«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 6 luglio 2019

L'alba del tramonto

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.0 "Strauss III").

Prima o poi dovrò scrivere un pezzo (impegnativo) su Il tramonto dell’euro di Alberto Bagnai: ci sono troppi concetti importanti…
Oggi pensavo di fare una rapida panoramica, così a memoria senza sfogliarne le pagine, di ciò che mi ha colpito.

Prima di tutto, dalla lettura assidua del suo sito (Goofynomics), avevo già imparato molto: fra questi spiccano la scarsa rilevanza del debito pubblico (v. Goofydebit) e gli effetti distruttivi dell’Euro (v. L’euro assassino) per l’economia italiana. E già questo non è poco visto che molte delle decisioni economiche della politica quotidiana girano intorno a questi temi…

Ma nel libro ovviamente c’è di più!

C’è tutta la ricostruzione della storia economica italiana dagli anni ‘70 in poi: e alla fine ci si rende conto di un altro concetto fondamentale: le macro dinamiche finanziarie, di cui quasi nessuno sa nulla, non sono solo numeri che riempiono le pagine dei giornali economici ma, invece, ci riguardano tutti. L’effetto di queste grandi manovre è mimetizzato perché non agisce direttamente e immediatamente sulla vita di tutti giorni ma lo fa indirettamente e nel corso degli anni: eppure la sua influenza è fondamentale e, alla fine, decisiva nel renderci tutti più poveri o più ricchi.
L’altro concetto che emerge chiaramente (e in effetti la stessa sensazione l’avevo già provata con Goofynomics) è che l’economia è una vera e propria scienza: gli effetti di alcune scelte macroeconomiche erano prevedibili e previste e, quindi, volute. Sfortunatamente i media, da una parte con giornalisti economici impreparati e dall’altra completamente subalterni al potere politico, ci hanno abituato a considerare l’economia come fosse una sorta di astrologia: gli economisti/giornalisti facevano le loro previsioni ma poi, solo circa la metà delle volte, se non meno, indovinano l’effetto. Invece no, non è così: almeno su grandi linee, tutto era previsto e chiaro per chiunque avesse delle basi di macroeconomia. Non esiste il dilemma “ci è” o “ci fa” che tanto mi turbò ai tempi di Monti (v. Monti 23: ci è o ci fa?). Tutti gli economisti e, presumibilmente, i politici sapevano bene cosa facevano: aumentare la diseguaglianza sociale rendendo i ricchi più ricchi e tutti gli altri più poveri.
Non è un caso che, secondo il Bagnai, la maggiore giustizia sociale si sia raggiunta alla fine degli anni ‘70 grazie alle battaglie sindacali e del PCI che portarono alla “scala mobile” e, in generale, a una maggiore tutela dei lavoratori.
Non è nemmeno un caso, aggiungo io, che la politica italiana abbia iniziato a tradire gli italiani a partire dagli anni ‘80, ovvero a poco più di una generazione dalla fine della seconda guerra mondiale: tale periodo di tempo è sufficiente, come spiego nella mia Epitome, a far sì che i principi fermamente creduti dopo la fine della guerra, libertà e giustizia sociale in primis, perdano la loro presa sugli uomini: è allora che il potere delegato smette di fare gli interessi del potere rappresentato ([E] 5.8 e 11.1)…

Bagnai onestamente aggiunge che nei primi decenni anni ‘80 c’erano in realtà anche delle teorie economiche che potevano giustificare le scelte fatte: ma la realtà dimostrò ben presto quali fossero quelle corrette e quali quelle errate. Peccato però che la politica, che aveva impegnato tutta la sua credibilità in una direzione, non potesse tornare indietro senza compromettersi: i media, come al solito, andarono a rimorchio della politica…

Ma di quali decisioni macroeconomiche sto parlando: beh essenzialmente due. Una di queste è l’entrata dell’Italia nello SME che, per chi non se lo ricordasse, era un sistema che vincolava le fluttuazioni del cambio della lire entro precisi limiti: insomma non un cambio fisso ma quasi.
È evidente l’analogia fra l’euro, non solo dal cambio fisso (all’interno della EU) ma proprio al di fuori dal controllo del singolo stato, e la lira incatenata allo SME.
Come spiegato in L’euro assassino il cambio fisso causa dei problemi enormi e, analogamente, anche quello semi-fisso non funziona bene…
L’altro fattore “sconosciuto” che ha cambiato la storia italiana è stato poi la separazione fra Banca d’Italia e Tesoro: fatto con motivazioni speciose il suo vero obiettivo (risultato raggiunto) era quello di rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri ridistribuendo la ricchezza del paese.

