«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
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4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

lunedì 16 marzo 2020

La fortuna del successo

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.5.0 "Coronavirus").

Quando comprai Le radici psicologiche della diseguaglianza di Chiara Volpato ero curioso di verificare se la mia legge delle diseguaglianze ([E] 7.2) avesse un qualche riscontro nella teoria sociologica.
Quello che scrivo nell’Epitome infatti ha talvolta delle basi teoriche in testi, articoli o corsi che ho seguito ma alcune idee (*1) sono completamente farina del mio sacco: intuizioni sulle quali rifletto più o meno a lungo e che, piano piano, prendono forma e consistenza.
La legge della diseguaglianza (*2) è uno di questo casi: probabilmente alla sua origine c’era la mia teoria del perché nessuno è profeta in patria (v. Patria e invidia del 2016), concetto poi opportunamente generalizzato.

Ebbene ieri ho ritrovato questa mia teoria anche in Le radici psicologiche della diseguaglianza espressa in termini non voglio dire identici ma molto simili ai miei.
Curiosamente si tratta di una teoria piuttosto vecchia (mentre in genere le altre citazioni di ricerche sono recentissime): fu infatti formulata da un certo Festinger nel 1954.
Lo sottolineo perché, avendo superato la prova del tempo, deve essere considerata piuttosto attendibile.

Ora c’è da dire che nella mia Epitome io la pongo come causa principale della diseguaglianza mentre nell’opera della Volpato essa è inserita in un contesto molto più ampio (*3). Come ho scritto in precedenza l’autrice tende a riportare le teorie esistenti ma preferisce non esprimere direttamente il proprio pensiero (*4). Dovrò quindi valutare la reale importanza di questa teoria da solo nel prosieguo della lettura.

Il pezzo mi è venuto un po’ troppo corto e allora ne approfitto per inserirvi un’altra riflessione.
L’autrice riporta una teoria di Joe Feagin del 1972 sull’origine della povertà (che si può riassumere con tre cause principali) e poi mostra come diverse classi sociali tendono a optare per l'una o per l'altra in maniera diversa.
Le cause sono: 1. interna/personale; 2. esterna/strutturale; 3. esterna/fatalistica.
La interna/personale significa che il povero è povero perché non è stato capace di divenire ricco: sostanzialmente non si è impegnato abbastanza oppure non ne aveva le capacità né quindi lo meritava.
L’esterna/strutturale significa che la società è strutturata in maniera tale da dare meno opportunità ad alcune persone e più ad altre: gli sforzi e le capacità del singolo sono secondarie. Frequentare le migliori scuole e università, per esempio, sono un aiuto forse già di per sé incolmabile con la sola buona volontà.
L’esterna fatalistica è invece il caso: si è poveri perché si ha avuto sfortuna. Altre persone in situazioni analoghe e con le medesime caratteristiche magari hanno avuto successo mentre i poveri no. In pratica la società non ha responsabilità: tutti ce la possono fare ma il caso per alcuni (o molti!) può essere avverso.

Prevedibilmente le classi sociali alte sono tendono a optare per la prima ipotesi, quella interna/personale, perché contemporaneamente giustifica il loro benessere. Ma gli orientamenti variano anche in base alla nazione: negli USA, col suo mito degli uomini che si fanno da soli, l’ipotesi interna/personale è la preferita. Ma, per esempio, nell’ex Germania Est, ben il 67% delle persone pensa che la povertà abbia origini strutturali mentre in Danimarca lo crede solo il 17%.
Per curiosità in Italia si pensa che la povertà sia frutto dell’ingiustizia sociale (34% ), sfortuna (26%) e mancanza di volontà (19%). Non è spiegato cosa indicasse il rimanente 21%: forse “non so”?

