«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
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4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 8 settembre 2018

Censura europea: il ritorno

Oggi volevo scrivere un bel pezzo di politica ma una questione ben più importante è all'orizzonte e, nel mio piccolo di questo ghiribizzo, volevo dare un minimo contributo.
La notizia, che in realtà “notizia” non è perché si era saputo fin da subito che la votazione su questa direttiva liberticida voluta dalla EU era solo rimandata (al 13 settembre), è questa: Torna l’allarme ‘Copyright’: Parlamento Ue approverà la riforma? di Marta Moriconi da LoSpecialeGiornale.it

In realtà, quando tutti cantavano incomprensibilmente vittoria della libertà, io pensavo che fosse semplicemente stato dato del tempo alle lobbi di comprarsi i parlamentari necessari per far successivamente passare questa proposta di censura.

[COMPLODDO]
Vi ricordate poi l'improvvisa presa di posizione di Wikipedia.org immediatamente a ridosso della precedente votazione? Io in quella frettolosa improvvisazione vi vidi la paura degli amministratori di essere bloccati e scavalcati: cioè se avessero ad esempio pubblicizzato la cosa 10 giorni prima della votazione avrebbero rischiato, dopo 3-4 giorni, di essere fermati facendo così perdere gran parte della sua efficacia alla protesta.
Non dubito che stavolta le lobbi si siano occupate anche di Wikipedia, muovendo le leve giuste, in maniera da impedire qualsiasi iniziativa. Vedremo...
[/COMPLODDO]

Altro aspetto: dove sono adesso tutti gli intellettuali (o presunti tali) che accusano l'attuale governo giallo-verde di fascismo?
La UE sta cercando di imporre una norma liberticida, una censura della rete, con la fragile scusa di salvaguardare il diritto d'autore: questa è una vera e propria forma di FASCISMO: un accentramento dell'informazione ottenuto eliminando le voci non controllabili. In questo caso la definizione di fascismo di Harari (v. Fascismo 5) si dimostra molto più attuale di quella ricavata da me basata sul solo concetto di nazione...
Ma insomma come mai adesso, di fronte a un vero pericolo per la libertà d'espressione, non si odono le voci degli intellettuali che quotidianamente starnazzano “fascismo” a qualsiasi decisione dell'attuale governo italiano? Le lobbi hanno già fatto il proprio lavoro? Oppure sono così miopi che preferiscono ignorare gli ideali di libertà perché credono che, nel breve, questa legge possa andare a loro vantaggio?

Altro aspetto: non ho idea dell'impatto di questa direttiva sui ghiribizzi personali (*1): ma non è questo l'importante. La libertà va difesa sempre e non solo quando è la nostra a essere in pericolo.
È ovvio però che se passa il principio che gli “aggregatori digitali” non possono neppure usare i collegamenti ad articoli senza pagare una licenza agli editori allora basterà poi poco, magari al momento opportuno, per estendere tale divieto anche ai piccoli siti personali.
Quindi, come detto, non è importante chi adesso sia direttamente interessato da questa direttiva europea: è il principio di fondo a essere sbagliato e ciò dovrebbe bastare per opporsi a essa.

Conclusione: inutile dire che nella mia Epitome ([E] 9.5) anticipo questa tendenza politica e spiego chiaramente che il motivo non è assolutamente quello di proteggere gli editori (quella è solo una scusa) ma ha lo scopo di controllare la “democrazia”:
«La conseguenza, e questo è forse il più grande pericolo dell'epoca moderna, è che il potere politico, di comune accordo con gli altri parapoteri globali (v. 5.7), tenderà a emanare leggi che limitino il più possibile la libertà d'espressione degli individui su Internet: questo per poter controllare, ed eventualmente bloccare, specifiche fonti di informazione (D→D) sgradite perché, ad esempio, minano, con la forza esplosiva della verità, epomiti o equimiti fuorvianti ma graditi al sistema di potere dominante.»