Sembra quasi un racconto di fantascienza, vero? Gli economisti “cattivi” che manipolano l’economia per favorire pochi a scapito di tutti...
Peccato che le parole di Bagnai siano supportate dalla teoria, dai dati, da grafici e tabelle e da tutta una coerenza logica che dà grande credibilità alla sua visione.

In questo pezzo ho voluto evitare di scendere in dettagli tecnici (che avrei dovuto verificare e, sostanzialmente, studiare a parte) ma mi sono limitato alle considerazioni più generali ma che danno una visione più consapevole e realistica della situazione attuale: l’odierna crisi economica italiana era già stata scritta e annunciata da una serie di decisioni macroeconomiche errate (ma è più corretto dire prese in malafede) decise negli anni ‘80 e successivi (divorzio BdI/Tesoro e lo SME) e sigillata dall’adozione dell’euro.
Sullo sfondo vi è il declino della politica italiana che ha reso possibile questo tradimento: in particolare della sinistra che ha smesso di fare la sinistra, direi io da quando il PCI si trasformò in Ulivo. Impressiona poi l’evidente coscienza di sapere quello che stavano facendo: della malafede nel voler danneggiare gli interessi della maggioranza degli italiani…

Conclusione: l’amarezza, la rabbia d’impotenza che suscita la lettura di questo libro è forse il motivo principale per cui ancora non ho finito di leggerlo. Ma se avete lo stomaco più forte del mio non posso che consigliarlo: provoca una vera e propria metanoia, un capovolgimento della visione della storia economica, ma non solo, dell’Italia.

mercoledì 3 luglio 2019

Ah! ah! Ah!

Che dire? Che Carola potesse cavarsela con una pacca sulle spalle l’avevo ipotizzato e scritto (v. Carola Rackete) ma mi sembrava che le condizioni per passare qualche tempo in carcere, in attesa del processo, ci fossero tutte!
La decisione del GIP di Agrigento è evidentemente politica e mi fa pensare che la mia ipotesi su eventuali “rassicurazioni”, da parte del triumvirato piddino salito a bordo della Sea Watch, sia ancora più plausibile…

Questa vicenda dovrebbe far capire l’importanza delle priorità e perché io, nei giorni scorsi, (di nuovo rimando all’introduzione di Carola Rackete) stavo seguendo principalmente la vicenda delle infiltrazioni politiche nel CSM: è infatti evidente che la militanza politica di una parte della magistratura (ci cui il CSM è solo la punta dell’iceberg) sta avvelenando uno dei pilastri della democrazia italiana, il potere giudiziario.

E, per favore, non ripetetemi il mantra che “le decisioni della magistratura vanno rispettate”: io posso rispettare l’onestà, il coraggio o la buona fede non le sentenze (politiche o no).

Tanto per ricordare - 3/7/2019
Notizia di un mese fa: Terremoto al Csm: fuori altre due toghe. L'allarme del Colle da IlMessaggero.it

E, tanto per capire da che parte soffia il vento politico, David Ermini, il vicepresidente del CSM, che nell’articolo sullodato conciona come si debba ridare credibilità alla magistratura, è uomo di Renzi (e già questo è un bel bollino di garanzia!): lo conosco (solo di fama fortunatamente!) perché eletto nella mia circoscrizione e, qualche volta, si è pure fatto vedere sul territorio...

Giorno letteralmente memorabile - 3/7/2019
Come “sicuramente” i miei lettori sanno dal gennaio del 2013 esercito la memoria grazie a un programma apposito chiamato Anki (v. Anki). In pratica quando leggo un libro mi annoto le parole che non conosco e poi, successivamente, le inserisco in Anki insieme alla definizione che trovo sul dizionario Treccani ed, eventualmente, vi aggiungo anche immagini spigolate in rete.

