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venerdì 12 novembre 2010

Fatto e Verità

Oggi, sul corriere.it, mi è capitato di leggere un curioso articolo di cronaca: Germania, il paziente è neonazista e il chirurgo ebreo non lo opera.
I fatti sono semplici e chiari e, infatti, l'articolo è lungo solo una decina di righe. Riassumo brevemente: un chirurgo ebreo (46 anni) ha abbandonato la sala operatoria quando si è accorto che il malato (36 anni) aveva tatuato sul braccio un simbolo nazista. Il chirurgo ha spiegato che la sua coscienza gli impediva di operare e ha detto alla moglie del malato: “Non opererò suo marito, sono ebreo”. Il paziente è stato operato da un altro dottore.

La faccenda insomma è piuttosto semplice: così semplice che mi domando quale sia la verità.
Sembrerebbe un paradosso porsi questa domanda in quanto, in questo caso, il fatto parrebbe coincidere con la verità...

Proviamo ad analizzare al microscopio i fatti (abbiate pazienza perché in questa prima parte del post scrivo ovvietà...).
Fatto: Il dottore scopre il simbolo neonazista sul braccio del paziente.
Cosa significa (*1) ?
1) Il paziente è un neonazista
2) Il paziente, in passato, è stato un neonazista. In altre parole, lo era, ad esempio, a 20 anni ma, a 36, non lo è più.
È interessante notare che, solamente osservando il tatuaggio (*2), il chirurgo non aveva modo di sapere se il malato è o era un neonazista. È importante per il prosieguo dei miei ragionamenti.

Ora credo non ci siano dubbi nel dire che se il paziente non era più un neonazista il dottore non avrebbe dovuto avere nessuno scrupolo morale ad operarlo. Dopotutto se una persona sbaglia (*3) ma poi si ravvede perché non perdonarla?

Quindi, evidentemente, il chirurgo pensava di essere nel caso 1: ovvero di trovarsi di fronte un paziente neonazista.

Fatto: Il dottore decide di non operare.
Cosa significa?
1) Il dottore, sconvolto dall'aver scoperto che il suo paziente è un neonazista, teme di non essere in grado di operare al suo meglio.
2) Il dottore fa una scelta morale: in quanto ebreo non opera i neonazisti.

Il caso 1 personalmente lo ritengo giustificabile però, considerate anche le parole dette alla moglie del malato, sembrerebbe che il chirurgo abbia lasciato la sala operatoria a causa del punto 2.

Non sono un esperto nel settore ma sono piuttosto sicuro che, per l'etica medica, un dottore deve sempre e comunque curare un paziente. Ad esempio, se un assassino che ha ucciso diverse donne e bambini viene ferito in uno scontro a fuoco con la polizia e portato in ospedale, i dottori faranno comunque di tutto per salvarlo. A maggior ragione chi ha commesso solo il reato di essere neonazista, escludendo altri crimini, dovrebbe essere anch'esso operato.

Siamo forse giunti a un punto morto? I fatti non ci dicono altro?
Adesso viene la parte interessante ma bisogna usare un po' di fantasia.
È ovvio che il chirurgo con la sua azione voleva mandare un messaggio che, apparentemente è il seguente “Come ebreo ho il diritto di rifiutare di operare un neonazista”.
Ho scritto “apparentemente” perché l'affermazione scritta sopra è una banalità, con oltretutto basi etiche piuttosto traballanti, e il chirurgo deve essere il primo a rendersene conto. Da questo punto di vista, un messaggio del genere, favorirebbe paradossalmente i neonazisti facendoli passare per vittime; insomma una specie di boomerang mediatico.

Quindi evidentemente il dottore aveva altri obiettivi. E qui entra in gioco la mia fantasia.
1) Il dottore aspirava alla notorietà e per questo ha fatto un gesto, seppur simbolico, molto eclatante. Magari spera di essere intervistato e di finire in qualche talk-show televisivo.
2) Il dottore ha problemi sul lavoro. Credo sia probabile che il chirurgo venga licenziato e sicuramente egli ne è consapevole. Forse egli vuole essere licenziato per poi denunciare l'ospedale riportando altri episodi in cui sia stato discriminato in quanto ebreo.
Il caso 2 forse è eccessivamente paranoico (*4) e comunque le sue motivazioni profonde tenderebbero a confondersi con quelle del caso precedente. Bisognerebbe conoscere bene la situazione tedesca per capire e valutare meglio le possibilità del chirurgo (o magari aspira a tornare in Israele accolto come un eroe?).

Queste ipotesi sono frutto della mia fantasia, eppure c'è un fatto che dà loro un po' di credito.
Come spiegato precedentemente il dottore non poteva avere la certezza dal solo tatuaggio che il paziente fosse neonazista. Evidentemente, prima di compiere un gesto tanto grave come quello di non operare un malato, doveva essere certo, già da prima di entrare in sala operatoria, che il paziente fosse realmente un neonazista: allora il gesto di non operarlo sarebbe stata una pantomima fatta solo per ottenere maggiore enfasi e notorietà.

In sostanza la mia ipotesi è che il chirurgo abbia agito, non per un impulso improvviso dettato dalla sua coscienza, ma secondo un piano ben calcolato per fini personali.

Vedremo nei prossimi mesi se c'è del vero in questa mia teoria oppure se mi toccherà fare ammenda come in Conclusioni mondiali...

Occhio comunque quando si legge una notizia: anche se questa sembra riportare solo dei fatti la verità potrebbe essere un'altra!

Nota (*1): Ovviamente le possibilità sono infinite ma noi analizzeremo solo le più probabili!
Nota (*2): A meno che non ci sia una maniera di capire se un tatuaggio è stato fatto molto recentemente... non so... non ho idea ma non credo sia possibile...
Nota (*3): Supponendo che la persona in questione si sia limitata ad aderire al neonazismo senza commettere nessun crimine: in tal caso non basta ravvedersi ma bisogna anche pagare per i crimini commessi.
Nota (*4): Dopotutto mi firmo KGB!

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