«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
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domenica 10 dicembre 2023

Democrazia russa e occidentale

Oggi, attratto dal titolo, ho ascoltato il video Dire Situation As Russia Makes LARGE Gains - Ukraine War Map Analysis & News Update dal canale Willy OAM.

Titoli di questo tipo stanno apparendo sempre più spesso negli ultimi giorni ma preferisco non perdere tempo su canali filo russi e invece sentire cosa ha da dire al riguardo un canale filo ucraino!
In realtà poi questi “grandi guadagni” sono relativi alla stasi degli ultimi mesi ma sono comunque piccoli. Però non è di questo che volevo scrivere oggi quanto piuttosto di una singola frase di Willy.

Willy spiegava che Putin ha deciso di ricandidarsi alle elezioni russe del 2024. Chiaramente anche la popolazione della Crimea e delle nuove repubbliche del Donbass parteciperanno a tali elezioni: per questo motivo un ministro ucraino ha intimato agli osservatori stranieri di non recarsi a monitorare tali elezioni perché sarebbe un riconoscimento indiretto della sovranità russa nella regione (e che l’Ucraina non riconosce).
E poi continua a citare: «[…] qualunque elezione in Russia non ha niente a che vedere con la democrazia, esse servono solo come strumento per mantenere il regime russo al potere» aggiungendo poi come riflessione personale «e naturalmente con questo intendiamo che Putin sarà rieletto ancora [...]»

Insomma il senso delle parole del ministro ucraino, sostanzialmente condivise da Willy, è che la Russia non è una vera democrazia: per esempio Putin è già stato eletto presidente varie volte con un breve intermezzo di Medved quando invece è stato primo ministro.
In pratica la democrazia in Russia serve solo a legittimare il potere di Putin ma non è una reale democrazia. Aggiungo, visto che lo ricorda anche Willy, che Putin al momento è apprezzato dall’80% della popolazione russa. Un primato che, a mio modesto parere, rende plausibile che la popolazione russa lo rielegga come presidente...

Ma invece abbiamo democrazia in occidente? A questo domanda appena, diciamo, 5 anni fa avrei risposto di sì. Certo con grandi differenze di democrazia effettiva fra paese e paese, sicuramente con dei pericoli all’orizzonte e delle degenerazioni qua e là. Ma ancora avrei pensato che, soprattutto nel nord Europa, vi fosse democrazia: l’elezione di Trump e il successo della Brexit, a cui chiaramente si opponevano i poteri forti mondiali, ne era la dimostrazione.
Ma il sistema democratico era molto più malato di quanto mi fossi reso conto e pochi anni dopo la situazione mi appare totalmente diversa: col senno di poi ho capito di non essere sufficientemente informato sulla situazione nel resto d’Europa e del declino della qualità della politica anche in paesi che ritenevo “sicuri” come, per esempio, la Finlandia…

Ma limitiamoci alla situazione italiana che conosco meglio.
Penso che si sia tutti d’accordo che in una democrazia deve esserci un’opposizione, no?
Ebbene dov’è l’opposizione in Italia? Qualcuno mi risponderà: "è nel PD della Schlein, in Italia Viva di Renzi o nel M5S di Conte…"

Ma io vi chiedo: chi devo votare se sono contro la guerra in Ucraina, se sono contro l’euro e una UE delle banche invece che dei popoli? Chi devo votare se sono contro il massacro dei palestinesi a Gaza o se vorrei un’indagine seria sulla scellerata gestione della pandemia di covid-19? Chi devo votare se voglio una UE alleate degli USA e non una specie di colonia da sfruttar e abusare di Washington? O se volessi una UE più democratica e non una specie di autocrazia diretta opacamente dalla Baronessa Tedesca senza nessuna investitura popolare?
La risposta è che non c’è nessun partito che mi rappresenti neppure minimamente (escludendo partitini irrilevanti) e questo avviene perché non vi è una vera opposizione.
Se durante la pandemia ci fosse stata al potere la destra avrebbe fatto più o meno lo stesso di quanto combinato da Draghi e Conte. E se adesso ci fosse stata al potere la Schlein l’Italia avrebbe ossequiosamente obbedito a tutte le scelleratezze ordinate da Bruxelles, forse semmai ancora con più entusiasmo…

È vero che nella democrazia italiana, oggi come oggi, sono effettivamente libero di votare chi voglio: il problema è che tutti i partiti del panorama politico sono sostanzialmente uguali e, di conseguenza, il mio voto è irrilevante e inutile.
In realtà votando si dà una legittimazione popolare a un sistema che del popolo se ne infischia e, anzi, governa più o meno apertamente contro di esso e i suoi interessi.

