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e applica la tua mente alla SUA istruzione
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mercoledì 15 giugno 2022

Emozioni emozionanti

Mi chiedo quanto io sia emotivo.

Già ai tempi dell’università, quando avevo sui vent’anni per capirci, ero solito dire/pensare che per il 90% del tempo mi comporto in maniera razionale ma la mia natura lo è solo al 10%. Al tempo infatti mi sentivo lo strano incrocio di due personalità totalmente contrapposte: mio padre razionale al 100% e mia madre emotiva al 100%.

Molto più recentemente ho ipotizzato di essere passato nella primissima infanzia da una personalità INFP a una INTP: probabilmente cercando di imitare mio padre e contemporaneamente non apprezzando il carattere di mia madre a cui attribuivo tutta la colpa delle tensioni familiari.
Questo avrebbe spiegato alcune mie caratteristiche che non sono tipiche di INTP ma di INFP come, per esempio, il senso della giustizia. La differenza fra INTP e INFP è che hanno la funzione dominante e quella inferiore opposte: INTP ha Ti dominante e Fe inferiore, INFP ha Fi dominante e Te inferiore.

Insomma ho sempre avuto il sospetto di avere una parte emotiva molto forte anche se, normalmente, non emerge ed è tenuta chiusa in un baule chiuso da catene di ferro e sepolto tre metri sotto terra.

Oppure il mio potrebbe essere solo un effetto “ottico”: nel senso che la mia emotività mi sembra grande e forte semplicemente perché non la so gestire. Questo è un po’ quello che suggerisce la teoria MBTI per i tipi INTP come me.

Ma davvero la mia emotività è “grande” e “forte” come ho scritto di istinto?
Qual è il suo impatto sul mio comportamento?
Alla fine mi pare ben poco… o forse no?

Qualche esempio: l’aver lasciato il mio lavoro facile e ben remunerato in cambio di... niente, è stata una decisione emotiva o razionale? La mia logica fu: questo lavoro non mi piace, la vita è una, allora abbandono questo lavoro. Mi chiedo però se una persona veramente razionale avrebbe agito così o, per esempio, si sarebbe preoccupata di trovare prima un’occupazione alternativa?
O magari la forza di un’emozione non la si deve giudicare da come influenza il nostro comportamento ma da come la sentiamo dentro di noi, come ci abbatte o ci esalta. Invero una definizione molto solipsistica che difficilmente può portare a conclusioni che non siano soggettive.

Quanto è forte un’emozione che mi sembra pesare sul cuore, che mi opprime fino a togliermi il respiro. Un’emozione che mi perseguita, che mi appare davanti dovunque mi volti. Un’emozione che non mi lascia e non mi fa dormire, che mi respira in un orecchio e si abbraccia al mio collo, che mi soffoca ma non mi uccide che mi fa dolere senza ferirmi. È un’emozione forte?
Ma se al mattino l’ignoro, e faccio quel che so di dover fare, allora era un’emozione debole?

Io mi immagino le emozioni come dei quadri: la persona comunemente intesa come sensibile ha delle emozioni che sono dei quadri dettagliatissimi, ricchi di chiaro scuro e di colori di tutte le tonalità. Invece le persone come me (credo) hanno delle emozioni che sembrano quadri dipinti da bambini dell’asilo. Pochi tratti incerti, solo un paio di colori, nessun chiaro scuro o altri accorgimenti tecnici: soggetti semplici e banali: un cuore, una casa, una persona e poco più.
Come possiamo confrontare insieme due quadri così diversi?
Ha senso parlare di quadro più “forte” dell’altro? Magari più ricco di contenuti e significati sì, ma di pura intensità no.

Del resto i pittori più moderni hanno abbandonato la precisione nel dettaglio e nella tecnica per abbracciare tecniche più astratte: di certo non hanno rinunciato a comunicare emozioni ma ne hanno semplificato la forma esteriore.

Ecco, magari la maggior parte dei disegni semplici e stilizzati sono degli scarabocchi da bambino ma, a volte, magari sono un concentrato di espressività, ovvero di emozione.
Senza considerare il soggettivismo della persona coinvolta in prima persona: ogni scarafaggio è bello per la propria mamma, così ogni emozione tocca i precordi più sensibili della persone che la prova. Sembra una tautologia , un’ovvietà, un pleonasmo ma ciò non significa che non sia così. Un po’ come i sogni: i nostri sogni ci sembrano sempre misteriosi e intriganti ma quando li raccontiamo ci rendiamo conto che appaiono solo stupidi, che non riusciamo a spiegare tutti i dettagli, apparentemente banali ma che per noi sono ricchi di significato...