Oggi, in poco più di 6 anni, “festeggio” le 1000 parole imparate!
Di seguito qualche immagine presa dalle statistiche di Anki:

Notare il 1000 a “mature”…

Il dettaglio degli ultimi 30 giorni: ultimamente ne sto sbagliando più o meno lo stesso numero di quelle che aggiungo…

Da quando ho iniziato a esercitarmi: alla fine 234 ore sembrano tante ma in realtà sono appena 10 minuti al giorno!

Stato letture - 4/7/2019
Ho quasi finito di leggere Ivanhoe di Walter Scott e ho ripreso, seppur faticosamente, la lettura de Il tramonto dell’euro di Alberto Bagnai.
Languono invece i Racconti di Cechov: è scritto piccolino e non mi invoglia alla lettura.
Con Plutarco sono invece sempre al capitolo su “Gaio Mario”: a dire il vero mi era un po’ passato di mente e vedrò di metterlo più vicino al mio comodino…

Comunque avevo deciso di leggere “Il principe” del Machiavelli ma nonostante ne abbia diverse copie non me ne è riuscito trovarne una (*1)!

Oggi ho preso la scala per cercare nei piani alti della mia libreria: non l’ho trovato ma sono sbucate fuori delle altre letture potenzialmente interessanti.
- “Storia e religione” di Arnold Toynbee: era lo storico preferito di mio zio quindi non dovrebbe essere malaccio!
- “Nascita dell’eresia”di T. Manteuffel: mi ispira…
- “L’anticristo” di Nietzsche: tempo fa lo cercavo e, ovviamente, non lo trovavo…
- “Le Confessioni” di Sant’Agostino: beh, lo cito nell’Epitome quindi mi devo decidere a leggerlo. Oltretutto ne ho due diverse versioni quindi sceglierò la più leggibile.
- “Lila dice” di Chimo: l’avevo letto in inglese e mi era piaciuto: quasi quasi lo rileggo in italiano...

Nota (*1): beh, una in realtà l’ho trovata ma è una riproduzione di un vecchio libro con i caratteri poco leggibili e senza note...

Ivanhoe - 8/7/19
Ivanhoe 1819, I promessi sposi 1827-1840.
Il primo un capolavoro che ha dato vita a un nuovo genere letterario e che è ancora godibilissimo; il secondo un buon libro ma di gran lunga sopravvalutato.
Ai lettori di questo ghiribizzo la mia antipatia per il Manzoni e i Promessi Sposi è ben nota (v. W il divorzio e/o Salgari vs. Manzoni) ma adesso ho una nuova chiave di lettura per analizzarne il successo: quella degli intellettuali critici e organici ([E] 3.5 nota 149; che dovrò trasformare in sottocapitolo a causa della sua importanza).
Manzoni fu un intellettuale organico in massimo grado: per nascita vicino ai parapoteri dell’epoca ne diffuse e ne esaltò i protomiti (leggi principi e ideali) e, proprio per questo, fu a sua volta esaltato ben oltre i suoi meriti e, da allora, si è pensato bene di infestare la scuola dell’obbligo col suo pensiero.

E alla fine cos’è rimasto del suo messaggio educativo? Che i Don Abbondio cadono sempre in piedi e che a risolvere i problemi ci pensa la Provvidenza: meglio una preghiera che darsi da fare, meglio subire le prepotenze che ribellarsi a esse, etc...

martedì 2 luglio 2019

Regole x FB

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.0 "Strauss III").

Da tempo mi ero posto la questione di se e come sia possibile usare FB (ma anche Twitter e qualsiasi rete sociale in genere) in maniera più costruttiva.
Cioè attualmente, almeno visionando le mie conoscenze, gli usi di FB sono i seguenti:
1. Pubblicare foto carine, meme o video buffi.
2. Pubblicare foto di figli, casa e vacanze.
3. Sfogo romantico o lavorativo ma non solo.
4. Tentarivi di informazione e/o comunicazione, soprattutto politica ma non solo.