Quindi in Russia vi è poca democrazia: d’accordo. Il problema è che in occidente la democrazia è scarsa. Abbiamo cencio e straccio: scegliete voi qual è meglio.

In epoca non sospetta, cioè ben prima del 2022 (*1), riguardo alla democrazia russa scrissi in [E] 16.3, “Russia, Germania e Giappone”: «Russia- Considerarla una democrazia occidentale è una provocazione: probabilmente è più corretto definirla come una democrazia degenere: essa ha delle caratteristiche tipiche della democrazia, come le elezioni periodiche, alle quali però se ne affiancano altre più consone a un regime autoritario. Ma nonostante questa significativa differenza credo che sia comunque sostanzialmente corretto annoverarla fra le democrazie occidentali.
Prima di tutto, come abbiamo visto (v. 11), la democrazia liberale è essa stessa sostanzialmente un mito il cui scopo è semplicemente quello di mantenere la pace sociale fingendo di attribuire il potere al popolo mentre, in realtà, esso è detenuto dal governo più o meno fortemente influenzato dai parapoteri economici che con il primo hanno un dialogo privilegiato: quindi perché “discriminare” la democrazia russa se al suo vertice c'è una persona sola ma, comunque, anch'essa mantiene l'illusione democratica?»

Questo è il punto: se la nostra democrazia è illusoria allora non vi è una differenza sostanziale con quella russa.

Conclusione: un discorso analogo lo si potrebbe fare per la libertà. Da quando mi hanno rinchiuso in casa ingiustificatamente e mi hanno ricattato per assumere un farmaco sperimentale potenzialmente pericoloso per la mia salute e da quando la censura è sempre più pervasiva e onnipresente anche la libertà occidentale non mi appare più così “libera”. Ma teniamoci questo argomento per un altro pezzo...

Nota (*1): credo intorno al 2018-2019 ma non ho voglia di controllare...

sabato 9 dicembre 2023

Jurassic World: il dominio della inettitudine

Qualche sera fa ho guardato “Jurassic World il dominio” aspettandomi una pellicola decente con la speranza che fosse divertente: del resto i precedenti film della serie erano stati tutti discreti o almeno guardabili… Cosa poteva andare storto in una nuova reincarnazione della serie?

Il risultato invece è stato brutto sebbene non disastroso: un lungo film da 5, generalmente noioso e, solo a tratti, poco più che divertente.

Prima di tutto c’erano troppi personaggi: tre protagonisti del capolavoro di Spilberg più due della serie più recente. A questi si aggiungono una ragazzina il cui DNA potrebbe salvare il mondo (delle stupidaggini della trama parlerò poi), un’aviatrice di colore e il vicedirettore, delfino del cattivo ma però buono, anche lui di colore. La sensazione è che siano stati aggiunti per inserire della “diversità” nel gruppo dei protagonisti ma non avendo un vero e proprio ruolo sono solo delle superfetazioni.
I due gruppi hanno avventure e storie, che si sviluppano separatamente, abbastanza casuali poi, nell’ultimo terzo o quarto del film, si ritrovano tutti insieme per ulteriori avventure altrettanto casuali.
Per avventure casuali intendo incontri e inseguimenti con i dinosauri di turno che, in questa edizione della serie, sono particolarmente ottusi.

Già i dinosauri, il punto di forza della pellicola… in questa promanazione della serie il declino degli effetti speciali è evidente. A causa dei video che mi propina YouTube sono abbastanza informato sulla situazione: la concorrenza fra le varie compagnie è fortissima e i produttori ne approfittano per tagliare i costi. Contemporaneamente vi è molta improvvisazione anche da parte della regia che costringe i creatori di effetti speciali a rifare più volte il loro lavoro, senza costi aggiuntivi, per non perdere il cliente.
In teoria adesso la tecnologia permetterebbe degli effetti speciali indistinguibili dalla realtà (diciamo da 9/10) ma per il taglio dei costi e per l’improvvisazione della produzione ci si accontenta di lavori molto più approssimativi (6 o 7/10). In questo film si scende però a 5/10. In qualche scena non tornano i colori, in quasi tutte quelle in cui vi sono attori umani i loro sguardi non guardano alla posizione dei dinosauri minando così immediatamente la credibilità dell’effetto speciale.