Personalmente non mi ero mai posto direttamente la questione (indirettamente è legata alla diseguaglianza) ma in uno dei miei pezzi preferiti (*5), 4 aneddoti e 1 domanda, mi ero chiesto la domanda simmetrica: da cosa dipende il successo?
Ovviamente pensavo al successo di una persona comune: è chiaro che se sei un Agnelli comunque cadi in piedi e, male che vada, finisci a fare il presidente della Juventus. Davo cioè per scontato che chi appartiene dalla nascita a una classe alta, se non fa sciocchezze, vi rimanga.
Cercavo invece di investigare il caso dell’uomo che si fa “dal nulla”: inutile che ripeta i miei ragionamenti ma la mia conclusione era che la fortuna fosse determinante e non il merito o le capacità.

Se oggi mi pongo invece la domanda del perché della povertà mi è banalmente ovvio che dipenda massimamente dalla struttura della società. Questo però non è in contraddizione con la mia vecchia teoria del successo: anzi, proprio perché la struttura della società lega a una determinata condizione sociale, occorre un colpo di fortuna per spezzare tale catena.

Se Bill Gates fosse nato 10 anni dopo o magari in Germania (per non dire Italia!) non avrebbe fondato la Microsoft ma sarebbe divenuto un comune, per quanto brillante, tecnico informatico.
Lo stesso vale per tanti altri uomini di successo, spesso presentati come dei geni, quando invece erano semplicemente persone in gamba al posto e al momento giusto, con le conoscenze giuste.
Quando una persona veramente formidabile nasce al posto giusto e al momento giusto si ha un Alessandro Magno.

Conclusione: questo libro mi piace ma perdo un sacco di tempo a leggerlo perché lo riempio di appunti e note!

Nota (*1): per non parlare dell’intero capitolo 5 di cui infatti sono particolarmente orgoglioso.
Nota (*2): in effetti il singolare è meglio: vedrò di modificarlo nella prossima revisione!
Nota (*3): che poi in effetti è quello che faccio anch’io: non per niente ho dovuto inserire questa legge nel capitolo 7 e non nel 5 proprio perché si basava su (mie) teorie aggiuntive e, in particolare sugli epomiti ([E] 6.2) ed equimiti ([E] 7.1) successiva a tale capitolo. E anche da questo punto di vista, in effetti, ci sono molte analogie con il saggio della Volpato.
Nota (*4): almeno per adesso, più o meno fino a metà del saggio!
Nota (*5): ci sono particolarmente affezionato perché rappresenta un momento di crescita personale. Il nocciolo di questa teoria lo formulai quando avevo 11-12 anni: mi resi conto che avevo capito qualcosa che alle altre persone, compresi gli adulti, sfuggiva.

sabato 14 marzo 2020

Speciale Coronavirus 9

Oggi ho zero voglia di scrivere: già ieri mi sembra di non aver pubblicato nessun aggiornamento…
Un po’ perché non ho niente di particolarmente importante/urgente da scrivere ma soprattutto perché, come sempre mi accade, dopo essermi impegnato troppo in qualcosa attraverso una fase di rigetto…

Da ieri mi sto chiedendo cosa fare. Mi spiego meglio: sono abbastanza convinto di aver attraversato fra domenica e lunedì il mio picco di Coronavirus: ho avuto tutti i sintomi anche se complessivamente molto lievi. Ovviamente non ne ho la sicurezza: mi sono attenuto alle direttive ufficiali e, non avendo la febbre oltre 37,5°, non ho contatto nessuno.
Adesso sto bene ma cosa devo fare? Quanto a lungo devo stare assolutamente in casa?
Sui media italiani non mi è riuscito trovare nessuna indicazioni al riguardo: ci sono sempre le solite linee guida sul lavarsi le mani, lo stare distanziati, etc. ma non viene detto niente per chi PENSA di aver avuto come me il virus senza aver sviluppato nessuna complicazione.
Paradossalmente so cosa dovrei fare se fossi in UK: secondo le autorità inglese chi pensa di aver avuto il Coronavirus (febbre sopra 37,5° e/o tosse secca insistente) deve stare in autoisolamento per una settimana: passato questo periodo non DOVREBBE essere più contagioso per gli altri e, quindi, sempre con precauzione, può tornare a uscire di casa.
Ma io vorrei seguire le regole italiane! Solo che non riesco a scoprire se ci siano indicazioni per chi, e dovremmo essere parecchi, ha sviluppato sintomi lievi.
Perché non c’è una fonte unica e dettagliata di informazioni su cosa fare a livello nazionale? A me pare l’ennesima mancanza di questo governo che continua a gestire la crisi con molta approssimazione e leggerezza.

