«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

martedì 8 dicembre 2020

Speciale Coronavirus 29

Il precedente “speciale” lo pubblicai il 7 ottobre (Speciale Coronavirus 28) ripromettendomi di dare una tregua ai miei lettori: mi ero reso conto che il mio pessimismo e critica al governo stavano divenendo ripetitivi. Poi comunque qua e là, in generi con “corti”, non ho mancato di evidenziare situazioni che mi avevano colpito.
L’eccezione è forse il pezzo Divagazioni insalubri che comunque non riporta dati scientifici ma solo la mia OPINIONE sulle ragioni della particolare politica del governo sul covid-19.

Nel frattempo il mio canale d’informazione sul covid-19, MedCram, ha pubblicato molti nuovi video (anche se escono a ritmo lento è, come detto, da inizio ottobre che non li menziono direttamente). Le puntate dalla 111 alla 114 le ho seguite nelle settimane scorse e quindi, sia per spazio che per carenza della mia memoria, ne riporterò il contenuto in maniera più sintetica del solito per concentrarmi invece sui video più recenti.

#111 9/10/2020
- Ricerca su mascherine e patologie polmonari: le mascherine chirurgiche non hanno impatto, quelle N95 incrementano la concentrazione di anidride carbonica. Lo studio sembrava un po’ lacunoso.
- Relazione fra vitamina D e positività al covid-19: maggiore è la vitamina D e minore il numero di positivi.
- Ricerca seria (ovvero con test doppio cieco, uso placebo, etc.) su uso di N-acetylcystene per il trattamento di problemi gravi respiratori causati da covis-19 ha dato esito negativo: nel senso che non dà risultati statisticamente migliori del placebo.

#112 13/10/2020
- Ricerca di fine settembre: possibile nuova terapia contro il covid-19: un grasso, l’acido linoelico (sul nome i miei appunti non sono chiarissimi ma dovrebbe essere questo), sembra inibire gli spike del SARS-CoV-2: in pratica la “chiave” del virus per entrare nelle cellule non combacia più con la serratura. Ovviamente necessarie altre ricerche e, comunque, questo grasso ha anche controindicazioni. Insomma potrebbe divenire una terapia ma non uno strumento di prevenzione.

#113 17/10/2020
- Secondo ricerca seria dell’8/10/2020 il Remdesivir (il costosissimo antivirale di cui ho più volte scritto) non riduce la mortalità nel trattamento del covid-19. Curiosità: il 5/10/2020 la UE si era affrettata a comprarne milioni di dosi per i cittadini europei. Coincidenza o lobbi? Valutate voi…
- Altra ricerca seria del 15/10/2020 conferma che il Remdesivir non riduce la mortalità: lo stesso vale per un altro antivirale, combinazioni varie con interferone e idrossiclorochina. Comunque sull’attendibilità ASSOLUTA di queste ricerche ho già scritto in Cautela scientifica.

#114 23/10/2020
- Un paio di ricerche USA e UK confermano la riduzione della mortalità del covid-19 (considerando solo i pazienti ricoverati in ospedale e quindi eliminando la distorsione causata dai tamponi effettuati). I possibili motivi: 1. Migliore terapia; 2. Minor carico delle terapie intensive; 3. Pazienti ricoverati che arrivano meno gravi; 4. virus più debole; 5. riduzione carico virale iniziale. [KGB] chiaramente non si parla di vitamina D che infatti impatterebbe solo sulla possibilità di ammalarsi.

#115 27/10/2020
- Ricerca indiana: la terapia col plasma dei convalescenti non riduce in maniera statisticamente significativa la mortalità da covid-19.
- Successiva ricerca inglese basata su precedente studio: la terapia col plasma dei convalescenti riduce in maniera statisticamente significativa il SARS-CoV-2 nei pazienti ma, contemporaneamente, aumenta il rischio di trombosi: questi due effetti, se non considerati separatamente, potrebbero annullarsi fra loro. (*1)

#116 13/11/2020
- Il dr. Seheult riduce la frequenza dei video perché nuovamente molto impegnato in terapia intensiva dove cura malati di covid-19.
- Vaccino Pfizer & BionTech: si tratta di un vaccino totalmente innovativo che inietta nelle cellule del paziente direttamente del mRNA ingegnerizzato: questo fa produrre alla cellule una proteina immunogenica che induce risposta immunitaria al SARS-CoV-2.
- Tutti i dati sono forniti dall’azienda farmaceutica e NON sono stati verificati dai pari.
- Efficacia del 90% (cioè solo il 10% di chi ha avuto il vaccino mostra poi i sintomi).
- A causa delle modalità della ricerca (solo chi mostrava i sintomi era testato per covid-19) non sappiamo la percentuale di asintomatici vaccinati. Questo è importante perché non ci dice se il vaccino protegge (al 90%) solo il singolo oppure se lo rende immune al virus (bloccandone quindi anche la diffusione nella popolazione).
- Questo vaccino va conservato a -70° e questo ne rende molto più complicata e costosa la sua utilizzazione. Costo per le due dosi circa 40$. [KGB] In Italia/UE, visto come lavorano le lobbi, si arriverà a un prezzo quasi doppio immagino…
- Nessun serio effetto collaterale nel breve termine. Ovviamente non sappiamo niente del medio lungo termine.
- Il dottore dà per scontato che il singolo individuo valuti i pro e contro del vaccino e decida quindi se vaccinarsi o meno: succede se vivi in un paese libero...

