«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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giovedì 5 ottobre 2017

Ecco "Leida"!

Zitto zitto, quatto quatto, ho completato la nuova versione dell'Epitome: si tratta della 0.4.0 e il suo nome in codice è “Leida”!

La novità maggiore è senza dubbio il nuovo capitolo 9 aggiunto alla seconda parte dell'epitome.
Si tratta di una decina di pagine piuttosto dense (con parecchie note) e soprattutto basate su materiale completamente inedito: in altre parole non avevo affrontato la materia (“La comunicazione”) in pezzi sul viario se non per qualche accenno sporadico: invece il nuovo capitolo è ricco di idee interessanti e che permettono un ulteriore passo avanti nella comprensione della nostra società moderna.
Un capitolo non solo centrale nella sua collocazione nell'epitome ma anche concettualmente: ne sono decisamente soddisfatto!

Varie correzioni per tutta l'epitome e una revisione piuttosto approfondita del capitolo 2 dove ho approfondito maggiormente il concetto di protomito fuorviante differenziandolo da quello di protomito errato. Ah, ho poi corretto una nota ormai superata e sostanzialmente errata nel capitolo 3.2: per chi fosse curioso si tratta della nota 59 di “Aporia” divenuta la nota 67 in “Leida”...

Inoltre ho tolto dall'epitome la tabella di conversione fra i capitoli delle diverse versioni dell'epitome e l'ho trasferita su un PDF separato: l'idea è che per chi si stampa l'epitome per leggerla non gliene importa niente delle versioni precedenti; al contrario chi fosse interessato a leggere i miei vecchi pezzi su questo viario (lo so è un po' inverosimile!) può stamparsi semplicemente le sei paginette del nuovo PDF...

Comunque, sempre riguardo ai contenuti, nonostante le 6 pagine in meno di appendice si passa dalle 151 pagine di Aporia alle 162 di Leida!

Ah, poi ho aggiunto al glossario i collegamenti ai capitoli nel testo in cui il relativo argomento è affrontato. Molto noioso per me ma mi sembrava utile farlo...
Ovviamente per il dettaglio dei cambiamenti rimando alla pagina dell'Epitome.

Per il futuro, invece della solita revisione generale (che porterebbe alla revisione 0.4.1), credo che aggiungerò direttamente un capitolo nella parte III e un nuovo sottocapitolo nel capitolo 13: ma come al solito vedremo, per adesso non garantisco niente...

mercoledì 4 ottobre 2017

Ultima previsione

Dopo sette giornate è tempo che, come promesso in Mercato chiuso, io faccia le mie previsioni definitive perché, se aspetto ancora, diventerebbe troppo facile!

Per i primi tre posti avevo piazzato: 1° Juventus, 2° Napoli e 3° Inter. Partiamo da queste squadre.

La Juventus pare accusare più del previsto (data la partenza di Bonucci) problemi in difesa, soprattutto fuori casa, con Allegri che sembra non aver ancora trovato una linea difensiva che lo convinca. Da questo punto di vista gli acquisti della Juventus mi hanno deluso: Bonucci è andato via a inizio mercato e c'era quindi tutto il tempo per comprare un sostituto all'altezza: invece si sono illusi che Rugani andasse bene, poi hanno cercato di avere in anticipo sui tempi Spinazzola dall'Atalanta (che dubito sia il campione che avrebbe fatto la differenza) e infine hanno preso un vecchio giocatore dalla Premier (mi pare!)...

Il Napoli va meglio dell'anno scorso (alcune partite che la stagione precedente avrebbe pareggiato è invece riuscito a vincerle) ma rimango con tutte le mie perplessità: 1. rosa corta (Milik si è già fatto male); 2. poche rotazioni (vedi punto precedente); 3. ma soprattutto il gioco spettacolare di Sarri nel lungo periodo rischia di non pagare con le piccole col risultato di lasciare punti proprio sui campi dove avrebbe dovuto essere più facile farli... E in un campionato squilibrato come quello italiano sono poi queste ultime partite a fare la differenza...

