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domenica 8 ottobre 2023

Anabasi fiorentina

Dopo un anno e passa ho fatto una passeggiata di piacere a Firenze: in realtà me la sono cavata in poco più di due ore. In pratica sono appena arrivato in centro e poi sono subito tornato indietro: ma non avevo obiettivi particolari, solo camminare e non pensare a niente.

Che poi il mio non pensare a niente si è risolto nell’immaginarmi un sistema di numerazione a basi variabili con i numeri primi… (cioè la prima cifra in base 2, la seconda in base 3, la terza in base 5 etc.)

Faceva parecchio caldo, anche perché sono stato fuori dalle 14:00 alle 16:30. A casa, ho fatto un salto pochi giorni fa, avevo 19 gradi qui a Firenze sono 26…

Ho scoperto che sono stati installati dei semafori col conto alla rovescia per il rosso e il verde: mi chiedo a che serva. E ho anche pensato che per sapere se fossero sincronizzati (erano due in sequenza per attraversare i viali di circonvallazione, uno per direzione) avrei dovuto sommare insieme il tempo del verde e del rosso per entrambi i semafori e calcolarne il massimo comune divisore: ma non ho avuto voglia di aspettare per farlo...

Sono passato per una via piena di negozi: mi sembra che abbiano chiuso quelli di chincaglierie e siano aumentati quelli che vendono cibo: non trattorie ma locali alternativi, mirati ai turisti. Cibo economico di bassa qualità a prezzi medio alti.

Un nuovo locale, che non ho neppure capito bene che cibo vendesse (forse caffè), era pieno di insegne al neon ma vuoto di clienti. Tutte le insegne erano in inglese, non c’era una scritta in italiano. Un’insegna diceva (in inglese) “Il valore della diversità è avere opinioni diverse tutti insieme” o roba del genere. Fuffa ma che strizzava l’occhio a un particolare tipo di clientela… al momento in cui sono passato assente.

Ovviamente ho guardato la vetrina di una libreria (uno dei pochi negozi non per turisti). Regalavano un dizionario enciclopedico in cinque volumi ma non davano le buste. Ho pensato di prenderlo ma alla fine mi sono reso conto che mi avrebbe preso posto e non l’avrei usato. Però certo avrei potuto regalarlo! Magari ci ripasso nei prossimi giorni…

A una bancarella di libri usati avevano una sezione con libri da 1 a 3€. Per me roba un po’ troppo commerciale ma c’era anche un po’ di fantascienza e fantasia. Alla fine ho trovato l’unico libro serio che avevano: “Le vite di dodici Cesari” di Svetonio, editore Rusconi in copertina rigida a 3€.
Potevo non prenderlo?
Che poi forse ce l’ho già: nel caso lo regalerò a qualche (fortunato) amico!
Ah! in verità ero stato tentato anche da un libro di Gandhi...

Ah! all’andata mi ero fermato anche a una gelateria che ricordavo come buona. I gestori mi sembravano gli stessi ma la qualità peggiore: una crema che sapeva di poco e una menta che non aveva niente a che vedere con quella che facevano loro direttamente dalle piante…
Però avevano un piccolo cartello scritto in ebraico prima e italiano poi: spiegava che la locale associazione aveva verificato che il gusto crema (e forse un altro) come pure il cornetto erano kosher ma specificando anche che il “topping” non lo era. Mi ha fatto sorridere quest’ultimo dettaglio: cioè il gelataio sa cosa sia kosher e cosa no e, quindi, credo che non metterebbe la copertura non kosher a un cliente che gli chiedesse un gelato kosher. Ma forse l’avviso era pensato per i clienti stranieri che, non capendosi col gelataio, avrebbero potuto pensare di venire discriminati non ricevendo la copertura sul proprio gelato. Oppure, semplicemente, come diceva mia madre “Nel più ci sta il meno”…

Sulla via del ritorno (catabasi!) mi sono fermato a una specie di osteria che nel listino prevedeva anche 15 coccoli per 4,50€. Il ristoratore, giustamente (freddi non sono buoni!), li ha preparati sul momento. Mentre aspettavo ha scherzato con un suo dipendente dicendogli di portargli un caffè ma decaffeinato perché stamani aveva già rischiato di ammazzare due persone: ovviamente intendendo che era già particolarmente nervoso.
Al ché sono intervenuto io dicendo: “Ma mica le avrà avvelenate?”, lui mi ha risposto “No! no!” ma non mi sembrava che avesse capito il mio scherzo e così ho aggiunto “voglio dire che l’importante è che i coccoli siano sicuri…”. Ma secondo me ha continuato a non capire e ha fatto finta di niente.
La mia non mi sembrava una battuta molto complicata ma forse la morale è che con un ristoratore puoi scherzare su tutto tranne che sulla qualità del suo cibo…

