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mercoledì 6 aprile 2011

Parcheggio

A distanza di pochi giorni (senza considerare qualche corto) ritorno sull'argomento immigrazione.
Di solito mi piace variare e scrivere post completamente diversi l'uno dall'altro: un po' perché è così che sono fatto io, interessato a tutto ma fissato su nulla, e un po' per scelta “editoriale”.
Il fatto è che gli eventi che coinvolgono gli immigrati mi sembrano di un'importanza ancora non del tutto compresa e, visto che non condivido la linea d'azione scelta dall'Italia e dall'EU, voglio mettere il maggior numero delle mie opinioni nero su bianco in maniera da poter poi dire “Io l'avevo detto (vedi post xxx...)”.

Tanti anni fa un esperto di gestione del traffico tedesco (o forse austriaco?) fu ingaggiato dal comune di Firenze affinché ne riorganizzasse la viabilità.
A distanza di anni i risultati furono giudicati molto modesti e un giornalista ebbe l'ottima idea di intervistarlo per chiedere il suo parere sulle ragioni dell'insuccesso.
Non ricordo le sue argomentazioni nella loro interezza ma un elemento fondamentale fu che il comune di Firenze, contrariamente ai suoi suggerimenti, aveva voluto creare delle aree di parcheggio nel centro della città.
La “filosofia” dell'esperto era che l'automobilista doveva sentirsi scoraggiato al solo avvicinarsi al centro con la propria macchina: doveva invece essere incentivato a lasciare la macchina in periferia e a servirsi di mezzi pubblici per raggiungere la propria destinazione.
La speranza di poter parcheggiare era cioè la somma esca che attirava l'automobilista verso il centro: il parcheggio è un “messaggio” per l'automobilista che, come una sirena, l'alletta ad usare la propria macchina.

Ora qualcosa di analogo sta accadendo nella gestione di questa emergenza immigrati.
Ancora non ci si rende conto che i “pochi” arrivati fino ad adesso sono la punta di un iceberg umano.
Però, proprio per questo, il comportamento che teniamo con i primi arrivati costituirà il messaggio che arriverà a quelli ancora rimasti a casa.

Se il messaggio fosse un inequivocabile “no: l'immigrazione illegale non è tollerata” pochi tunisini correrebbero il rischio di una traversata non scevra di pericoli; se al contrario il messaggio fosse “sì: se riuscite ad arrivare non verrete rimandati indietro” quale credete sarà la reazione? Mi pare ovvio che anche chi aveva dubbi e paure prenderà seriamente in considerazione l'ipotesi dell'attraversata...

Ora, secondo voi, qual è il messaggio che l'Italia (e indirettamente l'Europa) sta dando?
A mio avviso è qualcosa di molto più simile a un “Sì: siete i benvenuti” che a un “No: non venite”. Quando questo messaggio sarà pienamente compreso (*1) questa immigrazione clandestina ne riceverà un fortissimo impulso.

Nota (*1): dopo tutto si tratta di “italichese” e degli individui semplici possono forse credere che dai “campi d'accoglienza” sia impossibile fuggire e che prima o poi sarebbero rispediti a casa. Ancora non si rendono conto che basta pazientare pochi giorni per avere l'occasione buona e dileguarsi nella clandestinità. Ma appena il passa parola arriverà, allora lo sapranno...

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