Nel complesso resto convinto che la Juventus arriverà davanti al Napoli. Però se prima la mia stima per le probabilità di vittoria finali erano 80% Juventus e 20% Napoli, adesso sono passato a un 70% Juventus e 30% Napoli. Come detto la Juventus ha qualche problemino difensivo in più del previsto mentre il Napoli sembra maturato psicologicamente.

L'Inter, seppur un po' fortunosamente, mi pare sia terza anche nella classifica attuale. Mi pare che Spalletti stia ancora assestando la squadra: lo dimostra il fatto che Icardi ancora non segni con regolarità mentre, di solito, nelle squadre di Spalletti gli attaccanti vanno benissimo.
Ultimamente non l'ho vista giocare ma ho la sensazione che i centrocampisti proveniente dalla Fiorentina non siano proprio i fenomeni che fanno fare il salto di qualità alla squadra. Borja Valero è intelligente e disciplinato e Spalletti lo tiene davanti alla difesa per impostare e, all'occorrenza, a ricoprire altre funzioni tattiche. Vicino è il solito: un serio professionista ma un po' lento. Con Spalletti ha già fatto un gol ma non sono sicuro che l'allenatore ne sia entusiasta. Difficile dire di più perché non ho visto le partite più recenti...
Però, se nel mercato di gennaio arriveranno dei veri rinforzi, il terzo posto dovrebbe essere garantito.

Per il 4° posto avevo molti più dubbi: la Roma mi sembrava notevolmente indebolita nella rosa e non conoscevo il nuovo allenatore Di Francesco; sulla Lazio c'erano le consuete incertezze sui rimpiazzi sconosciuti; sul Milan i miei dubbi erano tutti sull'allenatore e sulle risorse finanziarie; infine le mie due possibili “sorprese” erano Atalanta e Torino.

Riguardo la Roma ho la sensazione che Di Francesco sia un buon allenatore: di partite ne ho viste poche (sicuramente Milan-Roma) ma lo deduco dal rendimento di Dzeko. L'attaccante bosniaco non segna automaticamente in qualunque maniera lo si faccia giocare ma si devono sfruttare le sue caratteristiche fisiche: non tutti gli allenatori sono capaci di sfruttarlo adeguatamente quindi bravo Di Francesco. Nel complesso rimango però dell'idea che la Roma in generale nella rosa, e soprattutto con la perdita di Salah, si sia indebolita.

La Lazio sembra aver come al solito (formidabile la dirigenza che sembra non sbagliare mai un colpo!) indovinato gli acquisti per sostituire le importanti cessioni. Rimane però una squadra che non conosco quasi per niente e mi è quindi impossibile valutarla esattamente.

Il Milan mi sembra stia andando benino: la partita con la Roma era stata in equilibrio fino al primo gol, anche la sconfitta con Lazio (4-1) è stata di una proporzione maggiore di quanto visto in campo. Solo la sconfitta con la Sampdoria è dura da digerire. Insomma mi pare che oggettivamente non ci siano i motivi per mettere già in discussione Montella (*1): mi pare cioè che il nervosismo della dirigenza tradisca una preoccupazione che sia extra sportiva...
Anche del Milan ho visto pochissime partite: la mia sensazione è che Montella non abbia ancora le idee chiare su quale debba essere la formazione titolare (soprattutto in attacco). Ogni settimana prepara una zuppa scegliendo a casa gli undici ingredienti: siccome i prodotti che ha a disposizione sono tutti buoni è difficile che venga fuori un minestrone immangiabile però, talvolta, ottiene un piatto che ha poco sapore. Secondo me si spiega così la sconfitta con la Sampdoria: contro una squadra ben organizzata, chiusa in difesa e pronta a colpire in contropiede il gioco (o la mancanza di esso?) un po' improvvisato del Milan fatica a prevalere e, anzi, rischia di venire punito...
Comunque Cutrone è un grande giocatore: ho seguito poco il Milan ma i suoi gol li ho visti e non sono casuali. Secondo me dovrebbe essere il titolare, sostituendolo o all'occorrenza affiancandogli André Silva e tenendo Kalinic come panchinaro di lusso.

