«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

venerdì 18 agosto 2023

Improvvisazione al potere

Nei giorni scorsi, senza molta voglia e con poco entusiasmo, volevo scrivere un pezzo con delle correzioni alla mia teoria sul “wokeismo”: però non mi piace cosa mi è venuto fuori e riscriverò il tutto un’altra volta…

Nel frattempo sto leggendo poco ma, comunque, sto andando avanti nel libro di Trotsky “La rivoluzione tradita”. Proprio poche ore fa ho avuto una buona intuizione (mi pare!).

Trotsky sta spiegando i problemi economici e sociali che accompagnarono i primi anni dell’URSS a guida Lenin e, successivamente, di Stalin. In pratica è come rileggere il relativo capitolo de “Il secolo breve” di Hobsbawm che, evidentemente, deve aver fatto grande affidamento sul punto di vista di Trotsky.

Nei primi anni ‘20 la terra era stata affidata ai contadini che avrebbero dovuta coltivarla e consegnare parte del cibo per sostenere gli operai delle città dell’industria in pieno sviluppo in cambio dei loro manufatti. Il problema è che le industrie sovietiche erano concentrate sull’industria pesante e producevano poco di ciò che i contadini sarebbero stati interessati.
Questo portò a tensioni crescenti, soprattutto sui contadini che avevano più terra e che assoldavano braccianti i quali semplicemente non erano motivati a produrre abbastanza e a cui conveniva invece vendere direttamente il cibo prodotto.

Nel 1928 Stalin afferma che la proprietà privata della terra dei contadini non si tocca ma nel 1929 cambia idea e, praticamente di punto in bianco, si inizia a collettivizzare massicciamente. Negli anni precedenti il terreno coltivato era il 2% del totale ma nel giro di pochi anni arriva al 60%.
Tornando al 1929 i contadini sono parecchio arrabbiati e, oltretutto, si parla di confiscare anche gli animali domestici: questo porta a un vendi vendi che poi si traduce in un mangiarseli subito per, almeno, riempirsi la pancia e tenersi le pelli.
La collettivizzazione però procede e il primo anno il calo è appena del 10%: il problema è che quel 10% era il piccolo surplus necessario a sfamare le città. Per alcuni prodotti di qualità il calo è molto maggiore: per esempio lo zucchero cala del 50%. Soprattutto manca la biada e questo porta alla morta di un 50% degli animali delle fattorie.
Un altro problema è che adesso i contadini, organizzati per coltivare i propri piccoli appezzamenti, dovrebbero coltivare, privi di motivazione e incentivi, grandi estensioni senza avere i mezzi adatti (trattori moderni per esempio).
Secondo Trotsky la collettivizzazione non era sbagliata di per sé ma vi si era giunti in maniera improvvisata, realizzandola male e lasciando i contadini molto scontenti.
La conseguenza fu una grande carestia: Trotsky, che scrive nel 1936, non ha dati precisi ma ipotizza qualche milione di vittime.

Il punto fondamentale sul quale voglio soffermarmi è l’improvvisazione: come ho scritto ancora nel 1928 Stalin era per far mantenere ai contadini i propri appezzamenti di terreno ma, improvvisamente, l’anno dopo cambia idea. Non ci si preoccupa delle conseguenze e si collettivizza di punto in bianco col risultato di provocare una grave carestia e milioni di morti.

Ma perché si improvvisa? Perché non ci si preoccupa dei rischi che cambiamenti così importanti potrebbero causare? Non ci si preoccupa delle conseguenze perché l’élite che prende tali decisioni sa che non ne patirà le conseguenze.
L’improvvisazione non è accettabile per l’industriale che rischia di fallire se calcola grossolanamente male spese e ricavi: se la può permettere invece il politico che ha la sicurezza che la popolazione non potrà ribellarsi, che sa comunque di avere una sinecura che lo aspetta se dovesse perdere la propria poltrona in Parlamento.

E dove vediamo oggi questa avventatezza, questa improvvisazione? Nell’Occidente.
Dalla gestione della pandemia a quella della guerra in Ucraina si vede approssimazione: “proviamo a fare così e vediamo che succede…”. Non ci si preoccupa della crisi economica, dell’inflazione o del rischio di una guerra nucleare.
Il potere occidentale non se ne preoccupa perché sa di non correre rischi, sa che la popolazione occidentale è facilmente manipolabile dai media e che, comunque, coloro che si rendono conto di ciò che non va sono un’esigua minoranza…

In altre parole quando il potere prende decisioni alla leggera significa che è sicuro di avere il controllo della popolazione e, quindi, non si preoccupa più di tanto di potenziali “errori di calcolo”.