Sempre riguardo la mancanza di azione del governo: io non so da quando è che scrivo che vanno creati posti di terapia intensiva. Non sono un genio: ho semplicemente osservato l’esempio cinese a Wuhan dove sono stati costruiti in fretta e furia due ospedali da campo da 10.000 posti.
Da quello che ho capito la regione Lombardia, al momento al centro dell’emergenza, si sta organizzando come può: ma di nuovo dov’è il governo?

Una mia amica ha fatto il conto di quello che riceverà dallo Stato come rimborso per aver sospeso la propria attività: meno di un decimo di quello che le servirebbe.
Credo che la sua situazione sia generalizzabile: la Cina per una regione grande quanto l’Italia ha messo sul piatto 200 miliardi di dollari, la Germania ne metterà ancora di più. Probabilmente quindi i 16-20 miliardi del governo dovrebbero essere moltiplicati per dieci. Spero che l’emergenza che coinvolgerà gli altri paesi UE serva a rendere superata la follia dell’austerità a tutti i costi e della relativa politica dei tagli che hanno massacrato (fra le varie cose) anche il nostro sistema sanitario pubblico.

Qualche altra riflessione rapida:
- Ho la sensazione che i governi occidentali fossero ben consapevoli del pericolo del Coronavirus. Per essere sicuri di evitare il contagio avrebbero dovuto adottare da febbraio delle misure economicamente costose (blocco frontiere e quarantene obbligatorie per chi arriva dalla Cina). Invece si è preferito un azzardo: non fare niente con la speranza di riuscire poi a isolare i singoli casi importati dall’estero. Insomma inizio a credere che si sia trattato di una scommessa: un rischio calcolato che però ha avuto un esito disastroso. Nella speranza di evitare danni all’economia si è tentata la sorte: le cose però sono andate male e a rimetterci sarà, oltre alla salute pubblica, proprio l’economia che si voleva tutelare.
- Certo che è strana l’epidemia in Iran: come ha fatto ad arrivarci così presto dalla Cina? Ci sono relazioni strette fra i due paesi? Non credo…
A pensare male si fa peccato ma… vero USA/Israele?
- Ah! Aggeggiando con l’interfaccia del sito NextStrain.org sono riuscito a evidenziare i ceppi “S” e “L” (più grave e contagiosa). In USA la maggioranza dei ceppi sono della variante “S”, color ocra e meno grave:

Nell’informazione italiana, almeno sui media in Rete che seguo, non ne ho trovata una chiara menzione ma in Italia non siamo più nella fase di “contenimento” ma in quella di “rallentamento”. Oramai l’epidemia è diffusa nella popolazione e non si cerca più di evitare che si propaghi ma si cerca solo di “rallentarne” la propagazione in maniera da minimizzare il picco di casi critici cercando di distribuirli maggiormente nel tempo.

Ah! Si stima poi che negli UK il numero dei contagiati più o meno asintomatici sia molto più alto di quelli identificati: probabilmente 10 o 20 volte tanti. Lo stesso vale per gli altri paesi dove il numero di tamponi non è sufficientemente alto. Per questo motivo (mia stima!) immagino che il vero numero di contagiati in Italia possa essere 20 o 30 volte superiore ai numeri attuali. Del resto in Italia adesso il tampone lo si fa solo a chi ha tutti i sintomi ed è grave, ai calciatori e ai VIP (secondo un medico di base in Toscana contattato da una mia amica per il figlio)...

