leggi che riguardano lo specifico caso che sta trattando; 2. il giudice non può attaccare il principio generale di una legge ma solo la sua applicazione nel caso specifico che sta trattando; 3. Il giudice non può prendere iniziative attive ma si può muovere solo nell'ambito di un processo.

Ma di preciso cosa può fare un giudice americano? Semplice: se reputa che una legge (che, come spiegato, deve essere relativa al caso che sta giudicando) sia in contrasto con un articolo della costituzione può dichiararla (sempre per il caso specifico) incostituzionale e quindi inapplicabile. Questo significa che tale legge perde parte della sua validità generale perché il giudice, in pratica, ne crea delle eccezioni.
Contemporaneamente questo tipo di potere è fortemente limitato: da una parte un giudice forte (o magari di colore politico opposto al governo in carica) non può opporsi a un governo debole perché le sue interpretazioni della legge devono riferirsi esclusivamente al caso particolare che sta trattando.

Ciò che ho capito leggendo questi primi capitoli è che a Tocqueville non interessa l'aspetto burocratico delle istituzioni ma i principi sui quali si basano le relazioni fra le stesse.
In questa ottica il maggior pregio di questo potere dei giudici è quello di potersi opporsi a un governo dispotico che legifera in contrasto con la costituzione.
Nelle sue analisi Tocqueville infatti tiene sempre in mente i possibili scenari dove un'istituzione degenera cercando di arrogarsi poteri che non dovrebbe avere: l'autore considera quindi come l'intero sistema di potere potrebbe reagire per ristabilire il proprio equilibrio originale. L'approccio di Tocqueville è pratico/ingegneristico piuttosto che teorico/filosofico!
In particolare Tocqueville scrive: «...il potere conferito ai tribunali americani di dichiarare una legge incostituzionale è una delle più forti barriere che siano mai state congegniate contro la tirannia delle assemblee politiche.»
Questo approccio è in forte contrasto con la mentalità italiana dove ipocritamente si dà per scontato che le istituzioni facciano sempre e solo esattamente quello che dovrebbero fare. Basta un sassolino minuscolo e si inceppa l'intero meccanismo...

Ad esempio, in Italia se non sbaglio (ricordi di educazione civica alla medie!) il compito di stabilire se una legge sia o no incostituzionale spetta alla Corte Costituzionale che però mi pare abbia ormai solo la parvenza di una fondamentale istituzione e sia più che altro diventata una pensione dorata per ex magistrati ottuagenari (*1).
Oltretutto tale assemblea è inquinata da membri di nomina politica (ben 2/3!): credo (*2) che Tocqueville avrebbe considerato sbagliatissima tale scelta perché avrebbe dato per scontato (o quasi) che i nominati politici avrebbero fatto gli interessi della loro parte politica e non certo della difesa della costituzione. E in questo caso (*3) sarei pienamente d'accordo con Tocqueville.
Comunque è una dato di fatto, sarebbe da capirne il motivo, che i pareri della Corte Costituzionale invece di essere tempestivi arrivano con anni e anni di ritardo. Ciò non ha senso ed è sommamente dannoso per la democrazia del paese: eppure, con la tipica mentalità italiana, nessuno pensa a riformare tale istituzione. Tendiamo infatti a dare per scontato che la colpa di ciò che non funziona, in generale, sia delle persone e non dei meccanismi istituzionali: questo perché, tranne coloro che fanno studi specifici, non abbiamo un'idea dettagliata del funzionamento delle nostre istituzioni e, soprattutto, del perché alcune cose devono funzionare in un certo modo, ovvero delle relazioni fra le stesse. Questo impedisce ai cittadini di rendersi conto di cosa non va, di valutare alternative ed, eventualmente, apportare (indirettamente) miglioramenti.

Conclusione: come al solito il libro di Tocqueville è ricchissimo di spunti e io ne ripropongo sul mio viario solo una minima parte...
Ho sempre più la sensazione che i programmi scolastici siano studiati per fare in modo che i giovani non sappiano né capiscano cosa siano veramente la libertà e la democrazia né come dovrebbero (o potrebbero) funzionare le istituzioni. Si vogliono produrre cittadini abbastanza istruiti per lavorare ma non sufficientemente educati per protestare con cognizione di causa e scegliere per il proprio meglio: meglio far leggere alla nausea I promessi sposi (tutto è così perché deve essere così: poi ci pensa la Provvidenza...) invece che libri veramente formativi come Saggio sulla libertà o spezzoni proprio di La democrazia in America...

Nota (*1): in realtà i membri della Corte Costituzionale sono un po' più “giovani” di quanto pensassi. Su wikipedia ne ho trovati 12 (dovrebbero essere 15) e hanno (al 2015): 78 (presidente), 76, 56 (donna), 71, 80, 82, 64, 74, 75, 77, 59 (donna), 54 e 67 (donna) anni. Giudicate voi se la maggior parte di queste persone non abbia ormai da tempo superato l'età per la pensione: eppure, a essi, è attribuita una funzione fondamentale.
Fra i membri di nomina politica (per l'esattezza presidenziale) spicca il nome di Giuliano Amato: questa la dice lunga sulle garanzie di imparzialità che può dare tale assemblea...
Nota (*2): ormai ho assimilato la maniera di ragionare di Tocqueville!
Nota (*3): infatti l'immedesimarmi in una persona non significa che sarei sempre d'accordo con essa!

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