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lunedì 1 luglio 2019

Carola Rackete

Oggi avevo idea di completare un pezzo che ho iniziato a scrivere diverso tempo fa e, credo, abbastanza interessante: però la mia visita mattutina a FB mi ha fatto cambiare idea.
Molti amici esaltano la capitana tedesca, Carola Rackete, della nave Sea Watch come un’eroina disposta a salvare vite a rischio della propria incolumità o, almeno, della propria libertà; al contrario altri sembrano considerarla una ricca ragazza viziata che si fa beffa delle leggi italiane.

Ammetto che la vicenda, nonostante l’entusiasmo con cui (presumo) sia stata seguita dai media, non mi ha molto interessato: ritengo, ad esempio, molto più importante il caso che vede coinvolti il CSM e il PD perché dimostra inequivocabilmente che uno dei pilastri della nostra democrazia, la magistratura, non era, e quasi certamente non è, politicamente imparziale. Da questo punto di vista la vicenda della nave che zigzagava intorno a Lampedusa è stata un utile scusa per parlare di altro distogliendo l’attenzione da una situazione molto più grave. Ma torniamo a Carola…

Come detto non mi sono fatto ancora un’opinione ben precisa e vedrò di chiarirmi le idee proprio con la stesura di questo pezzo.

Innanzi tutto credo che se la propria coscienza e la legge entrano in conflitto allora sia giusto seguire la propria morale: è l’imperativo categorico che lo impone. Questo indipendentemente dal fatto che la legge sia giusta o sbagliata. I sostenitori di Carola la considerano un’eroina perché ha infranto una legge “sbagliata” per salvare vite umane: ma come detto che la legge sia giusta o sbagliata è legalmente rilevante ma non lo è moralmente.
Che poi stesse salvando vite umane è opinabile e infatti lo stabilirà la magistratura (*1), al contrario sembra abbastanza accertato che la manovra compiuta dalla sua nave avrebbe effettivamente potuto causare vittime fra le forze dell’ordine: questo mi sembra un elemento grave e che vada ben considerato.

Alla fine se Carola sia un’eroina o no dipende, almeno in parte, dalla sua coscienza: se ha agito in buona fede oppure no. Io credo che fosse convinta di salvare vite umane ma penso anche che le sue decisioni siano state anche condizionate da una forte ideologia politica: soprattutto nell’ostinarsi a voler sbarcare in Italia e non, ad esempio, in Tunisia o in altri porti europei: di sicuro in 14 giorni avrebbe potuti raggiungerli. Invece credo che avesse la volontà di mettere in difficoltà il governo italiano, anche a costo della propria libertà, e non escludo che sia stata incoraggiata a farlo. È infatti sospetto che la decisione di forzare il blocco sia giunta poche ore dopo l’arrivo a bordo del triumvirato piddino (*2): ovviamente difficilmente, se anche questo fosse successo, se ne saprà qualcosa: dubito che questi esponenti politici vogliano essere coinvolti nelle inevitabili beghe giudiziarie…

Ma l’essere eroi o meno dipende anche da un altro fattore, non soggettivo ma oggettivo, ovvero se il gesto compiuto è buono e giusto oppure no. Non basta cioè seguire la propria coscienza (*3), magari a dispetto delle leggi, per essere degli eroi ma bisogna anche fare la cosa giusta.
È quindi giusto che la capitana Carola abbia salvato gli immigrati dal mare e li abbia trasportati in Italia?
Sicuramente è giusto salvare le vite di chi rischia di affogare ma, come detto, è molto meno evidente che l’unica destinazione possibile dovesse essere l’Italia: questa mi pare sia stata una sua precisa scelta politica per dimostrare il suo credo (*4).

C’è poi da discutere un fattore fondamentale e che è alla base della giustificazione morale del blocco dei porti di Salvini: queste navi delle ONG salvano davvero gli immigrati o, sebbene indirettamente, ne causano la morte provocando con la loro presenza la partenza di barconi stracolmi dalle spiagge della Libia?
A me pare che per la logica sia così: se c’è la speranza di essere immediatamente soccorsi da una nave delle ONG è più probabile decidersi a partire, anche su imbarcazione inadeguate, per raggiungere il largo. Chi è contrario alla politica di Salvini dice semplicemente che "non è vero" ma non ho sentito alcuna argomentazione solida a supporto di questa tesi.