15/3/2020 9:10
Ci pensavo stanotte. Il ceppo “S” (quello color ocra nel grafico, meno aggressivo e meno grave) è stato il primo a svilupparsi. Come è possibile che sia così diffuso in USA e quasi assente in Europa?
Mi sarei aspettato di vederlo ugualmente rappresentato nei due continenti…
Poi, ovviamente, ci potrebbero essere molte ragioni per spiegare questa apparente anomalia però mi pare interessante evidenziarla. Ah! Ricordo poi che il grafico rappresenta i campioni analizzati (circa 350 al momento) e che quindi, se si facessero più analisi, magari apparirebbe anche una percentuale di Coronavirus ceppo “S” in Italia e nel resto di Europa...

[16/3/2020 15:10]
Pensavo: ma quanto durerà questa specie di quarantena nazionale? Il fatto è che ormai il virus è diffuso nella popolazione. Non è che fra 1, 2 o 3 settimane sarà sparito del tutto o, anche se lo fosse, lo reimporteremmo immediatamente dagli altri paesi (come infatti teme la Cina e, per questo, ha imposto l’obbligo di quarantena per chiunque vi voglia entrare).
Alla fine quindi la strategia italiana (ammesso che il governo ne abbia una) è quella di aspettare che gran parte della popolazione sia contagiata in maniera da avere una sorta di immunità di gregge e di avere le emergenze più diluite nel tempo. Non è stato dichiarato apertamente ma abbiamo superato la fase di “contenimento” e siamo in quella di “rallentamento”: solo che hanno dimenticato di dircelo. O sbaglio?

Altra conseguenza: sia la Cina che la Corea del Sud sono riuscite a contenere la malattia ma adesso dovranno controllare attentamente le proprie frontiere per molto tempo perché il resto del mondo non è stato evidentemente capace di fare lo stesso.
Quanto a lungo? Almeno fino a quando non sarà disponibile un vaccino.

[17/3/2020 11:00]
Oggi, con il via libera del mio medico di base, sono uscito a fare la spesa e a comprare delle medicine. Ho trovato tutto tranquillo: molte persone con le mascherine e grande attenzione a mantenere le distanze. Nessuna coda né in farmacia né al supermercato (facevano entrare una persona solo quando ne usciva un'altra e all'interno, nonostante ci fossero poche persone, c'erano comunque tutte le casse aperte per evitare la formazione di file) e scaffali pieni. Sulla via del ritorno ho visto carabinieri e vigili urbani a fare dei controlli lungo la strada. Comunque di macchine in strada ce ne erano molte più di quanto pensassi: direi solo un 40-50% in meno rispetto al normale.

Continuo a pensare che non mi è chiara la strategia sanitaria che vogliamo tenere in Italia nel medio-lungo periodo. Diciamo che dopo 2/3 settimane di blocco del paese riusciamo a fermare il virus come hanno fatto in Cina e, credo, in Corea del Sud. Poi cosa facciamo?
Se abbassiamo la guardia e non vigiliamo sulle frontiere in una decina di giorni saremo di nuovo punto e a capo, no? A meno che non si conti sull'immunità di gregge: ma per raggiungerla il numero di contagiati dovrebbe essere molto più alto e gli anziani resterebbero sempre a rischio. E poi bisogna ancora capire se chi viene contagiato da questo virus ne diventa immune o pure no: ancora non si sa...
Abbiamo quindi una strategia per il medio-lungo termine su come affrontare la situazione? Io temo di no...

Zaia vuole fare i tamponi a tappetto a tutta la popolazione veneta: in effetti è così che in Corea del Sud hanno arginato l’epidemia ed è quello che ancora ieri raccomandava l’OMS. Ma ha senso farlo in una singola regione considerando che non vi sono frontiere col resto d’Italia? Secondo me poco: comunque vedremo, se va avanti, cosa riesce a ottenere...