Terminati i coccoli ne ho approfittato per prendere in una farmacia delle medicine: al banco una ragazza strana, carina ma forse solo per i miei gusti. Ridacchiava ma avevo la sensazione che contemporaneamente se ne vergognasse portandosi la mano alla bocca: forse aveva qualche problema ai denti? Non so: sarà stata una cosa da donne…
Comunque mentre aspettavo ho visto che c’era un cartello con scritto “Preparazioni galeniche” e io, guarda caso, avevo bisogno anche di quelle. Così le ho chiesto se era possibile fare un’ordinazione: lei mi ha risposto un po' vagamente dicendomi che il laboratorio era stato chiuso e aveva appena riaperto e che, quindi, preparavano solo cose semplici avendo pochi ingredienti…
Io gli ho risposto: “Non è un problema perché ho solo bisogno di pillole di sale, NaCl, da 400mg, gastroresistenti…”. Ma lei, di nuovo imbarazzatissima, mi ha detto che non potevano fare neppure quelle… bo…

Sempre sulla via del ritorno sono passato davanti a un altro negozio di libri usati: in teoria mi avevano detto che si sarebbero trasferiti in estate ma in realtà erano ancora lì sebbene con un cartello con scritto “svendita per trasloco”. C’era in bella vista uno scaffale con l’avviso “3 libri per 10€” ma sono stato forte e non mi sono fermato neppure per guardare.

Conclusione: molto rilassante, peccato per il caldo...

sabato 7 ottobre 2023

Dubbi artistici

Non mi sento a mio agio a scrivere o a leggere: è il rumore della città continuo e martellante che mina la mia scarsa concentrazione necessaria per svolgere queste attività… sigh…

Proverò comunque a scrivere il pezzo sull’arte dopo la seconda guerra mondiale basato sul capitolo XVII, “Morte dell’avanguardia. L’arte dopo il 1950”, de “Il secolo breve”.

Il punto fondamentale, di cui avevo già scritto commentando il precedente capitolo sull’arte fra le due guerre, è che non mi è chiaro quanto l’arte influenzi la società e/o la società influenzi l’arte.
Hobsbawm non affronta il problema che, evidentemente, non considera tale. Ipotizzo che abbia scritto di questo rapporto in opere precedenti: “Il secolo breve” è l’ultimo libro di una serie sulla storia del mondo dal settecento in poi (*1).

Il ragionamento più interessante è che non c’è motivo di credere che la percentuale di grandi musicisti classici come Mozart o Beethoven sia diminuita nella popolazione ma quali sono i grandi compositori di musica classica del XX secolo e, soprattutto, dopo la seconda guerra mondiale?
La spiegazione di Hobsbawm è che questi potenziali talenti scelgono altre strade per esprimere le loro capacità.
La tecnologia ha reso infatti la musica fruibile a tutte le persone in, praticamente, ogni situazioni: radioline prima, furbofoni adesso. E quanti soldi girano nella musica popolare rispetto alla musica classica?
Qualcosa di simile nella pittura: prima vi era solo la rivalità con la fotografia, ma adesso anche fare film è alla portata di tutti coloro che ne abbiano una ferma volontà.
Per non parlare dei potenziali talenti che, non vedendo sbocchi nel mondo dell’arte, seguono poi altre strade.
Anche la parola scritta ha subito un declino: nonostante l’aumento degli alfabetizzati i lettori diminuiscono. E questo fu scritto nel 1993: figuriamoci adesso.
In generale vi è un aumento di istruzione ma una diminuzione più significativa di cultura.

Gli artisti seguono le strade che danno le maggiori opportunità di guadagno e queste non sono più nell’arte tradizionale.