Incidentalmente mi è venuta un’altra idea.
Non ricordo se ne ho scritto o ne ho solo accennato a qualcuno privatamente ma da tempo sto notando segnali che mi fanno pensare che si voglia creare una crisi alimentare.
Non credo che si voglia arrivare a far morire di fame la popolazione ma non mi stupirei se invece fosse il cinico tentativo di promuovere il cibo basato sugli insetti: mi pare abbastanza chiaro che la popolazione occidentale non sia molto convinta di passare dalla bistecca di manzo alla cotoletta di scarafaggi: ma se ci fosse una crisi alimentari con il prezzo del cibo tradizionale molto più alto e gli insetti a un costo molto minore allora…

Altra intuizione.
Negli anni ‘50 e ‘60 la produzione industriale dell’URSS era in fortissimo aumento: ancora Chruščëv pensava che l’URSS e i suoi paesi satelliti sarebbero presto diventati più ricchi dell’occidente.
Poi, come sappiamo, le cose non sono andate così e anzi proprio la crisi economica, l’incapacità di sostenere la corsa alle armi con gli USA, provocarono la fine dell’URSS nel 1991.
Ma cosa accadde nell’URSS prima degli anni ‘50 e ‘60?
Beh, le purghe staliniane (20 milioni di morti) e la seconda guerra mondiale (quasi 30 milioni di morti), non ci sono dati certi, ma dovrebbero aver eliminato un 27% e passa della popolazione totale.
Cosa succede quando una parte significativa della popolazione è eliminata? Beh, per chi sopravvive rimangono più risorse e quindi più ricchezza.
Ipotizzo quindi che questo semplice fattore potrebbe aver contribuito significativamente alla crescita economica sovietica del secondo dopo guerra.

Conclusione: non mi stupirei se i matti alla guida dell’occidente avessero la brillante idea di scatenare una pandemia molto più mortale del covid-19 per risolvere facilmente il problema della scarsità di risorse. Il livello di abiezione è questo.

mercoledì 16 agosto 2023

Non avrete nulla

Sono partito da una battuta.
Sembrerebbe che Schwab, all’ultimo Davos 2023, abbia detto che la popolazione “non possiederà nulla ma sarà felice”.
Volevo infatti sottolineare come nell’impoverire la gente si siano fatti grossi passi avanti ma che invece, per la felicità, si sia ancora parecchio indietro…

Ho scritto “sembrerebbe” perché mi sarebbe piaciuto trovare il video di questa dichiarazione anche per capirne il contesto. Ho trovato un collegamento su YouTube ma il canale era stato chiuso: vista la censura strisciante niente di strano ma ciò non equivale alla prova dell’esistenza di tale video.

Così mi sono messo ad ascoltare a casaccio vari video di Schwab che parla all’assemblea 2023 di Davos: non ho trovato la dichiarazione che cercavo ma la ricerca è stata comunque istruttiva.

È il tono del discorso, il non detto, a essere inquietante.
Schwab ha legittimamente le sue idee su come il mondo post covid debba essere riorganizzato: c’è, a suo dire, l’opportunità di fare un “reset” e di ripartire su basi nuove, un po’ come accadde dopo la seconda guerra mondiale (e qui, lui tedesco, ha accennato un sorrisetto come il bambino furbo che sa di aver commesso una marachella e vuole ottenere la benevolenza della mamma, nel nostro caso della platea). Ripeto: non c’è niente di male ad avere una strategia per uscire dalla crisi sistemica che da decenni attanaglia l’occidente.

Il problema è che il suo discorso non era impostato sul dire qualcosa del tipo «Dobbiamo confrontarci con il mondo politico e con la popolazione per far capire a tutti la bontà delle nostre idee mettendole poi in atto con procedure democratiche». Assolutamente no! Il suo discorso era tutto «un NOI, banchieri e multimiliardari, dobbiamo fare così; NOI dirigiamo il mondo e NOI dobbiamo cogliere l’“opportunità” del momento».
Chiaro: non ha detto esplicitamente queste frasi ma erano sottintese da come proponeva di agire.

