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mercoledì 27 ottobre 2021

Logica e statistiche basilari

Iniziamo con un problemino di logica che ho trovato ieri su YouTube:
Solve this logic puzzle to get into Oxford

Provate a risolverlo e appuntatevi il tempo che ci avete impiegato.
Io sono un tipo psicologico INTP che è fra i più razionali in assoluto: non mi sono cronometrato ma la soluzione mi è parso immediatamente ovvia. Credo di averci messo una decina di secondi ricontrollando tutto due volte per essere sicuro di non essermi confuso nei vari passaggi…
Poi l’ho postato su FB per cercare di capire se era effettivamente un problema facile o difficile: al momento mi ha risposto solo un amico INTJ che (essendo “assonnato” ha specificato) l’ha risolto in circa 1 minuto. Poi però ha anche commentato che, secondo lui, la maggior parte delle persone hanno problemi di “calcolo simbolico”: non sono sicuro di cosa intendesse, probabilmente un sottoinsieme specifico della logica, ma io sospetto che non ci sia bisogno di essere specifici: la maggior parte delle persone hanno problemi di ragionamento logico di qualsiasi forma.

Me ne sto rendendo conto con orrore negli ultimi mesi: “dialogando” su FB (ma vedete, per esempio, anche le risposte ai miei commenti su altri ghiribizzi in Psicologia e stipendi) mi accorgo di non venir capito. Le mie argomentazioni sono tutte logiche e consequenziali: mi è facile ricontrollare se e cosa non è stato preso in considerazione nella risposta che ricevo.

Il punto è che ciò che appare logicamente ovvio a me non lo è a tutti, anzi, temo alla maggior parte. Oltretutto per non rischiare di apparire pedante evito di rimarcare delle relazioni che mi sembrano evidenti ma, inizio a pensare, probabilmente non dovrei farlo.

Questa lunga premessa dovrebbe servire per introdurre un pezzo che avevo iniziato a scrivere ieri e che, alle 22:30, era già lungo 4 pagine del mio editore di testi (i miei pezzi sono mediamente di poco più due pagine: appeno arrivo alla terza in genere li concludo).

Era un pezzo in divenire dove via via che procedevo mi appuntavo i miei risultati e come vi ero arrivato.
Mi ero inizialmente posto una semplice domanda: qual è la mortalità e la probabilità di ricovero in ospedale per le diverse fasce di età. Idealmente poi mi sarebbe piaciuto ottenere le stesse statistiche che scorporassero i famigerati fattori di rischio che nomino sempre (malattie cardiache, ipertensione, obesità e diabete: poi ce ne sarebbero anche molti altri, tipo il cancro, ma quelli elencati mi sembrano i più peculiari e interessanti perché legati direttamente al meccanismo della tempesta citochinica provocata dal covid-19).

Ora sarò pedante: perdonatemi, ma ormai non sono più sicuro di cosa sia chiaro a tutti e cosa no.
Perché queste statistiche sarebbero importanti?
Perché sappiamo, praticamente fin dall’inizio della pandemia, che questa malattia colpisce principalmente gli anziani ma, come ci viene spesso ripetuto, “anche i più giovani non ne sono immuni”. Il fatto è che dire che “anche i più giovani non ne sono immuni” è molto vago: che significa? Che i giovani sono 10, 100 o 1000 volte più resistenti al covid-19 di un anziano?
Visto che si sta prendendo in considerazione l’idea di estendere la vaccinazione anche ai bambini da 5 anni in su (almeno negli USA ma l’Italia non mancherà di seguire il “buon” esempio) sarebbe a mio parere importante ragionare su dei numeri: quanto rischia effettivamente un giovane?

Insomma la mia idea era quella di trovare dei numeri che, almeno per me, dovrebbero essere alla base di qualsiasi decisione. Sono di nuovo pedante: eticamente non è giusto chiedere a una persona di correre dei rischi personali a favore della collettività (tranne alcune eccezioni più o meno opinabili come, per esempio, al soldato in guerra). Non per nulla chi lo fa spontaneamente è di solito chiamato “eroe”. Altro principio etico della medicina è “non nuocere al paziente”: la cura non deve essere peggiore della malattia. Dato che ogni farmaco presenta delle controindicazioni ha senso usarli solo in caso di necessità: per esempio in Olanda i dottori prescrivono davvero pochissime medicine.
Nel pezzo che avevo scritto spiego quindi come avevo cercato su Google queste informazioni ma non ero riuscito a trovare niente di conclusivo.
Non so: forse non avevo insistito abbastanza e avrei dovuto spulciare le prime 4-5 pagine dei collegamenti suggeriti da Google anche se, normalmente, le informazioni cercate sono nella prima…

In mancanza di meglio mi sono accontentato di mettere da solo insieme i dati trovati su più fonti: Coronavirus (COVID-19) deaths in Italy as of October 20, 2021, by age group e Distribution of coronavirus cases in Italy as of October 20, 2021, by age group da Statista.com più altri che menzionerò in seguito.

