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» Pv. 22,17

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giovedì 20 maggio 2010

Era scritto

Oggi non avevo voglia di scrivere, però, mi dispiaceva non postare nulla solo per pigrizia. Allora ne approfitto per copiare, dal mio blocchetto degli appunti, una annotazione che scrissi, non ricordo più quando, in Olanda.

Cravatte: non posso evitare di pensare che sembrano guinzagli. Non le capisco. Non hanno alcuna funzione. Sono pura formalità. In cosa rendono migliore o peggiore un uomo?
Mi piace poter dire che ho avuto la sventura di indossarle solo un paio di volte. Suppongo che, se mi fosse capitato di lavorare dove tale inutile orpello è obbligatorio, invece che semplicemente opportuno, mi sarei adattato.
Oltretutto, indossando la cravatta solo ogni dieci anni, quando mi serve, non mi ricordo mai come fare il nodo: in qualche modo mi arrangio ma, il risultato, è sempre modesto.
Mi chiedo se questa mia fortissima antipatia verso la cravatta sia un segno della mia intelligenza o della mia stupidità.
Forse significa solo che ho uno spirito anarchico e che disprezzo il potere quando questo entra in conflitto con la mia volontà. Infatti, se la cravatta è un guinzaglio, significa che ci sono dei padroni che reggono questo laccio. Non è detto che questi "padroni" siano delle persone anzi, in questo caso, si tratta principalmente di convenzioni sociali. Per me poco cambia: se non mi piacciono, tollero poco anche queste ultime...

Solo che essere anarchici è così comune e banale!
Ma, in effetti, non sono un vero anarchico: non avrei niente contro il potere costituito se fossi io a detenerlo!

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