In definitiva Schwab, e l’élite che rappresenta, dà per scontato di aver un’influenza decisiva sulla politica e di poter far credere alla popolazione, ovviamente attraverso media compiacenti e censura che colpisca le voci dissidenti, che il nero sia bianco e viceversa.

Colpisce poi l’arroganza di chi crede che la ricchezza e il potere, in cui la fortuna ha avuto un ruolo decisivo (v. Incapaci al potere), lo rendano una persone migliore, più intelligente e più saggia, della gente comune. Loro, solo loro, hanno capito tutto e sanno quale sia il bene per l’umanità. E sapete una cosa buffa? Sono sicuro che la loro ricetta per il “bene dell’umanità” preveda ricchi ancora più ricchi e potenti e la gente comune che, appunto, non avrà nulla ma, dice, sarà “felice”.

Sul non avere nulla si sta procedendo speditamente: qualche giorno fa pubblicai il pezzo Fine stato nazionale che concludevo con una citazione da “Le conseguenze economiche della pace” di Keynes che però non commentai per motivi di spazio. Lo faccio adesso.
La frase era: «Lenin ha detto, pare, che la via migliore per distruggere il sistema capitalistico è svilire la moneta. Mediante un continuo processo di inflazione i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una grossa parte della ricchezza dei loro cittadini. Con questo metodo non solo confiscano, ma confiscano arbitrariamente, e il processo, mentre impoverisce molti, arricchisce alcuni.» (*1)

Il mio commento è estremamente semplice: l’inflazione, scatenata forse per stupidità ma forse volutamente, sta distruggendo la ricchezza del 99,9% della popolazione ma, state tranquilli, che invece i membri dell’assemblea di Davos riescono ad arricchirsi anche da essa.

A questo punto è impossibile NON essere complottisti. Cosa pensare per esempio del certificato digitale della salute (v. Global WHO digital health certification dal canale del Dr. Campbell) portato avanti dal WHO?
Un trattato obbrobrioso che, senza dire niente alla popolazione, senza chiederne il parere (suono molto “Davos”, vero?), la UE ma anche molte altre nazioni stanno cercando di approvare senza neppure accennare alle gravissime implicazioni che comporterebbe.
In pratica gli stati sovrani delegherebbero a un ente opaco, i cui membri non sono eletti dalla popolazione (ma semmai scelti dalle case farmaceutiche), il potere di stabilire quando si verifica una pandemia, quando finisce, e soprattutto di imporre agli Stati aderenti le modalità di contrasto della stessa (*2).
A questo punto iniziano ad acquistare significato i frequentissimi accenni alla “prossima” pandemia: la prossima pandemia ci sarà SICURAMENTE perché il WHO stabilirà arbitrariamente che c’è una nuova pandemia! E allora ecco che il WHO imporrà a tutti il vaccino che sarà pronto in appena tre mesi (tanto ormai non c’è più bisogno di testare i nuovi farmaci) (*3).
Contemporaneamente questo certificato digitale permetterà di controllare tutta la popolazione: ne scrissi alla nausea all’epoca del verdepasso e di come questo sarebbe divenuto qualcosa di simile al sistema di credito sociale cinese. Scrivevo che non pensavo che sarebbe sparito terminata la pandemia e infatti è uscito dalla porta dell’Italia ma rientrerà dalla finestra della UE con appiccicato sopra il bollino WHO.

A questo punto, mi ripeto, è impossibile NON essere complottisti.
Ecco che anche la criptovaluta pensata dalla UE inizia ad acquisire il suo vero significato: non la lotta al crimine o all’evasione fiscale ma semplicemente un altro sistema per controllare ancora più strettamente la popolazione e, in caso di necessità, ricattarla impedendogli l’accesso al proprio denaro o, forse, rubandoglielo direttamente.

Voglio poi provare un nuovo approccio segnalando tutti insieme i riferimenti alla mia Epitome:
- Su perché oggi abbia senso essere complottisti: [E] 23.1 “Complotti”.
- Su Davos, WHO e criptovaluta europea: [E] 23.3 “Indizi circostanziali”
- Sull’hybris di Schwab & C.: [E] 23.5 “Obiettivi, volontà e capacità”
- Sul rapporto fra poteri economici e politica: bo, i capitoli sono molteplici ma, tanto per darne uno specifico, segnalo [E] 12.3 “La seconda globalizzazione” e magari, per porre il riflettore sulle peculiarità della situazione attuale, il capitolo [E] 15 “Decadenza”…

Conclusione: ritornando alla frase dello pseudo-Schwab, “non avrete nulla ma sarete felici”, io credo che, realisticamente, andrebbe così riformulata: “non avrete nulla ma non potrete protestare e i media vi diranno che siete felici”.

