«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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martedì 17 maggio 2022

Svegli e rintronati

Oggi voglio rilassarmi scrivendo un pezzo leggero, almeno nelle intenzioni. Pensandoci qualche decimo di secondo mi viene il sospetto che finirò per andare a toccare zone irritate della mia attuale sensibilità sulle problematiche italiane e del mondo. Vedremo…

Si tratta di un’intuizione che ho avuto ieri, probabilmente guardando un video che presenterò nel prosieguo. Mi sono infatti improvvisamente chiesto: è possibile che i bigotti di ieri, psicologicamente, corrispondano ai fanatici sostenitori del politicamente corretto (PC) di oggi?

Chiaramente la somiglianza non sarebbe nei valori, spesso opposti, ma nella loro attitudini: nella certezza di essere nel giusto e, di conseguenza, nel rapportarsi con chi la pensa diversamente con scarsa tolleranza e, anzi, arroganza.

Vediamo intanto la definizione di “bigotto” della Treccani.it:
«Di persona che mostra zelo esagerato più nelle pratiche esterne che nello spirito della religione, osservando con ostentazione e pignoleria tutte le regole del culto.»

Beh, secondo me il termine ha acquistato anche un significato più generico, ovvero di indicare la persona che non si adatta alle novità ma rimane profondamente legata ai propri vecchi valori: tipicamente si parla per esempio di “bigotto e razzista”. Comunque già questa definizione è più che sufficiente.
Il bigotto è caratterizzato da “zelo esagerato, ostentato e pignolo” non nell’attenersi alla sostanza ma soprattutto alla forma delle pratiche e regole del culto.

Beh, se sostituiamo “culto/religione” con una delle varie forme del politicamente corretto mi pare che la definizione resti valida. Chi, per esempio, antepone la grammatica dei pronomi a un’effettiva politica di uguaglianza dei generi si concentra sulla forma e non sulla sostanza del problema.
Sì, è vero, ne ho trovato molte conferme anche nel libro di psicosociologia che sto leggendo: in parte la forma va a determinare la sostanza. Se si vuole affrontare una problematica su più fronti ha senso soffermarsi anche sugli aspetti più formali come, per esempio, il linguaggio: è però completamente assurdo limitarsi a esso.
Completamente assurdo e, soprattutto, pericoloso: pericoloso perché si rischia di far credere che un problema si possa risolvere solo con la forma senza agire sulla sostanza. Sembra poi un facile modo per sgravarsi la coscienza col minimo sforzo, per evitare interventi strutturali limitandosi alla facciata più esteriore.
Anzi più ci penso e più vi vedo proprio un aspetto di dissonanza cognitiva: sono consapevole di alcune problematiche ma, invece di attivarmi per risolverle concretamente, le affronto solo su un piano formale; mi libero così la coscienza e, anzi, scarico la responsabilità, almeno parzialmente, su chi non segue il mio esempio.

Non posso non ricordare con divertimento la vignetta del Lercio.it in cui una barbona chiede aiuto alla Boldrini che le risponde coniando il termine “clocharda”! Vediamo se la ritrovo: ecco QUI…

È l’esempio perfetto di quello che penso: l’ipocrisia di fermarsi all’apparenza invece di andare alla sostanza. La senza tetto probabilmente sperava in un aiuto concreto invece le viene dato un sostantivo: secondo me una delle migliori battute in assoluto del Lercio.it!

Non me la sento di dare una risposta definitiva e assoluta alla mia domanda iniziale ma mi pare però plausibile che bigotti e fanatici del PC abbiano molto in comune. Almeno due elementi spiccano: la volontà di sentirsi superiori al resto della società e la risoluzione semplicistica ed economica di una qualche dissonanza cognitiva.