I primi tre usi sono neutri per gli altri utenti e, potenzialmente, pericolosi solo per l’utente che rende pubbliche le proprie informazioni personali.
Vediamo nel dettaglio. L’uso 1 è totalmente inoffensivo e tutti gli utenti, con l’eccezione dei più seri (e privi di umorismo!), lo adottano prima o poi. Anche gli usi 2 e 3 non provocano particolari reazioni dagli altri utenti ma mettono però a serio rischio la propria riservatezza e quella dei propri cari. Probabilmente questi sono i commenti che FB “preferisce” e dai quali estrae più informazioni.

Il quarto uso è invece quello che mi sta più a cuore: il potenziale delle reti sociali per mettere in comunicazione i vari utenti fra loro sembrerebbe infatti altissimo eppure non mi sembra che venga usato in maniera costruttiva.
Teoricamente sembrerebbe perfetto: ognuno condivide le proprie idee e amici e conoscenti le commentano, potenzialmente migliorandole attraverso il confronto, ed eventualmente le diffondono a propria volta. Si forma un dialogo, un dibattito, magari critico ma sempre nell’ambito del reciproco rispetto, e il pensiero di tutti coloro che vi partecipano evolve, migliorandosi e raffinandosi.

Chi però ha un profilo su FB sa bene che questo non accade mai. Il tentare di capire cosa non funzioni è lo scopo (ambizioso) di questo pezzo.
Ho quindi scorso FB prendendo appunti sulle varie tipologie di approccio e i loro eventuali problemi. Premetto che non sono giunto a conclusioni definitive ma ho comunque formulato varie ipotesi e teorie…

Innanzi tutto alcuni utenti pubblicano messaggi del tipo: “La verità è questa” o, leggermente meglio, “La MIA verità è questa” + articolo, tabella, collegamento ad altri siti, etc…
È chiaro che in questa maniera l’autore del messaggio non cerca una reale comunicazione con gli altri utenti: egli infatti già conosce la verità e non ha quindi bisogno di discuterla con gli altri. Semplicemente, con grande "generosità", la vuole condividere, per non dire imporre, ai suoi “amici”.
È un po’ il meccanismo della pubblicità senza però né la sua sottigliezza né la sua capacità di persuasione. La pubblicità spesso si basa sulla figura di un “autorità” (v. Auctoritates, Auctoritas e Bifidus) più o meno riconosciuta e/o riconoscibile: così, un po’ ingenuamente, molti utenti FB si eleggono a esperti di un argomento dando per scontato che anche i loro amici/conoscenti gli riconoscano il medesimo ruolo: inutile dire che raramente si è profeti in patria!

Si potrebbe pensare che, da un punto di vista comunicativo, non si possa fare di peggio: ma non è così. Di nuovo chi frequenta FB lo sa bene…
Ci sono infatti degli utenti che vanno oltre e pensano bene di offendere chi non la pensa come loro: i contenuti che condividono sono accompagnati da messaggi del tipo “Chi non la pensa così è un cretino” oppure “Chi la pensa diversamente me lo dica che gli tolgo l’amicizia”.
Quale possa essere il potere persuasivo di questi messaggi è facile immaginarlo: supponiamo che un lettore la pensasse anche solo lievemente in maniera diversa: pensate che andrà a commentare qualcosa del tipo: “Sì, è vero, però io pensavo che...”? Ovviamente se ne guarderà bene!
Attenzione poi: a volte l’offesa all’altro può essere espressa anche solo implicitamente. In effetti è pleonastico scrivere “chi non la pensa come me è un cretino” se, ad esempio, il titolo dell’articolo condiviso è “Chi vota Renzi/Salvini/Di Maio è un cretino”. Idem se si condivide una vignetta che ridicolizza in maniera offensiva ad esempio, una figura politica: chi in effetti l’ha votata non apprezzerà il rozzo umorismo contro di essa. Ancora peggio quando a essere offesi sono i relativi elettori…

