«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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giovedì 28 febbraio 2013

Paramorosonoide (10/10)


Epilogo

«Come sta oggi il paziente?» - chiese il primario osservando la cartella medica.
«Il quadro clinico non è cambiato: dorme per gran parte della giornata...» - rispose il dottore.

Improvvisamente tutto è grigio scuro e fa freddo. Non odo niente: il silenzio è assoluto. Delle macchie bianche appaiono e scompaiono nel grigio. Poi la mia visuale si allarga e diventa più nitida. E la mia memoria pare scindersi in due: è notte e sto guardando una strada illuminata dai fari di un auto attraverso il suo parabrezza. Mi giro alla mia sinistra. Non vorrei farlo, mi dà la nausea: ma non controllo i movimenti del mio corpo. Vedo un uomo di mezza età, con i capelli lunghi, che guida ridendo. Sembra alticcio. So che lo è. Lo riconosco: per un attimo lo vedo, più trasandato e con i capelli molto più lunghi: ha un'accetta conficcata nel petto. Contemporaneamente ricordo che mi ha abbracciata, che siamo stati insieme, che un tempo lontano l'ho amato. Distolgo lo sguardo. Do un'occhiata distratta alla mia mano sinistra: fuggevolmente penso che dovrei ridarmi lo smalto alle unghie. Guardo di nuovo il mio compagno. Tiene il volante con una mano e la birra con l'altra. Gli dico di rallentare. Lo so anche se non odo la mia voce. Lui ride come se stessi scherzando: sobbalza con un ghigno stupido sul volto e sputacchia birra. La macchina sbanda un po'. Urlo impaurita. Lui getta la birra e allunga una mano nella mia direzione. Mi tocca il seno. Il seno? Impreco. Mi giro per vedere come sta il bambino. È sdraiato sul sedile posteriore e dorme. Lo riconosco: è il diavoletto che aveva insultato a ripetizione Barbara... ma dove?... o era Bianca? Non capisco... Ora sembra un angelo. Vorrei osservarlo meglio, vorrei ricordare di più. Torno a guardare la strada che scorre rapida. C'è un incrocio: il semaforo è verde ma vedo anche i fari di una macchina che arriva veloce dalla nostra destra. Urlo ad Andrea di frenare. Chi è Andrea? Non lo vedo ma so che sta di nuovo ridendo: vorrei fare cento cose diverse ma faccio solo in tempo a vedere dei fari che ci vengono addosso. Tutto diventa di un bianco abbacinante. So di essere in coma e che mio figlio è morto. Poi il bianco diventa grigio e il sogno ricomincia da capo senza fine. Oh! Barbara dove sei?! Vieni a svegliarmi, ti prego!

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