Come anticipato nella premessa ieri ho scoperto un nuovo canale YouTube, Awaken with JP, dove l’autore si diverte a ironizzare sul PC mostrandone i paradossi più evidenti. Anzi ho anche scoperto che quelli che io, in mancanza di meglio, ho chiamato i “fanatici del PC”, negli USA hanno già un nomignolo: “woke” che, suppongo, riprenda il termine “awake”, qualcosa tipo i “risvegliati”, ironizzando sulla loro presunta superiorità morale che li porterebbe a un livello di consapevolezza più alto. O forse è meglio che cerchi l’origine in Rete invece di affidarmi alla mia fantasia! Vediamo... no, non mi ero sbagliato di troppo: Woke da Wikipedia.it…

Ecco qua un video al riguardo: How to Be a Woke White Person
L’inizio dice tutto (traduco al volo): «Sei un bianco che vuole essere accreditato di creare l’eguaglianza razziale mentre non fai niente per raggiungere l’eguaglianza razziale?»
Insomma il mio concetto: superiorità morale (sentirsi migliore degli altri) e pura esteriorità.

Vabbè, pezzo corto oggi: non mi sembra di avere altro da aggiungere ed è quindi inutile tirarlo per le lunghe…

Conclusione: probabilmente il succo è che ogni epoca ha la sua porzione di persone che, per sentirsi meglio senza troppa fatica, scocciano il resto della popolazione. Poi, a seconda dell’epoca, questo intervento potrà essere più o meno diretto ma, probabilmente, il tipo psicologico è sempre esistito e sempre esisterà…
Mi è tornata in mente una massima di Oscar Wilde: “L’egoismo non consiste nel fare ciò che ci pare ma nel volere che gli altri facciano ciò che pare a noi”…

lunedì 16 maggio 2022

Il parere degli esperti

Oggi mi sono alzato per sbaglio alle 5:50! Mi sono svegliato, ero vispo, e mi sono dimenticato di controllare l’ora: ero piuttosto sicuro che fossero le 7:00 e solo una volta in cucina (ero già stato in bagno) ho scoperto, guardando il microonde, che erano appena le 6:00…
A quel punto ho deciso di restarmene alzato perché tanto non avrei dormito, o forse sì, ma comunque non avevo sonno, quindi…

Per l’appunto ieri non sono stato in casa e quindi non ho letto niente altrimenti avrei potuto scrivere un pezzo sulle novità imparate… Aspettate! Ieri sera verso mezzanotte HO letto: sono andato avanti con “Who we are and how we got here” di Reich!
Probabilmente lo finirò presto perché sta diventando il mio libro “leggero”: in teoria quello avrebbe dovuto essere “Agguato al lago rosso” di Peter Genito (il seguito si “Lecce homo”) ma è un giallo e a me tale genere non fa impazzire: l’ho iniziato ma non sono ancora arrivato al punto in cui il libro ti trascina con sé perché vuoi scoprire come va a finire la storia, contemporaneamente lo voglio leggere “con calma” e il risultato è che da tempo sono fermo…

Ma, mi viene in mente adesso, ieri tramite FB sono venuto a conoscenza di articoli di buon livello (credo!) sulla situazione militare in Ucraina.
Non sono scritti da giornalisti ma da esperti militari (che magari sono ANCHE giornalisti: ma questo non lo so né mi interessa) che sanno bene di cosa parlano e da veri “appassionati” di guerra si sforzano di fare le previsioni più accurate piuttosto che propaganda politica.

Ho letto vari articoli ma vi suggerisco di partire con i seguenti tre di Andrea Gaspardo pubblicati su DifesaOnline.it:
Analisi sull'andamento della guerra in ucraina: scenari tattico-strategici e considerazioni generali (prima parte)
Analisi sull'andamento della guerra in ucraina: scenari tattico-strategici e considerazioni generali (seconda parte)
e
Addendum: le riserve di carri armati delle forze armate russe e le capacità produttive dell'industria militare

Sono articoli dei primissimi giorni di maggio quindi abbastanza attuali ma non attualissimi: nel seguito ne proporrò un quarto che presenta una visione significativamente diversa alla luce degli ultimissimi sviluppi.