Anche il T-Rex, che equivale a un protagonista nel cuore degli appassionati della serie, viene “buttato” allo sbaraglio dagli sceneggiatori nella nuova “riserva naturale” delle “Dolomiti” (in realtà abbiamo delle generiche montagne, foreste e lago ghiacciato). Stavolta ha un rivale totalmente anonimo (non come l'ibrido folle e assassino del primo Jurassic World), un “gigantosauro” o roba del genere, col quale si scontra una prima volta sottomettendosi ma contro il quale ha una battaglia finale (totalmente inutile) ispirata dai peggiori “Rocky”: prima viene riempito di botte (morsi) e finisce al tappeto ma, quando sembra ormai sconfitto se non morto, ecco che riapre l’occhio “saurino” e, scagliandosi contro il nemico, lo uccide: per pietà verso gli sceneggiatori non entro nei dettagli…

Il “cattivo” umano è ancora più imbarazzante: chiaramente ispirato a Steve Jobs è totalmente anodino, debole, pauroso e senza idee. Ogni trama ha bisogno di un avversario che si opponga ai protagonisti creando quella tensione che spinge i lettori o gli spettatori a proseguire nella lettura/visione. In questa pellicola invece gli avversari sono diluiti fra tanti personaggi minori e dinosauri insignificanti che diventano dei semplici ostacoli fastidiosi.

Ma è la trama il problema fondamentale. L’ambientazione è sbagliata: il precedente film faceva intendere che i dinosauri si erano diffusi per il mondo e questa pellicola nei primi dieci minuti lo conferma. Questo avrebbe potuto portare a numerose idee nuove e inaspettate ma invece gli sceneggiatori fanno svolgere il grosso della vicenda nel solito parco e solite strutture scientifiche: insomma una grossa occasione sprecata. È come se gli sceneggiatori non si fossero sentiti in grado di immaginarsi un mondo credibile in cui dinosauri, umani e altri animali possano convivere insieme: onestamente non facile ma di sicuro gli spettatori sarebbero stati ben disposti a sospendere la loro incredulità…
La trama di per sé è debole e fiacca. I “vecchi” personaggi hanno lo scopo di salvare il mondo dalla piaga delle cavallette preistoriche. Quelli nuovi devono invece recuperare la figlia adottiva rapita dai cattivi che la vogliono usare per salvare il mondo (e farci dei soldi). Le due trame poi si fondono insieme ma rimanendo deboli.
Il tutto con grandi inseguimenti fini a se stessi e non credibili. Un solo esempio: nel primo film si spiega che il T-Rex distingue bene solo il movimento quindi, se si sta immobili, non riesce a vederci; invece i velociraptor no, ti vedono anche se stai fermo. Da qui si sviluppano nei vecchi film un sacco di scene interessanti e ricche di tensione. In questo invece gli sceneggiatori inetti si sono completamenti dimenticati della cosa e sembra invece che i dinosauri, specialmente quelli più grossi e pericolosi, siano genericamente miopi se non semi ciechi.

Ieri sera ho poi guardato se Filmento avesse fatto un video su questa pellicola. La risposta è sì ed effettivamente sottolinea un grosso problema che io non avevo invece ben compreso e identificato.
Le due trame di cui anch’io ho parlato non sono equivalenti: quella con i “nuovi” protagonisti, per quanto debole, ha una sua costruzione logica e presenta tutta una serie di sfide che tengono desta l’attenzione dello spettatore. La trama con i “vecchi” protagonisti invece non ha sfide né difficoltà: c’è un solo scontro/inseguimento con i dinosauri ma non è molto impegnativo in confronto alle peripezie affrontate dell’altro gruppo. Secondo Filmento si sarebbe dovuto tagliare tutte queste scene con i “vecchi” protagonisti che annacquano invece quella che avrebbe dovuto essere la trama principale basata sul salvataggio della ragazzina.