Il Torino mi sta un po' deludendo nei risultati: mi aspettavo di più. Ho sentito molte critiche all'allenatore serbo ma onestamente non so cosa pensare. A Firenze non mi piacque ma avevo avuto la sensazione che con le esperienze successive fosse cresciuto divenendo un discreto allenatore... Magari è davvero lui che non riesce a sfruttare il potenziale, soprattutto offensivo, del Torino... Certo che se i gol di Belotti non arrivano diviene più difficile vincere le partite...
Insomma sono piuttosto perplesso sul Torino e prendo solo atto che va peggio di quanto pensassi senza però cercare di capirne i motivi...

Al contrario l'Atalanta è una bella sorpresa: dopo tutte le cessione fatte in estate non ero sicuro che riuscisse a confermarsi al livello dello scorso anno. Nelle partite che ho visto la differenza la fa Gómez che quest'anno è partito fortissimo: eppure la sicurezza nel gioco complessivo della squadra, nei passaggi rapidi e precisi, deve provenire anche dall'allenatore. Quindi bravissimo Gasperini!

Per il 4° posto quindi dico (confermo) Roma anche se la Lazio resterà in lotta fino all'ultimo. Il 6° posto dovrebbe spettare quindi al Milan ma se, come credo, le cose andranno male e Montella non riuscirà a sbrigliare la matassa della squadra potrebbe scivolare ancora più indietro...
Quindi al 6° posto metto l'Atalanta (anche se è molto Gómez dipendente con quindi tutte le incertezze del caso), per il 7° posto Milan, Torino e magari qualche “sorpresa” che ora mi sfugge (bo, magari la Sampdoria...)

E la Fiorentina? Bo... direi che è da metà classifica: Chiesa è l'unico veramente forte, altri giocatore sono discreti (tipo Gil Dias o Sportiello) ma altri piuttosto scadenti (vedi Biraghi). Il mio timore più grande, nonostante ne senta parlare sempre bene, è che Simeone non sia all'altezza. E alla fine se l'attaccante principale non segna la squadra fa fatica (vedi il Torino)...

Conclusione: della mia previsione di classifica finale ho dubbi solo sulla Lazio: come detto non conoscendola non riesco a valutarla bene e così non mi stupirei troppo se riuscisse ad arrivare anche sostanzialmente più avanti (magari al 3° posto) di quanto io abbia pronosticato...

Nota (*1): cioè a me Montella non piace però se la dirigenza lo ha confermato dall'anno scorso per la nuova stagione evidentemente dovrebbe avere ancora fiducia in lui dopo così poche partite...

martedì 3 ottobre 2017

Briganti ed epomiti

Ormai diverse settimane fa ho terminato la lettura delle ultime due monografie di L'uomo romano a cura di Andrea Giardina , Editori Laterza, 1993 (e anzi adesso non ritrovo il libro e scrivo a memoria!).