[17/3/2020 19:40]
Avevo già scritto qualcosa su questo argomento pochi giorni fa (il 14 marzo, all’inizio di questo pezzo). Su Twitter qualcuno (v. QUI) ha sintetizzato il problema ancora meglio di me:
«Germania (€550mld), Francia (€300mld), Spagna (€100mld), Regno Unito (£330mld), USA ($850mld). Hanno stanziato tutti centinaia di miliardi (ciascuno) in aiuti economici per la crisi dovuta al #coronavirus.

L'Italia è stata colpita per prima. E ancora niente. NIENTE.»
Niente perché 20 miliardi sono spiccioli rispetto a quello che serve...

19/3/2020 9:40
Anche la Francia ieri ha “scoperto” la clorochina (già usata in Cina e Corea del Sud). Sarei curioso di sapere che farmaci vengono usati in Italia: il buon senso vorrebbe che fossero clorochina e magari altri per tentare di migliorare la terapia. Ma il buon senso non abita in Italia: o è rimasto in quarantena…

La notizia più tragica però è che la quarantena disposta in Italia non sembra funzionare e già si pensa a una “stretta”.
In realtà, lo scrissi circa una settimana fa, il problema non è chi va a correre da solo all’aria aperta: il problema è chi lavora a stretto contatto con altre persone, magari in un ambiente chiuso e con mascherine chirurgiche che proteggono poco (in pratica diminuiscono il numero di virus rilasciati nell’ambiente con, per esempio, un colpo di tosse: ma è ovvio che un ambiente chiuso frequentato per otto ore ne viene comunque saturato). In Cina furono chiuse anche le attività lavorative.
In Italia si è cercata la scorciatoia: di essere più furbi dei cinesi e le fabbriche non si sono messe in quarantena.
Invece di riconoscere il proprio ennesimo errore di valutazione il governo dà la colpa a chi esce a correre (*1). Ipocrisia o incapacità evidente, scegliete voi.
Nota (*1): ovvio che gli assembramenti, anche all’aperto, vanno evitati. Ma l’assembramento su una collina non è più pericoloso dei lavoratori a gomito a gomito in una fabbrica o ufficio.

Conclusione: alle mie vie aeree il Coronavirus non fa un baffo..

venerdì 13 marzo 2020

Individualismo vs interdipendenza

Si tratta di un concetto minore, abbastanza secondario, che emerge dalla lettura di Le radici psicologiche della diseguaglianza di Chiara Volpato.
In realtà in circostanze normali probabilmente non ne avrei neppure accennato ma nell’emergenza attuale mi pare abbiano invece una loro significativa rilevanza.

Col concetto di individualismo siamo tutti familiari: è un misto di egoismo (negativo) ma anche di iniziativa personale (positiva). La capacità di fare, magari per il proprio tornaconto personale, senza curarsi troppo degli altri. La forza di andare contro l’opinione comune che, a volte, può portare a straordinarie innovazioni o idee. Per l’individualista conta la propria opinione.

Il concetto di interdipendenza è, mi pare, inteso in maniera più arbitraria: è la consapevolezza di dipendere dagli altri, di essere un ingranaggio di un grande meccanismo. L’opinione altrui diventa determinante per trovare il proprio equilibrio all’interno della società. Un possibile aspetto negativo è la minore critica, anche costruttiva, alla struttura della società. Per l’interdipendente è fondamentale il giudizio degli altri (anche sulla propria persona).

Questi concetti influenzano moltissimo il nostro modo di pensare, di vedere il mondo e, di conseguenza, il nostro comportamento. Ma l’aspetto più interessante è che nel mondo non siamo tutti uguali: gli occidentali sono più individualisti mentre gli orientali propendono per l’interdipendenza.

Un esperimento semplice ed elegante eseguito in USA e (mi pare) in Giappone lo dimostra: al termine di una breve intervista, come premio per la partecipazione, veniva offerto un lapis da scegliere fra dieci: 7 di questi erano di un colore e 3 di un altro.
In USA si dava la preferenza ai lapis meno numerosi mentre in Giappone avveniva il contrario. Il punto è che gli studenti si identificavano con l’oggetto: gli americani preferivano sentirsi “rari” mentre gli orientali preferivano non spiccare e adeguarsi alla maggioranza (*1).