Nota (*1): Perché allora non mi informo? Per varie ragioni: 1. sono pigro e non ho voglia di cercare e leggere un testo probabilmente scritto in burocratese; 2. Le direttive non sono leggi ma indicazioni per i vari governi nazionali che dovranno legiferare attenendosi però alle indicazioni ricevute: questo significa che ancora non sappiamo come verranno statuati in Italia i dettagli di questa iniziativa EU; 3. se poi la direttiva non passasse (difficile: le lobbi sanno fare bene il proprio dovere) avrei sprecato tempo.

venerdì 7 settembre 2018

Fascismo (5/5)

Con questo pezzo concludo la serie iniziata con Introduzione (al pezzo) sul fascismo, Fascismo 1, 2, 3 e 4con le mie conclusioni.
Quando iniziai a leggere Fascisti di Giordano Bruno Guerri, Arnoldo Mondadori Editore, 1995 mi ripromisi di rispondere a tre domande che mi stavano particolarmente a cuore: 1. il rapporto fra l'ateo Mussolini e la Chiesa; 2. la definizione di fascismo; 3. come il fascismo abbia preso il potere.

La prima questione è tutto sommato la più semplice.
Originariamente ero molto stupito dal fatto che un ateo dichiarato come Mussolini fosse riuscito a ottenere un vasto consenso in un paese sostanzialmente cattolico: un paese dove ancora oggi esistono sacche di bigottismo religioso ed è quindi facile supporre che nel secolo scorso fossero ancora più numerose...
I motivi sono due:
A. Dall'unità d'Italia il Vaticano si era schierato frontalmente contro lo stato italiano. Addirittura dal 1874 con la Non expedit il Vaticano aveva chiesto agli italiani di non partecipare alla vita politica del paese boicottandone le elezioni nazionali. Tale divieto era stato tolto nel 1919 ma 45 anni sono quasi due generazioni!
Questo significa che tutta una generazione di politici italiani si erano scontrati per tutta la vita, almeno sul piano politico, contro la Chiesa: è facile immaginare che molti intellettuali posti davanti al bivio fra l'essere cristiani o partecipare alla vita politica del paese abbiano optato per la seconda possibilità con la conseguenza di dichiararsi atei.
In altre parole all'inizio del XX i politici dichiaratamente atei dovevano essere piuttosto comuni e anche i cristiani, elettori o no, dovevano essere abituati a essi specialmente se, come Mussolini, di sinistra (*1).
B. Dal 1922 Mussolini compie una politica di rappacificamento col Vaticano (che si concretizzerà nei Patti Lateranensi del 1929) concedendogli molti diritti ed esenzioni e ottenendone in cambio un forte appoggio politico (anche contro i popolari, il partito cristiano di Don Sturzo). È chiaro che se il Papa definisce Mussolini “strumento della Provvidenza” allora anche il cristiano più bigotto sorvola tranquillamente sul fatto che il duce sia ateo!

