«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 6 aprile 2024

Il nazionalismo 2

Ieri ho ripreso la bicicletta per la prima volta dopo l’operazione: il dentista non mi aveva detto niente al riguardo (e io mi ero dimenticato di chiedere) ma temevo che il violento contraccolpo di una buca presa troppo rapidamente potesse dare noia ai punti. Così sono stato più prudente del solito e sono andato a esplorare un parco nelle vicinanze. Molto carino e, soprattutto, con poche persone forse anche perché piuttosto fuori mano.

Ne ho approfittato per andare avanti con Hobsbawm nel primo lunghissimo sottocapitolo sul nazionalismo di cui ho già scritto in Il nazionalismo.

È un po’ difficile riprendere il filo dal pezzo precedente perché in “L’età degli imperi” è un unico discorso continuo che io ho arbitrariamente tagliato fino a dove ero arrivato a leggere.
Diciamo che inizialmente Hobsbawm cerca di dare una descrizione di cosa sia/fosse il nazionalismo: un concetto nuovo, che magari riprendeva vecchie teorie, ma che poi sovrapponeva il tutto insieme e lo riempiva di ormoni per la crescita!
Nella pagine lette ieri l’analisi si sposta invece sulle reazioni che il nazionalismo provocò.

Però prima voglio inserire una curiosità: ricordate che nel pezzo precedente spiegavo che anche i vari regnanti, in genere tedeschi, per stare al passo col nazionalismo dei propri paesi dovettero “travestirsi” da gente del posto.
Ma negli USA dove non c’era aristocrazia di sangue? Ebbene il culto della bandiera negli USA nasce nel 1890: non c’è il re ma c’è la bandiera che va riverita e venerata come un sovrano. Chiaramente è un simbolo ben diverso ma il meccanismo unificante è lo stesso (e forse anche più efficace: il singolo monarca, come essere umano, può risvegliare antipatie o critiche mentre la bandiera è un simbolo più puro).

Tornando ai nuovi concetti letti oggi il punto fondamentale è che se il nazionalismo univa insieme la maggioranza delle persone vi era comunque una minoranza che ne veniva allontanata.

Un primo grande insieme di queste minoranze erano le colonie europee: le élite locali, che magari avevano studiato in Europa assimilavano i protomiti del nazionalismo ma, contemporaneamente, si rendevano conto che non avrebbero potuto farne parte di tale nazione in una posizione da pari a pari con i cittadini inglesi, francesi o tedeschi. La conseguenza naturale fu che iniziarono a pensare in termini nazionalistici per il proprio paese di origine: oltretutto lo studio in occidente gli aveva fornito anche il linguaggio e le idee (protomiti) per esprimere le proprie rivendicazioni.
Ovviamente stiamo parlando di processi plurigenerazionali ma intanto il seme era stato piantato.

L’altra grande reazione la si ha negli immigrati: anche qui il meccanismo è simile ma con una differenza sostanziale. L’immigrazione all’epoca era essenzialmente europea: da Europa in Europa o da Europa in America e la maggiore omogeneità etnica permetteva anche la completa assimilazione (*1) per chi lo desiderava. Questo anche perché il cinquantennio che precede la prima guerra mondiale era fortemente xenofobo: vi era una notevole pressione/discriminazione verso gli immigrati.
Ma anche qui l’immigrato entra in contatto con il concetto di nazionalismo e, se non si fa assimilare, decide di applicarlo al proprio gruppo di appartenenza.
Un esempio illuminante: «[…] gli Stati in cui giungevano imponevano loro qualche definizione nuova, catalogando come “italiani”, all’arrivo in USA, individui che fino allora si erano considerati siciliani o napoletani, lucchesi o salernitani.» (*2)
Oppure: «L’accordo destinato a creare uno Stato unitario per cèchi e slovacchi (la Cecoslovacchia) fu firmato dal futuro presidente Masaryk a Pittsburgh, perché la base di massa del nazionalismo slovacco organizzato si trovava in Pennsylvania e non in Slovacchia.» (*3)

Per Hobsbawm un altro fattore che contribuì alla diffusione del nazionalismo fu un altro ideale (protomito/epomito): il “neotradizionalismo”.
È un’ideologia che nasce per reazione (un po’ come il socialismo) al capitalismo, alla modernizzazione e alla diffusione dell’industria e che andò sempre più ad accompagnarsi al nazionalismo.

