«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 21 ottobre 2017

"Dor-mi tu!"

La solita serendipità: oggi ho guardato una pellicola su Netflix intitolata “1922” che sembrava fortemente ispirata da un racconto di Poe/Lovecraft. In realtà era tratta da una storia di Stephen King ma sono convinto che lui si sia volutamente divertito a imitare lo stile dei suoi illustri predecessori.
Soprattutto il senso di colpa del protagonista, che si manifesta in una progressiva follia e che si materializza nei ratti vendicatori, sembra proprio nella maniera di Poe/Lovecraft (mi viene in mente “I ratti nel muro” di Lovecraft del quale c'è probabilmente proprio una citazione con un esercito di muridi che escono da un muro!) con l'aggiunta di una certa truculenza e di un finale modesto in puro stile King (*1)...

Ma, a parte che per la straordinaria coincidenza (proprio oggi avevo scritto il pezzo La follia di Poe (e Lovecraft)), ho accennato alla pellicola per un altro motivo: qua da mio padre guardo molta tivvù e, siccome odio fare una sola cosa per volta, contemporaneamente mi esercito con la chitarra. Chiaramente, senza il mio calcolatore con i relativi programmi musicali, non posso fare le mie normali esercitazioni ma mi limito a un sottoinsieme di esercizi senza metronomo o altri supporti.
Quando poi sono più stanco (o annoiato) suono delle note a casaccio (ma in genere in una specifica tonalità) per poi ricominciare da capo con altri esercizi. Non so se questo tipo di pratica mi sarà utile (ricordo che il maestro mi disse che era poco proficuo allenarsi in maniera troppo “libera”) ma sicuramente sarà meglio che non fare niente...
Comunque la cosa interessante è che, spippolando a casaccio sulla tastiera, ho riconosciuto le note di “dormi tu” della melodia di “San Martino campanaro” e ho quindi deciso di provare a ritrovare anche tutte le altre note.

Di seguito il testo e le relative note (tutte sulla sesta corda tranne quelle con un segno meno (“-”) davanti che saranno sulla quinta).

San (9) Mar (10) ti (12) no (9), Cam (9) pa (10) na (12) ro (9)
dor (9) mi (10) tu (12), dor (9) mi (10) tu (12)
suo (12) na (14) le (12) cam (10) pa (9) ne (-10)
suo (12) na (14) le (12) cam (10) pa (9) ne (-10)
din (-12) don (-9) dan (-10)

Che, a occhio, dovrebbe essere una tonalità di RE maggiore.
Sono sicuro di aver fatto molti errori ma comunque un po' assomiglia alla canzone originale: soprattutto è la dimostrazione che, seppur lentamente, sto migliorando. Anni fa sarebbe stato impensabile riuscire a ricostruire anche una canzoncina, seppur semplice come questa, guardando una pellicola alla tivvù!

Queste sono i miei appunti originali che, come spiegato, iniziano dal “dormi tu”!

E ora, ovviamente, vado a controllare quali sono le note vere...
Bo... come immaginavo la tablatura che ho trovato (Fra Martino TAB) non assomiglia per niente alla mia (*2): ovviamente è un'ottava più bassa ma anche sottraendo 12 ai miei numeri ancora non ci siamo. Ah! C'è da dire che è una settimana che non accordo la mia chitarra e quindi potrebbe essere scordata di 1 o 2 semitoni...

Conclusione: sono stato bravo lo stesso! E se ho sbagliato qualche nota è colpa di Stephen King...

Nota (*1): del quale non sono assolutamente un' entusiasta, vedi Re Stefano...
Nota (*2): sì, adesso ho notato che il titolo corretto della canzone è Fra Martino e non San Martino, però il mio errore mi pare divertente e quindi non lo correggo...

venerdì 20 ottobre 2017

La follia di Poe (e Lovecraft)

In questi giorni sono di nuovo da mio padre (ecco perché scrivo poco) e, avendo dimenticato l'attuale a casa, ho un nuovo libro “per il bagno” preso dalla sua libreria.
Si tratta di un volume che ricordo bene “I Racconti” di E. A. Poe, Ed. Feltrinelli, 1970, trad. Giuseppe Sardelli.
L'ho sempre visto nella biblioteca di casa perché ci ha sempre seguito nei numerosi traslochi. Soprattutto la bella copertina, un inquietante disegno di Louis James in cui si intravede un vecchio maniero, dovette colpire la mia immaginazione di bambino. Lo lèssi quando facevo le medie, ma trovai i racconti un po' noiosi, e poi al liceo quando la professoressa G. (v. La prof G) ci fece leggere qualche racconto.