Insomma alla fine di questi ragionamenti, di questo pezzo inutile e contorto, credo si possa affermare che le emozioni contano per quanto le sentiamo forti in noi: questo è soggettivismo ma l’alternativa, valutarli per come si esprimono all’esterno, è paradossalmente relativismo perché nell'equazione entra un nuovo fattore: la forza con cui reprimiamo i nostri sentimenti.

Conclusione: bo… mi sono perso diversi paragrafi fa…

martedì 14 giugno 2022

Libri giugnosi

Oggi voglio iniziare a intensificare i miei sforzi per la nuova versione dell’Epitome: sono arrivato a correggere il noiosissimo capitolo 16°. Inizio a chiedermi se è il caso di semplificarlo tentando un approccio completamente diverso. L’idea del capitolo è mostrare in “azione” la mia teoria in un caso reale, cioè quello italiano: ho però la sensazione di andare troppo in dettaglio e di infilarmi in diverse questioni complesse che non conosco troppo bene.
L’alternativa che mi viene in mente è quella di partire dalla teoria e mostrare i suoi effetti in Italia: qualcosa tipo “la legge X.X ha causato Y1, Y2 e Y3” ma poi ho il problema di giustificare l’affermazione e questo mi costringerebbe a riaggiungere molto contesto: alla fine, temo, il risultato complessivo sarebbe ancor più intrecciato e confuso di adesso.

Come precedentemente spiegato avevo volutamente rallentato la lettura del libro di psicosociologia perché temevo di finirlo prima di completare la versione 1.9.1 ma ora non dovrebbe esserci più questo pericolo così da qualche giorno l’ho reinserito nel gruppo dei libri che leggo ciclicamente.

Sono a buon punto di “Who we are end how we got here” di Reich: rimango dell’idea che sia scritto in uno stile un po’ contorto. Probabilmente avrebbe fatto bene a separare in capitoli appositi la spiegazione di certe procedure tecniche di cui parla più volte invece di inserire mezze accenni qua e là. Probabilmente il suo libro è stato letto da persone che avevano tutte una buona conoscenza di genetica e che quindi non gli hanno segnalato i relativi problemi di chiarezza.
Comunque è un libro interessantissimo sebbene già parzialmente superato, come del resto lo stesso autore aveva anticipato data la velocità dell’evoluzione delle scoperte in questo campo. Per esempio ora sembra che il materiale genetico dell’uomo denisoviano ereditato dalle popolazione orientali sia appena lo 0,1% invece del 3-4% stimato da Reich: questo ha a sua volta varie implicazioni su cui non sto ad addentrarmi…

Ho iniziato a leggere le “Lettere” di Seneca: sono perplesso e irritato dalla traduzione “poetica” di Annibal Caro, ma gratuitamente c’era questo disponibile su Liber Liber. Oltretutto si tratta di una selezione di pochissime lettere su centinaia.
Comunque nelle prime lettere non avevo annotato niente: mi sembrava tutto ovvio. Mi viene molto naturale essere “un po’ stoico” e i ragionamenti di Seneca mi sembravano quindi troppo semplici per destare il mio interesse (*1).
Però nella terza lettera ho trovato un passaggio che mi ha colpito: Seneca infatti non scrive di filosofia ma di una sua visita a Pompei dove, si scopre leggendo, il filosofo aveva passato alcuni anni della sua gioventù. Seneca spiega allora che il ritrovarsi in questi luoghi ha due effetti su di lui: da una parte è tentato di riprovare le vecchie abitudini e da un’altra i ricordi di quei tempi ritornano particolarmente vividi.
Ecco: per la precisione lessi questo passaggio sabato mentre la mia visita a Pisa è stata ieri, cioè lunedì. Non è quindi che ho notato il passaggio col “senno di poi”. Però suppongo che qualcosa di simile potrebbe essere successo anche a me.
Cosa se ne può concludere? Probabilmente che gli abitanti di Pisa devono stare attenti alle eruzioni vulcaniche! No scherzo, non so ancora bene come valutare questo fenomeno: lo devo ancora assimilare. Mi conforta però scoprire che anche a quel tonto di Seneca era accaduto qualcosa di simile.

Sulla “teoria della giustizia” di Rawls procedo lentamente perché mi scoraggia l’idea di doverne poi fare una sintesi: probabilmente smetterò di riassumere capitoletto per capitoletto. Del resto come ho già spiegato in Capitoletto 23 ormai ho capito che l’impostazione data da Rawls alla sua teoria non mi piace perché mi pare inutile e, anzi, priva di senso. Fino a quando non arrivo alle sue conclusioni, ovvero alla teoria effettiva, mi pare inutile commentare la procedura che ha ideato per “dimostrare” la correttezza delle proprie conclusioni…

Discorso simile per il libro di Fabio Mini e quello di Klarman: tendo a leggerli poco perché poi trovo troppi spunti da riproporre su questo ghiribizzo.