Gli articoli sono molto lunghi e dettagliati ma sorprendentemente ben scritti: io li ho divorati anche perché l’argomento mi sta molto a cuore.
Ne riassumo qui di seguito gli elementi più importanti così come li ricordo basandomi su una sintesi scritta ieri al volo e pubblicata su FB (che credo mi abbia prontamente censurato silenziosamente perché non ho ricevuto neppure i soliti 2/3 “mi piace” dei miei fedelissimi!).

Difficile sintetizzare in poche parole questi articoli ma il succo è che la guerra in Ucraina ha avuto già due fasi e, quasi sicuramente, ne avrà una terza:
- Fase 1 (circa primi 10 giorni): sottovalutazione della Russia delle difficoltà e della resistenza in Ucraina. Si pensava a un attacco lampo ma non è andata così. Problemi soprattutto per le truppe di terra e in particolare per la logistica.
- Fase 2 (ancora in corso): riorganizzazione del fronte e cambio di strategia. Stritolamento delle difese e strutture ucraine (che nella fase 1 erano invece state risparmiate pensando a una guerra lampo). Contemporaneamente preparazione per la fase 3.
- Fase 3 (prossimi settimane/mesi ?): Mobilitazione ed equipaggiamento di circa un 3 milioni di uomini per occupazione completa Ucraina con una nuova offensiva decisiva.

Inoltre:
Le perdite subite fino ad adesso dalla Russia sono sostanzialmente irrilevanti, contemporaneamente la sua capacità produttiva bellica è integra. L’autore basa il suo giudizio da quanto sappiamo della strategia dell’ex URSS, eredita dalla Russia attuale, e da numerosi indizi che mi sono parsi convincenti.

Al contrario la capacità di resistenza ucraina sta venendo fortemente logorata e non è chiaro quanto possa andare ancora avanti: soprattutto a livello di vittime (la previsione è di circa 3 milioni di morti, soprattutto uomini, se la guerra dovesse proseguire) non vi sono più riserve e l’economia reale è stata distrutta. Secondo l’autore le necessità economiche dell’Ucraina sono di un paio di ordini di grandezza superiori ai pure ingenti aiuti occidentali.

Gli aiuti militari occidentali sono nel complesso poca cosa rispetto alle reali necessità e, a meno di un consistente aumento, non cambieranno la situazione sul campo.
[Nel prossimo articolo, un altro esperto afferma il contrario: ovvero che gli ultimi aiuti sono molto efficaci]
In definitiva la Russia sta senza fretta riorganizzando le proprie forze dopo aver fallito, per vari errori, la prima offensiva e non ci sono motivi di ritenere che stavolta non riuscirà a raggiungere l'effetto voluto.

O almeno questo è ciò che ho capito io leggendo i tre sullodati articoli!

Questa è però l’opinione di un singolo esperto: sempre sullo stesso sito vi è il seguente articolo: Le truppe russe si sono cacciate in un collo di bottiglia nel Donbass: è strage di David Rossi su DifesaOnline.it

In pratica anche il nuovo generale in capo russo continuerebbe a fare errori tattico/strategici molto gravi che stanno causando grandi perdite di truppe e mezzi.
Lo stesso autore avverte che questo, data la disparità delle forze in campo, potrebbe non essere sufficiente per alterare la situazione.
Da notare poi il riferimento all’uso dei droni che, come ho scritto altrove, da assoluto non esperto di cose militari e per pura intuizione, ho subito ritenuto essere (*1) una delle principali cause delle difficoltà russe in Ucraina.

Vi era poi un altro articolo, che ovviamente non ritrovo, in cui in pratica si spiegava che le ultime armi pesanti fornite all’Ucraina sembrano essere molto efficaci.

Insomma comprensibilmente non vi è certezza sull’andamento della guerra neppure fra gli esperti. Personalmente però ho apprezzato molto i loro sforzi perché forniscono informazioni sostanzialmente filtrate dalla propaganda. Poi, umanamente, tutti abbiamo le nostre tendenze: mi è parso, per esempio, che il primo autore, nonostante diversi “sfortunatamente per noi” di circostanza, simpatizzi per i russi mentre l’altro mi è parso molto più entusiasta NATO. Ovviamente sono solo le mie sensazioni.

