«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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giovedì 7 febbraio 2013

Paramorosonoide 3/10


3. Mamma freddina / Birra alla spina

Entriamo. Il babbo è inebetito davanti alla TV con il volume a palla: da qualche anno non è più lui. “Va e viene” dice la mamma. In questo momento non mi sembra che ci sia: lo sguardo fisso sulla televendita di anelli sembra annunciare che dietro la finestra degli occhi non ci sia nessuno... Comunque ci provo. «Ciao babbo, ti ricordi di Barbara? Era una mia compagna di classe...». Lei si siede sulla sedia accanto alla TV e lo saluta. Con mio stupore lui le risponde. E una è fatta: ora tocca a mamma e poi possiamo andarcene... Lascio Barbara a intrattenersi col babbo e vado in cucina. La mamma è lì, seduta al tavolo col capo chino. Non ci ha sentito arrivare. Un bicchiere e una bottiglia di vino quasi vuota. Quando entro alza la testa e mi guarda con gli occhi gonfi. Ha pianto: che palle! «Come è andata?» mi chiede subito. Sarei tentato di dirle “male” così, tanto per ringraziarla per la solita scarsa fiducia, ma sono troppo di buon umore. Così le rispondo «Bene! Di là...». Ma non mi lascia nemmeno finire: «Le hai prese le medicine?». E che cazzo! Sempre la solita fissa! Ma mi trattengo «dicevo che di là c'è Barbara: vado a mangiare fuori con lei ma siamo passati a salutarvi...». Con un urletto balza in piedi e scalpicciando con le sue pantofole rosa corre a tutta velocità in salotto. Come al solito la stronza non mi crede: deve vedere. Le seguo d'appresso. Barbara e il babbo stanno chiacchierando: lui si gira verso di me e mi sorride fiero. Io faccio le presentazioni: Barbara si alza dalla sedia e, accennando una graziosa riverenza, tende la mano alla mamma. Ma la stronza mi vuole mettere in imbarazzo: la sfiora appena e, sopraffatta dalla felicità, inizia a piangere e abbraccia il babbo. Conosco queste crisi di nervi: mi sembra di essere l'unico sano di mente in famiglia. A giudicare dai singhiozzi incontrollabili ci vorranno almeno dieci minuti prima che le passi. Mi sento arrossire: la puttana cerca di mettermi in cattiva luce con Barbara! Lo fa a posta, ecco! Decido di non farmi rovinare la serata «Ok, noi andiamo...» dico. «Sei sicuro? Tua madre...» mi chiede Barbara. Com'è comprensiva! si preoccupa per lei: da una parte continuo a voler strozzare la mamma per questa sceneggiata, dall'altra apprezzo la sensibilità di Barbara. Le sorrido «Sì, sì vieni è tutto a posto...». Siamo alla porta ma la mamma, non contenta, mi lancia l'ultima stoccata «Ma le hai prese le medicine?!» mi urla dietro. «Fanculo!» e mi sbatto la porta alle spalle. Scendiamo le scale. «Che medicine?» mi chiede Barbara sorridendo. «Per l'appetito» rispondo. Poi arrossisco. Ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente. Dal sorriso malizioso di Barbara capisco che creda che la mia sia una battuta. Inclina la testa e mi chiede civettuola «Non hai fame di me?» Altro che fame: so già che farei tutto per lei... Ma adesso voglio solo allontanarmi il più possibile dall'appartamento dell'isteria di mia madre.

Siamo in strada. Ho tante domande da fare a Barbara: ma mi risponde che mi spiegherà tutto poi, che non c'è fretta: «Perché preoccuparsi del futuro quando il presente è meraviglioso?» e io credo abbia ragione. Barbara cammina aggrappata al mio braccio e vi appoggia la testa contro. Mi sento altissimo: so che se alzassi una mano verso il cielo potrei riempirmi il pugno di stelle. A un tratto mi chiede sorridendo «Senti ma se saltassimo la pizza e andassimo direttamente a casa mia?». «Certo... dove stai?» che altro avrei potuto rispondere? «Vicino all'ospedale...». Accidenti è lontano. «Il problema è che non ho la macchina e dovremo andarci a piedi...» le dico. «E qual è il problema?» mi risponde lei cullandosi contro il mio braccio. La amo: ora ne sono sicuro. Svoltiamo in una strada poco battuta: camminiamo in silenzio per goderci maggiormente la pura e semplice reciproca compagnia. Dopo un po' lei inizia a canticchiare sommessamente, come una bambina. Io sorrido. Arriviamo di fronte a un pub: c'è un pergolato con diversi tavolini ma è vuoto. Fa freddo e i pochi clienti sono tutti all'interno. «Mi offri una birra?» e, senza aspettare la mia risposta, va a sedersi nell'angolo più buio. Vado dentro a comprare da bere cercando di sbrigarmela il più velocemente possibile.

Fatto! Esco con in mano una birra grande per lei e una coca piccola per me. La raggiungo. Lei mi guarda e sorridendomi aggrotta un sopracciglio. Quando mi siedo accanto a lei mi sento in dovere darle una spiegazione «Sai, beh... il fatto è che...». Ma Barbara appoggia un dito sulle mie labbra e, quasi adagiandosi su di me, sussurra «Zitto: l'importante è che io beva la birra per prima...». «Ok, ho capito...» rispondo, ma in realtà non capisco. Le allungo la birra e la guardo. Lei ride dolcemente e dice «Prendine un sorso». Non resisto ma non voglio nemmeno resisterle: obbedisco al comando dei suoi occhi ipnotici. Non faccio in tempo a buttarla giù che lei è a cavalcioni su di me. Le sue labbra sulle mie labbra. La sua lingua nella mia bocca. Rispondo al bacio. Un rivolo di birra mi cola sul mento. Lei stacca la sua bocca dalla mia e lecca via ogni traccia di birra dal mio volto. L'afferro per le braccia e questa volta sono io a cercare la sua bocca ma lei tira indietro la testa e, facendo una linguaccia da monella, mi dice di aver ancora sete. Ogni sorso di birra è un bacio e ogni bacio è un estasi che mi esplode dentro. La sua bocca arde e mi brucia: mi accende dentro un fuoco che si propaga pulsando dai lombi, al cuore fino a ogni estremità del mio essere. Mi sembri di dilatarmi e di estendermi all'infinito: di annullarmi e di essere parte del tutto, il centro stesso dell'universo, al di fuori del tempo. Vorrei averla, possederla subito. «No, non qui!» e in un attimo si divincola dal mio abbraccio. È in piedi di fronte a me e mi tende una mano per aiutarmi ad alzare. Barcollo: non avrei dovuto bere. Ma la notte non è mai stata così luminosa: stasera tutto è possibile: un'energia inesauribile mi ribolle dentro. Non è libidine: è di più. Voglio unirmi a lei per diventare tutt'uno con lei. Voglio perdermi in lei. Voglio morire e rinascere. Voglio... senza accorgermene stiamo di nuovo camminando insieme tenendoci sottobraccio. Ma adesso è lei che mi guida e io la seguo con passo incerto.

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