«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 4 giugno 2022

Gusti e trame

“Sorpresa”: i miei gusti non sono quelli del grande pubblico anche per serie e pellicole… non sempre ma spesso…

Io tendo ad apprezzare maggiormente la creatività e l’intelligenza di una trama ben fatta e complessa. Gli attori possono anche essere bravissimi ma se la trama non mi convince non salvano la giornata. Gli effetti speciali possono valere un “più” se fatti bene mentre se fatti male, se non sono all’altezza del livello medio sempre più alto, allora possono incidere negativamente.
Non sono particolarmente “fedele”: se una stagione mi è piaciuta non condiziona il mio giudizio sulla successiva. Negli adattamenti dai libri specialmente, dove ho già un’idea ben precisa dei personaggi, la scelta degli attori per i vari ruoli è fondamentale: io, per esempio, non sopporto il Frodo “scelto” da Peter Jackson; oppure l’attore che dovrebbe interpretare un ragazzo e che mi sembra un 40enne (*1) in Stranger Things 4 (v. Sempre peggio things). Tipicamente digerisco poco le attrici che interpretano personaggi atletici ma che poi, se devono fare 10 metri di corsa, non ne sono capaci…
Recentemente, specialmente su Netflix, c’è anche il problema delle serie/pellicole che non si preoccupano più di essere ben fatte ma che aspirano a essere "educative", a mostrare modelli buoni e cattivi: se fossero ben inseriti nella trama e se non fossero sempre gli stessi concetti non mi dispiacerebbero. Per esempio “Jocker” ha un messaggio sociale fortissimo di accusa alle diseguaglianze della società: secondo me rende la pellicola ancora più interessante e memorabile. Oppure “Sense 8”: qui abbiamo trans e omosessuali ma hanno un loro senso nella trama e, anche in questo caso, l’effetto complessivo è che la migliorano.
Invece di solito i messaggi educativi delle serie Netflix sono aggiunte forzate, spesso prevedibili e pedanti, che peggiorano nettamente il prodotto finale...

Ma decisamente la trama è il fattore più importante per me.
La trama deve basarsi su un’ambientazione solida e credibile. Deve essere intelligente e coerente: nel senso che i colpi di scena devono essere ben integrati nella trama: se la riguardo una seconda volta, sapendo quello che succederà, devo poter pensare che l’idea aveva senso, che avrei potuto prevederla se avessi notato i giusti indizi e particolari. Non so se mi sono spiegato, probabilmente no…

Comunque qualche volta dovrò decidermi a commentare criticamente il Signore degli Anelli di Jackson: è che sono talmente tante le cose che non mi piacciano che mi occorrerebbero due o tre articoli per elencarle tutte. Eppure la sua trilogia è considerata un capolavoro mentre io le do poco più della sufficienza…
La trilogia dello Hobbit è invece semplicemente inguardabile: io le do un 2 su 10. Ma in questo caso almeno la critica la pensa come me…

Conclusione: e poi, per avere il panorama completo, ci sarebbe da parlare delle pellicole che piacciono solo a me!

Nota (*1): Ho controllato, l’attore a 29 anni, diciamo 28 all’epoca delle riprese, ma onestamente sembrano di più soprattutto perché è circondato da attori molto più giovani e quindi il contrasto è netto. Con quale criterio lo abbiano selezionato mi è incomprensibile...

venerdì 3 giugno 2022

Quarto viaggio++

Mi accorgo di non aver pubblicato questo pezzo: siccome non mi piace buttare via niente lo propongo adesso...

Sveglia alle 5:00, partenza alle 6:00 e arrivo alle 7:40. E, l’anticipo subito, anche il ritorno è andato bene senza intoppi né code (significative).

Oggi mi sono appuntato mentalmente varie riflessioni: vediamo se me le ricordo…

Per prima cosa ho spento la radio e ho cercato di pensare costruttivamente, ovvero a qualcosa di utile. In particolare nella mia bozza di nuova società parlo molto dei diritti che i cittadini dovrebbero avere ma non dei loro doveri.

In verità non sono arrivato a nessuna conclusione particolarmente interessante o rivoluzionaria: le persone dovrebbero ubbidire alle leggi, che altri doveri dovrebbero avere?
Vabbè, si potrebbe introdurre il diritto naturale, ovvero che l’uomo deve seguire la propria natura e, in pratica, tenere un comportamento umano: se, per esempio, un uomo vede un bambino che rischia di morire dovrebbe intervenire per salvarlo anche se non ci fosse nessuna legge che l’obbligasse a farlo. Ma semplicemente si potrebbe statuire il diritto naturale nel diritto positivo e, quindi, ridurre il dovere umano, di nuovo, a obbedire alle leggi.