Non so, io credo che abbia ragione: mantenendo solo la trama con i “nuovi” protagonisti forse la pellicola sarebbe stata discreta, da 6½ insomma…
Questo mi porta a pensare che la sceneggiatura sia stata pesantemente rimaneggiata per aggiungervi i “vecchi” protagonisti. Ripensandoci anche la parte finale in cui sono tutti insieme avrebbe avuto più senso se gli umani fossero stati tre invece di sei (sempre che non dimentichi qualcuno!): pochi giovani hanno più possibilità di non essere notati da un dinosauro affamato rispetto a una comitiva con vecchietti…

Ah! ovviamente a peggiorare un film già brutto non poteva mancare una spolverata di “wokismo”. In parte con l’introduzione di due nuovi personaggi di colore totalmente inutili ma che distraggono l’attenzione dello spettatore facendogli presumere che abbiano un ruolo significativo nella storia.
Soprattutto però col messaggio ecologista totalmente sballato di fraternità, uguaglianza e accoglienza dei vecchi animali verso i nuovi "accolti" nei loro habitat. In pratica gli animali sono stati umanizzati attribuendogli dei valori morali che non gli appartengono. La natura è infatti competizione: anche animali che non sono preda/cacciatore sono comunque in lotta per mangiare la stessa erba o gli stessi pesciolini.
Invece il film si conclude con elefanti che pascolano mischiati a triceratopi, o mostri marini che sguazzano in mare insieme alle balene o pterodattili che si alzano in volo insieme a stormi di oche e simili…
Ecco, è come se un terzo sceneggiatore avesse messo le mani sulla sceneggiatura già rimaneggiata per aggiungervi queste scene totalmente inutili e prive di senso ma necessarie per far superare al film l’esame finale di “wokismo”...

Conclusione: probabilmente sono perfino stato troppo generoso nel mio giudizio complessivo...

venerdì 8 dicembre 2023

Disvalori

Nel 2018 scrissi il pezzo Al di là di Nietzsche che, a sua volta, si richiamava a uno dell’anno precedente (2017), L’ironia della non logica.

Difficile riassumerli in due parole (consiglio quindi la lettura almeno del primo citato) ma, in pratica, cerco di evidenziare quella che mi sembra essere una notevole analogia fra una mia intuizione e il pensiero di Nietzsche: il valore della non logica, l’apparenza e l’arbitrarietà dei disvalori.

A questa linea di pensiero, nel 2020, ho poi aggiunto la teoria epistemologica di Taleb col suo metodo di indagine/ricerca apofatica: le informazioni negative sono più solide di quelle positive perché è molto più difficile che vengano dimostrate false.
Di solito affianco questa teoria di Taleb al mio primo capitolo (2016) dell’Epitome, sui limiti psicologici e cognitivi umani ovvero su un qualcosa di negativo piuttosto che di una descrizione positiva delle sue virtù, su cui baso poi il resto dell’opera.

Adesso a questo gruppo di idee affini posso aggiungere anche il pensiero di Jung. Già in precedenti pezzi ho spiegato come egli veda, specialmente in alcuni autori (Schiller ma non solo) il conflitto interiore fra la loro funzione razionale e quella emotiva. La parte razionale non potrà mai capire completamente quella emotiva e anche la seconda potrà forse intuire la prima ma, di nuovo, senza comprenderla.

Ma ho trovato un passaggio particolarmente significativo che evidenzia bene questa dicotomia: «[…] vi sono non solo verità razionali, ma anche verità irrazionali, e le cose umane che sembrano impossibili mediante il ricorso all’intelletto, si sono spesso realizzate mediante il ricorso alle facoltà irrazionali.» (*1)

Abbiamo quindi il valore della non-verità di Nietzsche, quella della non-logica di KGB, quello dell’irrazionalità di Jung e quello delle affermazioni apofatiche di Taleb: vedete le analogie?

Comunque ampliando la discussione ai tipi psicologici è interessante notare come sia Rawls che Nietzsche e Jung siano considerati INFJ. Per me la loro lettura è estremamente faticosa perché si esprimono mediante F più o meno mediata da T (*2).

Di questi tre il più razionale è Rawls (solo facendoci attenzione mi accorgo dei buchi nella sua logica), poi direi Jung perché parte da principi fortemente F ma si sforza di legarli insieme con T, mentre per ultimo metterei Nietzsche che non ci prova nemmeno a dare una sistemazioni razionale alla presentazione delle sue idee.