La penultima monografia era sulla figura del brigante ma complessivamente non l'ho trovata particolarmente interessante: per la natura del suo soggetto infatti aggiunge poco alla comprensione della società romana. Mi spiego meglio: i briganti non costituiscono un gruppo (o un potere) all'interno della società romana ma al contrario formano una microsocietà parallela con i propri valori e regole (protomiti specifici dei briganti).
Il condividere gli stessi spazi geografici porta a l'interazione fra la società romana e i briganti: questi ultimi infatti rapinano e rapiscono i viaggiatori e lo stato romano cerca di reprimerli, senza troppo successo (*1), con la forza e leggi durissime (tanto per confermare il concetto di società parallela, i briganti non sono considerati dalla legge cittadini romani).
Queste società hanno anche prevedibilmente altri punti di contatto: appoggi nei villaggi di origine dei briganti con possibilità di approvvigionarsi, ricettatori e, sorprendentemente, ricchi cittadini che necessitano di un piccolo esercito personale per gestire situazioni di “sicurezza privata”.
Questa conferma di microsocietà parallele a quella romana rafforza la mia intuizione sugli schiavi: v. Schiavitù romana 1 e 2.
In particolare scrivevo:
«È chiaro che gli schiavi di questo periodo siano un elemento fortemente instabile della società romana: le rivolte del II e I secolo a.C. non sono un caso. Invece, nei secoli ancora successivi, gli schiavi che scapperanno dal padrone malvagio non cercheranno di organizzare rivolte (come vedremo non avrebbero avuto successo) ma diverranno briganti, ovvero si porranno in totale opposizione alla società romana (cioè fuori di essa) ma senza più una propria identità culturale di gruppo (*2).»
In questo paragrafo evidenzio due possibilità: premesso che gli schiavi in fuga non si riconoscono in un gruppo della società romana (evidentemente il gruppo degli “schiavi” non gli va bene!) ci sono 1. gli schiavi ancora “freschi di schiavitù”, quelli delle grandi rivolte, che quindi ricordano, conoscono e credono in una società (protomiti) diversa da quella da cui fuggono e a cui aspirano a tornare; 2. gli schiavi ribelli isolati che però non cercano più di tornare nella propria patria ma si accontentano di vivere nella microsocietà dei briganti.

Della seconda monografia non ricordo il titolo: l'autore impiega quasi due pagine per spiegare di cosa intenda parlare. Gli mancano infatti dei concetti chiave e deve fare quindi dei lunghi giri di parole per spiegarsi.
In pratica l'argomento della monografia è l'evoluzione di alcuni epomiti nell'impero romano nel corso dei secoli. Chi ha letto la mia epitome sa che il concetto di “epomito” è basilare e su questo ci ho scritto tutto il capitolo 6: provando a esprimerlo in poche parole “epomito” indica un concetto/un'idea/ un valore caratteristico e caratterizzante di una specifica società in una specifica epoca.
In teoria, una volta capito cosa aveva in mente l'autore, l'argomento sarebbe anche stato interessante ma non ricordo di avervi trovato grandi sorprese: ho letto più o meno quello che mi aspettavo di leggere...
Comunque, appena ritrovo il libro, darò un'occhiata alle mie note e, se trovo qualcosa di rilevante che adesso mi sfugge, vedrò di segnalarlo!
Ah, ricordo anche che curiosamente questo studioso dei romani sembra avere un giudizio estremamente negativo su di essi, o forse è solo la sua maniera per farsi notare, non so...

Conclusione: la qualità delle monografie di L'uomo romano è estremamente variabile comunque nel complesso, sebbene sia una lettura molto impegnativa, è un ottimo libro.

Nota (*1): nel mondo antico le zone propriamente controllate dallo stato erano solo le città e le zone immediatamente limitrofe. Anche l'uso delle legioni (guerra asimmetrica?) non aveva avuto grosso successo.
Nota (*2): «...ma senza più una propria identità culturale di gruppo.» questo passaggio è errato/fuorviante. Quello che avevo in mente è che nella fase delle rivolte gli schiavi erano consapevoli delle proprie origini e quindi della propria identità culturale, quando invece si uniscono ai briganti abbracciano i valori della banda e rinunciano, se ancora li avevano e non erano ad esempio nati schiavi, ai protomiti della propria società di appartenenza originale. In altre parole, come ripetuto in questo pezzo, i briganti erano una microsocietà e quindi avevano i propri protomiti e quindi “un'identità culturale di gruppo”!

lunedì 2 ottobre 2017

Sulla Catalogna

In questi giorni ho seguito vagamente le notizie provenienti da Barcellona ma non ho la pretesa di volere entrare nei dettagli degli eventi perché non ho idea di cosa abbia preceduto questo ultimo tentativo di consultazione popolare.