Semmai il problema è cosa succede se viene stabilita una legge che va contro il diritto naturale: anche la migliore costituzione può infatti essere pervertita e i meccanismi di sicurezza istituzionale possono saltare (*1).
Io quindi imporrei come primo articolo della costituzione qualcosa del tipo: “Ogni cittadino ha il dovere di non ubbidire a leggi disumane, ovvero contro il diritto naturale”.
Ovviamente nessun governo ammetterà di essere tirannico e di legiferare contro la natura umana: qualsiasi tribunale darà quindi torto al cittadino che giustifica un suo comportamento dicendo di aver obbedito al primo articolo della costituzione. Ma sarebbe comunque importante che tale articolo esistesse per responsabilizzare la popolazione e mantenerla vigile su quanto stabilito dal governo.
In pratica però io vedo solo questi due obblighi: 1. obbedire alle leggi; 2. disobbedire alle leggi che sono contro il diritto naturale.

Poi sono passato al vaiolo delle scimmie: ancora non ne avevo scritto ma è da diversi giorni che mi informo. L’opinione comune è che non ci sia da preoccuparsi: è molto difficile infettarsi perché è necessario un contatto fisico diretto; contemporaneamente si può infettare gli altri solo quando la malattia diventa sintomatica: con un minimo di attenzione è quindi facile isolare e contenere la malattia. Perlomeno questo è quanto ho sentito.
Quello che mi stupisce, che non so spiegare e che non ho sentito spiegare, è che la malattia si è manifestata contemporaneamente negli USA, in Europa e in Australia. Casi sporadici erano noti ma questa coincidenza è spiegabile? Magari fino a qualche anno fa non ci avremmo neppure fatto caso?
Non so: un minimo di preoccupazione io, nonostante le rassicurazioni, ce l’ho…

Ah! come da programma, oggi ho approcciato uno degli studenti del piano di sotto: per non allarmarli e rivelare troppo presto le mie carte sono rimasto sul vago, limitandomi a chiedere informazioni su come funziona la raccolta della differenziata. La prossima volta, credo venerdì, proporrò loro di aiutarmi (dietro pagamento) a disfarmi dei miei rifiuti. Non l’ho voluto fare oggi perché non volevo farli sentire sfruttati: voglio che l’idea emerga “spontanea”…

Comunque la cosa interessante (e seccante) è che adesso al piano di sotto abita una studentessa e pure decisamente carina!! Ai miei tempi c’erano solo ragazzi per i quali nutrivo una profonda e istintiva antipatia... ecco, più o meno li consideravo "un'infestazione di rumore"!
Vabbè, spero di rincontrarla venerdì perché mi sembra anche molto affabile e simpatica…

Uno dei punti che mi ero appuntato l’ho scordato: doveva essere qualcosa sul traffico… boh…
Comunque ne approfitto per un mini aggiornamento sull’Epitome: beh, aggiornamento proprio mini perché ho poco da dire: sto cercando di lavorarci con più continuità e più o meno dovrei essere a metà della revisione: se non erro l’Epitome si è allungata di una pagina e probabilmente ha un 4-5 note in più nonostante ne abbia eliminate un paio...

Nota (*1): basti vedere l’Italia con la Corte dei Conti che impiega decenni a intervenire su evidenti abusi incostituzionali...

giovedì 2 giugno 2022

E due dozzine...

E già che ci sono riassumo anche il capitolo 24, “Il velo d’ignoranza”.
Il velo d’ignoranza è uno degli aspetti salienti della teoria di Rawls e sono, relativamente, sicuro di aver già espresso le mie perplessità in passato. Oggi però ho letto i dettagli di questa idea e i miei dubbi… sono aumentati!

Ma andiamo con ordine: in questa parte Rawls sta ipotizzando come debba essere l’assemblea originaria che deve accordarsi sui principi di giustizia. Nel capitolo 23 ha per esempio supposto delle condizioni minime, condivise da tutti i membri dell’assemblea, sulle caratteristiche che tali principi dovranno avere. In questo capitolo invece aggiunge il “velo d’ignoranza”, ovvero la memoria dei diversi partecipanti dovrà essere parziale.
Questi saranno a conoscenza di qualsiasi informazione generica ma non sapranno di se stessi: né il colore della pelle, né il gruppo sociale, né il proprio lavoro, né la propria ricchezza, né la propria generazione, né i propri talenti innati, né la propria concezione del bene etc.
In questa maniera, ipotizza Rawls, nessuno cercherà di ottenere vantaggi per se stesso semplicemente perché non saprebbe neppure cosa tentare di ottenere: la strategia migliore sarebbe, non sapendo niente di noi stessi, formulare un sistema di giustizia totalmente imparziale, ovvero che non favorisca né penalizzi nessuno, che è appunto ciò che vorrebbe ottenere Rawls.