Ma potremmo anche non fermarci qui e considerare Schiller a livello di Rawls o a uno superiore (non ho elementi per valutare se non il giudizio di Jung). Ma Schiller è classificato come INTP e non INFJ.
Questo mi porta a pensare che il difetto della profilazione MBTI sia la sua rigidezza: vediamo infatti come all’interno della stessa tipologia i singoli individui abbiano rapporti sostanzialmente diversi fra parte emotiva (F) e razionale (T). Soprattutto Schiller non sembrerebbe un INTP a causa della forza del suo F…
Suppongo che per la fine della lettura di “Tipi psicologici” sarò arrivato a un mio proprio sistema per tipizzare le diverse personalità!

Conclusione: nei giorni in cui sono particolarmente stanco e mi esprimo con difficoltà, come oggi, dovrei imparare a riconoscere il valore del “non-articolo” ed evitare di scrivere!

Nota (*1): tratto da “Tipi psicologici” di Carl Gustav Jung, (E.) Bollati Boringhieri, 2022, trad. Cesare L. Musatti e Luigi Aurigemma, pag. 98.
Nota (*2): in diversi vecchi pezzi mi vanto di riuscire a comprendere “bene” Nietzsche ma tale valutazione nasce da un equivoco: davo per scontato che Nietzsche fosse incomprensibile per i più e che quindi la mia relativa difficoltà a comprenderlo fosse in realtà facilità. Probabilmente, lo capisco adesso, altri tipi **F* capirebbero davvero con facilità il filosofo tedesco: è necessaria infatti una forte dose di F piuttosto che T per comprenderlo.

giovedì 7 dicembre 2023

La nonna di Schiller

Stanotte 00:40-5:40. Ieri credo che, se fossi stato una persona normale, avrei avuto il mal di testa tutto il giorno. Comunque mi è venuto il mal di schiena: è un problema di cui non soffrivo più da quando presi il materasso duro e le doghe in legno... se non occasionalmente (tipo dormire con un qualcosa fra materasso e schiena).

Anche oggi mi sento già stanco (6:30) ma voglio comunque provare a scrivere il pezzo su Jung che ho in arretrato da ieri (e comunque non ho letto altro).

Il titolo del pezzo è dovuto a un aneddoto del libro: sfogliando infatti il capitolo per capire quanto ancora mi mancava per terminarlo (un’enormità, circa 40 pagine di Schiller & C.!) mi è cascato l’occhio sulle parole “nonna di Schiller”. Siccome il soggetto mi incuriosiva molto mi sono imposto, nonostante la stanchezza, di arrivare a leggere fino a tale paragrafo.
Però, siccome è stata l’ultima cosa letta, credo sia meglio procedere con ordine e parlarne al termine di questo pezzo...

Come forse ricorderete in questo capitolo Jung analizza Schiller partendo dalla sua intuizione dell’incompletezza dell’uomo moderno. La società richiede infatti che le persone si specializzino e questo porta a uno sviluppo asimmetrico delle funzioni umane: il problema è che le funzioni represse causano frustrazione nell’individuo.
Poi Jung passa dalla società al singolo: Schiller riconosce questo problema perché lo vive in prima persona e, nei suoi scritti, oscilla da una razionalità (dominante) al sentimento (represso). Schiller viene poi contrapposto a Goethe per il quale invece vale il contrario.
Ah! altro nuovo elemento è che per Schiller l’essere umano può ricostituire la propria interezza tramite la bellezza (mentre Jung proponeva una facoltà a cui dava il nome di fantasia). Jung ne approfitta per evidenziare come però Schiller, a causa del proprio conflitto interiore, non riesca a sposare del tutto neppure la propria idea.