Da notare che, soprattutto nelle piccole regioni che se indipendenti si sarebbero trasformati in piccoli Stati (per esempio Galles o Fiandra), la grande borghesia industriale non era nazionalista ma, anzi, apprezzava i mercati più vasti e l’immigrazione che forniva manodopera a basso costo.
Oggi non abbiamo forse più una borghesia industriale ma gli obiettivi delle multinazionali sono sempre gli stessi.

Interessante poi le dinamiche indotte dalla tutela delle lingue minoritarie magari prima nelle scuole elementari e successivamente nelle superiori: da una parte favorivano i bilingue nelle occupazioni di media importanza dove la conoscenza di due lingue era un vantaggio ma, contemporaneamente, erano penalizzati nei posti di comando dove contava solo la lingua maggiore.
Nel complesso la protezione della lingua minoritaria portava a identificazione locale e a rappresentanza politica. Per esempio: «I 4,8 milioni di allievi delle scuole primarie e secondarie dell’Austria asburgica del 1912 contenevano ovviamente molti più nazionalisti potenziali e reali dei 2,2 milioni del 1874, per non parlare dei circa centomila insegnanti supplementari che adesso li istruivano nelle varie lingue rivali.» (*4).

Conclusione: e ancora non ho terminato di leggere questo primo sottocapitolo sul nazionalismo! Beh, in verità mi mancano poche pagine a terminarlo e, da questo punto di vista, avrei forse fatto meglio ad aspettare per scriverci sopra un unico pezzo conclusivo. Contemporaneamente però preferisco non accumulare troppo materiale insieme...

Nota (*1): all’epoca considerata una parola senza sfumature negative.
Nota (*2): “L’età degli imperi” di Hobsbawm, (E.) Laterza, 2005, tradotto da Franco Salvatorelli, pag. 178.
Nota (*3): ibidem, pag. 179.
Nota (*4): ibidem, pag. 181-182.

venerdì 5 aprile 2024

Sonno della ragione

Giorni fa, commentando il pezzo William Shakespeare è nella lista nera dei woke dal sito Correndo sull’orlo del boccale di Marco Poli, gli chiesi cosa ne pensasse dell’ideologia “woke” o, meglio, chi se ne giovasse e perché.

Il fenomeno per quanto bizzarro e paradossale ha il sostegno del potere e, quindi, deve essergli utile: ma in che cosa consiste la sua utilità? Su questa domanda da tempo spremo le meningi cercando di venirne a capo e, per questo, sono particolarmente interessato alle opinioni altrui.

La risposta ampia e articolata di Marco non mi ha deluso. Per comodità provo a riassumerne qui i vari punti ma consiglio la lettura diretta del suo commento

Scopi obiettivi “woke”:
- incoraggiare il conformismo.
- uniformare popolazione (un’uniformità piatta e superficiale) neutralizzando le “pecore nere” potenzialmente pericolose per il potere.
- accenno a maggior facilità di controllo della popolazione/lavoratori per il potere.

Come vedremo queste indicazioni confermano la teoria che sto sviluppando.

Prima di tutto qualche termine: come sapete mi diverto a condurre la mia personale battaglia contro i forestierismi inventandomi neologismi più o meno decenti. Per “woke” però non è facile: “risvegliato” non mi piace, suggerisce sì la commistione dell’ideologia con il “culto”, ma lo trovo sostanzialmente fuorviante. E come ho scritto altrove il controllo del linguaggio induce il pensiero: perché quindi dare a questa ideologia un vantaggio che non merita associandola a un vocabolo così positivo?
Nell’ideologia “woke” non c’è risveglio ma, semmai, sonno: il “sonno della ragione” come vedremo.
Per questo ho creato il seguente neologismo per indicarla: “ipnobatismo” basato su “ipnobate” che dovrebbe essere (secondo chatGPT!) l’equivalente di “sonnambulo”, l’addormentato che cammina.
I singoli seguaci dell’ipnobatismo saranno detti “ipnobati” o, più familiarmente, “dormienti”.

Per spiegare l’utilità dell’ipnobatismo per il potere si dovrebbe partire da cosa sia questo “potere” e, soprattutto, da quali siano i suoi obiettivi.
Ora definire questo “potere” mi prenderebbe troppo tempo e rimando quindi alla lettura della mia Epitome (scaricabile gratuitamente da QUESTA pagina).
L’obiettivo (anche qui per i dettagli rimando a [E] 23 e in particolare 23.5) non è semplicemente accumulare ricchezza, sebbene egoismo e avidità ne condizionino sempre le decisioni, ma soprattutto un controllo sempre più diretto della società attraverso, o meglio ancora aggirando, le istituzioni “democratiche” (*1).
“Controllare” la società significa riuscire a influenzarla in maniera che questa resti acquiescente via via che diritti e libertà le vengono sottratti. Infatti la maggior forza del potere non può essere creata dal nulla ma deve essere sottratta alla popolazione ([E] 5.8).