“Agguato al lago rosso” di Genito soffre della concorrenza di un altro libro leggero: una serie di fantasia di un tale Ransom Riggs. E nei miei gusti il genere fantasia batte i gialli 3 a 0…

Ovviamente c’è anche il solito Plutarco: mi ci devo mettere per finire di leggere il secondo dei quattro libri della mia edizione. È che ho trovato una serie di personaggi piuttosto anonimi e poco interessanti: considerato che è una lettura che richiede una certa attenzione (la traduzione è antica) finisce che preferisco optare per altro…

Conclusione: e ora vado a leggere e correggere!

Nota (*1): anche se, suppongo, alcune riflessioni avrebbero implicazioni enormi per il lettore comune…

lunedì 13 giugno 2022

Contento... penso

Altra visita a Pisa, altri appunti mentali. Vediamo com’è andata!

40: Razzo → Un razzo orbita tre volte intorno alla Terra.
Come mi pare di aver già spiegato, per evitare il traffico, parto da casa alle 6:00. Durante gran parte del tragitto ascolto Radio Sportiva che però, a quell’ora, ritrasmette la programmazione del giorno prima. Così stamani ho risentito il direttore Plastino che avevo già ascoltato in diretta il giorno prima: anzi, quando ormai ero nelle vicinanze di Pisa è partita la terza ripetizione!
Siccome ho una memoria discreta ho iniziato ad anticipare le parole di Plastino, anzi più che le parole i concetti perché la mia memoria funziona così…

41: Ruota → La ruota di un TIR investe Ronaldo schiacciandolo completamente.
Al terzo ascolto mi sono però accorto di un passaggio divertente che mi era completamente sfuggito. Uno spettatore stava spiegando la sua valutazione della stagione della Juventus e si esprimeva con un linguaggio forbito che forse non gli era poi molto familiare. Comunque a un certo punto ha detto qualcosa del tipo “La dipartita di Ronaldo poco prima dell’inizio del campionato ha creato molti problemi”. Al che il conduttore della trasmissione si è inserito correggendolo “La cessione cioè…”. Il tizio al telefono non se ne è neppure accorto ma io sì, sebbene solo alla terza volta, e ho riso a lungo!

42: Ragno → L’ho saltato per sbaglio!
Come per lo scorso viaggio (v. Indignato e arrabbiato) nei miei appunti mi sono dimenticato di associare un numero! Non credo ci siano chissà quali motivi per questa dimenticanza: semplicemente non ci presto troppa attenzione…

43: Ramo → Seduti sul ramo di un grande albero c’è una coppia: la bella vicina e…
Rimando questo appunto al finale del pezzo: in pratica dopo la prossima sezione 44…

44: Rolls-Royce → Una lussuosa RR si ferma a un Mac Donald e ordina il menù Mac Ultra Deluxe.
Per curiosità verso le 11:45 sono andato a mangiare a un Mac Donald alla periferia di Pisa. L’idea di partire con la pancia piena (io comunque, in genere, mangio prestissimo verso 12:00) è buona perché così guido poi più tranquillo e rilassato però…
Però in questo Mac Donald mi sono trovato proprio male!
Per prima cosa non si poteva ordinare alla cassa ma si dovevano usare dei touch screen o magari una App per chi ha il telefonino intelligente: chiaro che risparmiano qualche addetto però per l’utente è tutto più lento è complicato.
Il prezzo del Mac Donald lo ricordavo più basso del Burger King (vedi poi) invece ho speso una cifra finale molto simile.
La Sprite faceva schifo! Non sapeva di Sprite ma di concentrato di limone allungato in acqua ghiacciata: detto così non sembrerebbe malaccio ma in realtà sembrava più che altro un detersivo al limone…
La qualità del panino è inferiore a quella di Burger King: per puro caso proprio ieri, dopo mesi e mesi, ero stato a un Burger King e quindi avevo ben chiaro il ricordo della loro versione…
Magari la prossima volta che mi ci fermo provo a prendere un’insalata: in Olanda la mangiavo spesso e non era male…