Nota (*1): tratto da “Le conseguenze economiche della pace” di John Maynard Keynes, (E.) Adelphi, 2007, trad. Franco Salvatorelli, pag. 187.
Nota (*2): e anche questo è pura follia: ogni persone ha bisogno di cure specifiche e non è possibile generalizzare. Oltretutto ogni stato ha strutture mediche diverse, popolazioni con caratteristiche diverse, climi diversi etc.
Nota (*3): e questa è la chiave di lettura per interpretare il paradosso evidenziato nella nota precedente: lo scopo dei nuovi poteri attribuiti al WHO non sarà la microgestione della risposta alla “pandemia” in ogni Stato ma semplicemente si ridurrà all’imposizione del vaccino.

martedì 15 agosto 2023

Il paradosso dell'epoca

Questo pezzo nasce inizialmente come risposta a un commento di MrKeySmasher («Osservazioni e conclusioni molto opportune. Mi permetto di suggerire di ampliarne la portata a tutto quello che è "consuetudine", perché la storia è piena di pratiche prima accettate (se non proprio promosse con entusiasmo), poi messe all'indice, poi nuovamente accolte nell'empireo delle Cose Buone. Noi "piccolini" non facciamo altro che deglutire l'acqua che ci viene cacciata in gola da infanti spacciandola per "la normalità", "la stranezza", "il giusto", "lo sbagliato", "il bene", "il male". E non mi dilungo in inutili esempi, che certo hai capito più che meglissimo.» in La ragione del “wokeismo”)

Di seguito mi rivolgo direttamente a MrKeySmasher…

Credo di aver capito cosa intendi ma non ne sono completamente sicuro…
Mi fai però venire in mente una delle mie (tante!) teorie di cui ho scritto in [E] 22.3 “Comunicazione e comprensione”: non è tanto importante comprendere esattamente il nostro interlocutore ma avere la volontà di farlo. In questa maniera anche quando non ci si capisce al 100% si arriverà comunque a riflessioni inedite e potenzialmente superiori all’idea originaria. Vabbè, ho divagato…

Comunque credo che tu ti riferisca a quello che io chiamo il “paradosso dell’epoca”. Ormai parecchi anni fa (i pezzi "storici" sono Epoca e Corollario all'epoca del 2010 e 2011) arrivai spontaneamente a rendermi conto che quello che consideriamo normale e comune della nostra epoca non lo era in passato né lo sarà in futuro. Invece la propria epoca ci dà una prospettiva distorta sul passato (e sul futuro) ci illudiamo di aver raggiunto il massimo, che non ci siano alternative. Contemporaneamente eventuali anomalie non ci appaiono tali perché le consideriamo normali…

Anni dopo trovai lo stesso identico concetto in Mill, ovviamente illustrato con parole più magniloquenti delle mie.
Te lo cito: «Nessun'epoca, e quasi nessun paese, lo [il problema di stabilire quale debba essere il limite al potere dello Stato di coartare la libertà dell'individuo: ma in verità la stessa riflessione è vera per qualsiasi problema morale o principio ideologico] hanno risolto nello stesso modo; e la soluzione di un paese o epoca è lo stupore degli altri: e tuttavia, gli uomini di qualsiasi singolo paese, o epoca, non ne sospettano mai le difficoltà, come se l'umanità fosse sempre stata unanime su questo argomento. Le regole secondo cui vivono sembrano loro ovvie e autogiustificantesi. Quest'illusione del tutto universale è un esempio della magica influenza della consuetudine, che non è solo, come afferma il proverbio, una seconda natura, ma viene continuamente scambiata per la prima.
L'efficacia della consuetudine nel prevenire ogni dubbio sulle norme di condotta che gli uomini si impongono a vicenda è tanto più completa perché l'argomento è uno di quelli su cui non viene generalmente considerato necessario fornire spiegazioni, né agli altri né a se stessi.»

