«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
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» Pv. 22,17

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venerdì 16 marzo 2012

Gatto morto

È buffo ricostruire il filo dei nostri pensieri: da dove si parte a dove sia arriva. A volte sembrerebbe impossibile.

Oggi, ero su FB e ho letto la notifica di un nuovo post su Umoremaligno.it: questa volta prendono lo spunto dalla tragedia dei ragazzini morti in Svizzera e ci scherzano sopra. Battute molto cattive, alcune anche divertenti. Non ho però voglia di commentare su cosa sia lecito o meno ironizzare.
Questa lettura così dolce amara mi ha fatto ricordare il mio tentativo d'imitare Umoremaligno.it col post KGB maligno: le mie battute (talvolta) sono divertenti ma non cattive. La conclusione è che io, di natura, non sono maligno.
Non è che non mi piacciano le battute cattive (altrimenti non sarei un fan di umoremaligno.it!) solo che a me non mi vengono. Anche sforzandomi non credo che sarei in grado di trovare niente di divertente sulla tragedia in Svizzera.
Ci avevo già riflettuto: così al naturale, mi vergogno quasi ad ammetterlo, sono forse un po' troppo buono...
Ho ripensato così alla mia infanzia e se, già all'epoca, c'erano le “stigmate” di questo aspetto del mio carattere. No, in realtà non ho fatto tutte queste considerazioni, almeno non consciamente...
Semplicemente, per vacua associazione d'idee, mi è tornato alla memoria un vecchio episodio.

Ero in macchina con la mamma e la nonna: la mamma guidava la Mini bianca quindi io ero alle elementari e avrò avuto sui dieci anni.
Primo pomeriggio: dovevamo essere in estate o prossimi ad essa perché la luce era molto intensa.
Io ero seduto dietro, anzi più che seduto ero appollaiato, tutto proteso in avanti fra i sedili anteriori, fra la mamma e la nonna: all'epoca non c'era l'obbligo delle cinture di sicurezza e, tanto meno, dei sedili di sicurezza per i bambini.
Credo che la mamma mi stesse accompagnando dai nonni per il WE. Oramai eravamo giunti alla periferia della città (perché i nonni stavano in un paese vicino) quando, a circa 100 metri davanti a noi, avviene un episodio drammatico.
Io vedo tutto benissimo: un bel gattone bianco si butta di corsa in mezzo al viale per attraversarlo. La macchina davanti a noi va troppo veloce, non può evitarlo e lo investe. Io ho un'ultima visione del gatto che, con le zampe anteriori, cerca freneticamente di rialzarsi ma il resto del corpo non gli risponde come se avesse la schiena spezzata a metà...

Ricordo che iniziai a piangere a dirotto, come una fontana. La mamma e la nonna cercavano di consolarmi dicendomi che non si era fatto male, oppure che l'avevano visto negli specchietti riuscire ad attraversare la strada. Però io non ci credevo e continuavo a piangere.
Singhiozzando ripetevo “era ancora vivo! Aveva la schiena rotta!”.
Infatti che fosse spacciato lo davo per scontato: quello che mi faceva piangere era che stesse ancora soffrendo. Soprattutto la visione di quel suo disperato tentativo di alzarsi, insieme con la consapevolezza della sua futilità, mi aveva sconvolto.

Per rincuorarmi mi avrebbero dovuto dire che la povera bestiola era morta subito dopo e ora non soffriva più. Però non ci pensarono. Equivocavano le mie parole e la ragione del mio pianto. Situazione molto comune per il giovane KGB. Beh... anche per il vecchio!

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