Fra le pagine ho infatti ritrovato dei miei vecchi appunti di scuola: mi hanno impressionato.
La carta è infatti tutta ingiallita e ha sentito il trascorrere degli anni. Eppure io mi ricordo bene di quei fogli di carta che usavo: non mi piacevano perché erano sottilissimi e quello che scrivevo traspariva sull'altra faccia cosicché ne potevo usare un solo lato. Eppure all'epoca erano tutti bianchi, ora invece hanno preso il colore giallastro (che in realtà è più un marrone chiarissimo) del tempo. E l'odore leggero di muffa e carta (la precedente casa di mio padre era molto umida e i suoi libri ne hanno tutti un po' sofferto) che in realtà non mi dispiace ma che mi pare così strano sentire sui miei appunti...
Che poi la mia calligrafia è sempre la stessa invece: brutta, irregolare, infantile, procline agli errori, una miscela di corsivo e maiuscolo e, in genere, tutta storta: per questo preferivo usare i quaderni a quadretti piccoli, per seguirne le linee e farci grafici o elenchi puntati con maggiore precisione. In realtà in queste paginette ritrovate avevo scritto ben dritto, ma era l'eccezione non la regola.
La struttura degli appunti è interessante e ricorda molto il mio stile attuale. Le note sono estremamente sintentiche, solo delle parole chiave, e i vari concetti sono legati insieme da delle frecce che ne evidenziano le relative relazioni logiche o temporali.
Alcuni concetti potrebbero sembrare estremamente profondi e forse lo sono veramente. Ma non è “farina del mio sacco”: si tratta invece di una sintesi di quanto la professoressa G. cercava di inculcarci, praticamente dettandoci, durante le sue lezioni. Quindi quello che appare nei miei appunti è solo una selezione, la ricombinazione di un sottoinsieme degli appunti scolastici su Poe, attinente agli specifici racconti letti.
Li ho trovati sparsi per il libro ma leggendoli si capisce che si riferiscono ai racconti “Il cuore rilevatore” e al “Gatto nero”: ne ho quindi approfittato per rileggerli e scoprire cosa ci avrei notato adesso, a una seconda lettura 30 anni dopo.

I racconti continuano a non entusiasmarmi, in particolare per le trame troppo lineari: però ora apprezzo lo stile curato, la ricca scelta dei vocaboli e le descrizioni vivide, precise ma non pesanti.
In entrambi i racconti il soggetto è la lucida follia del protagonista: e, proprio il fatto che sia unita alla razionalità, la rende inquietante. Perché alla fine qual è la differenza fra una persona folle e una sana di mente? Se togliamo la razionalità allora rimane ben poco.
Una chiave di interpretazione è che in noi tutti, nell'umanità cioè, alberga un germe di follia che, in particolari situazioni, può emergere fino a prendere il controllo dell'individuo. Una follia segreta e strisciante e, proprio per questo, sottile e pervasiva.
Non ho potuto fare a meno di confrontarla con quella di Lovecraft (*1). La follia nei racconti di Lovecraft segue un'evoluzione simile a quella dei personaggi di Poe: cresce lentamente ed è sempre lucida e razionale. Ma esiste una differenza sostanziale: in Lovecraft la follia è pienamente giustificata perché è la realtà stessa a essere così orribile da schiacciare col suo peso le menti di chi riesce a vedere attraverso i suoi inganni e parvenze esteriori. Il mondo di Lovecraft è infatti popolato dagli antichi dèi, creature eterne, malvagie, ostili o semplicemente indifferenti all'uomo. Per questo il protagonista di Lovecraft, più comprende l'orrore della realtà, e più la sua follia diviene forte.
Poe invece non si preoccupa di spiegare il motivo vero della follia: essa è infatti connaturata nell'uomo e per questo ne dà solo delle giustificazioni più o meno speciose. Le origini della pazzia sono infatti nel “cuore rivelatore” l'occhio del vecchio e, nel “gatto nero”, l'alcoolismo. Ma, a mio avviso, parte dell'orrore sta proprio nella mancanza di ragioni concrete che la facciano emergere: questo infatti significa che potremmo essere tutti potenziali vittime della follia.