Ovviamente avevo delle vaghe idee che, più o meno, coincidono con quelle di una catalana “sentita” per interposta persona: da circa una decina di anni il sentimento indipendentista stava crescendo ma la politica del muro contro muro non ha portato a niente. Da una parte il governo di Madrid, forte della costituzione del 1978, sostiene che la Spagna è indivisibile, dall'altra la comunità catalana (il 16% della popolazione spagnola) aspira all'indipendenza in virtù di una propria identità culturale e linguistica. Ah, dagli articoli letti sembra che la Catalogna sia una delle regioni più ricche dell'intera Spagna...

Ma non è della cronaca attuale che voglio scrivere: per dare un giudizio ponderato mi occorrerebbero molte più informazioni che invece non ho letto né cercato...
Piuttosto voglio proporre un paio di considerazioni rifacendomi alla mia stella polare per quanto riguarda la libertà: John Stuart Mill (v. Libertà d'opinione 1 e 2).

Secondo JSM la democrazia non consiste nel semplice governo della maggioranza ma nel governo della maggioranza nel rispetto della minoranza. In altre parole la maggioranza è libera di governare come crede meglio ma dovrebbe tenere conto del parere delle minoranze: secondo JSM il pericolo insito nella democrazia è infatti che la maggioranza opprima una minoranza.

Ecco quindi che propongo due domande:
1. Il governo centrale di Madrid ha agito con rispetto della minoranza Catalana?
2. Il governo di Madrid ha oppresso la minoranza Catalana?

Non conoscendo gli eventi che hanno preceduto questo tentativo di referendum non mi ritengo sicuro al 100% ma la mia sensazione è che la risposta sia “sì” a entrambe le domande.
Non so se ci siano state precedenti provocazioni da parte della Catalogna al governo di Madrid ma mi pare che, comunque, niente di pacifico come un referendum giustifichi una risposta così violenta dello Stato centrale. Va poi da sé che sparare proiettili di gomma contro cittadini pacifici, rappresentativi di un'intera popolazione, equivalga a opprimerla.

La vera questione è quindi dove sia il confine fra il diritto della maggioranza di imporre la propria volontà e il rispetto verso la minoranza. Io credo che la risposta vari in base alla decisione da prendere e che, più o meno, tenda ad assestarsi sulle percentuali delle relative popolazioni.
C'è però un'eccezione: se la questione è proprio la volontà della minoranza di far parte di una comunità più ampia. In questo caso la maggioranza, solo in virtù del proprio numero e della forza, non certo con motivazioni di giustizia, può imporre tirannicamente la propria decisione alla minoranza.

Non mi stupisce che in UK, là dove la cultura democratica è più viva, non si facciano tragedie all'ipotesi di una possibile indipendenza della Scozia e, anzi, un referendum su questa possibilità sia stato permesso dal governo inglese e tenuto qualche anno fa.
Il governo spagnolo si appella alla propria costituzione che sancisce l'indivisibilità della Spagna ma ciò dà alle sue repressioni una giustificazione legale, non certo morale.

Conclusione: per aver conferma delle mie sensazioni aspetto che gli illuminati politici italiani (vedi Gentiloni, Boldrini, Monti...) prendano posizione con “fermezza” al fianco del governo di Madrid... Perché è chiaro che in piccolo, ciò che va ora in scena in Spagna, potrebbe ripetersi nel caso di nazioni che volessero uscire dalla EU e/o euro: la UK era troppo forte per dirle di no ma, pensando al futuro, è bene iniziare a ribadire il concetto (protomito) che dalle "comunità" non si può uscire se tutti non sono d'accordo... (ovvero mai)