Ma c’è di più: l’utente di FB finisce per conoscere i propri “polli”…
Alla fine, anche se il contenuto condiviso ha un titolo neutro, e anche se non è accompagnato da messaggi impropri, l’utente di FB è ormai guardingo: conosce bene chi pubblica cosa e, spesso, si è già formato un giudizio piuttosto definitivo sulla fonte originaria del contenuto.
Se so che il tizio X ha delle idee politiche ben definite non mi lascio ingannare dall’eventuale titolo neutro del contenuto che pubblica: so già che il 99% delle volte l’articolo semplicemente ribadirà, magari senza offese esplicite, le idee di chi le condivide. Lo stesso vale per la fonte: se questa è ben conosciuta chi ne legge il relativo articolo è già comunque prevenuto. Personalmente se mi presentate un articolo di Repubblica.it o Corriere.it mi aspetto automaticamente un contenuto fazioso, parziale e fuorviante e sono genuinamente sorpreso quando non è così. Per altre persone lo stesso può valere quando si accorgono che l’articolo condiviso è de IlGiornale.it o de IlFattoQuotidiano.it, etc…

Insomma gli utenti con cui si cerca di comunicare sono in realtà molto sospettosi e guardinghi verso qualsiasi contenuto “caldo” (ad esempio politico, sull’immigrazione, la religione etc…). Paradossalmente proprio il fatto che le reti sociali mettano in contatto fra loro persone che già si conoscono fa sì che inizialmente la comunicazione sia falsata da pregiudizi.
È probabile che chi si ostina a tentare di comunicare “energicamente” (ma sarebbe più corretto dire “ostilmente”) le proprie idee ad amici e conoscenti otterrà soltanto di far peggiorare l’opinione che gli altri hanno di lui/lei: finirà infatti per essere considerato un fanatico intrattabile. Nel caso migliore le sue condivisioni su argomenti “caldi” verranno considerate “tabù” e accuratamente ignorate; nel caso peggiore anche le condivisioni più “neutre” verranno evitate per sicurezza o magari per un’abitudine al silenzio, data dall’abitudine, verso quel particolare utente…

Quello che succede quando un utente cerca di fare la propria “informazione politica” su FB è che delle sue centinaia, se non migliaia, di contatti soltanto una dozzina di questi gli dà il proprio “mi piace” e/o commenta. Si tratta però generalmente di persone che la pensano esattamente come l’autore del commento originario: si ha cioè una polarizzazione delle idee che, indirettamente, porta a una loro estremizzazione.
L’utente, ricevendo pochissimi o nessun commento contrario alla propria opinione, si convince di avere totalmente ragione: finisce così per sottovalutare enormemente il numero delle persone che la pensano in maniera contraria.
Inutile dire che senza un vero confronto, senza la condivisione pacifica di idee diverse, senza un vero e rispettoso dialogo, lo sforzo di “informazione politica” è destinato a fallire e a rimanere limitato a uno stretto cerchio di conoscenze che per giunta, come detto, tendono a estremizzarsi.

Alla fine credo che il problema di fondo sia che né FB né le altri reti sociali mettono a disposizione degli utenti i giusti strumenti per permettere ai propri utenti di comunicare in maniera costruttiva fra loro.
Cosa succederebbe ad esempio se fossi possibile non solo approvare un messaggio con il “mi piace” ma anche disapprovarlo anonimamente con un “non mi piace”?
Io credo che l’utente che pubblica un commento in cui dà del cretino a chi non la pensa come lui riceverebbe una caterva di “non mi piace” anonimi. A quel punto detto utente avrebbe due possibilità: si potrebbe rendere conto di aver ecceduto nelle proprie affermazioni (o almeno di star seguendo un approccio poco efficace nel comunicare con gli altri) oppure potrebbe infantilmente chiedere a “tutti coloro che la pensano come lui” di affermarlo esplicitamente: ma è evidente che, prima o poi, magari dopo aver ricevuto solo un pugno di ulteriori imbarazzati (dato che molti utenti si conoscono fra loro) “mi piace”, in base alla maturità del soggetto, si renderebbe conto di star sbagliando strada.
Insomma il fornire semplicemente la possibilità di dare un giudizio negativo anonimo porterebbe a un’automatica moderazione dei contenuti: certo questo non basterebbe per risolvere tutti i problemi di comunicazione ma sarebbe comunque un passo nella direzione giusta.

