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martedì 27 settembre 2011

Ennesima mala legge

Sono demotivato. Ho letto l'ennesima notizia di quelle che normalmente mi fanno arrabbiare ma mi ha suscitato solo un sospiro rassegnato.
Il fatto è che ho la sensazione che i miei post pieni di sdegno libertario siano completamenti inutili. Certo, considerato che il mio blog ha mediamente cinque lettori quotidiani (di cui due mandati per sbaglio da Google...), non ho mai avuto l'aspettativa di cambiare il mondo. Però molto raramente ho ricevuto del feedback e questo mi induce a pensare che questi post siano accolti solo con sbadigli.

Magari è solo che oggi ho la luna storta per qualche motivo...
Farò finta di niente e scriverò comunque il mio post svogliato: vedremo cosa ne verrà fuori...
L'articolo a cui faccio riferimento è questo del corriere.it.
In breve: il comma 29 del Ddl Alfano equipara i blog ai siti d'informazione con la conseguenza che anch'essi saranno obbligati a rettificare notizie inaccurate entro 48 ore per non rischiare multe molto salate (fino a 12000€).

In realtà io credevo che questa norma esistesse già!
Infatti già nel post Nomi e Marchi scrissi “Il motivo {per cui non uso i nomi/marchi corretti} è in parte dovuto, come spiegato in 2+2=boh, al mio forte dissenso verso le leggi, italiane e non, che tendono a imbavagliare il web e, nel caso specifico, alla legge che equipara un blog letto da due/tre persone al giorno a una testata giornalistica come repubblica.it o corriere.it. In particolare gli obblighi di rettifica entro 48 ore, pena una severa multa, mi sembrano particolarmente ingiusti se il responsabile del blog è una persona sola: ehi! datemi almeno una settimana per correggere un'inesattezza!”.

Evidentemente questa norma liberticida era già stata proposta nel passato e poi evidentemente, per motivi a me ignoti, era stata (temporaneamente) cassata.
Come sottolineai in È chiaro a tutti? dopo l'ultimo referendum anche in Italia i politici hanno preso realmente coscienza dell'importanza del web (con i social network, blog e siti più disparati come magari youtube) nell'orientare l'opinione pubblica.
È naturale quindi che essi ritornino alla carica per cercare di imbavagliare e controllare il più possibile questo, di fatto, nuovo media.
Nel web, a differenza delle televisioni o della carta stampata, non ci sono singole entità che controllano l'informazione immessa nel web. Vige invece una sorta di anarchia: ogni singolo cittadino può con il proprio blog divulgare facilmente e in tempo reale le proprie idee.
Si tratta di un'anarchia particolarmente positiva perché variegata e libera per eccellenza in quanto fautrice della corrispondenza diretta fra persona e idea.
Anche se l'origine di queste idee sono singoli individui non per questo bisogna sottovalutarne il potere d'influenza: ad esempio immagino che gli autori degli scherzi sul figlio di Bozzi che circolano su FB abbiano fatto perdere alla lega un paio di punti percentuali nel gradimento degli elettori.
Proprio perché il web è un ambiente libero e aperto a tutti le idee migliori hanno la possibilità di propagarsi con estrema facilità (ad esempio con il tasto “condividi” di FB...).
Inoltre è vero che un singolo blogger è seguito da un numero ristretto di lettori ma se i blogger che diffondono idee sgradite a chi è al potere sono 10000 allora, anche considerando come nel mio patetico caso 5 lettori per blog, si raggiungerebbero 50000 lettori. La precedente stima è ampiamente per difetto: io credo che attualmente il peso complessivo dei vari blogger equivalga a quello di un grosso quotidiano. La differenza è che ogni blogger ha il suo cervello, pone l'accento su aspetti diversi della situazione politica (l'unico aspetto che ai politici starebbe a cuore poter controllare) e lo fa da diverse prospettive. Il risultato è che le tendenze politiche più estreme tendono ad annullarsi fra di loro e la risultante, fra tutte queste forze che puntano in direzioni diverse, è una buona approssimazione di umana obiettività.

L'articolo del corriere.it che ho linkato è concluso con una interessante affermazione di tal Antonino Polimeni (avvocato specializzato in diritto dell'informatica). L'avvocato fa notare che in pratica, poiché le email non hanno valore legale, la notifica ai blogger del termine di 48 ore per la rettifica (visto che questi non hanno redazioni a cui spedire raccomandate...) è difficilmente realizzabile. Partendo da questa considerazione, e sapendo che i politici non possano non rendersene conto, arriva alla conclusione che la vera ragione d'essere di questa norma è “...mettere pressione alla popolazione, nel senso più ampio...”.

Come ho scritto in numerosi post (vedi ad esempio Web-Tax dove concludevo spiegando che il vero scopo della nuova tassa era “disincentivare” la creazione di web-tv da parte di singoli cittadini) questo intimidire, questo diffidare i cittadini dall'esprimere liberamente il loro pensiero e le loro opinioni, è la tendenza politica corrente (e non solo a livello italiano ma europeo/mondiale). Si tratta di una tendenza liberticida particolarmente odiosa perché essenzialmente viene imposta dalla classe politica per proteggere se stessa dalla diffusione di idee ad essa sgradite fra i suoi stessi cittadini.
Eppure questa è una contraddizione immensa: i cittadini non sono al servizio dello stato ma è lo stato che dovrebbe fornire servizi ai cittadini!

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