#117 17/11/2020
- Vaccino Moderna: anche questo è basato sul mRNA e funziona in maniera analoga a quello della Pfizer. Tutti i dati ancora NON sono stati verificati dai pari.
- Può essere conservato a temperatura più alta (sebbene si parli comunque di -20°).
- Anche in questo caso sono stati testati al covid-19 solo le cavie che mostravano sintomi: non sappiamo quindi se protegge o rende immuni con le relative implicazioni sulla diffusione del virus (vedi sopra).
- L’efficacia è data al 94,5%. Nessuna controindicazione grave nel breve termine: ovviamente non sappiamo niente per il medio-lungo termine.

#118 24/11/2020
- Vaccino AstraZeneca-Oxford. Anche questo è un vaccino di tipo totalmente nuovo e diverso dai due precedentemente visti. È un vaccino basato su DNA progettato in laboratorio che deve raggiungere quindi il nucleo (e non solo il citoplasma) delle cellule obiettivo. Per farlo si usa un virus degli scimpanzé della famiglia degli adenovirus proprio perché per esso l’uomo non avrebbe difese immunitarie. Il DNA del virus è però modificato in maniera da cancellare la parte che in natura porterebbe alla replicazione del virus stesso e vi è aggiunto il codice che porta poi alla realizzazione di una proteina immunogenica (passando da RNA e mRNA).
- Secondo AstraZeneca questo virus modificato non dovrebbe integrarsi nel genoma del paziente (come ad esempio avviene con l’AIDS). [KGB] mi stupisce e preoccupa questa incertezza!
- In questo caso la ricerca ha testato tutte le cavie e quindi sono stati individuati anche gli asintomatici. In questo caso si è avuto due risultati diversi negli esperimenti in Brasile (9000 cavie) e UK (3000 cavie): per errore in UK la prima dose del vaccino (in tutti questi tre vaccini la somministrazione avviene con due dosi a settimane di distanza l’una dall’altra) era della metà. Il risultato è stato che in Brasile l’efficacia (1 +1 dose) è stata del 62% mentre in UK (½ + 1 dose) del 90% (e del 100% di sintomatici: cioè gli infetti da covid-19 erano tutti asintomatici).
- Questo vaccino può essere conservato in un comune frigorifero (da 2° a 8°). La casa farmaceutica durante la pandemia non vuole guadagnarci e venderebbe la singola dose a 3-5$. Ne potrebbe produrre nel giro di un anno 3 miliardi di dosi oppure 4,5 se la somministrazione di ½ + 1 dose venisse confermata come più efficace.

Sicuramente la parte più interessante di questi video è quella sui vaccini: non ne sapevo niente (aspettavo di documentarmi su MedCram) e sono molto impressionato. In parte, positivamente, per l’indubbio progresso scientifico ma, in negativo, per le potenziali incognite che ogni novità porta con sé.
Cioè, in teoria sembrerebbe non ci sia alcun rischio, ma quanti imprevisti vi possono essere in queste tecnologie rivoluzionarie?
Sicuramente andrà tutto bene ma il buon senso suggerirebbe di usare la massima prudenza: del resto se i vaccini tradizionali vengono realizzati nel corso di anni un motivo ci sarà. Con questi nuovi vaccini ci sono poi tutta una serie di novità che moltiplicano di vari ordini di grandezza le incognite associate.
Va poi ricordato che questi dati sono stati forniti dalle stesse case farmaceutiche, almeno al tempo dei video, molti dati non erano stati forniti e mancavano le verifiche indipendenti dei pari.

Come ho capito nel corso di quest’anno, e soprattutto nell’ultimo mese, le ricerche, anche quelle serie e realizzate nella massima buona fede, vano prese col beneficio del dubbio pure quando sembrano fornire dei dati incontrovertibili. A maggior ragione ha senso essere particolarmente cauti con le ricerche fornite dalle stesse case farmaceutiche per le quali sono in ballo svariati miliardi di profitti.

Va inoltre detto che il governo UK ha concesso alla Pfizer l’immunità per possibili danni ai pazienti causati dal suo vaccino (Coronavirus vaccine: Pfizer given protection from legal action by UK government da Indipendent.co.uk). Comprensibile visto che la casa farmaceutica metterà in commercio un vaccino non pienamente testato e completamente innovativo a causa dell’emergenza causata dalla pandemia: è ovvio che potenziali problemi non sono da escludere e la casa farmaceutica voglia esserne tutelata. Per questo stesso motivo anche i singoli individui dovrebbero valutare i costi e benefici di tale vaccino: personalmente, al di là dei dati rassicuranti forniti dalle case farmaceutiche (che però valgono il giusto), consiglierei il vaccino solo ai soggetti a rischio: gli anziani con più di 70 anni e chi, seppure più giovane, ha patologie che aggravano il covid-19 (ipertensione, diabete etc.) ovviamente lasciando la più totale libertà di scelta.
Poi, come al solito, vedremo cosa verrà stabilito in Italia e UE: sicuramente qui da noi le lobbi non verranno ascoltate e si procederà nel miglior interesse della popolazione.