Sulla seconda questione, ovvero la natura essenziale del fascismo, avevo solo delle idee vaghe: il mio punto di partenza era la definizione di Harari (v. Harari e il fascismo).
Secondo Harari il fascismo non è semplice nazionalismo ma è un'estremizzazione dello stesso: per il fascista il bene della nazione viene anteposto a tutto compresi la famiglia, gli amici e la propria stessa vita; caratteristica precipua del fascismo è poi quella di accentrare il potere, nel XX secolo sotto forma di capacità industriale (*2).
Dalla lettura di Fascisti il fascismo emerge come la religione della nazione con la quale finisce poi per identificarsi: ovvero il bene della nazione equivale al bene del fascismo e viceversa: questa definizione è pienamente compatibile con quella di Harari e la trovo molto convincente.
La devozione che spetta al culto del fascismo deve essere assoluta e questo porta a molteplici conseguenze di cui, ad esempio, la violenza e la repressione delle altre ideologie politiche sono solo alcuni aspetti.
Non ho ritrovato l'accentramento del potere (inteso come capacità industriale) di cui parlava Harari ma il libro che ho letto non analizza il fascismo da un punto di vista economico: certo il fascismo aiutando i grandi industriali (ad esempio eliminando lo sciopero) ne favorisce il rafforzamento ma non mi pare un vero e proprio accentramento diretto, le industrie non passano cioè sotto il controllo dello Stato. C'è invece un accentramento di potere politico che sembra non tollerare le idee diverse da quelle del capo: non solo le altre ideologie vengono represse ma anche all'interno del fascismo le correnti di pensiero alternative vengono scoraggiate. Ma questo non mi pare sia ciò che intendeva Harari.
Al fascismo avevo poi sempre legato l'idea di dittatura e limitazione della libertà. Ma entrambe queste caratteristiche derivano dal pensare fanaticamente al fascismo come a una religione: ovviamente fin quando il fascismo non è al potere esso non sarà una dittatura ma mostrerà solo un'intolleranza, magari anche violenta, contro le altre forze politiche; analogamente la limitazione della libertà deriva dal considerare come bene assoluto tutte le pratiche e le credenze fasciste e male tutto ciò che è estraneo a esse: la conseguenza è che la limitazione della libertà è vista eticamente come una prevenzione che impedisce l'operare il male.
In Fascisti non viene dato molto risalto alle legge razziali del 1938 e non è quindi chiara la loro relazione col concetto di fascismo: esse sembrano più il frutto di una decisione politica, in funzione di una possibile alleanza con la Germania, piuttosto che una inevitabile conseguenza dell'ideologia fascista.
Da questo punto di vista viene in soccorso la teoria di Harari secondo il quale l'aspetto seducente del fascismo è che chi crede in esso vi si trova riflesso: se la propria nazione è la più “importante” (in senso lato) del mondo allora lo sono anche i suoi abitanti; quindi, se la sua popolazione ha una certa uniformità etnica, allora il passaggio a considerare coloro che non vi appartengono come meno “importanti” è breve e facile. Penso si possa concluderne che il razzismo non è intrinsecamente legato al fascismo ma che il secondo sia “predisposto” al primo, cioè sia facile che il fascismo divenga razzista.

La risposta alla domanda su come sia avvenuta la scalata al potere del fascismo è molto più ardua: soprattutto perché io non l'intendo come un semplice riassunto degli eventi (descritti in Fascismo 4), che sarebbe sterile e vuoto, quanto piuttosto una distinzione e comprensione fra le tendenze storiche, di fronte alle quali il singolo uomo è sostanzialmente impotente, che spingevano verso il fascismo e le specifiche contingenze, i momenti dettati dal caso in cui anche una sola parola pronunciata diversamente può fare la differenza fra un risultato e il suo opposto.
In realtà la distinzione fra tendenze e contingenze non è sempre così netta: in alcune tendenze vi sono aspetti di contingenza e certe contingenze sembrano risultati, prima o poi inevitabili, di alcune tendenze. Per questo ho aggiunto una categoria intermedia detta “Contingenze generali”.
Vediamo quindi tutti i fattori che hanno contribuito all'ascesa del fascismo in Italia dividendoli per “Tendenze”, “Contingenze generali” e “Contingenze specifiche”.

Tendenze:
- Reazione al socialismo/comunismo: gli estremismi causano delle reazioni opposte e questo è evidentemente vero anche in campo ideologico: l'estremismo di sinistra partorì l'estremismo di destra.
- XIX secolo: nazionalista e colonialista: l'Europa e l'Italia arrivavano da un XIX secolo nazionalista (vedi il Risorgimento in Italia) e colonialista (sebbene più in Europa che in Italia): c'era quindi nel popolo italiano una sorta di predisposizione ad accogliere l'esaltazione della patria e all'uso imperialista della forza militare.
- Parte della società non rappresentata dai partiti tradizionali: una larga fascia della società, la piccola borghesia, non è rappresentata dai partiti tradizionali troppo schierati dalla parte dei grandi industriali. Contemporaneamente non si riconosce, e anzi teme, l'estremismo dei socialisti.
- Crisi economica e di valori: negli anni seguenti la prima guerra mondiale la crisi economica è forte ed entrano in crisi la fede nel benessere portato dal progresso. Come spiegato nell'epitome ([E] 5.1) questo innesca una maggiore propensione al rischio del cambiamento nella società.
- Violenza in politica tollerata: In Italia la violenza politica era percepita come normale e tollerata. La conseguenza è che solo in tale contesto un partito avrebbe potuto usare sistematicamente la violenza come arma politica.