Comunque continuerò a seguire questo sito e, suppongo, riuscirò a capire quali siano gli autori più affidabili.

Conclusione: avere notizie certe su una guerra è impresa ardua: di sicuro continuerò a non seguire per niente i media italiani (ma anche occidentali in genere) perché è evidente che facciano solamente propaganda di guerra. Questo sito, in cui mi sono imbattuto abbastanza per caso, mi pare però una soluzione accettabile per orientarsi un minimo su quello che sta succedendo.

Nota (*1): ragionavo che i droni, col loro relativo basso costo, e la possibilità di sfuggire alla contraerea potevano essere l’arma migliore contro i carrarmati russi. Poi, a differenza di altri tipi di armi, non c’è bisogno di esperti ucraini per manovrarli: non mi stupirei se fossero guidati direttamente da basi negli USA. E aggiungo anche che sono sicuro che siano gli esperti americani a guidare passo passo le truppe ucraine sul campo grazie alle informazioni dei satelliti spia: non credo cioè che i generali ucraini siano più bravi degli omologhi russi!

domenica 15 maggio 2022

Il pregiudizio

Ieri ho finalmente finito di leggere il noiosissimo capitolo sul “Pregiudizio” del libro di psicosociologia.

L’ho trovato un po’ pesante perché si sente l’influsso graveolente del politicamente corretto che comporta una ricerca spasmodica di vittime e carnefici che, dal mio punto di vista, non sono tali o, almeno, non sempre.

Da una prospettiva più tecnica diffido poi di uno degli strumenti principali usati per “misurare” il pregiudizio: ovvero la velocità di associazione fra immagini che secondo me (ma anche per molti ricercatori come onestamente spiegato anche nel libro che sto leggendo) misura solo la familiarità con un oggetto o concetto. Conoscendo pochissime persone di colore io sono meno familiare con i loro volti e così sarei più lento a fare le varie associazioni: ciò non significa che io sia razzista.
Invece questo sistema, associato poi a esperimenti spesso dubbi, viene usato per dimostrare come TUTTI i bianchi siano razzisti: vabbè…

Per questo motivo non ho intenzione di perdere troppo tempo a elencare tutte le mie perplessità (ovvio che poi ci sono anche risultati condivisibili, ma sono una minoranza rispetto a quelli a mio parere inconcludenti quando non fuorvianti) ma piuttosto voglio approfittare di questa occasione per spiegare il mio punto di vista sul pregiudizio.

Secondo il libro, e io sono d’accordo, il pregiudizio nasce da uno stereotipo associato a un gruppo di persone.
Per la mia teoria uno stereotipo altro non è che un protomito ([E] 2.2): ovvero una semplificazione più o meno articolata di un fenomeno/concetto/oggetto reale.
Sempre secondo la mia teoria i protomiti possono essere più o meno complessi, ovvero accurati: un protomito semplificato all’eccesso è poi detto distorsione ([E] 2.1), il cui nome ricorda appunto che la realtà, enormemente più complessa, è spesso distorta da esso.
I protomiti sono solo dei modelli della realtà e, per questo, intrinsecamente sempre errati se esaminati abbastanza in profondità.
In genere però i protomiti sono sufficientemente corretti da essere utili a chi li utilizza altrimenti perderebbero la loro ragione di essere: i protomiti non vengono usati dalle persone per sfizio o pigrizia ma sono una necessità neurologica atta a semplificare sufficientemente la realtà da renderla manipolabile dalla mente umana. Non per nulla anche il libro conferma che gli stereotipi sono generalmente esatti.

Una conseguenza della mia teoria è che i protomiti sono necessari e non si possono eliminare: da questo punto di vista lo stesso vale per gli stereotipi.