Più in generale, tornando in Italia, volevo approfittare di questo pezzo per un altro commento sul nostro dibattito politico sanitario.
Sembra che ci sia dimenticati di un fatto ormai abbastanza assodato: ovvero che il periodo di incubazione della malattia sia di 2-3 settimane.
Questo ha varie conseguenze: se viene adottato una strategia che incide sul comportamento della popolazione allora i suoi effetti sul totale dei positivi si inizierà a osservare dopo 2-3 settimane e ancora più tardi sul numero di ospedalizzati (alla malattia occorre un’altra settimana o più per diventare talmente grave da richiedere il ricovero in ospedale).
Quindi decidere una strategia e cambiarla la settimana dopo dicendo che “non funziona” non ha senso: se “funziona” o no lo si può sapere solo dopo almeno due settimane.
Analogamente non ha alcun senso discutere se il comportamento degli italiani in estate abbia a che fare con la seconda ondata. L’incubazione è, come detto, di 2/3 settimane non di mesi!
Se il fattore R0 era < 1 in estate allora la malattia stava sparendo. Si potrebbe obiettare che se gli italiani non fossero andati in vacanza e avessero osservato comportamenti più prudenti il fattore R0 sarebbe stato ancora minore. Può darsi: non ne sono sicuro dato che ritengo che l’andamento del contagio nel periodo estivo sia dipeso soprattutto dalla maggiore disponibilità di vitamina D. Ma anche arrivando all’autunno con un minor numero di infetti si sarebbe rinviata la “seconda ondata” di una settimana o poco più: la crescita esponenziale funziona così…

Comunque questa assurdità del dibattito sul comportamento estivo è presente (mi pare!) solo in Italia. Suppongo sia materia di scarto ideologica dovuta al tentativo politico di colpevolizzare il comportamento della popolazione per la diffusione del virus invece di assumersi le proprie responsabilità per la quasi totale assenza di azione e prevenzione da parte del governo (ma di questo ho già scritto altrove e non mi ripeterò).

Il messaggio implicito che la colpa della seconda ondata sia degli italiani ormai è passato almeno nelle menti di chi sostiene ideologicamente questo governo.
Proprio oggi un mio amico ha ricondiviso un breve video di circa 5-6 secondi dove si vedono molte persone, tutte con la propria mascherina, che passeggiano, a volta a coppie, per una via centrale di Rimini. Il video è sottotitolato con:
“A RIMINI STESSE SCENE DI MERDA.
UN AMMASSO DI DECORTICATI”
Mentre il commento del mio amico, meno scatologico e più politico, conferma il mio teorema:
“E poi danno la colpa al governo per la diffusione del covid-19!”

Siccome da giorni accumulavo frustrazione per questo paralogismo, ovvero che la gente per strada che cammina con la mascherina sia la principale fonte del contagio, mi sono preso la briga di rispondergli prima con:
«Beh, sono all'aperto e con mascherina: non dovrebbe essere troppo rischioso. Certo sarebbe meglio evitare...»
Lui mi ha risposto che non veniva rispettata la distanza di sicurezza di 1,5 metri: in effetti nel video si vedevano varie coppie che però, immagino, sarebbero state insieme (e senza mascherina) a casa loro. Difficile valutare le distanze di queste persone fra di loro: sia per la brevità del video sia perché camminavano…
Così gli ho replicato:
«Considera però che la mascherine non servirebbe...
Comunque da questi pochi fotogrammi è difficile trarre un giudizio definitivo: per quello che ne sappiamo le persone che vediamo insieme potrebbero anche appartenere allo stesso nucleo familiare. Cioè statisticamente non è molto significativo: magari le altre vie di Rimini sono deserte, magari l'assembramento (relativo) è durato pochi minuti, etc...
»

A questo punto si è inserito nella conversazione un amico del mio amico che ignorando la mia obiezione ha affermato che magari si “ammalano tutti” e ha ribadito il teorema che, visti questi paurosi assembramenti, la colpa della pandemia non può essere responsabilità del governo.
Così ho gli ho scritto:
«ovviamente in questo caso il governo non c'entra niente.
Io volevo solo evidenziare come il vero pericolo siano i luoghi chiusi (mezzi pubblici, ambienti di lavoro o studio) abbastanza indipendentemente (dipende dalle ore di soggiorno) dall'uso della mascherina. Vedi, per esempio, https://lab.repubblica.it/2020/coronavirus/cosi-si-trasmette-il-contagio-in-un-salotto-un-bar-e-una-classe/
All'aperto il pericolo invece è molto più contenuto e la stessa WHO consiglia l'uso della mascherina all'aperto solo dove non è possibile mantenere un distanziamento di almeno 1 metro.
"WHO advises that the general public should
wear a non-medical mask in indoor (e.g. shops,
shared workplaces, schools - see Table 2 for
details) or outdoor settings where physical
distancing of at least 1 metre cannot be
maintained."
(dal PDF della WHO aggiornato al 1/12/2020: https://www.who.int/publications/i/item/advice-on-the-use-of-masks-in-the-community-during-home-care-and-in-healthcare-settings-in-the-context-of-the-novel-coronavirus-(2019-ncov)-outbreak )
Insomma che le persone del video stiano mettendo al rischio la propria vita e quella degli altri è molto opinabile...
»

Poi la conversazione è andata ancora avanti: la stessa persona mi ha riscritto che comunque lui aveva paura a camminare per strada in quella maniera e che quindi era meglio non farlo.
Vabbè: queste chiacchiere su FB sono completamenti inutili e non valgono il tempo che si spreca per scriverle...