L’idea potrebbe sembrare anche brillante ma…
...ecco qui di seguito le mie obiezioni:
- Eliminare alcuni tipi di memoria, in particolare quelle sulla nostra essenza più intima, è disumanizzante. Non sarebbero più uomini proprio coloro che dovrebbero stabilire la società giusta, le sue regole di base, per l’intera umanità.
Sarebbero dei malati mentali, diversi ma analoghi, a persone affette da autismo oppure lobotomizzate o con altre malattie particolarmente selettive.
Io, già solo per questo, non mi fiderei a prescindere dei loro risultati…

Rawls ha giustamente evidenziato un problema dell’assemblea originaria (che nel libro, non so perché, è chiamata “posizione originaria”) ovvero il pericolo che i suoi membri cerchino di ottenere un sistema che complessivamente li favorisca. Questo pericolo è reale e concreto ma la soluzione proposta da Rawls mi pare peggiore del problema.

- È possibile essere razionali o semplicemente intelligenti senza la memoria delle proprie esperienze e di ciò che ci definisce. Istintivamente sono portato a pensare di no: in questi anni mi sono reso conto di quanto l’intelligenza si sovrapponga alla memoria e pertanto dubito che si possa eliminare una parte significativa della seconda senza danneggiare anche la prima.
Rawls vorrebbe che i membri dell’assemblea originaria fossero non solo imparziali ma anche perfettamente intelligenti e razionali (*1) ma non credo che questo sia possibile eliminando parti significative della memoria individuale.

Questo è un altro motivo per cui, come detto, non mi fiderei delle proposte (per altro inappellabili) di tale assemblea.

- Ma togliendo ogni tipo di memorie individuali le persone non finirebbero per pensare tutte allo stesso modo? Sì, è così anche secondo Rawls che vede in ciò un grande pregio visto che avrebbe senso aspettarsi decisioni non solo maggioritarie ma all’unanimità.
Rawls non sembra rendersi conto del paradosso a me evidente: portando alle estreme conseguenze questa uguaglianza artificiale si dovrebbe concludere che tutti la penserebbero allo stesso modo visto che nessuno avrebbe motivo di dissentire essendo tutte le memorie uguali e il processo di elaborazione logico perfetto. E allora che bisogno c’è di un assemblea? Basterebbe una singola persona! (*2)

La riprova di quanto affermo è cercare di individuare un singolo esempio di conflitto fra i membri dell’assemblea e determinare da cosa possa dipendere tenendo conto della mancanza di memoria personali e perfetta logicità di tutti. Io credo che, sotto queste condizioni, non si potrebbe trovare nessun oggetto del contendere.

Dl resto il valore di un assemblea sta nelle diversità che si armonizzano, nei compromessi che non soddisfano pienamente nessuno ma accontentano un po' tutti. Un assemblea di persone che la pensano tutte allo stesso modo non ha senso.

- Un’obiezione minore (*3) è costituita dal fatto che la conoscenza generica, pur senza quella personale, potrebbe portare a ingiustizie che sarebbero perfettamente logiche e vantaggiose per un membro dell’assemblea che pure non sapesse niente di se stesso.
Una conoscenza generale potrebbe essere la nozione che la popolazione è divisa in una maggioranza dell’80% e una minoranza del 20%.
Secondo Rawls ogni membro dell’assemblea, non sapendo se appartiene alla maggioranza o minoranza, opterebbe per una ripartizione equa della giustizia, ovvero assegnando 1 a tutti.
In tal caso la “speranza” di quanta giustizia spetterebbe a ogni membro dell’assemblea sarebbe esattamente 1: 1*.8 + 1*.2 = 1
In realtà tale speranza potrebbe essere aumentata favorendo la maggioranza e penalizzando, senza esagerare, la minoranza. Per esempio assegnando 1.1 alla maggioranza e solo 0.9 alla minoranza. In questo caso un membro dell’assemblea otterrebbe 1.1 se scoprisse poi di appartenere alla maggioranza e solo 0.9 se alla minoranza. Ma la sua speranza, che sarebbe la discriminante logica su cosa decidere, sarebbe: 1.1*.8 + .9*.2 = 1.06
Ovvero, nonostante il rischio di appartenere alla minoranza, questa distribuzione non equa sarebbe razionalmente preferibile a quella esattamente imparziale!

In realtà ci sarebbe da imporre varie condizioni per rendere matematicamente più solida questa mia obiezione: per esempio se le risorse sono finite non è possibile aumentare più di tanto la quota della maggioranza a danno di quella della minoranza: ma qui stiamo parlando di giustizia; esiste sempre una relazione fra giustizia assegnata alla maggioranza e quella della minoranza ma non c’è un totale preciso non superabile…
Poi ci sarebbe il problema di quantificare numericamente il valore della giustizia e libertà e simili: ma insomma credo che abbiate capito la mia obiezione...