Ma veniamo al “ramo”. Come la volta scorsa nelle prime ore ho lavorato a casa anche perché dal piano di sotto non venivano segni di vita e io volevo evitare di svegliarli: evidentemente questi giovani studenti studiano sempre fino a notte fonde e poi recuperano dormendo fino a tardi la mattina dopo!
Comunque verso le 11:00 (era da circa un quarto d’ora che sentivo qualche rumore) sono andato a suonare al campanello del piano di sotto e dopo pochi secondi mi ha aperto un ragazzo alto e magro dall’aria simpatica e disponibile. L’ho un po’ intervistato e ho scoperto che, come avevo intuito, era il ragazzo della bella vicina ed è alto 191cm!
Comunque mi ha fatto un’ottima impressione: il tipico bravo ragazzo, gentile, coscenzioso e, credo, un po’ silenzioso. Penso poi anche intelligente: di quell’intelligenza placida e tranquilla che è il contrario dell’astuzia e che, anzi, a volte sfocia nell’ingenuità. Non volevo essere invadente quindi non gli ho fatto troppe domande solo poche curiosità che mi sono passate per la testa: insieme abbiamo portato giù un tavolo e altra roba compresi due vecchi schermi dell’Amiga da, boh, 10 pollici? Poi siamo rimasti d’accordo che la prossima volta gli porto la carta: decisamente più facile accordarsi con lui, visto che era molto accondiscendente, piuttosto che con la sua prudente fidanzata.
Dopo un po’ è salita su anche un’altra vicina: anche lei molto carina (e molto tatuata e “perforata” con anelli al naso e simili). Certo, niente a che vedere con la sua coinquilina (che oggi non c’era), ma magari ci fosse stata qualcuna come lei ai miei tempi!
Ma il punto sono le mie sensazioni: l’altra volta, scoprendo che adesso al piano sotto al mio vive una specie di “top model” in incognito, ero venuto via molto arrabbiato. Non ce l’avevo con nessuno in particolare ma con le coincidenze dei tempi: quando vi abitavo io avevo vicini maschi che evitavo accuratamente.
Stavolta ho incontrato il suo fidanzato, che come detto, mi ha fatto un’ottima impressione: la mia reazione emotiva è stata di rilassamento e la capisco poco.
Il problema di noi INTP è che abbiamo la parte emotiva (Fe) come funzione inferiore: ancora ancora quando analizziamo gli altri possiamo proiettarla tramite Ne con discreti risultati, ma quando ci sentiamo coinvolti invece ci troviamo come i cowboy ai rodei in groppa ai tori scatenati.
La mia Fe mi vuole dire qualcosa ma io Ti non riesco a capirla e se gli affido il controllo succedono disastri.
La mia attuale ipotesi è che non mi piaceva immaginare la bella vicina (vabbè, si chiama Anna) spupazzata da un calciatore in discoteca mentre invece non mi dà disagio pensarla insieme al ragazzo (vabbè, si chiama Andrea) conosciuto oggi. In altre parole mi sentivo geloso di un ipotetico calciatore ma non di questo ragazzo (anche lui studente di scienze naturali): mi sembra una buona coppia.
Quello che non capisco è questa mia gelosia condizionale: mi piace che stia con un ragazzo “normale” (sebbene più alto della media) ma perché?
Parlami Fe, cosa vuoi dirmi!?
Vabbè, in parte la scelta di tale compagno si riflette positivamente anche su Anna dato che egli ha tutte caratteristiche che anch’io trovo apprezzabili; cioè lei non si è lasciata sedurre da un furbastro o un riccone o un palestrato: ma ovviamente deve esserci di più.
Mentre Fe cerca di trovare i concetti giusti per comunicare con il mio Ti aggiungo un cambiamento degli ultimi 2-3 giorni anche se magari non c’entra niente. Negli ultimi giorni mi sono sentito molto più pieno di energie, quasi ottimista: mi era quasi venuta voglia di mettermi a dieta e di dimagrire un po’ (*1).

Modificato 13/6/2022: Aggiungo un altro particolare curioso che mi ero dimenticato di segnalare. Già da pochi giorni non ricordo più la faccia della bella Anna: la confondo con una mia ex collega che le assomigliava vagamente: idem per il fidanzato visto oggi. Io comunque per le facce sono negato...

Conclusione: vabbè, è inutile continuare a rimuginare: suppongo che il mio Fe abbia bisogno di qualche giorno per metabolizzare il tutto e informare Ti, ovvero il mio io cosciente (e calcolante)...