Conclusione: pezzo lunghino in effetti: mi è sfuggito di mano. Soprattutto la discussione su FB avrei potuta pubblicarla a parte anche se mi piaceva dare un esempio concreto dell’andazzo sulle reti sociali...

Nota (*1): è un esempio perfetto di quello che avevo tentato di spiegare col mio esempio ipotetico in Cautela scientifica: non avevo citato direttamente questa ricerca perché ho visto solo ieri il video dove il dr. Seheult l’illustrava!

lunedì 7 dicembre 2020

Salvezza

Per scaramanzia non l’avevo scritto ma speravo che il cambio di allenatore alla Fiorentina desse almeno una scossa temporanea all’ambiente: ritengo Prandelli uno degli allenatori più scadenti in circolazione (molto peggio di Iachini) però talvolta, almeno per poche partite, i giocatori hanno maggiori stimoli e/o l’impostazione nuova della squadra sorprende gli avversari.

Invece no: tutto come prima se non peggio. La vittoria in coppa Italia sull’Udinese esaltata dai media (almeno quelli locali pro-Fiorentina!) a me era invece apparsa raccapricciante e avevo avuto la netta sensazione che la squadra friulana volesse proprio essere eliminata.

Adesso mi rendo conto che la Fiorentina è sprofondata in zona retrocessione e non credo che la combinazione attuale squadra/giocatori abbia la forza per tirarsene fuori. La partita di stasera sarà decisiva per capirlo: una sconfitta sarebbe la conferma che la squadra è da serie B.

C’è da dire che, a parte gli allenatori, anche la maggior parte degli acquisti è stata completamente sbagliata: dopo il mezzo successo di Ribery ci siamo riempiti di vecchietti che non rendono quanto sperato. L’unico buon acquisto è stata Amrabat che però viene fatto giocare nella posizione sbagliata…

Perplesso - 7/12/2020
Ho ripreso la lettura di “Antifragile” di Taleb: il libro mi piace ma l’autore mi sta piuttosto antipatico. Si tratta chiaramente di un narcisista innamorato di se stesso: non mancano quindi i riferimenti diretti e indiretti a quanto sia bravo e migliore degli altri.

Ed è proprio uno dei suoi aneddoti personali che mi ha lasciato perplesso. Giustamente spiegava quanto sia importante leggere libri diversi per farsi una cultura il più possibile eterogenea e, in quest’ottica, spiegava che lui da ragazzino (sui 13 anni) leggeva filosofi e autori importanti (e fornisce una lunga lista di nome fra cui Nietzsche tanto per dare l’idea).

Non so, suppongo che dal suo punto di vista si dovrebbe rimanere impressionati dalla sua precocità: e in effetti, anche per me, è così e sono stupito che, già in giovane età, leggesse autori anche molto difficili. Però, contemporaneamente, non posso fare a meno di pensare quanto poco gli sia servito!
Cioè sicuramente Taleb è molto intelligente e ha avuto un’intuizione estremamente brillante: però, considerando quanto aveva letto, non mi sembra molto.

Forse a mia volta pecco di superbia ma io ho la sensazione che se avessi letto tutti i libri che ha letto lui, alla sua stessa età, ne avrei imparato molto di più: questo perché sotto molti punti di vista, diciamo come filosofo, Taleb mi pare piuttosto superficiale…

Insomma, come da titolo, sono perplesso!

Asimmetria 1 - 8/12/2020
Ho ripreso a leggere Taleb: oggi un concetto interessante.
La fragilità, ovvero la vulnerabilità verso gli eventi rari negativi, è legata all’asimmetria negativa che è legata alla risposta non lineare che è legata alle grandi dimensioni.
Taleb propone molti esempi piuttosto convincenti dove si vede applicata questa teoria: mi chiedo se essa possa valere anche per spiegare la caduta dell’impero romano…

Secondo me si, almeno a un livello di astrazione molto elevato. A questo si potrebbe aggiungere la mancanza di piccoli (relativamente) fattori di stress (militari) negativi (altra teoria di Taleb) che corrisponde nella mia interpretazione alla posizione geografica relativamente protetta dell’Impero Romano d’Occidente ([E] nota 1343, appendice C).

Curiosamente nella mia nota parlo proprio di “fragilità” dell’impero romano (e all’epoca non avevo ancora iniziato a scrivere l’ultima versione dell’Epitome)...

Asimmetria 2 - 8/12/2020
E mentre scrivevo il corto precedente mi è venuto in mente un altro caso estremamente interessante.

Se vogliamo che una verità rimanga forte e vitale la dovremmo costantemente sottoporre a degli stress (*1): in questo caso essi corrisponderebbero anche a delle non-verità. Per mantenere vitale e forte una verità essa dovrà quindi essere sempre confrontata con la non-verità. Da questo deriva la migliore giustificazione per negare ogni forma di censura compresa quella della non-verità.

In questi termini il pensiero di Taleb corrisponde a quello di John Stuart Mill.

Nota (*1): altrimenti diverrà un vuoto dogma, ovvero sarà fragile.

