«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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domenica 10 febbraio 2013

Paramorosonoide (4/10)


4. La puzzola è il Gral o il Gral è la puzzola?

«Di qua» dice, infilandosi in un vicolo. Lo percorriamo per un po'. «Sembra chiuso...» commento osservando la rete metallica che delimita il terreno di una vecchia fabbrica abbandonata. «Aspetta!» e mi mostra un punto, dietro un cassonetto, dove la rete è tagliata. Passare per la fabbrica è una scorciatoia mi spiega. Non mi piace: mi pare strano. Ma il mio cervello non riesce a concentrarsi su niente: è leggero come un palloncino d'aria e ogni ragionamento un po' complesso è troppo pesante e casca a terra. Poi Barbara mi sorride e io la seguirei ovunque e oltre.

Arriviamo a un vecchio capannone decrepito con il tetto crollato: qualche metro avanti a noi, da una porta sfondata, si intravede il baluginio di un fuoco. «Aspetta!» mi sussurra e, in un punta di piedi, va a sbirciare oltre la soglia. «Mi provi il tuo amore?» mi chiede poi. Che domanda! Come potrei rifiutare quello che il mio stesso cuore, la mia anima, mi chiede? La guardo raggiante e le rispondo «Certo...». “...anche se mi sento un po' intontito” avrei aggiunto. Ma subito lei mi getta le braccia al collo e mi bacia riconoscente: è come se un ciclone spazzasse via i fumi dell'alcool. In un attimo sento la mia mente limpida e determinata. «Nel capannone c'è un uomo: voglio che tu lo raggiunga e ci parli. Gli dovrai dire che “è Bianca che mi manda”». La guardo confuso. «È meglio non usare il mio vero nome, capisci?» mi risponde. «Certo... e poi?» domando incerto. «Poi lo capirai sul momento: adesso vai, io ti aspetterò sulla soglia». Mi muovo con decisione, voglioso di accontentarla, ma la mia volontà è di gran lunga superiore al mio equilibrio: quasi immediatamente urto un bidone pieno di sudiciume facendolo rotolare a terra: nella desolazione del luogo il fracasso sembra più fragoroso di un tuono. Immediatamente dall'interno arriva un gran abbaiare e, dopo pochi attimi, due cagnacci ci raggiungono: mi metto davanti a Barbara per proteggerla ma, fortunatamente, 'can che abbaia non morde'. Ci guardano, ci annusano, scodinzolano un po' e se ne tornano dentro. Sospiro di sollievo. Mi giro per assicurarmi che Barbara stia bene e la guardo stringendola per le spalle. Lei mi sorride: non c'è bisogno di aggiungere niente altro.

Entro nel capannone: all'altra estremità un giovane biondo dai capelli lunghi è sdraiato presso un fuocherello. Accanto a lui gli stessi cani di prima, per stare più caldi, dormono ammucchiati l'uno sull'altro come fossero un cumulo di cuscini. Un paio di questi alza immediatamente la testa e mi guarda drizzando le orecchie: ma restano tutti a cuccia. Il ragazzo non sembra vedermi: forse dorme... Avanzo lentamente. A dieci metri ormai tutti i cani mi fissano attenti ma non sembrano aggressivi: uno di essi, benché sdraiato, mi scodinzola e la sua coda sbatte sul terreno con un ritmico “tump tump tump...” Adesso vedo che il ragazzo biondo è un vecchio con i capelli bianchi: potrebbe essere mio padre solo che è più in forma: beh, più o meno... Sta fumando uno spinello e ancora non mi ha visto. Arrivo a un paio di metri. «E tu chi sei!?» esclama con un sobbalzo che fa scattare in piedi tutti i cani. «...un poliziotto?... Naa...» aggiunge dopo avermi scrutato dall'alto in basso. Improvvisamente mi sento stupido. Tutto sembrava ovvio quando Barbara me l'aveva spiegato ma adesso mi pare non abbia senso. Decido di togliermi il pensiero. «La mia ragazza mi ha detto di venire qui» gli dico. Lui non pare impressionato e si guarda intorno. «È quella laggiù, oltre la soglia?». Annuisco. «Beh, allora che vuoi?» e mi guarda sospettoso. Non so che rispondergli poi improvvisamente un pensiero risuona chiaro nella mia mente e questa volta dico al vecchio «Bianca mi ha detto di venire da te». Per un attimo ho la sensazione che gli occhi del vecchio si dilatino e che il suo cuore perda un colpo. Poi scoppia a ridere. «Dai siediti...» mi dice «...e fatti un tiro». Mi offre il suo spinello, esito un attimo, ma poi l'accetto. Aspiro una boccata rapida. Faccio in tempo a pensare che non succede nulla e poi una tempesta di colori mi esplode dietro agli occhi. «Ti ha fatto effetto, vero? È potente 'sta roba...» e ride ma la sua voce mi pare giungere da lontanissimo. Cerco di riprendere il controllo e fisso il vecchio che mi sorride: centinaia di fuochi d'artificio scoppiano tutt'intorno a noi. «Allora che vuoi?» mi richiede. Non so cosa rispondergli ma mi sforzo di pensare a qualcosa: ma mi è difficile perché ogni pensiero è un colore e io dovrei stenderli sulla tela della mia mente. Non sono un pittore e ogni mio rozzo quadro è un pensiero appena abbozzato. «Ti dispiace se faccio fare un tiro anche alla mia donna?» gli dico, così per prendere tempo. «Nessun problema: dille di venire qui!» e il vecchio ride e la sua risata è un arcobaleno che ci avvolge. So che sarebbe inutile chiamarla: non verrebbe. Lo so e basta. Ma almeno mi è luminosamente chiaro quello che devo fare. «Me lo potresti prestare lo spinello?» «Mi prendi per il culo?» mi risponde. «E se te lo pagassi?» Armeggio impacciato con il portafoglio: ogni dito ha un colore diverso e so che alcuni colori non posso mischiarli insieme. «Ho solo dieci euro però...» dico a memoria estraendo una banconota scura che non riesco a distinguere. Il vecchio sembra pensarci e fa una gran tirata col fumo che pare uscirgli dalle orecchie «D'accordo: sarà la mia opera buona della giornata... anzi dell'anno!» - prende la banconota e mi passa la cicca. Barcollando torno verso l'uscita o forse è l'uscita che ondeggiando si avvicina a me: non ne sono sicuro. Per evitare rischi tengo alto lo spinello che mi pare risplendere come fosse il sacro Gral.

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