Mi sembra evidente cosa comporti questa diversa mentalità in caso di pandemia come quella che stiamo attraversando.
L’interdipendente è molto più responsabilizzato: è portato a pensare che il proprio comportamento sia importante per la società e che fare il bene della società equivalga a fare il proprio interesse.
Il ragionamento dell’individualista è opposto: la priorità è data agli interessi personali, non a quelli della società.

L’uso delle mascherine chirurgiche è illuminante: in oriente le si indossano per proteggere gli altri (per minimizzare lo spargimento nell’aria delle goccioline infette in caso di starnuti o colpi di tosse), in occidente per proteggere se stessi. Un simpatico meme che mostrava degli italiani in mascherina ironizzava commentando che “non hanno capito che la mascherina chirurgica non protegge dal Coronavirus ma l'indossano comunque”.

Non ho poi elementi a supporto ma ho la netta sensazione che gli italiani siano di mentalità particolarmente individualistica: siamo bravi a improvvisare soluzioni fantasiose ma facciamo fatica a collaborare insieme in nome di ideali lontani e incerti come il bene della società.

E il risultato lo vediamo nelle difficoltà a contenere e rallentare la diffusione dell’epidemia: la mentalità italiana e individualistica non aiuta. E questo al netto delle scarse capacità di gestione dell’emergenza da parte del governo…

Conclusione: non voglio dare l’idea che l’individualismo sia sempre inferiore all’interdipendenza: a volte, anche spesso, non è così. In questo caso però preoccuparsi un po’ di più del bene di tutti sarebbe stato molto più utile a tutti.

Nota (*1): per la cronaca io avrei FORTEMENTE optato per il lapis più raro e infatti io sono super individualista...

giovedì 12 marzo 2020

Speciale Coronavirus 8

Stamani ho aggiunto delle riflessioni al precedente Speciale Coronavirus 7 ma visto che ho pubblicato questo pezzo le sposterò direttamente qui di seguito.

[12/3/2020 8:20]
Che misure importanti andassero prese lo sapevo e ritengo che sia stato giusto farlo: sebbene laconicamente l’ho scritto in Speciale Coronavirus 6 all’aggiornamento finale del 9 marzo alle 22:00. Anzi copio e incollo tanto è una frase: «Tutta l’Italia zona rossa.
Per una volta sono d’accordo col governo: nel più ci sta il meno.
»
Premesso questo voglio però aggiungere quattro considerazioni sull’azione del governo.

1- A febbraio, se si fosse usata più attenzione, con una sorveglianza attiva più attenta, si sarebbe potuto scoprire prima l’origine del contagio e, magari, riuscire a contenerlo più facilmente.
2- A fine febbraio, una volta compreso di essere di fronte a un focolaio, con 1009 infettati si sarebbe dovuta quarantenare un’area più vasta: la mia stima super approssimativa del fattore x1000 avrebbe suggerito di quarantenare un’area con circa 1 milione di abitanti invece che 50.000 (*1). Ovviamente non essendo un esperto in materia ho sperato che il governo avesse ragione e io torto e mi sono limitato a esprimere le mie perplessità incrociando le dita (v. appunti del 3 marzo in Speciale Coronavirus 4).
3- In Cina la quarantena ha funzionato anche perché sono state chiuse le fabbriche: per non far fallire nessuno il governo ha immesso sul mercato l’equivalente del 2% del proprio PIL, circa 200 miliardi. Ovviamente l’ha potuto fare senza problemi perché ha il totale controllo della propria moneta e finanza.
In Italia invece, impastoiata dalle assurde regole UE, si è erroneamente ma comprensibilmente, deciso di continuare con la normale attività lavorativa suggerendo precauzioni inefficaci e inadeguate. Questo paradosso favorisce il contagio anche se non ho idea se vanifichi o no la quarantena stessa.
4- Ma cos’è questa fissazioni per la burocrazia e le scartoffie? Che senso hanno tutte queste autocertificazioni che non potranno mai essere verificate? A me pare un inutile spreco di carta e di tempo: l’illusione che con la burocrazia inutile si controlli e si gestisca meglio la situazione. Lo so: è una piccolezza rispetto alle altre problematiche ben più gravi però, nella sua stupidità, anche questa riesce a irritarmi…
Nota (*1): sto cercando di ricordare quando è stata istituita la prima zona rossa: probabilmente fu il 25 febbraio quando i malati erano poco più di 200. Comunque anche in tal caso la zona interessata dalla quarantena era piccola secondo la mia stima.