Se ho fatto 2 posso fare 3 - 8/12/2020
Vabbè in verità voglio solo aggiungere che per me è una grande soddisfazione riuscire a fare questi collegamenti, non importa se giusti o sbagliati, perché mi rendo conto di comprendere in profondità il pensiero dell’autore e, soprattutto, di farlo mio.

Non mi stupirei se nel prosieguo della lettura di “Antifragile” mi imbattessi in qualche riferimento all’impero romano simile a quello da me fatto nel corto “Asimmetria 1” perché Taleb ha scritto di interessarsi alla storia. Ma è l’intuizione di “Asimmetria 2” quella veramente profonda e originale che, scommetto, non troverò in Taleb.

mercoledì 2 dicembre 2020

Il pensiero unico

[E] Attenzione! Per la comprensione di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 1.7.0 "Trampata").

La premessa a questo pezzo, per chi fosse interessato, è in Premessa al pensiero unico; qui di seguito darò quindi direttamente la mia opinione su tale fenomeno.
Inoltre, siccome l’idea è che questo articolo serva da bozza per un nuovo sottocapitolo dell’Epitome, i riferimenti alla mia “opera” saranno più numerosi del solito...

Con “pensiero unico” (di seguito PU) intendo una teoria/idea/principio della maggioranza della popolazione che abbia le seguenti caratteristiche:
1. un’asimmetria nei numeri: una grande maggioranza contrapposta a una minoranza ("pensiero minoritario"); 2. un’asimmetria nei mezzi: con autorità e media schierati, quasi tutti, dalla parte più forte; 3. il rifiuto del dialogo per tentare di arrivare a una sintesi comune; 4. collegato al punto precedente: la certezza della maggioranza di possedere la completa verità e di avere quindi il diritto di imporla alla minoranza che la pensa diversamente perché chiaramente in errore.

Questo fenomeno, che nella mia personalissima definizione ho chiamato PU, esiste? Gli esempi quotidiani sono molteplici e spaziano nelle tematiche più diverse: sociali, economiche, sanitarie etc.

È evidente che il PU presenta degli aspetti di irrazionalità (nei punti 3 e 4) che lo hanno portato alla mia attenzione: se infatti la maggioranza è così sicura delle proprie ragioni perché, invece di sfuggire il confronto con la minoranza, non ne smonta “pezzo per pezzo” le teorie?
Un mistero è solamente un fenomeno logico che al momento non sappiamo spiegare. Ma proprio per questo è importante cercare di capirlo: la sua comprensione ci permetterà, in prospettiva, di arrivare a una migliore comprensione della nostra realtà quotidiana.

La prima domanda che mi sono posto è se il PU sia sempre esistito oppure se è un fenomeno solo moderno o anche solo attuale.
Abbiamo esempi del passato in cui vi sia la particolare contrapposizione di idee nella società con le quattro caratteristiche che ho indicato? Non sono uno storico (e dubito comunque che vi siano molte fonti che indichino quali fossero, nell’antichità, le opinioni della popolazione su specifici argomenti) ma al momento non mi viene in mente niente del genere.
Il punto che mi pare fondamentale è che queste discussioni su argomenti astratti richiedono una comprensione ottenibile solo con un livello minimo di cultura e il tempo (e quindi il benessere materiale) necessario per affrontarli. Ma anche la cultura dipende dalla ricchezza e nel passato solo i gruppi sociali più ricchi potevano permettersela. Ho letto che nella Costantinopoli imperiale “perfino le donne” discutevano fra loro della natura dell'ipostasi come ora parlano di “tessuti e ricette” ma non credo che con ciò si comprendesse anche le contadine a lavoro nei campi.

Certo anche il popolo aveva le sue opinioni e credenze ma probabilmente tendeva a interessarsi delle problematiche più concrete e quotidiane: la religione e il potere politico, seppure lentamente, potevano influenzarle e col tempo cambiarle ([E] 10.1).
Il popolo non poteva contrapporre una sua propria voce e, al massimo, poteva opporre una resistenza solo passiva alle nuove idee: ovvero il singolo poteva rimanere aggrappato alle proprie tradizioni ma difficilmente le avrebbe potute diffondere al di fuori della propria famiglia. Nel tempo, col passare delle generazioni, religione e potere potevano così plasmare la cultura popolare.

A questo aspetto di trasformazione culturale contribuiscono vari fattori psicologici ([E] 1): la tendenza dell’uomo comune a imitare i potenti (e quindi a farne propri anche i protomiti ritenuti salienti), l’ubbidienza all’autorità, l’istinto di gregge (*1).
Il limite dell’anti-resipiscenza poi rende all’uomo difficile staccarsi da quelle convinzioni nelle quali ha investito energie fisiche, mentali o emotive perché tali idee, se ne hanno condizionato scelte e azioni, finiscono per fondersi con la sua personalità. Ripudiare tali idee comporterebbe la necessità di ricostruirsi e poche persone hanno la forza e la volontà di compiere questo sacrificio.

Mi vengono in mente due massime: una antica e l’altra molto più recente…
«Pochi uomini desiderano la libertà; la maggior parte si accontenterebbe di un padrone giusto.» - Sallustio
«La gente non sa cosa desidera fino a quando non glielo si fornisce.» - Steve Jobs (*2)

L’elemento comune di queste due massime è che entrambe evidenziano come la popolazione sia facilmente influenzabile e controllabile.