Contingenze generali:
- Conseguenze prima guerra mondiale: oltre ad accentuare la crisi economica (vedi sopra) la grande guerra creò un gran numero di reduci per i quali il valore della patria, per la quale avevano rischiato la vita, era precipuo ([E] 3.4).
- Abilità politica di Mussolini: l'accordo con il Vaticano fu decisivo per cementare il potere del fascismo.
- Re debole e incerto: il re, in almeno un paio di episodi chiave, si dimostrò incerto e scarsamente lungimirante: preferì non rischiare anche quando sarebbe stato necessario farlo.
- Politici liberali mediocri: il partito liberale rimase indietro coi tempi e non riuscì a cogliere e soddisfare le nuove aspettative di una parte considerevole della popolazione.

Contingenze specifiche:
- Accordo elettorale di Giolitti nel 1921: l'errore di calcolo di Giolitti, che in pratica resuscitò un fascismo morente portandolo alla ribalta del parlamento, è a mio avviso il singolo episodio più determinante.
- Marcia su Roma: in parte frutto dell'abilità politica di Mussolini che riuscì a tranquillizzare re e liberali sulle sue intenzioni, in parte permesso della debolezza del re, che non fece intervenire l'esercito, e dalla miopia dei politici liberali.
- Omicidio Matteotti: le opposizioni non seppero sfruttare il momento a proprio favore: probabilmente decisivi furono anche: 1. il re che difficilmente non avrebbe usato l'esercito contro un'insurrezione socialista/comunista; 2. l'appoggio della Chiesa al fascismo e contro i popolari.
- Discorso del 3 gennaio del 1926: qui Mussolini giocò il tutto per tutto e grazie alla sua abilità politica riuscì a convincere re e liberali a non intervenire. Da quel momento in poi l'ascesa del fascismo fu incontrastabile e solo la disfatta militare ne causò il crollo.

Ora non voglio entrare nei dettagli che richiederebbero un'analisi troppo lunga.
Voglio però evidenziare un particolare molto significativo: una delle tendenze che ho evidenziato è quello di una fetta significativa della popolazione che non si riconosce né nei socialisti né nei partiti tradizionali come i liberali. Queste persone avrebbero potuto probabilmente essere perfettamente rappresentate da un partito come i popolari di Don Sturzo: è per questo che l'alleanza fra Mussolini e Vaticano fu così importante. Il più grande pericolo per il fascismo non erano i socialisti: troppi elementi della società erano contrari e temevano una vittoria del socialismo in Italia. Al contrario i popolari, con i loro principi cristiani, avrebbero potuto imporsi e rubare consenso al fascismo.
Mussolini fu abile a sfruttare il timore del re e nella borghesia verso il socialismo facendosi considerare, in momenti critici per la storia del paese, come il “male minore”.

Conclusione: sono soddisfatto. Mi pare di aver risposto adeguatamente alle domande che mi ero posto e che mi stavano a cuore. Non credo però che tornerò sull'argomento (*3) se non per affrontare una questione di attualità: ovvero l'accusa di fascismo a Salvini e alla Lega.

Nota (*1): forse vale la pena ricordare che Mussolini nacque come socialista e, addirittura, diresse il quotidiano “Avanti!”.
Nota (*2): mentre nel XXI si tratta di informazione e nelle epoche passate di espansione territoriale.
Nota (*3): beh, in verità adesso mi è venuta una certa curiosità per capire similarità e differenze tra fascismo e nazismo e su come Hitler abbia raggiunto il potere.

Terra incinta?

Quando la donna è incinta tutto gravida intorno a lei.

Marines addormentati - 7/9/2018
La notizia: Addormentarsi in 120 secondi di Vittorio Sabadin da IlSecoloXIX.it
Usando questa speciale tecnica i marines sono in grado di addormentarsi in appena 120 secondi. Solo 50 se non dicono le preghiere della buonanotte.