Voglio invece far notare una vicenda avvenuta lo scorso marzo che, curiosamente, non mi sembra sia stata evidenziata, neppure dai sostenitori di Salvini.
Il 16 marzo 2019 l’organizzazione Mediterranea Saving Humans pubblica un cinguettio (questo) dove annuncia che la nave “Mare Jonio”, finalmente libera di lasciare il proprio porto, di dirigerà nuovamente verso la Libia.
Il 17 marzo, secondo Voxnews.info (*5), al cinguettio di Mediterranea Saving Humans risponde uno scafista che sembra fissare un appuntamento con la nave: ONG ANNUNCIA ARRIVO IN LIBIA, ‘SCAFISTA’ RISPONDE: “VI ASPETTO”
Il 18 marzo, la nave “Mare Jonio” salva 49 immigrati: Soccorsi 49 migranti, la nave “Mare Jonio” sfugge al mal tempo e fa rotta su Lampedusa.
Ma il 19 marzo arriva la notizia che un barcone è affondato provocando, si stima, una trentina di morti: Nuovo naufragio al largo della Libia, ritrovato il corpo di un neonato.
Mi pare ragionevole pensare che il cinguettio dell’ONG avesse provocato, proprio con la notizia della sua presenza al largo della Libia, almeno due partenze. Il risultato è stato che gli occupanti del primo barcone sono stati recuperati mentre quelli più sfortunati del secondo no.
Quindi la Mar Jonio salvò veramente 49 migranti o, almeno indirettamente, provocò la morte di una trentina di immigrati? Io temo che, almeno moralmente, la Mare Jonio sia stata responsabile della partenza del secondo barcone e, quindi, anche della morte della maggioranza dei suoi occupanti.

In altre parole, a parte il precedente esempio specifico, credo che paradossalmente proprio le ONG nel tentativo si “salvare” immigrati causassero indirettamente la morte di molti di questi. Non ho voglia di cercare le statistiche sulle morti in mare ma è abbastanza evidente che, con il blocco dei porti italiani e il fermo delle navi delle ONG, nel Mediterraneo si muoia meno.

Questo mi fa dubitare fortemente che il gesto della capitana Carola Rackete possa essere considerato buono e giusto nel suo complesso.
In altre parole non credo che Carola sia un’eroina anche nell’ipotesi che abbia agito in buona fede e, oltretutto, molti elementi della vicenda fanno pensare che alla base delle sue decisioni ci siano state considerazioni ideologiche parzialmente estranee al benessere degli immigrati (usati quindi come mezzo e non fine per se stessi).
Detto questo ritengo che sia giusto che venga processata per aver infranto le leggi italiane e aver messo a rischio la vita delle forze dell’ordine durante la forzatura del blocco navale: sarà interessante vedere come finirà la sua vicenda giudiziaria.
Una possibilità che non escluderei è che se la svigni dagli arresti domiciliari magari con l’appoggio di qualche sostenitore: penso però che sia improbabile. Come detto credo alla sua buona fede e quindi non dubito che voglia difendere le proprie motivazioni in tribunale. Oltretutto non sarebbe da eroina (e probabilmente lei si sente così) sfuggire alla punizione per quanto percepita come ingiusta. Se poi dovesse avere la fortuna di venire giudicata da un magistrato del PD allora se la caverebbe con una pacca sulle spalle…

Conclusione: credo che solo il tempo ci dirà se Carola Rackete sia da considerarsi un’eroina oppure se sia solo una ragazza viziata che si sente al di sopra delle leggi, specie se italiane. Per me gli eroi sono Edward Snow e Julian Assange: non è un caso che di voci forti a loro difesa non ce ne siano e già questo dovrebbe far riflettere: il gesto di Carola ha una parzialità, una sfumatura politica, che offusca in partenza la presunta patina di eroismo di cui i suoi sostenitori (parapoteri italiani e non) vorrebbero ammantarla…

Nota (*1): magistratura di cui però, per quanto spiegato nella premessa di questo pezzo, è sfortunatamente lecito dubitare riguardo alla sua imparzialità politica.
Nota (*2): che dalle foto che ho visto, abituati ai salotti buoni e alle spiagge di lusso, sembravano completamente fuori posto con le loro camicie bianche, capelli e barbe perfette, tutti vicini fra loro e con le mani dietro la schiena, come per non dare nell’occhio ma senza riuscirci. Più che una missione di sincero supporto morale sembravano dei “turisti per caso” finiti sulla nave sbagliata!
Nota (*3): è probabile che qualche gerarca nazista fosse sinceramente convinto che sterminare gli ebrei fosse “la cosa giusta” ma questo non li rende certo degli eroi!
Nota (*4): e da questo punto di vista, se così fosse, sarebbe stato moralmente sbagliato: avrebbe infatti trasformato gli immigrati in “mezzi” (ne scrivo in vari pezzi, ad esempio in Sandel sbaglia) per dimostrare i propri principi.
Nota (*5): non ho idea di quanto, in generale, questa testata sia credibile: in particolare non so quali prove ci siano che uno degli interlocutori fosse realmente uno scafista. Col senno di poi sembra però almeno plausibile.

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