Si ritorna quindi al punto di partenza: l’arte attuale è in grado di influenzare la società.
Se per arte ci limitiamo a intendere la pittura o la musica classica la risposta è no: se però consideriamo la musica leggera o le pellicole cinematografiche la risposta è diversa.
Già nell’Epitome suggerisco l’importanza del film “Rambo” (1982, senza dimenticare i vari seguiti) nel cambiare la cultura statunitense e occidentale in genere: negli anni ‘70 la popolazione americana era pacifista ma negli anni ‘80 evidentemente qualcosa cambia e rende accettabili gli interventi militari USA dal 1990 in poi.
E per la musica popolare?
Qualche tempo fa ho discusso un caso specifico sul sito Correndo sull’orlo del boccale commentando l’articolo Analisi dei simboli insiti nel Renaissance World Tour di Beyoncé. Qui il bloggatore Marco Poli commenta un articolo che analizza i simboli/messaggi dello spettacolo di una famosa cantante.

In verità io, dopo aver letto l’intero articolo originale (corredato da molte foto) ma senza aver visto lo spettacolo, ero piuttosto scettico. In particolare in una foto si vede il messaggio “Whoever controls the media controls the minds” che a me pare andare contro l’ipotesi dell’autore, ovvero che la cantante sia una musa delle élite. Chiaro che, lo ripeto, bisognerebbe vedere lo spettacolo per esserne sicuri: per esempio il testo della canzone associato a tale immagine potrebbe cambiarne il senso o farlo apparire ironico, non so…
Resta il fatto che la musica può effettivamente essere usata per influenzare i giovani.
Un caso lampante è la canzone “Gasoline” dei Maneskin: questa, in pratica, è un attacco al “folle” Putin. I Maneskin si dimostrano così ottimi musicisti ma politicamente molto ingenui. Ricordo di aver sentito dire che, per la prima volta, non tutte le canzoni del nuovo album erano scritte da loro: non mi stupirei se questa “Gasoline” fosse una di queste…

Certo che per influenzare significativamente la società il singolo artista/gruppo deve essere essere un gigante: mi vengono in mente i Beatles e i Queen.
Però forse il punto di vista del potere è che “tutto fa brodo”: i Maneskin raggiungono per esempio un pubblico di giovani che non guarda la televisione e, quindi, più immune alla manipolazione tradizionale. Anche se i Maneskin raggiungessero solo un 20% (cifra a caso) dei giovani sarebbe comunque qualcosa di significativo.
Poi, intendiamoci, l’influenza non deve essere necessariamente guidata dall’alto ma può anche essere autonoma: non penso che nessuno nei palazzi del potere a Washington o Londra gradisse particolarmente i messaggi pacifisti e di fratellanza di John Lennon!

Altro aspetto che emerge dal testo di Hobsbawm è come molti artisti della seconda metà del XX secolo non siano occidentali: sembra che le comodità non facciano bene all’arte e che, per avere messaggi significativi da trasmettere agli altri, si debbano vivere in prima persone delle esperienze difficili. O forse sono le difficoltà che temprano l’individuo e gli danno la volontà di condividere il proprio pensiero (in forma artistica).
Penso inoltre che in occidente l’artista fosse più motivato a cercare il successo in quanto tale e i vantaggi economici, ma non solo, che questo comportava. Per fare ciò aveva la tendenza a rischiare meno e a riproporre gli schemi espressivi che si sapevano vincenti. Ma, come ho citato altre volte, “Chi scrive per le masse disperi di essere ricordato”. Ciò che è veramente innovativo può essere compreso e apprezzato solo da una minoranza ristretta della popolazione: se si mira a “piacere” alla maggioranza si dovranno proporre messaggi, idee, forme di espressioni, trite e ritrite.

Conclusione: scusate la banalità del pezzo ma mi è difficile concentrarmi come vorrei...

Nota (*1): io ne ho già comprato un altro ma non inizierò a leggerlo subito. Penso di aver preso quello immediatamente precedente ma non ne sono sicuro! Buffo riscoprire la storia andando indietro nel tempo...

giovedì 5 ottobre 2023

Hobsbawm e scienza

Via… proviamo a scrivere un pezzo “serio”… non sono a casa ma ho il mio calcolatore e tastiera… però i suoni sono diversi, la sedia è diversa...e fa caldo!! Ero riuscito a far entrare un po’ di aria fredda stamani ma, senza che me ne accorgessi, qualcuno ha aperto tutte le finestre alle 16:00 facendo aumentare la temperatura di ALMENO un grado, forse due. Adesso ci sono 26° mentre a casa da me saremo sui 20°…
Vabbè, ho divagato ma voglio mettere le mani avanti se il pezzo odierno dovesse venirmi male!

