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venerdì 6 aprile 2018

La cultura dovrebbe unire, non dividire

Permettetemi uno di quei pezzi in cui parto da lontano, vago un po' a casaccio e finisco dove mi capita: ho infatti varie idee in mente e non so bene come combinarle...

Qualche giorno fa, chissà perché, mi ero ritrovato a raccontare a un'amica la mia teoria sull'influenza dello zoroastrismo sul cristianesimo (v. Zarathustra) e da lì ero passato a spiegarle di come la Bibbia, e in particolare il libro della Genesi, sia basata su miti assiri e simili dell'area mesopotamica. E il motivo per cui di solito non se ne parla e se ne sa così poco? Ragioni culturali e della resistenza della Chiesa a uno studio sistematico e oggettivo delle religioni.

Come mai mi ero lanciato in questa affermazione? Semplicemente perché l'avevo letta una decina di giorni prima nella premessa di Breve storia delle religioni di Ambrogio Donini, Grandi Tascabili Economici Newton, 1991. Si tratta di un libro che ancora non avevo deciso se leggere o meno: in parte sono prevenuto sugli autori italiani (che, secondo me, tendono a voler dimostrare quanto sono bravi e preparati piuttosto che a esprimersi in maniera semplice e chiara come invece, ad esempio, fanno gli anglosassoni) e in parte perché il materiale è piuttosto datato visto che l'edizione originale è del 1959.
Comunque la cosa interessante è che nonostante avessi letto la premessa distrattamente (in bagno) mi ero ricordato con buona precisione date e luoghi.
In particolare avevo spiegato che la prima cattedra di storia delle religioni fu creata solo nel 1875 a Leida in Olanda (lo ricordavo perché vi ho abitato per vari anni!), la seconda a Parigi una ventina di anni dopo (25 per la precisione) mentre in Italia solo all'epoca della prima guerra mondiale (di questo ero un po' incerto ma invece ricordavo bene: era il 1914)...
Come sapete sono un po' fissato con la mia memoria: cerco di esercitarla giornalmente grazie al programma Anki memorizzando le definizioni delle parole che non conosco eppure non ne sono soddisfatto e, talvolta, perfino preoccupato.
Per questo motivo l'essermi ricordato di nozioni lette senza prestarvi particolare attenzione vari giorni prima mi ha dato molta soddisfazione!

Nei giorni successivi mi sono portato in bagno Intervista col vampiro di Anna Rice (che ho ricomprato; v. il corto Dov'è il vampiro) e ho dimenticato il libro del Donini. Ieri sera però Internet mi rifunzionava male e così ho deciso di dedicare la serata alla lettura: mi sono perciò portato a letto Intervista col vampiro per leggerlo insieme ad American gods...
La conseguenza è che stamani in bagno ho ripreso a leggere la premessa di Breve storia delle religioni (*1) e ho incontrato un concetto interessante, parallelo a quanto mi era capitato di leggere su Goofynomics qualche mese fa e dal quale avevo preso lo spunto per il pezzo Autorazzismo (*2).

Copio e incollo il pezzo significativo di quanto avevo scritto:
«...
In pratica viene presentato uno studio degli anni '70 di Giulio Bollati, ripubblicato nel 1983 e poi nel 2011, su come gli intellettuali italiani considerino il proprio popolo nel corso della storia.
Dal XVI secolo in poi lo schema è sempre il medesimo: gli intellettuali, in genere espressione delle classi privilegiate, vedono il popolo italiano come composto da furbi e ladri (oltre che ignoranti).
Perfino il Risorgimento va riletto con attenzione: la paura costante dei capi rivoluzionari è che il popolo aizzato sfugga al loro controllo e si rivolti non solo contro gli austriaci ma anche contro la nobiltà italiana e le sue proprietà.
Qualche decennio dopo perfino Gramsci scriverà: «Negli intellettuali italiani l'espressione 'umili' indica un rapporto di protezione paterna e paternale, il sentimento 'sufficiente' di una propria indiscussa superiorità, il rapporto come tra due razze una ritenuta superiore e l'altra inferiore. (Letteratura e vita nazionale)». In altre parole gli intellettuali sono visti come di una razza diversa da quella del popolo che sta a loro, gli intellettuali, guidare con protezione “paterna e paternale”.
L'autorazzismo del titolo si riferisce quindi agli intellettuali italiani che per secoli hanno guardato alla maggioranza del popolo con disprezzo.
...»

Nella premessa del Donini è infatti scritto:
«...
Né la situazione è migliorata con il prevalere delle correnti di pensiero che si richiamano all'idealismo crociano. L'atteggiamento presuntuoso e sprezzante dei rappresentanti di questa scuola nei confronti dei ceti subalterni, ritenuti incapaci di passare dallo stadio ingenuo della fede a quello più alto della riflessione filosofica, si è tradotto, in pratica, nel tentativo di scoraggiare ogni indagine sistematica sul terreno dei problemi religiosi...
...»

Riflettevo che, probabilmente, il vero errore di questo atteggiamento degli intellettuali italiani nei confronti del resto della popolazione è quello di confondere l'ignoranza con la stupidità. È infatti una triste verità che la maggioranza degli italiani sia decisamente ignorante: questo però non significa che non sia in grado di comprendere problematiche anche complesse se queste sono spiegate loro in maniera semplice.

Ed ecco che si ritorna alla mia antipatia per gli autori italiani che tendono a scrivere per i loro pari e non per tutti. Forse questo atteggiamento, questa scelta di uno stile ricercato e criptico, nacque proprio dall'idea che le proprie opere non sarebbero state lette da un grande pubblico ma da altri intellettuali probabilmente esperti dello stesso campo di studio...
Magari oggi ciò è meno vero ma probabilmente gli autori di testi complessi hanno la sensazione di doversi esprimere in un linguaggio dal registro elevato perché questa è ormai la tradizione consolidata.
Ovviamente questo atteggiamento non aiuta, né in passato ha aiutato, ad avvicinare gli italiani alla cultura ritenuta, per i motivi sopraddetti, astrusa e incomprensibile.

Conclusione: bo... religione, memoria, autorazzismo, memoria (di nuovo), riflessione: come posso riassumere insieme questi concetti?

Nota (*1): infatti ne avevo letto solo una pagina: forse è per questo che mi ricordavo così bene i dettagli?
Nota (*2): ecco, vedete!? La mia memoria non funziona bene: il pezzo Autorazzismo non è di pochi mesi fa ma del luglio del 2016!

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