Ingenuamente (e con una punta di arroganza) rimasi molto sorpreso scoprendo che un’altra persona era giunta alle mie stesse conclusioni un secolo e passa prima di me!

Poi col tempo ho scoperto che in realtà quasi tutti i pensatori degni di questo nome si sono resi conto dei pregiudizi del proprio tempo e, con accenti diversi, ne hanno scritto.

Qualche esempio:

«Tutto quanto oggi noi chiamiamo immorale, è stato, in un tempo qualsiasi e un luogo qualsiasi, morale.» Friedrich Nietzsche

«Le assurdità di ieri sono le verità di oggi e saranno le banalità di domani.» Alessandro Morandotti

«Né anche gl'intelletti acuti ed esercitati, sentono facilmente tutta l'efficacia delle ragioni che dimostrano simili verità inaudite, ed eccedenti di troppo spazio i termini delle cognizioni e dell'uso di essi intelletti; massime quando tali razioni e tali verità ripugnano alle credenze inveterate nei medesimi.» Leopardi – Operette Morali

«E oggigiorno, in questa parte del mondo, i duelli privati sono e saranno sempre onorevoli, sebbene illegittimi finché non ci sarà un tempo in cui sarà ordinato un onore per quelli che rifiutano la sfida, e una ignominia per quelli che la lanciano.» Tratto da Leviatano di Thomas Hobbes, (E.) BUR Rizzoli, 2020, trad. Gianni Micheli, pag. 96

«Egli sentirà che il genere umano di una età, non è il genere umano di un’altra età, la ragione per cui Diogene non trovava uomini, è perché fra i suoi contemporanei cercava l’uomo di un tempo che più non era.» tratto da “Discorso sull’origine della diseguaglianza tra gli uomini” di Jean-Jacques Rousseau, (E.) Primiceri Editore, 2019, trad. Silvia Grossi, p. 83

«E così gli uomini che nascono col giogo al collo, nutriti e allevati nella servitù, senza sollevare lo sguardo un poco in avanti si accontentano di vivere come sono nati, e non riuscendo a immaginare altri beni e altri diritti da quelli che si sono trovati dinnanzi prendono per naturale la condizione in cui sono nati.» “Discorso della servitù volontaria” di Étienne De La Boétie, stampato da Amazon Italia Logistica, trad. Luigi Geninazzi e Pietro Fanfani, pag. 81

«STOCKMANN: [...] Le verità non hanno, come si crede, la vita di Matusalemme.
Una verità di costituzione normale può vivere, diciamo, diciassette o diciotto anni, al massimo venti; e giunte a quell’età, le verità sono terribilmente rinsecchite. Eppure è soltanto allora che la maggioranza comincia ad occuparsene e a raccomandarle come un sano nutrimento intellettuale. Ma quegli alimenti non hanno molto valore nutritivo, credete a me che sono medico. Tutte le verità maggioritarie possono venir paragonate alle conserve dell’anno scorso, a dei prosciutti rancidi, contenuti e ammuffiti. E questa è l’origine dello scorbuto morale che infuria in tutte le società.» Henrik Ibsen (Il nemico del popolo)

Vabbè, questa risposta è troppo lunga: ci faccio un pezzo!

Ah! e a questo punto allora cito me stesso, tanto…
«La controindicazione maggiore del paradosso dell'epoca sta nel non permetterci di analizzare oggettivamente il presente con la fondamentale conseguenza di precluderci a priori delle opportunità per il futuro.
In particolare i nostri epomiti ci rendono ciechi a ciò che non funziona o che sarebbe comunque migliorabile: si ha l'illusione che gli aspetti fondamentali della nostra società e del nostro mondo abbiano raggiunto un livello di “perfezione” tale che non sia possibile andare oltre.
Eppure, come abbiamo visto, non abbiamo difficoltà a riconoscere i limiti e le chiusure mentali (dovute ai relativi protomiti dell'epoca) delle genti che ci hanno preceduto su questa terra: e allora perché non ammettere che anche noi potremmo essere ugualmente condizionati da limiti analoghi seppur diversi?» ([E] 6.4 “Conseguenze del paradosso dell’epoca”)

Ah! sì perché anch’io ritengo questo fenomeno fondamentale e, per questo, gli dedico l’intero capitolo [E] 6 “Il paradosso dell’epoca”