Conclusione: perché leggo ancora Rawls visto che le trovo le sue premesse errate? Ormai voglio scoprire a cosa arriva: lui scriverà che la sua conclusione è perfetta perché basata sulle sue premesse (che io trovo errate) ma sono comunque curioso di conoscerla e di elencarne i pro e i contro.

Nota (*1): ho sbirciato il titolo del prossimo capitolo e dovrebbe essere appunto sulla perfetta razionalità dei membri dell’assemblea…
Nota (*2): sciupatrama: secondo me succederà proprio questo e, senza rendersene conto, Rawls sarà proprio quella singola persona, convinto di essere imparziale, equilibrato e perfettamente logico. E scriverà: “l’assemblea originaria perfetta è arrivata alle mie stesse conclusioni!” anzi per la precisione “l’assemblea originaria perfette arriverebbe alle conclusioni che io gli attribuisco in questo saggio”!
Nota (*3): ma forse neppure troppo minore dato che mina alla base il senso ultimo del velo d’ignoranza...

mercoledì 1 giugno 2022

Capitoletto 23

Oggi (o forse era ieri?) ho letto un altro capitoletto di “Una teoria della giustizia” di John Rawls: il 23°, ovvero “Vincoli formali al concetto di giusto”.
Un capitolo decisamente lineare che, come al solito, è ancora di premessa…

Come spiegato in 20-21=-1 (in realtà il titolo avrebbe dovuto essere “21-22=-1” ma mi sono confuso!) Rawls non si vuole limitare a proporre una teoria della giustizia e a elencarne i pregi: vuole invece dimostrare che sia la migliore in assoluto partendo da delle premesse “minime”.
A mio parere le sue premesse non sono poi così “minime” e comunque, qua e là, impone delle condizioni arbitrarie: insomma per capirci, dopo 140 pagine, non siamo ancora a niente: di concreto non ha ancora formulato nulla ma siamo ancora nelle fase in cui vengono elencate le premesse che userà per giungere alle sue conclusioni.

In particolare qui considera l’assemblea iniziale, i cui membri dovranno accordarsi fra lor per giungere a un accordo, e quali dovranno essere i vincoli al concetto di giusto: cioè su quale condizioni i membri dell'assemblea dovranno concordare e che certamente il “giusto” dovrà soddisfare per essere tale.

Le condizioni elencate sono le seguenti:
1. principi generali: non potranno cioè essere specificate eccezioni a essi.
2. principi universali: si devono applicare a tutti gli uomini.
[“generali” e “universali” possono apparire equivalenti ma non lo sono. Esempio universale ma non generale: “Tutti (universale) devono ubbidire al dittatore (NON generale perché specifica una persona)”. Esempio generale ma non universale: “Chi ha i capelli neri (non universale; generale perché non specifica una singola persona) deve pagare più tasse”]
3. principi pubblicizzati.
[Concetto che non mi è chiarissimo: se ho ben capito i principi su cui ci si accorda devono essere ben noti a tutti. Credo che significhi che le decisioni saranno quindi ben motivate]
4. Principi ordinabili. In caso di conflitti deve essere chiaro quale principio abbia la priorità sugli altri; e deve valere la proprietà transitiva: cioè se A>B e B>C allora A>C (e non C>A).
5. Principi definitivi. I principi stabiliti non potranno essere rimessi in discussione.

Comunque Rawls riassume lo scopo di queste condizioni così: «Se consideriamo complessivamente queste condizioni e le concezioni del giusto, abbiamo il seguente risultato: una concezione del giusto è un insieme di principi di forma generale e di applicazione universale, che devono essere collettivamente riconosciuti come corte d’appello definitiva per imporre un ordinamento alle pretese contrattuali di persone morali.» (*1)

Il capitoletto si conclude con una considerazione interessante: l’egoismo, sia personale che della società (generalizzato), è in contraddizione con queste condizioni e, per questo, è incompatibile con il punto di vista morale. Rawls lo spiego piuttosto bene ma non ho voglia di ripetere le sue argomentazioni.

Conclusione: il prossimo sottocapitolo, intitolato “Il velo d’ignoranza” dovrebbe essere molto interessante. Da quello che ricordo dovrebbe essere la condizioni per cui le persone che devono accordarsi insieme non ricordano le proprie caratteristiche personali (per esempio il colore della propria pelle) e questo dovrebbe portarli a scelta più equilibrate e giuste. Sono curioso di vedere come formula nel concreto questo concetto...

Nota (*1): tratto da “Una teoria della giustizia” di John Rawls, (E.) Feltrinelli, 2021, trad. Ugo Santini, pag. 141.