Chiaramente qui c’è un’inconsistenza di terminologia: nel testo si usa la parola “stereotipo” per indicare una descrizione superficiale di un gruppo qualcosa di equivalente alla mia distorsione o comunque a protomiti molto semplici. Il libro non si pone il problema di cosa si ottiene quando la conoscenza diviene più accurata: semplicemente una vaga maggiore consapevolezza. Per me si ha semplicemente un protomito più complesso perché più articolato e che tiene conto di molti più casi ed eccezioni: lo stereotipo non evapora nell’aria, semplicemente non è più chiamato in tal modo.

Dal mio punto di vista il problema del pregiudizio si riduce quindi semplicemente a correggere i protomiti o le distorsioni errati.
Passando dalla teoria alla pratica ci sono almeno due problematiche associate: la prima è che la proprietà ([E] 2.5) dei protomiti più semplici e delle distorsioni è diffusa, cioè di tutti. Nessuno ha l’autorità riconosciuta dalla società per modificare una distorsione perché nessun gruppo la possiede esclusivamente: chiaro che gruppi estremamente potenti, come per esempio il potere politico, possono adoperare la propria forza per cercare di imporre la propria visione (magari con l’aiuto dei media o della “pubblicità progresso”) ma comunque non si tratta di un automatismo. In genere le distorsioni e i protomiti più semplici evolvono naturalmente per andare a rispecchiare la realtà.
In certi casi vi sono dei limiti psicologici che ostacolano questo processo naturale: per esempio se un appartenente a una minoranza compie un reato allora lo stereotipo ne è rafforzato, se invece compie una buona azione viene considerato un’eccezione. Per questo motivo alcuni pregiudizi negativi possono perpetuarsi proprio perché si autorealizzano (la stessa esistenza di uno stereotipo può far sì che chi appartiene al relativo gruppo si adegui a esso).

La seconda problematica è in realtà parallela alla precedente: è difficile, anche per uno stato, imporre un protomito (o una semplice distorsione) che non sia utile. Nella mia terminologia parlo in questo caso di protomiti errati che, quando sono volutamente tali, sono detti fuorvianti.
Quando, per esempio, si dice che l’immigrazione NON fa abbassare il costo della manodopera e cioè degli stipendi si mente: si sta cioè cercando di imporre un protomito/distorsione errato (v. il corto La contraddizione).
Oppure, basandoci semplicemente sui dati della popolazione carceraria (v. per esempio Gli stranieri nelle carceri di Franco Pesaresi su WelForum.it) è vero gli stranieri commettono in proporzione più reati degli italiani: i protomiti/distorsioni che suggeriscono il contrario sono errati.
Insomma il pericolo è quello di voler eccedere e di cercare di sostituire distorsioni errate con altre ugualmente errate ma in direzione opposta. Non credo che in questo caso l’effetto risultante sia uno stereotipo oggettivo ma piuttosto un’estremizzazione della distorsione che si sta cercando di sostituire ma anche di quella che si sta cercando di imporre.

Uscendo dagli stereotipi sulle minoranze si è visto qualcosa di analogo riguardo i protomiti sull’efficacia e sicurezza dei vaccini: alle legittime paure e perplessità della popolazione si è risposto cercando di imporre una verità opposta che, per di più, ha progressivamente smesso di basarsi sui dati medici quando questi hanno iniziato a smentire sempre più clamorosamente la narrativa (ovvero il protomito) dominante. Da una parte, a fronte di una massiccia campagna mediatica monolitica, la maggioranza della popolazione si è adattata temporaneamente (*1) alla nuova “verità” mentre una minoranza più scettica ha iniziato a dubitare della buona fede delle istituzioni.