La mia prima nota riguarda la teoria di Jung secondo la quale l’uomo può sì sviluppare le proprie funzioni represse ma a scapito della sua funzione principale.
L’idea mi ha lasciato perplesso: tenete presente che Jung per me non è chiarissimo. Come Rawls dovrebbe essere un INFJ (sentimento predominante su ragione) e come Rawls si sente razionale, preciso e metodico senza esserlo veramente. Dove io uso termini vaghi come “funzione” o “represso” Jung è altrettanto vago: la sua esposizione si basa sulla presentazione di una serie di principi e cercare di legarli insieme come faccio io è riduttivo perché dei significati restano sempre fuori.
Questo per dire che anche in questo caso il pensiero di Jung non è chiarissimo ma è, come dire, “diffuso” e quindi sfumato su più pagine.
Io vi vedo una doppia lettura: una compatibile con quanto mi pare intenda Jung mentre la seconda no.
Se pensiamo alla mente umana come a un motore capace di potenza 100 dove il 75% dell’energia è fornita dalla funzione primaria e il resto dalle rimanenti allora se aumentiamo la percentuale di queste ultime dovremmo diminuire quella della principale. Analogamente se puoi mangiare solo una quantità ben precisa di minestrone allora se aumenti la quantità ingurgitata di patate dovrai diminuire quella di cavolfiore...
Ma l’altra lettura, la mia insomma, è che noi si possa sviluppare la capacità di ogni singola funzione in maniera da poterla sfruttare meglio. Io come INTP credo di aver sviluppato il mio sentimento e in alcune situazioni, sforzandomi, posso usarlo per esempio per interpretare queste parole di Jung. Successivamente, non in contemporanea cioè, posso tornare a usare la mia razionalità per interiorizzare quanto ho capito in una forma a me più congeniale. La mia capacità F si è rafforzata ma non a scapito della T.
Mi si potrebbe obiettare che l’uomo è sempre un tutto inscindibile e che quindi solo la prima forma, quella compatibile col pensiero di Jung, è possibile: ma a me pare invece di poter funzionare, sebbene non automaticamente, nel secondo modo che ho descritto.
Forse si può risolvere questo apparente dilemma ipotizzando che Jung intenda una “normalità” di comportamento dell’individuo e non le sue eccezioni...
Non so: come ho detto questa idea mi lascia perplesso e ancora non la ho “digerita” del tutto.

Ah! Una frase (di Schiller in realtà) che mi è piaciuta: «Chi non andrà oltre la realtà, non conquisterà mai la verità» (*1)
Curiosamente un’altra frase di Schiller mi piace sempre citare: «Un’epoca grande il secolo ha generato / ma il grande momento trova una stirpe meschina.»
Due contraddizioni che probabilmente sono sintomatiche del conflitto interiore fra ragione e sentimento di Schiller e di cui anch’io percepisco il fascino: del resto Schiller è tipato INTP come me… Intuisco adesso che proprio il paradosso, nelle persone logiche, scavalca la ragione e tocca il sentimento...

La mia seconda nota mi serve per evidenziare (e spero memorizzare) un meccanismo psicologico illustrato da Jung e che mi sembra particolarmente interessante.
Invece di cercare di esprimerlo a parole mi conviene citare direttamente l’autore: «Quando noi urtiamo contro un ostacolo […] il contrasto fra la nostra intenzione e l’oggetto che si oppone diventa ben presto un conflitto interiore. Infatti, mentre mi sforzo di subordinare alla mia volontà l’oggetto che mi si oppone, tutto il mio essere si mette poco a poco in rapporto con esso […]. Ne risulta una identificazione parziale di determinati elementi affini della mia personalità con l’essenza dell’oggetto. Appena attuata questa identificazione il conflitto si trasferisce nella mia propria anima. Questa “introiezione” del conflitto con l’oggetto mi rende discorde con me stesso […] suscita perturbazioni affettive […] sintomo di un dissidio interiore.» (*2)
Nella “mia” nota a margine «1. identificazione con oggetto; 2. introiezione; 3. scontro interiore»
Intendiamoci, personalmente ancora non sono convinto di questo meccanismo ma di sicuro sento di doverlo prendere in considerazione.

E finalmente arriviamo all’aneddoto che tanto mi aveva incuriosito e spronato a continuare nella difficile letture nonostante una certa stanchezza!
Ebbene sfogliando rapidamente le pagine avevo letto male: non si parla della nonna di Schiller ma di una sua “norma”: “rm” che nei caratteri usati nel testo assomigliano molto a “nn”…

Conclusione: spero che i lettori mi perdonino il piccolo inganno. Io personalmente ho riso molto quando mi sono reso conto dell’equivoco: a margine ho perfino scritto: «Ah! ah!»...

Nota (*1): tratto da “Tipi psicologici” di Carl Gustav Jung, (E.) Bollati Boringhieri, 2022, trad. Cesare L. Musatti e Luigi Aurigemma, pag. 96.
Nota (*2): ibidem, pag. 99.