Per brevità riporto solo i miei risultati finali; di seguito indico per ogni fascia di età il numero totale dei morti (M), il numero totale di infetti (I) (considerando il dato di Google di un totale di 4,74 milioni) e quindi la mortalità (→) ottenuta facendo la semplice divisione fra tali valori:
90+
M: 25.314 I: 1.9% = 90.000 → 28.13%

80-89
M: 52.606 I: 5.7% = 270.000 → 19.48%

70-79
M: 32.982 I: 7.7% = 365.000 → 9.04%

60-69
M: 13.667 I: 10.6% = 502.000 → 2.72%

50-59
M: 4.784 I: 16.8% = 796.000 → 0.6%

40-49
M: 1.214 I: 15.9% = 754.000 → 0.16%

30-39
M: 290 I: 12.7% = 602.000 → 0.048%

20-29
M: 77 I: 12.4% = 588.000 → 0.013%

10-19
M: 20 I: 10.5% = 498.000 → 0.0040%

0-9
M: 15 I: 5.8% = 275.000 → 0.0055%

Forse ha senso mettere insieme 0-19 ottenendo:
M: 35 I = 773.000 → 0.0045%

Come si vede la mortalità non è lineare con l’avanzare dell’età ma chiaramente esponenziale: si intravede un fattore x4 di incremento ogni 10 anni (a parte le fasce dei giovanissimi e dei più anziani).

I problemi di questi numeri sono però molteplici. Elenchiamoli qui di seguito…
1. numero di infetti.
2. fattori di rischio.
3. dati pre e post vaccino.
4. picchi di mortalità in concomitanza con terapie intensive sature.
5. la terapia in questi due anni è migliorata.
6. variante delta.

Punto 1:
Mentre il numero di morti è abbastanza accurato (più o meno coincide con la mortalità in eccesso nel 2020 e 2021 (*1)) quello del totale degli infetti è probabilmente molto sottostimato: in Italia sicuramente per tutta la primavera 2020 non era possibile fare abbastanza tamponi e quindi un gran numero di casi non è stato diagnosticato. Adesso, con molti più tamponi eseguiti, i dati sono più attendibili ma comunque sottostimati: sfuggono tutti gli asintomatici e, temo, chi ha sintomi lievi ma non può permettersi di non lavorare…
Considerando i dati inglesi (a memoria mi pare di ricordare che circa il 95% degli inglesi ha anticorpi contro il covid-19: ovviamente molti di questi sono dati dalla vaccinazione ma comunque anche gli anticorpi frutto di infezioni naturali dovrebbero essere molti) secondo me moltiplicare il numero degli infetti x3 è realistico.
Chiaramente non sarebbe una moltiplicazioni uniforme ma, probabilmente, simmetrica all’aumento della mortalità col crescere dell’età. Intendo dire che più si è anziani e maggiormente è probabile che si diventi sintomatici e che quindi l’infezione venga conteggiata nei dati ufficiali. Al contrario più si è giovani e più si è immuni o totalmente asintomatici sfuggendo quindi al conteggio degli infetti.
Non basta quindi dividere tutti i dati per 3 ma si dovrà diminuire di poco la mortalità per le fasce più anziane e di molto (cioè più di 3) per quelle più giovani.

Punto 2:
Sorprendentemente anche per i fattori di rischio e il loro impatto sulla mortalità non è facile trovare dati. Di nuovo potrei essere stato io poco abile nella mia ricerca…
Per esempio ho trovato questi due siti: COVID-19 Prognostic Tool e Critical Review: Preliminary indicators of mortality in subjects infected with COVID-19 based on data from China and South Korea.
Incredibilmente questi siti si basano ancora sui dati cinesi, in pratica quelli dell’epidemia a Wuhan con gli ospedali saturi e, quindi, una mortalità amplificata dalla mancanza di assistenza adeguata e conoscenza della malattia.
I dati forniti sono:
Malattie cardiache: 5,9x (dati cinesi)
Diabete: 3,5x (dati cinesi)
Ipertensione: 3,3x (dati cinesi)

Manca invece il rischio associato all’obesità: in effetti i cinesi sono generalmente magri!
Ma il dato più interessante è il seguente: la percentuale di morti (su tutte le età) senza comorbidità è appena dello 0,9% (dati cinesi).
La mia lettura è che se non si hanno comorbidità (e si ha meno di 70 anni) è estremamente difficile morire di covid-19! Vice versa diviene ovvio che, col crescere dell’età, si hanno quasi certamente uno o più dei fattori di rischio.
Sembrano cioè le comorbidità più che l'età a determinare la mortalità della malattia: sorprendentemente non ho ancora sentito dottori (nemmeno le mie fonti usuali) riferire o ragionare su questo aspetto...
Sarebbe quindi interessantissimo conoscere i morti per fasce di età e le comorbidità associate: sono abbastanza sicuro che sotto i 60 anni i morti SENZA comorbidità saranno un numero irrisorio. Il problema è trovare i dati. Sicuramente sarò io scarso ma sembrano nascosti bene…