La mia conclusione è che nell’antichità non esisteva il PU così come l’ho definito ma vi era solo una metà di esso: l’opinione dell’autorità (comunque dei parapoteri) che passava, pur con i limiti di comunicazione del tempo, alla popolazione che l’assorbiva passivamente.
Si tratta di quella che ho definito essere comunicazione P→D ([E] 10) e il suo scopo è principalmente quello di creare, sostenere e rafforzare gli equimiti ([E] 7.1) necessari a mantenere la stabilità della società.

Passando all’epoca attuale, da quanto già scritto, sono evidenti numerose differenze col passato non solo antico ma anche moderno. I nuovi fattori in gioco sono i seguenti:
1. L’istruzione di massa è diffusa (*3): l’uomo comune è capace quindi di intendere, almeno a grandi linee, questioni più astratte.
2. L’uomo comune non rischia (per adesso!) di morire di fame e può quindi dedicare la propria attenzione anche ad altro.
3. L’evoluzione tecnologica fornisce strumenti (media tradizionali e non) che moltiplicano le potenzialità dell’eterodirezione (comunicazione P→D).
4. I messaggi “scientifici” hanno sostituito quelli religiosi come argomenti per convincere la popolazione della bontà di un’idea (*4).
5. La prima e seconda globalizzazione ([E] 12.3 e 12.4) hanno portato a una maggiore uniformità dei principi e, contemporaneamente, all’ascesa dei parapoteri economici.
6. Sempre il progresso tecnologico ha messo a disposizione della popolazione forme di comunicazione D→D in passato non disponibili.

Mi pare quindi chiaro ciò che sta avvenendo.
Dall’epoca moderna in poi i parapoteri economici hanno iniziato a sfruttare a proprio vantaggio la comunicazione di massa (la pubblicità). Più recentemente, con la seconda globalizzazione, gli stessi parapoteri economici sono in grado di influenzare direttamente anche il parapotere politico.
Questo porta ad accordi fra parapoteri ([E] 5.6) economico e politico che vanno a discapito ([E] 5.7) della democratastenia ([E] 4.3), ovvero della popolazione comune.
Contemporaneamente però oggi l’uomo comune ha la possibilità (*5) di condividere le proprie opinioni ad altre persone con esperienze simili: pensieri minoritari si possono così aggregare insieme e, seppur sostanzialmente senza mezzi, opporsi al PU.

È quindi adesso possibile rileggere i quattro punti che caratterizzano il PU alla luce dei nuovi elementi raccolti:
1. un’asimmetria nei numeri: una grande maggioranza contrapposta a una (o più?) minoranze;
2. un’asimmetria nei mezzi: con autorità e media schierati, quasi tutti, dalla parte più forte;

Adesso è ovvio perché l’autorità (il parapotere politico) e i media (controllati dai parapoteri economici) stanno dalla parte del PU: hanno un accordo.
La maggioranza della popolazione, quando non si sente direttamente coinvolta dalla discussione, tende a seguire l’opinione della maggioranza per i motivi psicologici precedentemente illustrati.
Il pensiero minoritario, al contrario, rappresenta per la maggior parte quello degli individui che sono, o almeno si sentono, “vittime” del volere dell’autorità.

3. il rifiuto del dialogo per tentare di arrivare a una sintesi comune;

Anche questo aspetto adesso è facilmente spiegabile: il PU è frutto di un accordo vantaggioso fra parapoteri e questo a danno della democratastenia o parte di essa.
È ovvio che da un confronto serio emergerebbe che le ragioni della maggioranza sono speciose o, almeno, non abbastanza forti da giustificare imposizioni a chi la pensi diversamente.

4. collegato al punto precedente: la certezza della maggioranza di possedere la completa verità e di avere quindi il diritto di imporla alla minoranza che la pensa diversamente perché chiaramente in errore.

In questo la “certezza” è solo apparente e ipocrita. Al contrario il PU ha la certezza di non avere la certezza che afferma di possedere! Per questo evita il dibattito.

Questo è un risultato sconfortante: il PU ha spesso torto e, chi lo guida (*6), sa di averlo.
Come può fare il comune cittadino a rendersi conto se un certo PU è effettivamente dannoso per la popolazione?
Quando vi è il rifiuto di un confronto reale (punto 3) è bene essere sospettosi: la prova del nove è poi la presenza di un interesse economico: se la decisione propugnata dal PU genera un forte vantaggio economico a favore di uno specifico parapotere ecco che allora è probabile che esso vada a svantaggio della popolazione.
Anzi direi che questo fattore potrebbe essere un quinto punto per definire il PU: un particolare tipo di PU teso a promuovere non semplici equimiti (come accadeva nell’antichità e in epoca moderna) ma dei protomiti la cui estrema conseguenza (se per esempio portano a particolari leggi od obblighi) è un vantaggio per uno specifico parapotere economico a scapito della democratastenia.

Conclusione: pezzo lunghetto ma non mi andava di spezzarlo in più parti...