Passiamo quindi a elencare quelle che, secondo me, sono le funzioni dell’ipnobatismo per vedere poi la loro relazione con gli obiettivi del potere.

A. Individualismo: l’occidente è caratterizzato dal liberismo economico che si sovrappone con il liberalismo ideologico. Fondamento del liberalismo sono le libertà e diritti del singolo individuo contrapposti alla forza egemonica dello Stato.
Ora per indebolire la popolazione è necessario togliere e ridurre questi diritti come la libertà di pensiero, di espressione e simili: per poterlo fare bisogna convincere la popolazione che questa sia la cosa giusta, magari un “male necessario”.
Ecco quindi che l’ipnobatismo, con il suo individualismo narcisista e solipsistico, esalta gli aspetti più egoistici dell’individualismo mentre ignora le libertà, a partire da quella di espressione, su cui si sono basate le democrazie occidentali, per questo dette anche “liberali”.
L’ipnobatismo, dando la falsa illusione di richiedere più libertà, in realtà ne permette e facilità la riduzione sostanziale. Al potere non importa niente dei pronomi di genere o della “schwa” mentre invece ha grande interesse a ridurre i diritti dei lavoratori, a far pagare ogni servizio, ad aggirare sostanzialmente la democrazia etc.

B. Irrazionalità: non ci si accontenta di distruggere l’essenza del liberalismo riducendola alla formalità vuota di linguaggio o di singolo simbolo grafico ma si cerca di attaccarne le fondamenta: la razionalità di origine illuministica.
I fatti contano sempre meno: la biologia è ormai un’opinione, storia e filosofia inutile parlarne, e perfino la matematica è considerata da alcuni dormienti razzista. Già nel libro di antropologia genetica che lessi qualche anno fa (“Who we are and how we got here” di David Reich), ma scritto intorno al 2010, l’autore si lamentava di come non fosse possibile considerare serenamente le teorie e i fatti ma si dovessero pesare le singole parole: dubito che da allora la situazione sia migliorata. Oppure guardiamo la medicina e i farmaci sperimentali “sicuri ed efficaci” per decisone politica (dettati da interessi economici) mentre le ricerche dimostravano, e dimostrano, l’esatto contrario.
E che altro attendersi dagli ipnobatisti? Del resto Goya l’aveva predetto: “il sonno della ragione genera mostri”.
Ma qual è l’utilità di questo attacco alla razionalità che, dopotutto, mina le basi del metodo scientifico su cui è stato costruito il progresso del mondo occidentale prima e dell’umanità adesso?
In realtà qui non vi sono vantaggi: non escludo anzi che la perdita di competitività dell’intero occidente, ma soprattutto degli USA dove l’ipnobatismo è più forte, sia in parte dovuta proprio alla sostituzione della ragione con l’ideologia. Il fenomeno è evidente nella cinematografia che negli ultimi anni produce molti più disastri finanziari che successi di botteghino.
L’irrazionalità però è necessaria all’ipnobatismo per difendersi e, anzi, sostenere e giustificare la propria aggressività e sostanziale intolleranza verso chi la pensa diversamente: il politicamente corretto non è logico. Diviene quindi necessario sotituire gli argomenti razionali con dogmi fideistici. Si ha la presunzione di rendere interscambiabili la ragione con la fede. La scienza è trasformata in superstizione e l’opinione personale diviene ragione da imporre al resto del mondo come verità assoluta e incontestabile.

C. Fanatismo e manipolabilità: come detto l’ipnobatismo ha molte più caratteristiche di una religione che di un’ideologia. Le ideologie devono argomentare le proprie idee e quindi si devono basare sulla ragione, l’ipnobatismo no.
E come fedeli, eccitati dal potere che sempre conferma tramite i suoi media la giustezza di qualsiasi nuova rivendicazione, i dormienti (gli ipnobatisti cioè) si trasformano in fanatici: confondono la propria opinione col bene assoluto e, di conseguenza, considerano chi la pensa diversamente da loro come il male. Del resto il libero confronto fra le idee, basato sulla libertà d’espressione, è una delle prime vittime dell’ipnobatismo.
Nell’ultima versione dell’Epitome ho aggiunto un nuovo sottocapitolo ([E] 21.5) dedicato al pericolo dell’uso della psicologia da parte del potere usata, ovviamente, non per il bene della popolazione ma per la sua manipolazione. Adesso è infatti facile identificare specifiche caratteristiche psicologiche nei vari individui e non è da escludere che per alcune posizioni chiave si scelgano le persone più pronte a obbedire al potere vuoi per conformismo oppure per egoismo e avidità. Ecco la mia ipotesi è che i dormienti abbiano tutte queste caratteristiche e che in pratica possano essere usati dal potere come fanatici facilmente manipolabili da usare come missili teleguidati proprio contro i propri avversari ovvero chi vorrebbe il bene per la maggioranza della popolazione: del resto queste persone tenderanno a usare argomenti razionali e, proprio per questo, verranno considerati razzisti/malvagi, dai dormienti.