Da due soli racconti mi pare eccessivo cercare di ricavarne altre considerazioni generali: nei miei appunti si parla anche di senso di colpa, di autopunizione, di sadomasochismo. In effetti sono elementi presenti in questi due racconti ma mi sembrano aspetti più secondari rispetto invece alla natura ed evoluzione della follia. Non so: mi sembrano degli espedienti per terminare le storie con un “colpo di scena” ma magari, leggendone altri, rendendomi conto della loro ricorrenza, potrei considerarli più significativi...

Riguardo i dettagli dei miei appunti mi ha colpito (a parte la ripetizione di “sessuale”!) la spiegazione del sadismo in cui “l'uomo arriva alla soddisfazione sessuale infliggendo dolore sessuale alla donna”. Mi chiedo se questa asimmetria fra uomo e donna fosse un mio pregiudizio dell'epoca oppure se provenisse dagli appunti della mia professoressa (e fosse quindi un suo pregiudizio!). Per capirlo dovrei ritrovare gli appunti originali (che in pratica erano dei dettati) ma sfortunatamente non li ho più...

Conclusione: ora sto leggendo “Berenice” perché mi piaceva il titolo, sono curioso di vedere se ci sarà follia ed, eventualmente, di che tipo...

I miei appunti:


Nota (*1): che all'epoca, forse proprio in opposizione all'imposizione scolastica di leggere Poe, era divenuto un mio punto di riferimento letterario. Anche se, pensandoci meglio, probabilmente lo lessi a causa della citazione sulla copertina dell'album “Live after death” degli Iron Maiden.

domenica 15 ottobre 2017

Leggi immorali

Qualche giorno fa, ma ora non ricordo più dove, pubblicai un breve aforisma:
“Se la legge non è fondata sulla morale inevitabilmente la viola”

Il suo significato più superficiale è piuttosto evidente: quando una legge non si fonda su principi morali diviene solo un caso che non ne infranga qualcuno. La soluzione della giurisprudenza a questo problema è di aggirarlo: ogni legge deve rispettare la costituzione e non ci si preoccupa di eventuali dilemmi morali. Suppongo si assuma che, a sua volta, la costituzione rispetti la morale ma, ovviamente, non è la stessa cosa...

Il significato più interessante è però a mio avviso il reciproco della frase iniziale, ovvero: ogni legge puramente “tecnica” è probabilmente immorale. Ad esempio le leggi sul bilancio e l'economia, quelle che regolano aspetti tecnici” della società come le comunicazioni, il lavoro o la sicurezza: in pratica la maggior parte delle leggi...
Si dimentica quindi l'uomo e i suoi diritti, si favoriscono pochi a danno di molti o dell'intera collettività.
E siamo così assuefatti a leggi che non si basano, e che anzi non si preoccupano della morale, che spesso non ci rendiamo conto di quanto siano immorali, ovvero dei numerosi principi che violano.

In fin dei conti questo è il motivo per cui la “legge” non ha niente a che vedere con la “giustizia”.

Conclusione: a mio avviso andrebbe ripensato l'intero meccanismo con cui si scrivono le leggi ma si tratta di un'idea realizzabile nell'ambito di un progetto molto più ampio. Ma ne scriverò nell'epitome.

venerdì 13 ottobre 2017

Su Licurgo, Solone e Plutarco

Leggendo le biografie dei due legislatori Licurgo e Solone mi ha colpito una similitudine: 1. Licurgo convince prima un gruppo ristretto di persone fidate della bontà delle proprie idee e, con l'aiuto di questi, riesce poi a imporle a tutta la popolazione; 2. Solone per avere il sostegno sia dei ricchi che dei poveri fa credere (erroneamente) ai primi che non modificherà i debiti e ai secondi che rispartirà le terre.
In entrambi i casi le nuove leggi sono approvate non per l'esclusiva bontà della loro essenza ma grazie a questi “trucchi” politici. Questi episodi, sebbene personalmente mi facciano storcere il naso, sono però molto realistici e plausibili.
Ma, proprio perché aggiungono una nota stonata nell'opera principale della vita dei due protagonisti, hanno anche il merito di mostrare la distanza che Plutarco mantiene dagli uomini che descrive, non limitandosi a narrarne gli aneddoti più idealizzati, e la sua oggettività di storico antico.