Credo che si nasca schiavi del proprio tempo e solo quando riusciamo a liberarci dalle catene invisibili che ci tengono prigionieri (gli usi e costumi dei nostri tempi, i vincoli morali, i principi ideologici etc.) possiamo finalmente comprenderne i limiti e ragionare, ma anche solo immaginare, su qualcosa di meglio…
Bisogna riuscire a volare alti per vedere il labirinto nella sua interezza, individuare il Minotauro e la strada più sicura per uscirne illesi…

Conclusione: spero di non essere stato troppo confuso. Questo è uno di quei pezzi nati un po’ male, senza cioè aver ben chiaro in mente fin dall’inizio ciò che volevo scrivere...

lunedì 14 agosto 2023

La ragione del "wokeismo"

Premessa: avevo iniziato questo pezzo normalmente, commentare un video che presentava un’idea interessante che mi sembrava degna di menzione, ma mentre scrivevo ho avuto un’intuizione molto importante che mi ha portato a comprendere un aspetto fondamentale dell’ideologia “woke” che fino a oggi mi era sfuggito. A quel punto ho iniziato a scrivere “per me”, limitandomi cioè ad accennare appena a dei concetti che approfondirò poi con calma nell’Epitome. Mi scuso quindi fin da adesso con i lettori se faranno fatica a seguirmi nei miei voli pindarici.

Stamani mi sono imbattuto in un video interessante: Video: Bret Weinstein Warned Us COVID Insanity Was Coming! dal canale The Jimmy Dore Show su Rumble.com (*1)

In questo video Dore intervista Weinstein che è uno dei tubatori di un altro canale che di tanto in tanto seguo: Dark Horse Posdcast Clips.

Io non lo sapevo ma nel 2017 il professor Bret Weinstein salì, suo malgrado, alla ribalta della cronaca e fu perfino ascoltato dal Congresso.
La vicenda è ben spiegata dallo stesso protagonista nell’intervista ma, in pratica, quando arrivò un nuovo rettore all’università dove insegnava, furono instaurate delle pratiche politicamente corrette/“woke” che provocarono sempre più tensione all’interno del campus. In particolare la goccia che fece traboccare il vaso fu il “consiglio” del rettore di istituire il “giorno dell’assenza” in cui studenti e professori di pelle bianca non avrebbero dovuto presentarsi all’università (pubblica). Weinstein si rifiutò ritenendo il provvedimento razzista e andò regolarmente a fare lezione. A quel punto alcuni studenti furono aizzati contro di lui e iniziarono delle vere e proprie rivolte che, in seguito, portarono alle sue dimissioni.

Fin qui cronaca: a noi può sembrare tragicomica nella sua assurdità ma è probabilmente ciò a cui stanno puntando gli incapaci che ci guidano: un’università completamente asservita e succube del potere politico in cui assurde ideologie sono usate come un manganello per eliminare i professori più seri e promuovere quelli più obbedienti e pronti a piegarsi alla narrativa dominante.

La parte interessante del video è quella successiva in cui Weinstein spiega il suo punto di vista davanti al Congresso: il motivo è che Dore si è accorto di una profonda analogia fra il meccanismo che nel 2017 portò alla censura e alla perdita del lavoro di Weinstein e quello con cui la narrativa dominante ha giustificato la gestione della pandemia: in pratica basata quasi esclusivamente sull’uso, anzi sull’imposizione, di un farmaco sperimentale e sulla censura pertinace di tutte le voci, anche autorevoli, che la criticavano.

Ovviamente consiglio di guardare il video per un’analisi approfondita della questione ma, probabilmente, l’aspetto comune più evidente dei due approcci è il demonizzare chi la pensa diversamente dalla narrativa dominante (non importa quanto logiche e fondate possano essere le sue argomentazioni) e contemporaneamente nell’aizzare la maggioranza contro questa minoranza critica, anzi convincendola di essere dalla parte del bene: gente comune convinta dal potere che le streghe sono reali e che vanno messe al rogo… La storia cambia qualche abito ma poi si ripete e l’assurdità della caccia alle streghe riparte sotto forme nuove.

Incidentalmente questa analogia mi ha portato a un’importante intuizione sul “perché” dell’ideologia “woke”. Come scrivo sempre, importanti tendenze sociali devono avere un’utilità per il potere dominante per essere accettate e permesse da esso. Da questo punto di vista ancora non avevo capito il senso nascosto, ovvero quale fosse l’utilità, dell’ideologia “woke” (*2).