Correzione a Nietzsche - 7/9/2018
Dio non è morto ma è morente. Essendo poi Dio eterno, l'agonia non sarà breve.

Surreale - 8/9/2018
“Ho sognato mia nonna che mi dava dei numeri da giocare al lotto...”
“Hai vinto?”
“Ancora non lo so: le estrazioni le sogno il sabato.”

L'opposizione dov'è? - 10/9/2018
Medium cerca di invocare l'opposizione ma si fa vivo solo qualche magistrato.

mercoledì 5 settembre 2018

Al di là di Nietzsche

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.0.0 "Bennata").

Quattro anni fa, nel pezzo FNHM 3, scrissi di quanto ai tempi dell'università mi trovai sorprendentemente bene nel comprendere Al di là del bene e del male di Nietzsche: come se fossi in stretta sintonia con il filosofo tedesco.
A distanza di così tanti anni (circa 25 direi!) avevo il dubbio che la memoria mi ingannasse: che mi fosse solo parso di capire o che avessi capito molto meno di quanto ricordassi. Siccome nei libri ereditati da mio zio è compresa tutta l'opera di Nietzsche, decisi di fare una riprova leggendo un altro testo: scelsi un criterio cronologico e optai quindi per Nascita della tragedia greca.

Inizialmente il testo mi risultò indigesto ma piano piano mi abituai alle lunghe costruzioni dell'autore e, credo, lo capii piuttosto in profondità. Diciamo che fu un successo parziale: non era come se l'avessi scritto io il giorno prima ma, dopo un po', l'iniziai a capire senza troppe difficoltà. Oltretutto in più punti non mi trovai neppure troppo d'accordo: ma dopotutto si tratta di un'opera giovanile e lo stesso autore, in una prefazione aggiunta svariati anni dopo la prima pubblicazione, spiega che alcune sue idee e il suo stesso stile non erano pienamente sviluppati e che adesso (ovvero all'epoca!) l'avrebbe riscritta diversamente.

Qualche giorno fa ho deciso di leggere un altro libro di Nietzsche e, procedendo in ordine cronologico, avevo cercato Umano troppo umano. Evidentemente o tale opera non è presente nella mia libreria oppure è fuori posto: entrambe le ipotesi sono plausibili.
Allora ho deciso di togliermi subito il dubbio e di riprovare a leggere la mia vecchia copia di Al di là del bene e del male di Nietzsche, Grandi Tascabili Economici Newton, 1991, trad. Silvia Bortoli Cappelletto.

Ebbene il “miracolo” si è ripetuto! Leggo questo testo, che non mi pare esprima concetti banali, senza difficoltà.
I capitoli sono divisi in periodi numerati lunghi da un quarto di pagina a, più raramente, poche pagine e quindi scorre bene perché tali sezioni sono delle riflessioni autoconclusive. Per ognuna di essa potrei scriverci un pezzo di commento ma sicuramente prima i miei lettori, e poi io stesso, ci stancheremmo presto di un'analisi troppo minuziosa e approfondita.

Piuttosto ho deciso quindi di concentrarmi su una curiosità che evidenzia bene la sorprendente similarità fra le mie idee e il pensiero di Nietzsche.