Ma se favorire la comunicazione costruttiva fra gli utenti fosse facile come ipotizzo perché allora FB non fa alcun tentativo in tal senso?
Il motivo è che così come le case farmaceutiche non sono interessate alla salute pubblica ma a vendere medicinali, così le reti sociali sono interessate a carpire informazioni personali e non a favorire lo sviluppo di nuovo idee fra gli utenti.
Probabilmente proprio questa tendenza alla polarizzazione delle idee rende più facile profilare i diversi utenti secondo le loro opinioni politiche (o comunque sui diversi temi “caldi”). Queste informazioni sulle idee degli utenti sono poi un bene prezioso che, almeno potenzialmente, potrà essere usato per effettuare pubblicità mirata. O comunque si tratta di informazioni utilissime per monitorare in tempo reale gli umori di un’intera nazione: inutile dire che qualsiasi governo sarebbe interessato a questi dati.
Al contrario vi è la tendenza a cercare di moderare, controllare o addirittura bloccare la vera informazione, intesa come comunicazione costruttiva e utile, fra la popolazione: non voglio andare fuori tema ma, per chi fosse interessato, ne ho scritto in [E] 9.5.

La mia conclusione è molto sconfortante: nonostante il loro enorme potenziale, le reti sociali sono volutamente realizzate in maniera da profilare efficacemente gli utenti e non per permettere una condivisione ed elaborazione costruttiva delle loro idee.
Onestamente non vedo una maniera fattibile per usare le reti sociali per comunicare su temi “caldi” con persone che la pensano diversamente. Non bisogna poi dimenticare il potenziale pericolo che gli algoritmi di FB possono manipolare in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo, quale utente veda cosa: ad esempio, una volta che gli utenti sono profilati politicamente, lo sapete quali sono i più appetibili per la pubblicità? Si tratta degli incerti perché questi, sostanzialmente, decidono l’esito delle votazioni. Gli algoritmi di FB potrebbero facilmente far sì che la pubblicità a pagamento raggiunga solo questi e che, allo stesso tempo, essi non vedano i meme politici dei loro conoscenti. Magari, ad esempio, solo nelle due settimane precedenti un’elezione. Non mi stupirei se FB potesse indirizzare un 5-10% dei voti di un’elezione…

Conclusione: usare FB per comunicare con chi non la pensa come noi è sostanzialmente inutile e, anzi, serve solo per essere profilati dagli algoritmi della rete sociale. Da questo punto di vista l’unica utilità è quella di rimanere in contatto con chi la pensa già come noi col pericolo però di un’estremizzazione delle idee. Alla fine il miglior uso che si può fare di FB e simili è quello indicato nel primo punto: condividere materiale irrilevante, ricordarsi di fare gli auguri ai propri conoscenti e poco altro...

lunedì 1 luglio 2019

Carola Rackete

Oggi avevo idea di completare un pezzo che ho iniziato a scrivere diverso tempo fa e, credo, abbastanza interessante: però la mia visita mattutina a FB mi ha fatto cambiare idea.
Molti amici esaltano la capitana tedesca, Carola Rackete, della nave Sea Watch come un’eroina disposta a salvare vite a rischio della propria incolumità o, almeno, della propria libertà; al contrario altri sembrano considerarla una ricca ragazza viziata che si fa beffa delle leggi italiane.

Ammetto che la vicenda, nonostante l’entusiasmo con cui (presumo) sia stata seguita dai media, non mi ha molto interessato: ritengo, ad esempio, molto più importante il caso che vede coinvolti il CSM e il PD perché dimostra inequivocabilmente che uno dei pilastri della nostra democrazia, la magistratura, non era, e quasi certamente non è, politicamente imparziale. Da questo punto di vista la vicenda della nave che zigzagava intorno a Lampedusa è stata un utile scusa per parlare di altro distogliendo l’attenzione da una situazione molto più grave. Ma torniamo a Carola…

Come detto non mi sono fatto ancora un’opinione ben precisa e vedrò di chiarirmi le idee proprio con la stesura di questo pezzo.