L’idea è scrivere di Hobsbawm. Avrei da scrivere la seconda parte del capitolo che avevo iniziato a commentare in La fine dell’URSS ma invece voglio fare un salto avanti. Il capitolo successivo era sull’arte dopo la seconda guerra mondiale: niente di che, il mio principale commento sull’argomento è l’incertezza sul fatto che l’arte segua oppure influenzi la società. Beh, poi avevo segnato vari altri spunti ma rimando il tutto a un altro pezzo.

Voglio invece passare al capitolo ancora successivo, il XVIII, “Stregoni e apprendisti stregoni: le scienze naturali”.

Nell’inizio del capitolo ripercorre la novità della scienza del XX secolo che, diversamente di secoli precedenti, influenza sempre più rapidamente la società. Le scoperte teoriche si trasformano quasi immediatamente in prodotti commerciali.
Mi chiedo quanto sia importante l’influsso dell’industria nella ricerca.
Altra novità è che la scienza non è più occidentale ma si diffonde anche in oriente con gli scienziati che, poi, si trasferiscono là dove trovano le migliori opportunità di ricerca. Hobsbawm scrive nel 1993 e tale luogo sono gli USA. Anche la distribuzione dei Nobel riflette tale predominanza (*1).
Poi vi è la crisi della religione legata e in contrapposizione proprio con l’ascesa della scienza: vi ho trovato un’ottima epigrafe per il sottocapitolo [E] 9.2, “Scienza e religione”!

Interessante è la novità dell’inquietudine verso la scienza: settecento e ottocento non temevano la scienza: solo bene sarebbe potuto derivare da essa. Ma il novecento, con l’arma atomica, ha dimostrato che la scienza può distruggere l’umanità.
La novità è quindi non una paura ma un’inquietudine nei confronti della scienza.
Hobsbawm fa un’importante distinzione fra le paure degli scienziati e quelli della gente comune.
Gli scienziati temono 1. la scienza sempre più incomprensibile soprattutto nei settori più specifici comprensibili solo da, al massimo, qualche centinaio di persone (*2); 2. le conseguenze pratiche e morali imprevedibili e potenzialmente catastrofiche.
I timori della gente comune sono invece diversi: 3. la scienza evidenzia la debolezza dell’individuo e mina l’autorità (*3); 4. l’interferenza nell’ordine naturale.

Personalmente condivido il secondo pericolo temuto dagli scienziati; come ho spiegato in nota credo che solo episodicamente la scienza possa rafforzare l’individuo (e quindi la democratastenia; v. [E] 7.6 “L’ottimo per la popolazione”). Il potere riuscirà, più o meno rapidamente (ho in mente anni e decenni), a volgere a proprio vantaggio qualsiasi novità.
La quarta paura mi pare invece che sia in relazione con la seconda: il fatto è che l’ordine naturale delle cose si è evoluto insieme all’uomo e siamo quindi sicuri che magari è migliorabile ma che comunque garantisce la vita. Le novità scientifiche che interferiscono con esso potrebbero rendere il mondo migliore ma vi è anche la possibilità che, per qualche motivo imprevedibile, lo peggiorino magari catastroficamente.

Mancano in questa analisi di Hobsbawm le paure più attuali, ormai non più astratte ma addirittura concretizzatesi davanti ai nostri occhi.
Da una parte la ricerca promossa dai grandi gruppi industriali per i propri interessi economici: per esempio si ricerca un nuovo farmaco solo se si prevede di trarne profitto. Sì, è vero, in questa maniera la scienza comunque progredisce ma quante sono le scoperte del passato nate per caso o che hanno trovato un’applicazione pratica solo a distanza di decenni? vi è un elemento di serendipità nella scienza ed eliminarlo rischia di azzopparla.
Inoltre la scienza prodotta dalle industrie non è di tutti ma si trasforma in brevetti che vanno ad arricchire non gli scienziati ma i colossi economici che già sono ricchi. Gli abusi morali sono dietro l'angolo: per esempio farmaci salvavita venduti a prezzi esorbitanti solo a chi può permetterseli.
L’altro grande pericolo che Hobsbawm non aveva previsto è ancora più profondo: il controllo e l’uso della scienza contro la popolazione che può avvenire però solo con la degenerazione della politica, ovvero solo quando il potere politico inizi a operare sistematicamente contro il benessere della popolazione per favorire le varie lobbi economiche. Saltano le istituzioni che dovrebbero controllare l’operato dei gruppi industriali. Si abusa dell’autorità della scienza usandola arbitrariamente (e paradossalmente in maniera ascientifica) per definire cosa sia buono e vero. Si usano applicazioni tecnologiche per controllare e influenzare la popolazione. Si permette la commercializzazione di prodotti non sicuri quando non dannosi per la salute della popolazione.
Ci sarebbe da scrivere parecchio su tutti questi fattori ma non voglio divagare oltre. Per chi fosse interessato rimando a [E] 9.3 “L’uso strumentale della scienza”.