Siccome ho già scritto troppo adesso vedo di concludere: gli ipnobatisti per le loro caratteristiche viste sopra possono essere sfruttati dal potere per manipolare e controllare la società. Sia contribuendo a frantumare la coesione sociale, sia giustificando la diminuzione di diritti e libertà (quelli veri) sostituendoli con privilegi sciocchi e inutili, sia usandoli come un’arma contro gli eventuali dissenzienti.
Il progetto è però inerentemente destinato al fallimento a causa della sua irrazionalità che mina la scienza e il progresso occidentale. Sul palcoscenico globale gli altri attori non appesantiti da questo inutile fardello, presto o tardi, prenderanno il sopravvento e la loro ideologia verrà imposta al resto dell’umanità: almeno per un altro ciclo storico.

Conclusione: c’erano delle altre cosette che avrei voluto scrivere: FORSE le rimanderò a un altro futuro pezzo...

Nota (*1): anche sulla democrazia, specialmente nell’attuale fase di decadenza, sono estremamente critico e rimando all’Epitome ([E] 11 e 15).

martedì 2 aprile 2024

9. Baccabriciola Buzzurro e don Luke

Diversamente dal solito oggi non avevo voglia di scrivere questo pezzo su Strabuccinator: da quando sabato scorso ho terminato la nuova versione dell’Epitome non ho voglia di scrivere…

Ma il dovere mi chiama: oltretutto questa è anche una delle puntate più corte di Strabuccinator…
La ragione è che questa divisione in puntate è arbitraria: quando scrissi il romanzo era un tutto continuo, senza capitoli. Solo successivamente, quando ho deciso di pubblicarla a puntate, sono andato a rileggere il tutto cercando di dividere ogni puntata in maniera che avesse un minimo di senso e che lasciasse un po’ la trama in sospeso in maniera da mantenere la curiosità del lettore.
Però, non essendo stata progettata con questo criterio in mente, non sempre ogni puntata rispetta questi principi…

La puntata è incentrata sulla prima parte del video che mostra Baccabriciola, rimasta sola a casa mentre il marito Buzzurro è impegnato in un viaggio di lavoro, e ne delinea la principale caratteristica psicologica: una grande e sincera religiosità e la dipendenza morale dal buon don Luke. Delinea anche qualche caratteristica fisica ma inutile soffermarci qui su questi dettagli minori…
Di don Luke non si capisce molto ma si intuisce che è un prete molto indaffarato e che ama il proprio gregge...

Don Luke non è però presente in persona ma dialoga con Baccabriciola tramite un telefonino (in modalità solo vocale sembrerebbe). Nel corso del romanzo mi sono divertito a usare vari espedienti grafici per indicare i diversi tipi di comunicazione/voce.
Il dialogo normale è fra semplici virgolette: «Ribadisco e dico»
Il pensiero invece è in corsivo: pensiero positivo
La voce per telefono/radio o altoparlanti in genere usa invece: << Pronto?! Pronto?! >>
I suoni invece sono fra parentesi graffe: {boom!}
che possono anche essere all’interno di un dialogo per sottolineare il momento esatto in cui si odono: «Allora come ti dice- {boom!} che è stato!!?»
La voce artefatta (non ricordo se l’abbiamo già incontrata) la indico così: «{ sono una bambina }»
Ah! Poi ci sono i sottotitoli o le scritte in genere: [[Scemo chi legge]]
E altri ancora (per le canzoni, i sogni e probabilmente altro che sul momento non ricordo!)…

Poi non c’è davvero altro da aggiungere visto che la puntata è cortissima!