Insomma dal mio punto di vista molta della ricerca sui pregiudizi ha secondi fini ed è spazzatura.
Poi il pregiudizio errato esiste, in particolare verso le minoranze (vuoi etniche, di orientamento sessuale o di genere (che poi in questo caso minoranza non sarebbe!)), ma questo lo si combatte con la verità, con l’istruzione cioè, per correggerlo e non cercando di sovrapporvi altre distorsioni talvolta anch’esse errate.
La verità è che le democrazie degeneri, ma ormai direi gran parte del mondo occidentale a “trazione culturale” statunitense, non vogliono investire nella cultura e nella formazione per ottenere dei cittadini più consapevoli e maturi perché in tal caso questi si opporrebbero con maggior frequenza alle decisioni non condivise prese sopra la loro testa e, sicuramente, sarebbero meno facilmente manipolabili.

Conclusione: in altre parole, dal mio non umilissimo punto di vista, il pregiudizio errato è si un problema ma secondario rispetto al principale che è la diseguaglianza sociale: se si risolvesse il problema della diseguaglianza ecco che scomparirebbe anche quello dei pregiudizi verso le minoranze ([E] 14.5).

Nota (*1): Ho scritto “temporaneamente” un po’ per ottimismo ma anche perché, come ho scritto, i protomiti e le distorsioni tendono a riflettere la verità e quindi per fare il contrario devono essere continuamente sostenute. È come cercare di fare la pubblicità a un prodotto scadente: quando la campagna pubblicitaria è in corso le vendite si impennano ma appena cessa ecco che anche queste diminuiscono…

sabato 14 maggio 2022

Ipocrisia politica

È quasi imbarazzante.
Ogni volta che mi azzardo a leggere un paio di pagine di “The framers’ coup” trovo degli spunti interessantissimi: eppure, almeno in teoria, altri libri dovrebbero essere ancora migliori da questo punto di vista. Com’è possibile che un libro(ne) sul processo che portò all’adozione della costituzione degli USA mi stimoli maggiormente, che so, di Osho?

Non so: probabilmente dipende da me. Voglio dire che non credo vi siano ragioni oggettive ma, semmai, soggettive. Sono io che trovo affascinanti le descrizioni delle manovre politiche, delle astuzie, ma anche delle riflessioni attente ai pro e ai contro oppure che trovo avvincente la sfida dialettica sia dei rappresentanti dei vari stati al congresso di Filadelfia che i successivi confronti pubblici fra federalisti e antifederalisti per la ratifica della costituzione.
Sì, perché nei paesi democratici, quando si adotta una costituzione questa deve venire approvata dalla popolazione (*1).

Nelle due paginette lette oggi è spiegato come i federalisti (favorevoli alla ratifica della costituzione) nei dibattiti pubblici con gli antifederalisti talvolta finissero per trovarsi a dire affermazioni in contrasto con quanto avevano sostenuto al congresso di Filadelfia. Oppure a difendere articoli che avevano invece avversato...
Questo perché consapevoli che sarebbe stato controproducente dire agli elettori ciò che effettivamente pensavano.
Ci sono un paio di esempi molto divertenti (a causa dell’ipocrisia politica che dimostrano) ma sono piuttosto tecnici e spiegarne i vari perché mi costringerebbe a lunghe digressioni: mi limito quindi a un commento dell’autore alla fine del secondo aneddoto (tradotto al volo): «Hamilton, nei dibattiti sulla ratifica, dichiarò virtù ciò che aveva disprezzato come vizi a Filadelfia.» (*2)