Ora credo che il suo senso più profondo stia proprio nella sua assurdità: il riuscire a far accettare un’ideologia assurda, non fondata sulla ragione (né, di conseguenza, tanto meno sulla scienza), è la premessa necessaria per usare la “logica” della sua assurdità come un piede di porco per scardinare qualsiasi altro meccanismo basato sulla ragione.

La popolazione è stata pronta a “dimenticarsi” che la scienza NON è basata sull’autorità di pochi ma sul confronto paritario degli scienziati e delle loro ricerche, che le chiacchiere dei media non delle prove e ad accettare la mancanza di controlli prima e, soprattutto, dopo (ovvero un censimento serio delle controindicazioni) la diffusione massiccia di farmaci sperimentali. Tutti comportamenti illogici ma resi accettabili e comprensibili dall’assurdità dell’ideologia “woke”.

Se vogliamo l’ideologia “woke” può essere vista come la pietra tombale dei valori dell’illuminismo.
L’epoca dei lumi aveva sconfitto la religione e sostenuto i progressi scientifici e il lento progredire della giustizia e dell’uguaglianza. L’ideologia “woke” invece è il ritorno della supremazia della religione sulla ragione e, ovviamente, il contemporaneo regresso di giustizia e uguaglianza.
Non bisogna infatti dimenticare che un’ideologia è nella sua essenza una religione: non è un’idea mia ma ormai un qualcosa di accettato dagli storici (mi vengono in mente Harari e Hobsbawm che lo scrivono come per assodato).

Questa è la lettura più profonda che si deve dare all’ideologia “woke” per comprenderne l’utilità per il potere: è l’opposto dei valori illuministici e, quindi, serve a scardinarli.

Questa interpretazione ha senso anche a livello geopolitico. La paura di Washington (che è il centro mondiale dell’ideologia “woke”) della Russia non era solo economica, politica o militare ma, soprattutto, ideologica: il rifiuto dell’ideologia “woke” e del sovvertimento dei valori tradizionali (nel senso di illuministici).
E il mondo è ormai un sistema globale dove vige la legge dell’omogeneizzazione: non può esservi parte del mondo dove regna l’ideologia “woke” è un’altra senza di essa. Vi dovrà essere uno scontro dove, la maggior parte delle volte (vi è sempre l’imprevedibile elemento della sorte), vincerà la più forte, ovvero la più funzionale alla società, quella che rende la società più forte.

In prospettiva quindi, l’ideologia “woke”, con le inefficienze dovute alla sua irrazionalità (*3), è destinata alla sconfitta e, più prima che dopo, verrà abbandonata. Quanto ancora rimarrà al potere a Washington e quindi nell’occidente? Impossibile dirlo ma di sicuro non oltre la sconfitta militare, sociale e soprattutto economica dell’Occidente: quando si tocca il fondo si riparte con qualcosa di nuovo.

Riferimenti all’Epitome: non sono molti dato che, come detto, si tratta di una parte che nella sua essenza vi voglio aggiungere.
- La legge dell’omogeneizzazione è in [E] 5.15
- Vagamente avrebbe senso rimandare anche agli equimiti ([E] 7.1), agli epomiti assoluti ([E] 6.2) e al ciclo CCMR ([E] 6.5) ma sono riferimenti più per me che per il lettore. Dato che non li cito esplicitamente i legami con i miei ragionamenti sono evidenti solo a me...

Conclusione: questa è un’intuizione importante: da questo pezzo (e la nota 2) nascerà un nuovo sottocapitolo dell’Epitome!

Nota (*1): esiste anche una versione incompleta di questo stesso video su YouTube che però, per evitare censure (viva la libertà), è stata decisamente accorciata…
Nota (*2): in realtà qualcosa avevo capito: 1. frantumare società; 2. incontrastato appoggio al potere dei beneficiari che il potere protegge e premia senza merito.
Nota (*3): per esempio il mettere in posizioni di comando non le persone più preparate e meritevoli ma quelle che corrispondono a precisi profili etnici e di orientamento sessuale provoca delle inefficienze che si amplificano sempre di più e che in un mondo a competizione globale, che non segue le stesse regole illogiche, sono alla lunga perdenti.

PS: Qualcuno ha idea per un buon traducente di "woke" e "wokeismo"? Grazie!