Innanzi tutto credo che se la propria coscienza e la legge entrano in conflitto allora sia giusto seguire la propria morale: è l’imperativo categorico che lo impone. Questo indipendentemente dal fatto che la legge sia giusta o sbagliata. I sostenitori di Carola la considerano un’eroina perché ha infranto una legge “sbagliata” per salvare vite umane: ma come detto che la legge sia giusta o sbagliata è legalmente rilevante ma non lo è moralmente.
Che poi stesse salvando vite umane è opinabile e infatti lo stabilirà la magistratura (*1), al contrario sembra abbastanza accertato che la manovra compiuta dalla sua nave avrebbe effettivamente potuto causare vittime fra le forze dell’ordine: questo mi sembra un elemento grave e che vada ben considerato.

Alla fine se Carola sia un’eroina o no dipende, almeno in parte, dalla sua coscienza: se ha agito in buona fede oppure no. Io credo che fosse convinta di salvare vite umane ma penso anche che le sue decisioni siano state anche condizionate da una forte ideologia politica: soprattutto nell’ostinarsi a voler sbarcare in Italia e non, ad esempio, in Tunisia o in altri porti europei: di sicuro in 14 giorni avrebbe potuti raggiungerli. Invece credo che avesse la volontà di mettere in difficoltà il governo italiano, anche a costo della propria libertà, e non escludo che sia stata incoraggiata a farlo. È infatti sospetto che la decisione di forzare il blocco sia giunta poche ore dopo l’arrivo a bordo del triumvirato piddino (*2): ovviamente difficilmente, se anche questo fosse successo, se ne saprà qualcosa: dubito che questi esponenti politici vogliano essere coinvolti nelle inevitabili beghe giudiziarie…

Ma l’essere eroi o meno dipende anche da un altro fattore, non soggettivo ma oggettivo, ovvero se il gesto compiuto è buono e giusto oppure no. Non basta cioè seguire la propria coscienza (*3), magari a dispetto delle leggi, per essere degli eroi ma bisogna anche fare la cosa giusta.
È quindi giusto che la capitana Carola abbia salvato gli immigrati dal mare e li abbia trasportati in Italia?
Sicuramente è giusto salvare le vite di chi rischia di affogare ma, come detto, è molto meno evidente che l’unica destinazione possibile dovesse essere l’Italia: questa mi pare sia stata una sua precisa scelta politica per dimostrare il suo credo (*4).

C’è poi da discutere un fattore fondamentale e che è alla base della giustificazione morale del blocco dei porti di Salvini: queste navi delle ONG salvano davvero gli immigrati o, sebbene indirettamente, ne causano la morte provocando con la loro presenza la partenza di barconi stracolmi dalle spiagge della Libia?
A me pare che per la logica sia così: se c’è la speranza di essere immediatamente soccorsi da una nave delle ONG è più probabile decidersi a partire, anche su imbarcazione inadeguate, per raggiungere il largo. Chi è contrario alla politica di Salvini dice semplicemente che "non è vero" ma non ho sentito alcuna argomentazione solida a supporto di questa tesi.

Voglio invece far notare una vicenda avvenuta lo scorso marzo che, curiosamente, non mi sembra sia stata evidenziata, neppure dai sostenitori di Salvini.
Il 16 marzo 2019 l’organizzazione Mediterranea Saving Humans pubblica un cinguettio (questo) dove annuncia che la nave “Mare Jonio”, finalmente libera di lasciare il proprio porto, di dirigerà nuovamente verso la Libia.
Il 17 marzo, secondo Voxnews.info (*5), al cinguettio di Mediterranea Saving Humans risponde uno scafista che sembra fissare un appuntamento con la nave: ONG ANNUNCIA ARRIVO IN LIBIA, ‘SCAFISTA’ RISPONDE: “VI ASPETTO”
Il 18 marzo, la nave “Mare Jonio” salva 49 immigrati: Soccorsi 49 migranti, la nave “Mare Jonio” sfugge al mal tempo e fa rotta su Lampedusa.
Ma il 19 marzo arriva la notizia che un barcone è affondato provocando, si stima, una trentina di morti: Nuovo naufragio al largo della Libia, ritrovato il corpo di un neonato.
Mi pare ragionevole pensare che il cinguettio dell’ONG avesse provocato, proprio con la notizia della sua presenza al largo della Libia, almeno due partenze. Il risultato è stato che gli occupanti del primo barcone sono stati recuperati mentre quelli più sfortunati del secondo no.
Quindi la Mar Jonio salvò veramente 49 migranti o, almeno indirettamente, provocò la morte di una trentina di immigrati? Io temo che, almeno moralmente, la Mare Jonio sia stata responsabile della partenza del secondo barcone e, quindi, anche della morte della maggioranza dei suoi occupanti.

