Da quando non aggiorno più quotidianamente questo mio ghiribizzo ho smesso di scrivere dei pezzi estemporanei basati su delle intuizioni del momento che, almeno, avevano il merito di essere se non corrette almeno piuttosto peculiari.
Adesso queste idee continuo ad averle ma non scrivendole sbiadiscono lentamente nella mia memoria com’è giusto che sia. Al contrario in passato, semplicemente scrivendole, le approfondivo e vi riflettevo arrivando, talvolta, a costruirci sopra nuove idee più articolate.
Insomma si trattava alla fine di un’attività per me divertente ma anche utile dal punto di vista che qualsiasi idea basata su una prospettiva nuova avesse dei meriti intrinseci.
Per questo ho deciso di riprendere a scrivere pezzi di questo tipo, oltre a quelli sulla censura, su questo blog: alla fine sarà un pezzo al mese poco più o poco meno.
Oggi voglio scrivere sull’utilità degli stupidi nella politica.
Riflettevo che ci sono dei politici, anche in ruoli prestigiosi, troppo stupidi per essere lì per caso: evidentemente non si tratta di un caso e quindi debbono avere una funzione utile. Ovviamente una funzione utile non per la popolazione ma per chi influisce sulla politica da dietro le quinte.
Prima di tutto la stupidità è sistematicamente palliata dai media che ci gasbagliano raccontandoci che è intelligenza e/o saggezza. Le parole che come stronzetti di capra vengono quotidianamente vomitate sulla popolazione tramite dichiarazione o interviste vengono descritte come piccole pepite d’oro tondeggianti e marroncine. Nessun giornalista si azzarda poi a evidenziare le palesi contraddizioni o inesattezze e se c’è un ospite, invitato per finzione di pluralità, che si azarda a criticare ecco che arriva la pubblicità, che cade il collegamento, che il suo microfono fa i capricci oppure che il momento dell’intervento di un ottuso ancora più ottuso del politico stupido che ha appena parlato.
Insomma la stupidità viene dipinta come intelligenza e se qualche parola effettivamente intelligente viene pronunciata da un ospite pensante ecco che viene accolta con sorrisini scettici intesi a far capire al pubblico che non deve prenderle sul serio.
E qui arriviamo al vero punto centrale dell’intuizione odierna.
Come tutte le persone un po’ più intelligenti della media tendo a dimenticare o comunque sottovalutare la stupidità della popolazione nel suo complesso.
Il politico stupido è pensato e utile perché piace alla fetta più stupida della popolazione: questa riconosce in lui “uno di noi” le sue parole, stupide per chi ha un QI maggiore di 100, ricalcano invece i pensieri dello stupido e per tanto suonano particolarmente vere. Del resto il suo ragionamento è: “se questo politico è odiato e chiamato stupido ma ha una posizione così importante, evidentemente non lo è veramente: del resto ha le stesse mie idee e io sono intelligentissimo anche se gli invidiosi mi ritengono uno stupido. Di sicuro meglio lui di quell’altro che fa discorsi complicati che non capisco e che, evidentemente, devono essere stupidaggini.”
Il politico stupido piace agli stupidi e ha quindi una sua base elettorale molto solida che si riconosce in lui confondendo la sua stupidità, che si sovrappone alla propria, per intelligenza. E questo al netto del ribaltamento della realtà operato dai media.
Lo stupido può poi essere mandato avanti a presentare delle idee particolarmente stupide, spesso dannose per la popolazione.
In questa maniera la fascia più stupida della popolazione sarà presto convinta che le cose stiano effettivamente come gli viene raccontato. Questo magari non renderà l’idea originale direttamente accettabile ma di sicuro sposterà l’idea di accettabile per la popolazione nel suo complesso in una direzione un po’ più lontana di quanto sarebbe normale dal buon senso.
La stupidaggine cagata dal politico stupido diventa un addendo spurio che però viene sommato insieme agli altri più validi per essere poi mediato nella proposta politica finale presentata come “perfetta” alla popolazione.
In altre parole è quindi caratteristica e utilità del politico stupido portare avanti quelle idee che sono particolarmente favorevoli ai parapoteri. Contemporaneamente egli, risuonando con la stupidità della popolazione meno intelligente, ne rafforza lo “spirito democratico”: porta gli stupidi al voto, a credere nel sistema, perché viene inconsciamente ritenuto e riconosciuto come “uno di loro”.
Poi chiaramente il politico stupido, in quanto tale, non sarà in grado di organizzare niente di proprio: dovrà sempre appoggiarsi ed essere usato per i propri scopi da altre figure, queste invece intelligenti, ma che prive del carisma/simpatia dello stupido non possono presentarsi direttamente alla popolazione.
Lo stupido ideale quindi non sarà un guidone (leader) di primo piano ma, piuttosto, sarà un rincalzo, farà parte della sua squadra.
Discorso a parte meritano Biden e probabilmente Trump: qui non si tratta di stupidi genuini e naturali ma di persone, magari anche originariamente molto intelligenti, ma che la senilità ha colpito in maniera improvvisa e più o meno pesante durante la loro presidenza.
Nel loro ruolo di presidente si sono rivelati essere, soprattutto Biden, dei burattini facilmente manovrati dalla propria squadra diventando una vera e propria pacchia per le lobbi.
La candidatura della Harris era stato invece il primo vero e proprio tentativo rovinoso di far eleggere presidente uno stupido verace: ma la stupidità della popolazione e/o la persuasività dei media non erano ancora sufficientemente forti...
Aggiornamento #1 1.16.0
2 giorni fa
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