La mortalità in Italia è oggi del 6,6% mentre in Corea del Sud, dove hanno avuto un’epidemia di proporzioni simili alla nostra, hanno avuto solo lo 0,2%.
Come mai questa discrepanza?
Come ho scritto ieri potrebbe banalmente trattarsi del numero errato di casi infetti: se invece di essere 12.000 fossero 120.000 allora la mortalità sarebbe dello 0,66%…
Chiaro però che con 120.000 infetti allora l’epidemia sarebbe ormai fuori controllo…
A contribuire ad aumentare la mortalità italiana potrebbero concorrere i seguenti tre fattori:
1. La maggiore anzianità della popolazione (e il virus colpisce più duramente gli anziani).
2. La massiccia vaccinazione antinfluenzale (che protegge da influenza e altri virus ma indebolisce contro il Coronavirus).
3. Non ho idea di che terapia usino in Italia ma sia in Cina che in Corea del Sud si è avuto un buon successo con la clorochina (*1): magari ne andrebbe seguito l’esempio.
Nota (*1): Mi voglio augurare che in questa situazione drammatica non ci siano pressioni e speculazioni da parte delle case farmaceutiche per usare farmaci costosissimi e magari meno efficaci. La clorochina è fuori brevetto e costa pochissimo...

[12/3/2020 12:50]
Aggiungo un paio di riflessioni.

Ho seguito delle interviste alla tivvù di esperti virologi e simili: mi ha stupito la discrepanza con le informazioni che provengono dall’estero. Non riesco a spiegarmela è come se ci sia una sorta di censura fra quello che si può dire e cosa non si può dire: forse in parte è comprensibile cercare di mantenere il morale alto edulcorando qualche verità ma bo… sembra quasi un mondo parallelo…

Colpisce l’inerzia dei governi occidentali nel tentare di prevenire la diffusione della malattia: l’Italia, anche per l’incapacità di cogliere i prodromi del contagio, sta affrontando l’emergenza in Europa per prima dando agli altri paesi una chiara dimostrazione di cosa si debba e (soprattutto) non debba fare, invece solo in questi ultimi giorni iniziano a prendere delle iniziative piuttosto blande come la sospensione delle partite di calcio.

E non crediate alla frottola che il virus, comunque, non poteva essere fermato: la Cina ha chiaramente dimostrato il contrario. Non solo è riuscita a bloccare l’epidemia nel proprio territorio ma, sono convinto, riuscirà a impedire che vi rientri controllando attentamente gli ingressi nel paese con quarantene obbligatorie per chi arriva da zone a rischio, oramai il resto del mondo.
O almeno così credo: non si può escludere la possibilità che la Cina “reimporti” dall’estero il Coronovirus ma questo lo sapremo solo fra qualche tempo.

[12/3/2020 15:25]
Notizia: Coronavirus, scioperi spontanei in acciaierie di Terni e Fincantieri. Sindacato: “Quel che vale nelle strade deve valere nelle fabbriche” da IlFattoQuotidiano.it
Io avevo già segnalato questa ipocrisia giorni fa (8 marzo) accennando all’ipotesi di non far giocare neppure le partite a porte chiuse: «Alcuni giornalisti dicono che è per tutelare la salute dei calciatori: e perché questo trattamento speciale? Chi lavora in un supermercato, in un ufficio o in una fabbrica non rischia lo stesso o ancora di più?». Forse ne avevo scritto anche altrove: mi sembrava infatti di aver anche evidenziato il maggior rischio del lavoratore prossimo alla pensione rispetto a un giovane calciatore.