Hobsbawm propone poi un’affermazione molto attuale: le ideologie rifiutano la scienza quando essa nega i loro assiomi.
Scrive: «In modi diversi sia lo stalinismo che il nazionalsocialismo respingevano però la scienza, anche quando l’usavano per fini tecnologici. Ciò che essi rifiutavano della scienza era il fatto che mettesse in discussione le concezioni del mondo e i valori espressi in verità aprioristiche.» (*4)
Perché attuale? Dove sono oggi queste ideologie politiche?
Si deve ampliare il nostro sguardo e pensare ad altri tipi di ideologie.
Lo scorso agosto scrissi questo pezzo molto importante: Le ragioni del wokeismo.
Il “succo” del pezzo è che vedevo nel “wokeismo” un’ideologia il cui scopo fosse quello di opporsi e minare la scienza, anzi scrivevo che lo vedevo in opposizione ai principi dell’illuminismo che portarono giustizia e uguaglianza.
Il “wokeismo” si fonda sul principio narcisistico e solipsistico che aggiunge alla premessa individualista “Io sono quello che voglio essere” un “e gli altri devono riconoscermi come tale”: chiara la contrapposizione con la scienza che si basa sull’oggettività e non sulla soggettività.
La frase che ho evidenziato di Hobsbawm evidenzia proprio questo conflitto: la “verità aprioristica” dell’ideologia va in conflitto con la visione della scienza.

E la politica occidentale, per vari motivi di miope convenienza, prende le parti del “wokeismo”. Sembrerebbe impossibile una tale regressione culturale ma essa è sotto i nostri occhi e non la si può negare: la scienza promuove libertà e giustizia e in questa epoca in cui il potere è impegnato nel ridurre entrambe la scienza va combattuta o almeno controllata. Fa comodo far inginocchiare la scienza di fronte ai postulati del “wokeismo” perché poi sarà più facile piegarla quando sarà utile per altri scopi.

Ci sarebbe da scrivere sulla debolezza morale degli scienziati (ma non solo) che si sono piegati e si piegano all’arbitrio del potere. C’è chi lo fa per convenienza personale e chi sa che, opponendosi, rischierebbe carriera e futuro. C’è il tradimento dei media che non danno spazio alle voci dei (relativamente) pochi coraggiosi.
Ma non si deve essere troppo severi: viviamo nell’epoca del profittismo ([E] 14.4 “Il profittismo”) dove il denaro è la misura del bene. Per questo gli scienziati sono così pronti a rinunciare alla verità e alla propria dignità in cambio della sicurezza economica. In un’altra epoca, dove la cultura popolare (epomiti assoluti; v. [E] 6.2 “Gli epomiti assoluti”) avesse esaltato i valori morali dell’onestà e dell’integrità, probabilmente ci sarebbe stata meno collaborazione.

Conclusione: Hobsbawm è un gigante.

Nota (*1): più o meno dal 2010, col Nobel per la pace a Obama, questo premio ha perso molta della sua credibilità.
Nota (*2): a me questo aspetto appare troppo vago e, semmai, contiguo al successivo.
Nota (*3): a me pare una contraddizione: l’individuo è in contrapposizione con la società. La scienza non può tendenzialmente indebolire o rafforzare entrambi. Sì, probabilmente per un breve periodo una novità (che del resto sono sempre più numerose e frequenti) può inaspettatamente rendere i singoli più forti ma l’autorità ne prenderà le misure e la volgerà a proprio vantaggio. Questo è, per esempio, quanto sta accadendo alla rete Internet: che da strumento di libertà, a forza di censura e col contributo delle rete sociali, si sta trasformando in uno strumento per controllare e manipolare l’opinione pubblica.
Nota (*4): tratto da “Il secolo breve” di Eric J. Hobsbawm, (E.) BURexploit, 2009, trad. Brunello Lotti, pag. 616.

mercoledì 4 ottobre 2023

Distruzione

Talvolta mi fa sorridere questo pensiero: in Russia e Ucraina esistono vecchie strutture di epoca sovietica che avranno tanti difetti ma non quello di essere costruite al risparmio: il costruttore/progettista non doveva infatti ridurre i costi il più possibile per massimizzare il profitto e il risultato è che veniva usato molto più cemento armato che da noi.

