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sabato 28 novembre 2020

Il nuovo razzismo

[E] Attenzione! Per la comprensione di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 1.7.0 "Trampata").

In verità mi sembrava di aver già affrontato questo tema: ho provato a fare una ricerca per “razzismo” e “diseguaglianza” ma non ho trovato niente. Può darsi che avessi già avuto questa idea senza però aver trovato l’occasione giusta oppure, semplicemente, non ho ritrovato dove ne avevo già scritto!

Comunque l’idea è semplice: di solito associamo il termine razzismo al colore della pelle, ovvero avere dei pregiudizi negativi e discriminare altre persone in base alla loro epidermide.
Ebbene credo che questa definizione sia inesatta o comunque superata (quindi corretta in passato ma non ora) e che vi sia una forma di razzismo più sottile, invisibile ai più e quindi non ritenuto tale, di cui quello “classico” è spesso solo una mera conseguenza incidentale.

Prima di spiegare di cosa si tratti devo però fare un passo indietro: nella mia Epitome spiego che, praticamente in tutto il mondo occidentale, è in atto una deriva morale ([E] 14.3) causata da numerosi fattori (troppo complesso riassumere tutto qui: chi è interessato può scaricarsi gratuitamente l’Epitome). La conseguenza è un cambiamento dell’etica: la misura del bene è sempre meno l’uomo e sempre di più il denaro. Qualcosa è buona giusta se porta un profitto non se dà benessere agli individui. I diritti degli individui stanno cedendo il passo al diritto del profitto: per esempio l’accesso alla salute o all’acqua sono subordinate alla logica che permetta al privato di guadagnarci.

Ma cosa succede se consideriamo la deriva morale applicata al razzismo?
Quando il bene si valutava coll’uomo ci potevano essere delle interpretazioni distorte che andassero a misurare gli aspetti esteriori dell’individuo: c’era un’illusione di razionalità nel valutare inferiori delle persone a causa delle loro caratteristiche fisiche o mentali (*1).

Adesso invece la misura del bene di un uomo è data da quanto denaro egli possieda.
Il nero ricco e famoso non è vittima del razzismo: a meno che il “razzista” non lo riconosca e/o non si accorga che è ricco!
Al contrario è il povero a essere discriminato: certo questa discriminazione non è chiamata “razzismo” e, anzi, a causa della deriva della morale ciò è generalmente considerato giusto e normale ma, in realtà, sempre di discriminazione si tratta: non per il colore della pelle ma per quello del conto in banca.
I neri o i nordafricani vengono discriminati essenzialmente perché poveri o percepiti tali: al saudita che viene in Italia col seguito di mogli, figli e servitù varia gli italiani baciano i piedi perché è ricco e porta ricchezza, ovvero il bene (*2).
La riprova l’abbiamo osservando come viene trattato il bianco povero: automaticamente dovrà accontentarsi di servizi, salute, giustizia e istruzione minori della media perché tutta la società è ormai organizzata per garantire solo sulla carta pari diritti a tutti mentre invece il denaro dà accesso a soluzioni che il povero non riesce neppure a immaginarsi.

Guardiamo come vengono considerati con disprezzo i populisti/sovranisti dalle élite dominanti: tutti ignoranti, rozzi, intellettualmente e moralmente inferiori. E non sono questi dei pregiudizi?
Non sono rare, per esempio, le proposte di limitare il voto con un “patentino” basato sull’istruzione dell’individuo. Sfugge che in genere il populista è tale perché divenuto povero e, quindi, arrabbiato con un sistema che non sembra far più i suoi interessi ([E] 13.2 e 13.3). Sfugge che il livello d’istruzione è dato dalla ricchezza: discriminare in base all’istruzione equivale a discriminare in base al censo.
Questo atteggiamento contro i poveri non si chiama razzismo ma nell’essenza lo è.

Ovvio che il lettore potrà trovare nella cronaca numerosi esempi di razzismo “tradizionale”: quella che io ho esposto è infatti una tendenza, forse addirittura al momento minoritaria, ma che sicuramente nel tempo crescerà sempre più.

Discorso ancora diverso è quello del rapporto fra poveri: tutta la popolazione è ugualmente influenzata dalla deriva morale. Il povero è considerato malvagio: gruppi sociali diversi di poveri non si considerano “fratelli” ma nemici. Facilmente si accuseranno a vicenda della loro povertà. Anche in questo caso il razzismo “tradizionale” è solo incidentale. Se i migranti sui barconi arrivassero carichi di denaro sarebbero accolti a braccia aperte ma invece, a torto o a ragione, vengono percepiti come zavorra sociale come persone che quindi toglieranno risorse ai poveri italiani.

Conclusione: il nuovo razzismo è quello contro i poveri, indipendentemente dal loro colore, ed è spesso istituzionalizzato. È particolarmente pericoloso perché è percepito come giusto e inevitabile e, quindi, sfugge al dibattito politico e mediatico non venendo considerato né un problema né una vera ingiustizia. Il razzismo “tradizionale” sicuramente ancora esiste ma in parte è solo apparente (spesso cioè razzismo “economico” o è un aspetto della “guerra fra poveri”) e, credo, in costante diminuzione via via che i principi della deriva morale divengono più forti.

Nota (*1): per quanto queste ultime siano ancor più sfuggenti e difficili, forse impossibile, da misurare.
Nota (*2): e lo stesso vale per altre forme di discriminazione: è enormemente più probabile che la donna, l’anziano o l’omosessuale venga discriminato se è povero piuttosto che se fosse ricco.

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