Nota (*1): Una delle necessità fondamentali dell’uomo è la sicurezza che non è solo fisica ma anche psicologica: l’uomo vuole costantemente essere rassicurato di essere nel giusto. La maniera più semplice di raggiungere questo secondo obiettivo è omologarsi all’opinione comune e seguirne l’esempio.
Nota (*2): Mia parafrasi a memoria!
Nota (*3): In realtà l’istruzione attuale è di massa e sembra ispirarsi alle fabbriche per sfornare, invece di prodotti, cittadini ubbidienti (condizionati a rispettare le regole e lo status quo della società, comprese le sue ingiustizie) e lavoratori in grado di utilizzare macchinari sempre più complessi. In realtà l’istruzione attuale è antitetica a quella antica dove si mirava invece (penso al concetto di “paideia”) a una percorso formativo mirante a ottenere individui autonomi. Oggi si vogliono ottenere sudditi, nell’antichità uomini liberi (e per questo l’istruzione era per pochi privilegiati!).
Nota (*4): sul rapporto fra religione e scienza rimando a [E] 9.2 e, sull’uso strumentale di quest’ultima, a [E] 9.3
Nota (*5): già in epoca moderna l’uomo aveva la possibilità di riflettere su tematiche che andavano oltre la sopravvivenza immediata ma era enormemente più difficile che emergesse un’aggregazione attiva caratterizzata da specifiche idee se, per esempio, la tematica non era raccolta da una forza politica che la faceva propria.
Nota (*6): per completezza/correttezza avrei dovuto distinguere fra la maggioranza della popolazione, che in buona fede accetta passivamente il PU, e la ristretta minoranza, ovvero i membri dei parapoteri, che lo promuovono e cercano di imporlo per vantaggio personale.

martedì 1 dicembre 2020

Premessa al pensiero unico

[E] Attenzione! Per la comprensione di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 1.7.0 "Trampata").

L’altra settimana ragionavo sul cosiddetto “pensiero unico”: mi ero infatti improvvisamente reso conto che si tratta di un concetto di quelli che diamo per scontati e che, proprio per questo, non apprezziamo completamente nelle sue implicazioni.
Chiaramente avevo già delle idee su come inquadrarlo nella mia teoria ma, contemporaneamente, avevo la sensazione che mi sfuggisse qualcosa. Allora ho provato a chiedere su FB: volutamente sono rimasto sul vago perché non volevo influenzare gli altri con le mie idee ma probabilmente ho un po’ esagerato. Ho dato per scontato che tutti ragionino come me e quindi non ho specificato bene quello che mi interessava sapere e che ritenevo saliente.

Sulla mia bacheca ho pubblicato il seguente messaggio:
«Sto cercando idee per comprendere quale sia l’origine del “pensiero unico”.

Come mai in tutti gli ambiti (politico, economico, sociale, sanitario etc.) sempre più spesso predomina un’unica certezza e si considera qualsiasi altra opinione, più o meno contraria, come assurda e/o pericolosa?

Perché chi esprime un’opinione diversa dal “pensiero unico”, anche in un campo di cui è esperto, viene messo alla gogna mediatica?

Non sarebbe logico cercare di arrivare a una sintesi costruttiva fra le diverse opinioni? Possibile che tutta la verità sia da una parte sola?

Chi ha idee mi faccia sapere perché io faccio fatica a spiegarmene il motivo!»

L’essenza della questione che più mi stava a cuore è nella prima frase: probabilmente avrei dovuto scrivere “origine e natura”. Poi ho provato a spiegarmi meglio elencando quelle che mi sembrano “stranezze”, illogicità del “pensiero unico” (PU da ora in poi). Così facendo ho però indirizzato l’analisi nella direzione sbagliata.
Stranamente mi hanno risposto in molti fornendomi delle opinioni di cui alcune anche decisamente articolate.

Un amico ha addirittura negato l’esistenza del PU (che io invece davo per scontata) sostenendo che la pluralità delle idee esiste sempre e che solo i complottisti spiegano con esso l'intransigenza della società nei loro confronti.
Tutti gli altri commentatori non hanno messo in dubbio l’esistenza del PU ma, spesso, l’hanno distinto fra diverse tipologie: essenzialmente il PU giustificato (positivo) e non (negativo).
In effetti avevo pensato di specificare cosa io intendessi per PU ma mi ero reso conto che, inevitabilmente, sarei stato costretto a dare un giudizio su di esso e, così facendo, avrei rischiato di influenzare chi mi leggeva. Avevo paura di ottenere solo un sondaggio del tipo “sì hai ragione/ no hai torto”...
Ma è stato un mio errore: mi rendo conto adesso che tutti coloro che mi hanno risposto avevano in mente una propria, in genere vaga, idea di cosa fosse il PU. È inevitabile quando si prova a trattare argomenti di questo tipo, cioè dati per scontati. Mettere dei paletti, sebbene arbitrari, sarebbe quindi stato molto utile per lo sviluppo del dialogo.

Ragionandoci sono arrivato alla mia estrema sintesi di PU che è caratterizzato da:
1. un’asimmetria nei numeri: una grande maggioranza contrapposta a una o più minoranze;
2. un’asimmetria nei mezzi: con autorità e media schierati, quasi tutti, dalla parte più forte;
3. il rifiuto del dialogo per tentare di arrivare a una sintesi comune;
4. collegato al punto precedente: la certezza della maggioranza di possedere la completa verità e di avere quindi il diritto di imporla alla minoranza che la pensa diversamente perché chiaramente in errore.