In altre parole, a parte il precedente esempio specifico, credo che paradossalmente proprio le ONG nel tentativo si “salvare” immigrati causassero indirettamente la morte di molti di questi. Non ho voglia di cercare le statistiche sulle morti in mare ma è abbastanza evidente che, con il blocco dei porti italiani e il fermo delle navi delle ONG, nel Mediterraneo si muoia meno.

Questo mi fa dubitare fortemente che il gesto della capitana Carola Rackete possa essere considerato buono e giusto nel suo complesso.
In altre parole non credo che Carola sia un’eroina anche nell’ipotesi che abbia agito in buona fede e, oltretutto, molti elementi della vicenda fanno pensare che alla base delle sue decisioni ci siano state considerazioni ideologiche parzialmente estranee al benessere degli immigrati (usati quindi come mezzo e non fine per se stessi).
Detto questo ritengo che sia giusto che venga processata per aver infranto le leggi italiane e aver messo a rischio la vita delle forze dell’ordine durante la forzatura del blocco navale: sarà interessante vedere come finirà la sua vicenda giudiziaria.
Una possibilità che non escluderei è che se la svigni dagli arresti domiciliari magari con l’appoggio di qualche sostenitore: penso però che sia improbabile. Come detto credo alla sua buona fede e quindi non dubito che voglia difendere le proprie motivazioni in tribunale. Oltretutto non sarebbe da eroina (e probabilmente lei si sente così) sfuggire alla punizione per quanto percepita come ingiusta. Se poi dovesse avere la fortuna di venire giudicata da un magistrato del PD allora se la caverebbe con una pacca sulle spalle…

Conclusione: credo che solo il tempo ci dirà se Carola Rackete sia da considerarsi un’eroina oppure se sia solo una ragazza viziata che si sente al di sopra delle leggi, specie se italiane. Per me gli eroi sono Edward Snow e Julian Assange: non è un caso che di voci forti a loro difesa non ce ne siano e già questo dovrebbe far riflettere: il gesto di Carola ha una parzialità, una sfumatura politica, che offusca in partenza la presunta patina di eroismo di cui i suoi sostenitori (parapoteri italiani e non) vorrebbero ammantarla…

Nota (*1): magistratura di cui però, per quanto spiegato nella premessa di questo pezzo, è sfortunatamente lecito dubitare riguardo alla sua imparzialità politica.
Nota (*2): che dalle foto che ho visto, abituati ai salotti buoni e alle spiagge di lusso, sembravano completamente fuori posto con le loro camicie bianche, capelli e barbe perfette, tutti vicini fra loro e con le mani dietro la schiena, come per non dare nell’occhio ma senza riuscirci. Più che una missione di sincero supporto morale sembravano dei “turisti per caso” finiti sulla nave sbagliata!
Nota (*3): è probabile che qualche gerarca nazista fosse sinceramente convinto che sterminare gli ebrei fosse “la cosa giusta” ma questo non li rende certo degli eroi!
Nota (*4): e da questo punto di vista, se così fosse, sarebbe stato moralmente sbagliato: avrebbe infatti trasformato gli immigrati in “mezzi” (ne scrivo in vari pezzi, ad esempio in Sandel sbaglia) per dimostrare i propri principi.
Nota (*5): non ho idea di quanto, in generale, questa testata sia credibile: in particolare non so quali prove ci siano che uno degli interlocutori fosse realmente uno scafista. Col senno di poi sembra però almeno plausibile.