1→ 1/10 (essenzialmente perché Strabuccinator appare nudo)
2→ 1/10 (io ci sento un minimo di tensione sessuale!)
3→ 5/10 (gli approcci della Raden al suo capitano sono sottilmente espliciti)
4→ 3/10 (del resto Cavolina stava solo aspettando Pisellino…)
5→ 5/10 (Cavolina e Strabuccinator combattono nudi)
6→ 7/10 (Strabuccinator approfitta di Cavolina)
7→ 4/10 (Lily ha un grande coefficiente erotico qualsiasi cosa faccia!)
8→ 1/10 (Lily sta tramando qualcosa…)
9→ 5/10 (è un bel dialogo telefonico)

sabato 30 marzo 2024

Sorpresa pasquale

A Pasqua c’è sempre lo stesso problema: regalare un uovo al cioccolato fondente, che però infiamma, oppure al latte, che però è decisamente più cattivo?

Ebbene la soluzione è semplice: regalate la nuova versione dell’Epitome!

A sorpresa, anche per me stesso, ho infatti terminato la nuova versione dell’Epitome: l’avrei dovuta chiamare “Senza stress” o roba del genere perché l’ho scritta tranquillamente, senza dovermi sforzare per lavorarci sopra e, nonostante una buona mole di materiale aggiuntivo, l’ho terminata super rapidamente.

Proprio dal lato più quantitativo siamo passati da 506 pagine a 522 (quindi la mia stima di +16 pagine fatta qualche giorno fa si è dimostrata stranamente corretta) mentre le note sono passate da 2083 a 2137…

I sottocapitoli nuovi sono quattro:
- il 3.8 - piuttosto tecnico sui “gruppi aggregati” un concetto semplice ma molto utile e che, soprattutto, si applica alla democratastenia.
- il 10.6 – è su come distinguere la propaganda dall’informazione utile. A dire il vero ho aggiunto vari elementi psicologici in 10.5 ampliando la sezione già presente.
- il 21.5 – è sul pericolo della manipolazione psicologica.
- il 22.5 – intitolato “Un mondo nuovo” mi fu suggerito da UUiC ormai parecchi mesi fa. Ci ho meditato parecchio e alla fine mi è uscito questo!

Paradossalmente però le maggiori modifiche sono state causate dall’aggiunta di un nuovo importante concetto in 4.1 che ha avuto ripercussioni a catena su 3.7, 4.1, 4.4, 4.5, 5, 5.1, 5.2, 5.7, 7.7, 11.4, 18.4 e 23.7 (e in verità anche altrove magari solo in una nota).
Che poi, col senno di poi, non faccio che chiedermi come ho fatto a non pensarci prima… vabbè…

Aggiunte significative anche in 10.2, 22.6 e 23.5. Vediamo se ricordo cosa… Allora in 10.2 il ruolo di propaganda della scuola a cavallo fra il XIX e XX secolo; in 22.6 un sottocapitolo anomalo in cui accennavo (nel 2021) a cosa avevo intenzione di scrivere ho spiegato poi cosa ho effettivamente realizzato; in 23.5 ho invece descritto il gioco “Werewolf” e, soprattutto, le implicazioni della teoria sociologica che vi sono dietro.

In realtà quello che non ho fatto, ma che dovrei iniziare a pensare di fare, è una bella rilettura globale per correggere refusi, frasi poco chiare, piccole inconsistenze e roba di questo genere. È che mi ci vuole un sacco di tempo e mi fa grande fatica…
Non so quanto valga la pena investire energia mentale in un’operazione di rifinitura di questo tipo piuttosto che, per esempio, aggiungervi nuovo materiale. Non so…

Comunque ecco qui la “sintesi” delle novità direttamente dall’appendice “F” (non più “G” perché ho eliminato l’appendice “A”).
V. 1.12.0 (“Bohciaociao”) – Marzo 2024: approfonditi meccanismi psicologici propaganda
in 10.5; aggiunti i nuovi sottocapitoli 3.8, 10.6, 21.5 e 22.5; modificati sottocapitoli 3.7, 4.1,
4.4, 4.5, 5, 5.1, 5.2, 5.7, 7.7, 11.4, 18.4 e 23.7 per introduzione del concetto di forza
potenziale di un potere e di gruppo aggregato; aggiunta significativa a 10.2, 22.6 e 23.5;
eliminata l’appendice “Tabella di conversione”.

Ah! il nome in codice di questa versione “Bohciaociao” forse meriterebbe una spiegazione… ma preferisco lasciarlo esoterico!

Conclusione: nel complesso sono piuttosto soddisfatto di questa nuova versione che, finalmente, voglio provare a spedire a varie persone che potrebbero, forse, trovarla interessante e darmi dei commenti utili…
Riuscirò a vincere questa mia pigrizia sociale?