12/3/2020 21:50
Racconto di una mia amica per epistola: «Comunque c'è il fratello di un'amica della S che ha la nostra età ed è risultato positivo al virus… l'idiota non solo ha pranzato con tutta la famiglia nonostante stesse male, ma è anche andato al pronto soccorso… vabbè inutile commentare, in ogni caso è isolato in una stanza del reparto infettivo da 10 giorni… non può vedere nessuno, per fortuna non ha bisogno del respiratore ma è attaccato all'ossigeno con una polmonite seria… non è in pericolo… ma insomma… e intanto tutta la famiglia in quarantena, i medici pure, ancora non sono passati 15 giorni e non si sa se gliel'ha trasmessa o meno.… mah...»

Finalmente è uscito il nuovo video del medico americano su Youtube (canale MedCram). Oggi non c’erano grandissime novità comunque ha presentato una ricerca cinese di tre giorni fa sull’efficacia in vitro (che è tutt’altra cosa che su pazienti!) della idrossiclorichina, una variante più facilmente reperibile della clorichina. Secondo lo studio è ancora più efficace nel portare lo zinco all’interno delle cellule polmonari e a inibire così la replicazione del virus. Attualmente si sta cercando il giusto dosaggio ma comunque, è bene ripeterlo, l’efficacia su pazienti affetti da Coronavirus deve ancora essere confermata.
Un’altra sostanza che riesce a far penetrare lo zinco nelle cellule è la quercetina, una sostanza naturale che si trova in molti alimenti fra cui il tè verde, le cipolle e il vino rosso. Studi dimostrano che è utile per combattere l’influenza e altri virus come lo zika: anche in questo caso non sappiamo se possa essere di qualche utilità contro il Coronavirus ma si tratta di un integratore che si può comprare senza ricetta e quindi assumerlo male non dovrebbe fare.

[13/3/2020 9:00]
Nel “mondo parallelo” italiano non capisco cosa stia succedendo…
In Coronavirus, l'Italia è tra Paesi che testeranno l'antivirale contro Covid 19 su TG24.Sky.it
Si spiega che in alcuni ospedali italiani verrà testato un antivirale, il Remdesivir, che però sull’uomo ancora non è stato sperimentato. L’articolo spiega che al momento “nella totale carenza di farmaci” (suppongo “efficaci”) verrà somministrato ai casi più gravi per “uso compassionevole”.
Ma perché delle ricerche coreane (0,2% di fatalità) e cinesi (a memoria mi pare sul 3%), della clorochina e idrossiclorochina, non si dice niente? Si tratta di farmaci già testati, poco costosi e sicuri…
Sicuramente ci sarà qualche spiegazione logica, sicuramente anche noi staremo usando gli stessi farmaci, probabilmente nell’emergenza in cui versa la sanità ci sarà senz’altro un difetto di comunicazione…
Eppure iniziano a esserci parecchie cose che mi tornano poco…

Anche il ritardo in cui si sta intervenendo negli altri paesi europei è sospetto: sembra quasi che non ci si curi del pericolo e che solo lo si aspetti per poi, quando è tardi, prendere dei provvedimenti molto più duri di quelli che si sarebbero potuti prendere intervenendo prima.
Qualche giorno fa attribuivo il tutto alla mancanza di mentalità scientifica nella classe politica occidentale: ora però siamo arrivati in una zona di inadeguatezza e incompetenza, ambiente perfettamente familiare al governo italiano, ma che davvero sembra totalmente fuori luogo per i vertici di nazioni come UK, USA, Francia e Germania. Inspiegabile.
E come diceva Sherlock quando le spiegazioni probabili sono state scartate allora si deve iniziare a guardare a quelle improbabili: per il momento però eviterò di fare ipotesi che suonerebbero troppo complottistiche.

Conclusione: e le mie vie aeree etc. etc...