Contrabbandieri - 13/10/2017
Fra le varie parole che ho imparato a memoria (v. Anki, Ank'io e successivi...) c'è anche Sicofante, ovvero il delatore, colui che denuncia gli altri per ottenere un vantaggio personale.
E tra le cose inutili che imparo c'è anche l'etimologia che, non so perché, trovo sempre affascinante: in questo caso su Treccani.it è spiegato che la parola “sicofante” è composta da “fico” + “mostrare” e “secondo un'antica interpretazione” indicava chi denuncia l'esportazione clandestina di fichi.
E sapete da dove proviene questa “antica interpretazione”? Esatto, da Plutarco!
«[Siccome il cibo prodotto dai campi nei dintorni di Atene non è sufficiente a sfamare la popolazione della città, allora Solone consente l'esportazione esclusivamente dell'olio e non degli altri prodotti alimentari. Plutarco fa però notare che una legge simile già esisteva.] Però non bisogna tor fede del tutto a quelli che dicono esser proibizione antica dello strarre [esportare] fichi fuori dall'Attica, e che gli accusatori degli straenti erano cognominati sicofanti.» (*1)

Nota (*1): da “Le vite parallele” Vol. I, di Plutarco, trad. Marcello Adriani il Giovane, Salani Editore, 1963.

Nell'indifferenza... - 13/10/2017
[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

Ieri mi sono "sforzato" di leggere l'ultimo articolo su Goofynomics (Allarme Stasi) non perché non sia d'accordo con ciò che dice ma perché mi peggiora l'umore (*1)...

L'articolo riprende un tema che mi sta molto a cuore: la riduzione della riservatezza (e quindi della libertà) individuale in Rete.
Il motivo generale di questa tendenza ([E] 14.2) è quello di diminuire l'autonomia della democratastenia e, di conseguenza, aumentare la forza dei parapoteri. Più nello specifico ho affrontato il tema della libertà in Rete nel nuovo capitolo [E] 9.5: ovvero ridurre la comunicazione D→D e aumentare quella D→P ([E] 9.1 e 9.3) (*2).

Vabbè, non mi va di (ri)farmi cattivo sangue: andate a leggere direttamente l'articolo su Goofynomics... oltretutto è scritto come al solito in uno stile brillante e divertente...

Nota (*1): e di solito non ne ho bisogno...
Nota (*2): in questo caso specifico non viene diminuita la D→D ma solo incrementata la D→P.

Quella strega di sua madre - 15/10/2017
Qualche giorno fa una domanda mi assillava: come si chiama la mamma di Calibano nell'Ultima tempesta di Shakespaere?
Ricordavo un nome simile a Styrax, che però sapevo essere un genere di piante perché ne ho imparate ben due: lo “storace” (o Styrax Officinalis) odore balsamico di vaniglia, bla bla bla e il “benzodino” scoperto da Ibn Battuta etc...
Un altro nome che mi veniva in mente era Sticazz, ma ovviamente in questo caso l'origine era meno nobile...
Alla fine, per la frustrazione, ho riletto l'Ultima tempesta: la strega si chiama Sycorax.

Touré brulé - 20/10/2017
Dalla Gazzetta.it: Man City, Yaya Touré patente ritirata: "Ma non so come ho consumato alcol"

La riprova che anche all'estero (e non solo in Italia) talvolta, quando l'imputato è un potente o un famoso, si può assistere alla sospensione dell'incredulità: al calciatore Touré è stata sospesa la patente per 18 mesi per guida in stato d'ebrezza ma il tribunale ha riconosciuto che egli non ha volontariamente bevuto. Come sia possibile non si sa: e non credo che a un omarino di 1m e 89cm basti mangiare un cioccolatino al liquore per ubriacarsi...

addendum: mi sembrava di ricordare che Touré fosse stato anche sospettato di dopaggio in passato e così ho controllato su Wikipedia. Al riguardo non ho trovato niente ma la versione dell'episodio summenzionato è ben diversa da quella proposta dalla Gazzetta.it
In particolare: “Touré said he had not "intentionally consumed alcohol", telling the court he had consumed diet cola from a jug at a party, not realising there was brandy in it. He conceded that his drink tasted "odd" and that he felt tired after consuming it, but did not suspect he was drunk. Judge Gary Lucy said it was "inconceivable" that he was unaware that he was drinking alcohol. Touré was banned from driving for 18 months, and was fined £54,000 – the largest fine for drink driving in British legal history.
In altre parole il giudice non ha assolutamente affermato di credere all'involontarietà dell'ebrezza di Tourè ma la ha definita “inconcepibile” e gli ha anzi affibbiato la multa più alta della storia legale inglese!