Per esempio molti ponti, anche quando vengono colpiti da dei missili, non crollano ma semplicemente si ha un buco sul piano stradale…

Ecco, pensavo all’Italia dove, non solo come in tutto l’occidente si è costruito cercando di risparmiare il massimo ma, conoscendo i miei connazionali, si è probabilmente ecceduto…
Ho la sensazione che se un missile colpisse un ponte o un’altra struttura italiana questa si sbriciolerebbe immediatamente: anzi, forse in alcuni casi, basterebbe l’onda d’urto dell’esplosione!

Addestratori - 4/10/2023
Altro pensiero che da molti mesi mi frulla in testa e che mi dimentico sempre di mettere nero su bianco…

Ma cosa hanno da insegnare gli istruttori occidentali ai soldati ucraini?

Che guerre hanno combattuto i nostri eserciti negli ultimi decenni? “Bene” che vada si saranno scontrati con pastori armati di vecchi fucili, qualche ordigno artificiale e forse un mortaio con pochi colpi a disposizione…

Mi immagino il Figliuolo di turno che dà consigli su come assaltare le trincee russe...

Panzer Corp 2 - 4/10/2023
In effetti la mia fantasia infantile è rimasta molto colpita dal generale Figliuolo e dal suo berretto pennuto aggressivo e volitivo. Ma ci tengo a dire che questa forte impressione non ha solo aspetti negativi...

Qualche settimana fa ho comprato in super offerta il gioco di strategia/tattica “Panzer Corp 2”, ambientato nella seconda guerra mondiale dove, almeno nel gioco base che possiedo, si prende la guida dell’esercito tedesco. Alla partenza si deve “costruire” il proprio generale che avrà dei piccoli bonus e/o malus che alterano alcuni parametri del gioco.

Ebbene il “mio” generale si chiama “von Figliuol”!

Zanzarkiller - 8/10/2023
Mi stupisco: non so neppure io come ci riesca…

Oramai la mia vista non è più come dieci anni fa, per leggere devo usare gli occhiali e, presto, dovrò farmene un altro paio. Inoltre sono astigmatico e ho quindi qualche difficoltà in più a calcolare la profondità di ciò che vedo…

Comunque, qui a Firenze, mi capita di vedere una zanzare vagamente, solo per un attimo prima di perderla di vista, e senza neppure pensarci molto spesso riesco a prenderla al volo e a ucciderla.
Chiaramente non ho statistiche attendibili, anche perché le condizioni di luce e quello che sto facendo in quel momento possono influire notevolmente sul risultato, ma la mia sensazione è quella di essere notevolmente sopra il 50% di successo.

Imbrogli scacchistici - 8/10/2023
Per caso mi sono messo a guardare questo video The Kramnik Files : Unveiling the Dark Side of Online Chess

In pratica l’ex campione del mondo Kramnik è da tempo impegnato contro chi imbroglia negli scacchi in linea aiutandosi con un calcolatore ed è intervistato da Caruana (attualmente credo il numero 4 al mondo). Nell’intervista Kramnik spiega delle statistiche che ha raccolto: in pratica, secondo una certa metrica (la precisione delle mosse giocate) si è accorto che i giocatori con questa percentuale sopra il 90% è molto più bassa (più o meno tre volte) quando giocano contro i primissimi giocatori al mondo che contro Kramnik (comunque ancora piuttosto forte).

Quello che mi ha colpito è che Caruana non ha colto l’essenza dell’argomento di Kramnik, ovvero come mai queste percentuali di giocatori sopra al 90% non sono uguali (per esempio potrebbero esserci un effetto di “paura” a giocare contro i primissimi giocatori al mondo?), ma si è perso su un punto secondario, ovvero se questa metrica di precisione sia affidabile o no. In realtà non è importante quanto sia buona: indipendentemente da ciò infatti le percentuali dovrebbero essere simili…

Mi ha dato una certa soddisfazione che, uscendo dall’argomento puramente scacchistico (come valutare una posizione o un’apertura), anche i più forti giocatori del mondo sono persone “normali”!