Oppure, ma analogamente, alcuni articoli venivano giustificati con motivazioni ben diverse da quelle reali (*3), ovviamente sempre per non alienarsi i voti della popolazione.
Come infatti mi sembra di aver già scritto in altri pezzi, la costituzione americana è molto meno democratica di quanto avrebbe potuto essere: da questo punto di vista le costituzioni di varie ex colonie erano molto più avanzate. Il fatto è che la maggior parte dei delegati rappresentavano gli strati sociali più ricchi con interessi e punti di vista ben diversi da quelli del resto della popolazione; contemporaneamente gli intellettuali e politici dalle idee più democratiche avevano disertato tale assemblea.
Ma piuttosto che ripetere malamente ciò che spiega Klarman mi conviene tradurre al volo ciò che scrive: «I delegati all’assemblea di Filadelfia si erano molto sforzati di creare un governo nazionale che fosse isolato dalla pressione politica popolare grazie a meccanismi come la lunghezza dei mandati, elezioni indirette ed enormi circoscrizioni elettorali. Anche per la Camera dei Rappresentanti, dove l’influenza della popolazione sarebbe stata più diretta (*4), i delegati avevano cercato di indebolire tale influenza omettendo “provision for instruction” (*5), il richiamo del rappresentante, il limite dei mandati [...]» (*6)
L’idea, credo in buona fede, dei padri fondatori (molto aristotelica!) era che si doveva fare in modo che gli “uomini migliori” arrivassero al potere, ovvero gli esponenti delle classi più elevate: non per fregare la popolazione ma perché questa era ritenuta incapace di esprimere politici in grado di perseguire il bene comune. Chiaramente questo però non venne detto agli elettori durante la campagna elettorale per la ratifica della costituzione!
Per esempio un federalista dichiarava che nulla impedisce che il presidente o i senatori fossero di estrazione popolare: tecnicamente vero ma, nella pratica, duecento e passa anni ci insegnano che le cose vanno diversamente. L’ipocrisia qui è evidente perché la stessa persona a Filadelfia si era infatti battuta affinché i senatori non ricevessero alcun stipendio per fare in modo che “solo i facoltosi potessero intraprendere tale carriera”.
Ed ecco il “M5S” e la sua iniziativa per la riduzione dei parlamentari (!): «Nella campagna per la ratifica, i federalisti avevano difeso il piccolo numero di membri del congresso come una misura per risparmiare denaro, al contrario a Filadelfia avevano argomentato che così si sarebbe facilitata l’elezione di “un miglior tipo” di persone.» (*7)
E anche da noi è andata così: da buon populismo apparente il M5S ha fatto una battaglia che poteva essere spacciata come favorevole alla popolazione ma in realtà il suo vero scopo era diminuire la rappresentanza popolare.

Capite quanto è attuale questo libro?
Capite che quando un politico dice X ma il buon senso dice Y allora, molto probabilmente, il politico sta mentendo spudoratamente e abusando della vostra buona fede?

Comunque mi pare evidente che alla base di molti problemi ci sia la precauzione, all’apparenza giustificata, delle sedute tenute rigorosamente segrete dell’assemblea di Filadelfia: se ci fosse stata trasparenza quotidiana sui lavori i vari delegati non avrebbero potuto poi ingannare la popolazione dicendo il contrario di quanto pensavano e avevano affermato durante la stesura della costituzione.
La regola che dovremmo trarne è quella di diffidare di tutte le riunioni segrete in cui si decide il destino della gente: se i lavori sono tenuti segreti è solo perché ci si mette d’accordo su come fregare la popolazione…

Conclusione: Affascinante: come seguire una partita di poker vedendo le carte dei diversi giocatori e i loro processi mentali per sfruttarle al meglio.

Nota (*1): Come infatti NON è avvenuto nella “democratica” UE.
Nota (*2): Tratto da “The framers’ coup” di Michael J. Klarman, (E.) Oxford University Press, 2016, pag. 393.
Nota (*3): Sappiamo piuttosto bene come andarono i lavori a Filadelfia perché sono sopravvissute almeno due resoconti completi più molte annotazioni frammentarie di altri delegati.
Nota (*4): I senatori negli USA infatti non sono eletti dalla popolazione ma scelti dai vari stati dell’unione.
Nota (*5): Tratto da “The framers’ coup” di Michael J. Klarman, (E.) Oxford University Press, 2016, pag. 394.
Nota (*6): Non so come tradurlo in italiano: in pratica si intende le modalità con cui gli elettori potevano ordinare ai propri rappresentanti di votare in una certa maniera su specifiche problematiche.
Nota (*7): Tratto da “The framers’ coup” di Michael J. Klarman, (E.) Oxford University Press, 2016, pag. 394.