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sabato 27 settembre 2014

Il non eroe De Falco

De Falco NON è un eroe e io non l'ho mai scritto né pensato.

In effetti ricordo che a suo tempo girarono su FB anche dei commenti entusiastici del tipo “De Falco eroe”. Io li interpretai come enfatici messaggi di stima espressa con termini impropri e non ci feci troppo caso.

Oggi però su un articolo di Gonews.it, Gabbrielli su De Falco, il capo della protezione civile ritorna sulla questione e rivanga l'ovvietà che De Falco non fu un eroe quasi facendogliene una colpa. In pratica dice che gli eroi furono altri e quindi non c'è da scandalizzarsi o far clamore per la sua “normale” rimozione dall'attuale incarico (v. il punto 5 di Tale padre, tale Renzi).

Il Gabbrielli, forse in buona fede forse no, parte da una premessa giusta ma arriva a una conclusione sbagliata.

De Falco non è né fu (almeno per la vicenda del naufragio della Concordia!) un eroe. L'eroe è un'altra persona: è colui che sacrifica sé stesso per degli ideali, qualcuno che antepone i propri principi al proprio benessere. Un esempio, attualmente (*1) sottovalutato e anzi condannato, è dato da Snowden: al riguardo leggere il pezzo Edward Snowden...

Ma, se De Falco non è un eroe, a cosa si deve allora il grande entusiasmo popolare che circonda la sua persona?

Lo si deve al fatto che De Falco fece il proprio dovere dimostrando grande prontezza di spirito, nervi saldi, professionalità, serietà e un carattere forte e deciso. Soprattutto fece la famosa partaccia al capitano Schettino (v. il corto Voto De Falco) e, nella drammaticità della situazione, ne evidenziò sia la codardia che le scarse capacità facendo a brandelli le sue giustificazioni puerili e ipocrite.

Tutto questo ha una fortissima componente simbolica, magari anche errata e impropria, ma che comunemente è percepita nel seguente modo: De Falco rappresenta l'italiano medio, quello che fa il proprio dovere senza ricevere un “grazie” da parte di nessuno, mentre Schettino rappresenta un privilegiato dal sistema, il furbetto che ha raggiunto una posizione di prestigio non per i propri meriti ma per un qualche tipo di favoritismo. La partaccia di De Falco a Schettino rappresenta quindi la rivincita dell'italiano medio su un appartenente alla casta, su un privilegiato senza meriti propri.

Non mi stupisco che il capo della protezione civile, che probabilmente ha molte amicizie politiche altolocate, non percepisca o, più probabilmente, non apprezzi questo simbolismo ormai connaturato nella figura di De Falco. Come del resto suppongo non abbiano apprezzato De Falco i politicanti di mestiere e tutti i loro protetti e favoriti...

In conclusione la notizia del trasferimento a un altro ufficio di De Falco ha sollevato tutto questo clamore perché la gente comune vede in lui, a torto o a ragione, la punizione di “uno di loro” colpevole di non aver trattato con reverenza o ipocrisia, con i guanti bianchi, uno “speciale”, qualcuno che, come si suol dire, deve avere dei santi in Paradiso...

Questa è la vera ragione dell'attuale indignazione popolare.

Nota (*1): ma fra 20-30 anni, massimo 50, la Storia darà credito a Snowden per il suo coraggio mentre attuali capi di stato saranno invece giudicati deboli, miopi e incapaci di opporsi efficacemente ai poteri forti.

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