Qui di seguito, con l’autorizzazione della sua autrice, pubblico invece il commento più ampio che ho ricevuto dove ella mi propone la sua definizione di PU:
«…
Quando vi è dibattito e pensiero minoritario, allora per definizione non vi è pensiero unico.
Il pensiero unico è quello che si fa un grande sforzo a contestare perché in generale tutti (o quasi) lo si considera "l' opzione migliore possibile". Il pensiero unico è quello che negarlo pare inaccettabile o in alcuni casi non palesemente contestabile.
Siamo ovviamente nel campo delle opinioni, della politica, della società ed economia (NON quello scientifico dove secondo me il pensiero unico non può esistere, altrimenti non si ha scienza).
Azzardo quindi esempi di pensiero unico: la democrazia come migliore forma di governo e legislazione; la libertà individuale che riteniamo inviolabile, la vita umana come la cosa più preziosa da preservare, la superiorità degli esseri umani su tutti gli altri esseri del globo... Gli argomenti " tabù" e il politicamente corretto esprimono il pensiero unico o una tendenza ad esso.
Il pensiero unico è quello che anche chi volesse contestarlo, non lo fa apertamente. Per esempio: per cultura politica una certa parte pensa che uno stato più rigido, un governo con maggiori poteri, con l'uomo forte al comando farebbe meglio di tanti partiti in parlamento in continua discussione. Quando la condizione si verifica, la stessa parte politica, invece di dire con coerenza: "se in emergenza si fa questa scelta, vedete che abbiamo ragione noi? Tutto funzionerebbe meglio accentrando i poteri! Certo... Il potere ora ce l'ha il nostro avversario, che non sa fare, noi faremmo meglio se fossimo al comando", si lamenta di " mancanza di democrazia, di dialogo e di dibattito parlamentare".
Un altro esempio (sempre secondo me) è il dibattito sulla prevalenza della salute sull'economia: non si contesta la scelta apertamente, nessuno ha proposto che forse era meglio lasciar morire molta più gente e farne ammalare gravemente tenta altra con conseguenze forse debilitanti per sempre; ma tutti si sono solo lamentati delle aperture come delle chiusure, altri si sono "inventati" che tutto questo non esiste per crearsi un alibi al fatto che rivendicando la loro libertà perché soffrono delle limitazioni imposte, di fatto non accetta di ammettere che in fondo li lascia indifferenti se muore gente che non conoscono... Il che, in un mondo senza il "mito" dell'uomo animale sociale e comunitario ci sta pure... Mors tua, vita mea. Per cambiare argomento: un esempio di pensiero unico di cui ci stiamo iniziando a liberare (lentamente e a fatica, in Italia) è quello secondo il quale tutti dovrebbero farsi una famiglia e avere dei figli (soprattutto le donne, che se non li vogliono, passano per persone con problemi di qualche genere).
Per concludere, credo che quello che tu chiami "pensiero unico" sia solo il pensiero predominante del momento o maggioritario che, come tutti i pensieri di opinione, compresi quelli minoritari, tende al pensiero unico.
...
»

I punti in comune con la mia idea di PU sono molteplici ma c’è una grande differenza: io vedo il PU come l’espressione visibile di un conflitto dialettico con le caratteristiche che ho indicato nei miei 4 punti; lei afferma invece che il PU è una teoria di un qualche tipo che però la popolazione considera essere una verità assoluta, dogmatica, e pertanto incontestabile.

Chi conosce la mia teoria avrà riconosciuto nella definizione della mia amica quello che io invece chiamo il “paradosso dell’epoca” ([E] 6) costituito da tutta una serie di certezze, da me definite epomiti assoluti ([E] 6.2), ritenute ovvie ed evidenti a ogni società in ogni data epoca.

Ho ritrovato questo stesso concetto in molti grandi pensatori ma probabilmente la definizione migliore la dà John Stuart Mill in Saggio sulla libertà:
«Nessun'epoca, e quasi nessun paese, lo hanno risolto nello stesso modo; e la soluzione di un paese o epoca è lo stupore degli altri: e tuttavia, gli uomini di qualsiasi singolo paese, o epoca, non ne sospettano mai le difficoltà, come se l'umanità fosse sempre stata unanime su questo argomento. Le regole secondo cui vivono sembrano loro ovvie e autogiustificantesi. Quest'illusione del tutto universale è un esempio della magica influenza della consuetudine, che non è solo, come afferma il proverbio, una seconda natura, ma viene continuamente scambiata per la prima. L'efficacia della consuetudine nel prevenire ogni dubbio sulle norme di condotta che gli uomini si impongono a vicenda è tanto più completa perché l'argomento è uno di quelli su cui non viene generalmente considerato necessario fornire spiegazioni, né agli altri né a se stessi.» (*1).

La definizione della mia amica è accettabilissima, e anzi molto sottile e profonda perché non tutti sono in grado di raggiungere il necessario distacco intellettuale necessario a riconoscere che quelle comunemente chiamate “verità” sono solo opinioni come altre, ma non è ciò che io avevo in mente come PU.

Ormai ho scritto anche troppo ma ritenevo utile questa lunga introduzione per collocare nella giusta prospettiva l’analisi di questa importante tematica che rimando però a un prossimo pezzo…

Conclusione: e questo sarebbe il primo punto su oltre una ventina che mi ero annotato sul PU! In realtà mi prendo tutto il tempo necessario perché ho già deciso che una sintesi di questo concetto finirà direttamente nell’Epitome...

Nota (*1): Tratto da “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill, (Ed.) NET, 2002, traduzione di Stefano Magistretti.