Punto 3:
Il vaccino, sebbene basato sul ceppo originale e sebbene la sua efficacia si attenui col passare dei mesi, diminuisce molto significativamente non solo la mortalità ma anche la probabilità di ospedalizzazione. Questo dato, nonostante l’abbia letto molte volte, ora mi sfugge (mi sembra diminuisca il rischio di un fattore 20 ma non sono sicuro) e controllerò in seguito.
Di nuovo sarebbe interessante sapere di quanto diminuisca il rischio per fasce di età e questa statistica, temo, sarà più difficile da trovare.
In pratica per avere la mortalità attuale si dovrebbe usare solo i dati per il 2021 di nazioni con una significativa percentuale di vaccinati (anche se poi, con l’attenuarsi dell’efficacia) diventa importante valutare quando sono state effettuate le vaccinazioni.

Punto 4:
Anche i dati sulla mortalità nei periodi in cui le terapie intensive degli ospedali erano sature andrebbero scartati: è evidente che il corrispondente aumento di mortalità è provocato dall’impossibilità di fornire a tutti i malati un’assistenza adeguata.
Come al solito bisognerebbe poi avere i dati per fasce di età.

Punto 5:
Inoltre la terapia per curare gli ammalati di covid-19 si è evoluta in questi due anni: i malati non sono curati come se avessero delle polmoniti ma si minimizza anche e soprattutto l’infiammazione provocata dalla malattia che, a sua volta, causa poi i problemi ai polmoni e al cuore.
Di nuovo la mortalità del, diciamo, 2020 sarà più alta di quella del 2021.
Sfortunatamente, anche in questo caso, è difficile stabilire l’impatto complessivo: se ben ricordo l’antiinfiammatorio usato in UK (il budesonide forse?) riduce la mortalità del 20% (o almeno una cifra di questo genere mi pare!). Suppongo che sia realistico ipotizzare a una diminuzione complessiva del 40 o 50% grazie alle nuove terapie. E questo senza considerare l'ulteriore riduzione che si potrebbe ottenere con vitamina D e ivermectin...

Punto 6:
La variante delta, trovata in India a maggio 2021, sembra essere leggermente più aggressiva del ceppo originario: probabilmente perché la carica virale che diffonde è molto maggiore e, quindi, il virus parte “avvantaggiato” nell’infettare il contagiato.

Tutti questi punti, con l’eccezione del sesto, contribuiscono ad abbassare, anche molto significativamente, la mortalità del covid-19. Mettendo tutto insieme, considerando le persone prive di fattori di rischio, credo che un fattore di 10 di minore mortalità sia realistico.
Come ho già spiegato questo fattore non sarebbe uguale per tutte le fasce di età ma sarebbe molto più alto per i giovani (50?) mentre tenderebbe a 1 per i più anziani.

In altre parole la mortalità del covid-19 per l’Italia pari al 2,78% (data da 132.000 morti diviso per 4.740.000 infetti conclamati) è priva di senso.
Il dato è enormemente sovrastimato (soprattutto se non si hanno comorbidità) per i fattori precedentemente elencati: attualmente la mortalità per i giovani sarà enormemente minore; probabilmente sarà qualcosa di vicino al 2% per la fascia 70-80 anni (e non è vaccinato) mentre sarà più elevata per chi ha 80 e passa anni.

La cosa paradossale è che queste statistiche basilari basate sulle fasce di età sono introvabili mentre sarebbero invece il naturale punto di partenza per una riflessione onesta su quale strada seguire per stabilire le strategie per la gestione della pandemia…

Conclusione: nei prossimi giorni vedrò di cercare meglio dati, o preferibilmente ricerche, su questi dati. La mia SENSAZIONE è che lo stato d’emergenza attuale, a due anni dall’inizio della pandemia, sia almeno in Italia decisamente artificiale (*2). Siamo in emergenza perché, a livello politico, si vuole rimanere nell’emergenza: non riesco a trovare un’altra spiegazione LOGICA.

Nota (*1): al contrario, per esempio in Russia, il numero di morti per covid-19 ufficiale è di 200.000 ma i morti in eccesso sono 600.000.
Nota (*2): oramai il dato degli infetti ha poco senso ed è significativo solo il numero delle terapie intensive e dei morti in eccesso. Al riguardo il seguente grafico estratto dalla pagina Excess mortality during the Coronavirus pandemic (COVID-19) per l’anno 2021 sembra indicare che l’emergenza sia effettivamente finita.
Sfortunatamente i dati terminano al 1 agosto ma, considerando l’andamento contagiati/morti di questi mesi, si dovrebbe tuttora essere ampiamente sotto lo 0%: cioè ci sono meno morti in questi mesi che nello stesso periodo del 2019...

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