Nota (*1): devo infatti dire che nell’ultimo anno e mezzo mi sono lasciato molto andare: soprattutto ho iniziato a mangiare per nervosismo e logicamente data l’età e la mia scarsa attività ho guadagnato molto peso. Non sono più il filiforme KGB delle mie vignette ma, piuttosto, ricordo quello della vignetta intitolata “Gravidanza”!

domenica 12 giugno 2022

Motivazioni convincenti o no

Ieri sera ho finalmente trovato un video pro Ucraina che non fosse smaccatamente propaganda di guerra: Update from Ukraine 06/12 | They are Coming Closer. We need the Heavy stuff dal canale Denys Davydov

Non è propaganda di guerra perché conferma che i russi stanno avanzando: l’autore, un ragazzo evidentemente di origine ucraina, spiega mestamente che i combattimenti sono durissimi con perdite pesanti su entrambi i fronti (*2).

Ma perché io ritengo più affidabile, per esempio, la versione del conflitto data dal canale The New Atlas?

Il motivo è che non mi baso semplicemente su quello che viene affermato, che del resto non ho modo di verificare, ma soprattutto su come viene giustificato. Non solo, col tempo, combino automaticamente le diverse giustificazioni riuscendo a farmi un modello dei meccanismi di fondo: in questo modo riesco così poi a filtrare via eventuali giustificazioni che a quel punto, con quanto ho appreso, mi appaiono deboli. In tutti i meccanismi vi è poi un elemento di affidabilità dell’informazione/giustificazione che tendo a portarmi dietro: lo sottolineo perché secondo il libro di psicosociologia un grosso limite dell’uomo è, col tempo, di ritenere ogni affermazione ugualmente credibile indipendentemente della fonte.
Ecco io il valore dell’informazione lo stimo col tempo, basandomi sulla logica interna dei suoi dati e su come si integra su quanto già so: è un valore che aggiorno continuamente e che tengo sempre presente. Da quello che ho capito tutti gli INTP funzionano più o meno così...

Per esempio Davydov, come si intuisce dal titolo del suo video, afferma più volte che ora più che mai è necessario l’invio di armi pesanti dall’occidente in Ucraina.
In questo caso le obiezioni delle “mie” fonti (*1) sono molteplici:
1. penuria e alto costo di dette armi.
2. vengono distrutte facilmente una volta in territorio russo.
3. pericolo che gran parte di queste finiscano nel mercato nero.
4. occorre almeno un anno di addestramento per poterle usare efficacemente.

Davydov avrebbe potuto controbattere così (ipotesi completamente inventate da me sul momento):
1. è vero, ma l’occidente ha un dovere morale nei confronti dell’Ucraina; oppure questa guerra in Ucraina è determinante per il futuro dell’Europa e del mondo; oppure poteva mostrare dati che dimostrassero che di queste specifiche armi non vi è penuria…
2. non è vero; oppure è vero, ma allo stesso tempo riusciamo così a distruggere le analoghe armi russe
3. solo una quantità minima di armi finisce al mercato nero; oppure l’artiglieria pesante non può finire al mercato nero perché troppo complicato muoverla in giro per il mondo senza che venga individuata.
4. Per usare tali armi al 100% occorre un anno, ma per usarle al 75% basta un mese.

Confrontando queste spiegazioni con quanto già so avrei poi potuto decidere cosa mi sembrava credibile e cosa no: invece Davydov non si pone nessuno dei 4 problemi sopra elencati, semplicemente ripete la narrativa della stampa. E così è per il 99% delle sue affermazioni: non vengono date giustificazioni del perché ma solo riportate affermazioni “ufficiali”.
Per me questa è semplice rielaborazione personale della propaganda di guerra: anche se in questo caso si deve dare il merito a Davydov di essere riuscito a filtrare correttamente almeno le informazioni sull’evoluzione della battaglia.

Vabbè, mi è venuto un pezzo troppo lungo per farci un corto come avevo inizialmente deciso: vediamo quindi di rimpolpare un po’ quanto scritto e di pubblicare a sé il risultato ottenuto…

Conclusione: di sicuro in rete esiste anche una fonte di informazione che dà spiegazioni del perché l’Ucraina starebbe vincendo: in tal caso confronterei tali giustificazioni con quelle opposte già in mio possesso e ne trarrei le relative conclusioni. Il problema è che detto canale, magari per mia incapacità, non lo ho ancora trovato mentre contemporaneamente la logica della Russia vincente si fa sempre più convincente.

Nota (*1): magari citando e mostrando fonti di parte occidentale come il Washington Post, quindi credibili quando i loro dati sono negativi, cioè pro Russia,
Nota (*2): che le perdite fossero alte anche per i russi lo diceva anche l’ufficiale dei servizi segreti del precedente corto: nella seconda versione mi ero dimenticato di scriverlo anche se mi sembrava importante.