Subito all'inizio del primo capitolo Nietzsche spiega che i filosofi hanno sempre ricercato la verità ed è quindi sensato chiedersene il motivo: qual è il valore della verità? ovvero perché si ricerca la verità invece che la non-verità? Perché riteniamo che la verità sia più importante delle apparenze?
La risposta di Nietzsche è che la verità non ha un valore oggettivo superiore all'illusione: è soltanto per la nostra sopravvivenza che il vero ci è più utile del falso.
Scrive Nietzsche: «Che cosa in noi tende propriamente “alla verità”? … … Abbiamo posto il problema del valore di questa volontà [ovvero la volontà di ricercare la verità]. Posto che vogliamo la verità: perché non piuttosto la non verità? E l'incertezza? E addirittura l'ignoranza?».
Nella sezione successiva Nietzsche spiega: «Si può infatti dubitare, … ..., se in generale esistano contrapposizioni [ad esempio verità / non verità], secondariamente, se quelle valutazioni popolari [ad esempio il valore superiore del vero all'apparenza] e contrapposizioni di valori, … …, non siano forse altro che valutazioni pregiudiziali...»
«Malgrado il valore che può essere attribuito al vero, al veritiero, al disinteressato, sarebbe possibile che all'apparenza, alla volontà d'illusione, all'interesse personale e all'avidità si dovesse attribuire un valore superiore e più fondamentale per ogni vita.» (*1)
E, nella terza sezione: «Anche dietro ogni logica e l'apparente dispotismo dei suoi movimenti [si riferisce alle filosofie] stanno giudizi di valore, detto con maggiore chiarezza, esigenze fisiologiche per il mantenimento di un determinato tipo di vita [ogni filosofia è cioè una giustificazione a posteriori dei principi morali del suo autore che vuole giustificare il proprio stile di vita e visione del mondo]. Per esempio, che il determinato abbia più valore dell'indeterminato, che l'apparenza abbia meno valore della “verità”: tali valutazioni, pur con tutta l'importanza normativa che hanno per noi, potrebbero essere tuttavia soltanto delle valutazioni pregiudiziali, un determinato tipo di niaiserie [cioè un “non senso”], quale può essere appunto necessaria per la conservazione di esseri come noi.»

Ma lasciamo adesso Nietzsche per passare a un pezzo che scrissi l'anno scorso, ovviamente totalmente immemore di quanto letto decine di anni prima: L'ironia della non logica.
Ovviamente rinvio alla lettura di tale pezzo ma qui di seguito ne ripropongo i passaggi più rilevanti:
«Ma davvero questa mia fiaba non ha una logica?
E se la logica fosse invece proprio la sua mancanza di logica?
Non sarebbe “logico” pensare che se io scrivo qualcosa di illogico lo faccio volontariamente?
E se c'è una volontà c'è anche uno scopo e, quindi, una logica. Ma qual è la logica dell'assenza di logica?

Devo però anche ammettere che a me l'idea di una storia priva di senso non mi irrita, non mi lascia un fastidioso senso di attesa tradita, com'è successo a mio padre con la mia fiaba, ma anzi mi diverte: mi piace il contrasto fra la cura (che credo traspaia) con cui scelgo le parole e costruisco le frasi e la relativa mancanza di logica. E trovo molto divertente che in un racconto intitolato “le due tazze” si parli di tutto tranne che di queste...
Forse in questa assenza ci percepisco più di quanto non vi sia: ci intravedo delle potenzialità; vi colgo la logica della non logica; la futilità delle aspettative e, forse, della vita; è un'assurdità di cui intuisco un senso nascosto anche se magari sul momento questo mi sfugge...
»

In pratica nel mio pezzo spiego (con esempi concreti) che anche la non logica ha un suo valore. Se sostituite “verità” a “logica” capirete perché la teoria di Nietzsche non mi suoni affatto strana!
E anche la spiegazione di Nietzsche è molto coerente con le mie idee: alla fine partiamo entrambi dai limiti dell'uomo ([E] 1) e dalle illusioni con cui si circonda (che io chiamo protomiti: [E] 2)...

Conclusione: vabbè... non so, magari questa affinità con Nietzsche è solo una mia sensazione... vedremo come andrà nei prossimi capitoli (*2)...

Nota (*1): frase costruita in maniera strana; io la riformulerei così: “Malgrado il valore che può essere attribuito al vero, al veritiero, al disinteressato, sarebbe possibile attribuire un valore superiore e più fondamentale per ogni vita all'apparenza, alla volontà d'illusione, all'interesse personale a all'avidità.”
Nota (*2): in effetti, avevo scritto questo pezzo un paio di giorni fa, ho già incontrato delle sezioni relativamente ostiche: mi chiedo però quanto dipenda dalla traduzione. Mi sto convincendo che la filosofia, analogamente alla poesia, non possa venir tradotta ma vada letta in lingua originale...