«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 24 ottobre 2026

Il Melonellum

Ma davvero viene chiamato così?! Comunque…

1. Personalmente io sarei, almeno nel sistema democratico attuale ( per alternative vedi [E] 20), per un proporzionale puro, senza coalizioni, con soglia di sbarramento bassa.
2. Sono fortemente contro le circoscrizioni estere.
3. Fortemente contrario anche ai candidati già ordinati sulle liste e che, in pratica, garantiscono la poltrona al primo nome: annullano il valore delle preferenze, della qualità quindi del candidato e dell'importanza che l'elettore si informi sulle persone.
4. La raccolta firme per collegio dovrebbe essere invece bassa magari anche meno della 1500 richieste nella precedente legge.
5. Come obiezioni minore sono contro all’alternanza di genere.

Le mie motivazioni:
1. Il proporzionale è puro è il meccanismo più “giusto” ovvero che dà lo stesso peso a tutti i voti. Certo c’è il problema della governabilità ma è un problema inevitabile: si potrebbe alleviare facendo come in altri paesi (ho in mente l’Olanda) dove già prima delle elezioni i partiti si mettono d’accordo sul programma che cercherebbero di realizzare se governassero insieme. Questo sistema responsabilizzerebbe gli elettori spingendoli a non votare, per esempio, per il partito che ha fatto fallire una possibile alleanza di governo senza buone ragioni.
L’entità “coalizione” invece non ha senso democratico in un sistema proporzionale (vedi poi).
La soglia di sbarramento (il 3% mi sembra ragionevole) è per evitare che partitini insignificanti possano divenire l’ago della bilancia, contemporaneamente tale soglia non deve essere troppo alta altrimenti rischierebbe di impedire a nuovi soggetti politici (che in genere nascono necessariamente piccoli) di raggiungere il palcoscenico nazionale.
2. Sono contrario alle circoscrizioni estere perché chi vive all’estero NON ha idea della situazione italiana e non è giusto quindi che influisca sulla vita politica del paese. Comunque poi i voti provenienti dall’estero dovrebbero avere lo stesso valore di quello dei residenti: ogni voto deve “valere” come gli altri.
3. I partiti NON dovrebbero avere il potere di decidere chi verrà eletto: cioè ovviamente devono poter decidere loro chi candidare nelle proprie fila ma poi dovrebbero essere solo le preferenze degli elettori a stabilire chi accederà in parlamento e non (com’è in pratica) l’ordine in cui sono stampati i nomi sulla scheda elettorale.
4. Essendoci già una soglia di sbarramento non c’è bisogno di filtrare troppo a monte: è meno importante la raccolta delle firme che, nella pratica è solo un gigantesco ostacolo burocratico/organizzativo che penalizza ingiustamente le potenziali nuove forze politiche. Forse poter firmare tramite SPID potrebbe aiutare ma è comunque un ostacolo per chi non ha familiarità con lo strumento informatico.
5. L’alternanza è a mio avviso inutile: sembra dire agli elettori “voi siete stupidi e non sapete scegliere, quindi vi aiutiamo noi…” Poi alla fine questo è un problema minore perché vi è quello a monte dell’ordine di lista stabilito dal partito che è molto più grave.

Voti al Melonellum:
1. Mettere un premio di maggioranza a una coalizione non ha senso in un sistema elettorale proporzionale. Chiaro che l’obiettivo è la governabilità ma così si introduce una distorsione di rappresentatività ingiusta. Quindi voto base 6 di incoraggiamento modificato così: proporzionale +1, prevede coalizioni -1, premio di maggioranza -1, soglia di sbarramento +1. Si rimane a 6.
2. Circoscrizioni estere: facendo dei calcoli MOLTO approssimativi i voti degli italiani all’estero contano un po’ meno di quelli dei residenti ma, come spiegato, secondo me non dovrebbero neppure esistere quindi: Modificatore -1 (voto totale 5)
3. I partiti decidono (in pratica chi sarà eletto rendendo ininfluenti le preferenze): -3 (voto totale 2)
4. L’innalzamento esagerato del numero di firme necessarie è chiaramente inteso per bloccare preventivamente l’entrata in Parlamento di nuove forze politiche: 6.000 firme su circoscrizioni di 100.000 elettori equivalgono al 6% dei voti. Praticamente così si blocca completamente il ricambio ideologico della politica. Modificatore: -3 (Voto totale -1).
5. Sistema di alternanza: una scemenza comunque ininfluente. Modificatore -.5 (voto totale -1.5)

Così il voto finale del Melonellum è -1.5 che è probabilmente in linea, voto più voto meno, con la precedente legge elettorale.
Del resto la politica italiana è in crisi da tempo: ci sarebbe da scrivere parecchio sul perché (ci sono cause esterne e interne) ma di certo questa legge non migliora la situazione.
Probabilmente alcuni lettori potrebbero stupirsi che io abbia tolto ben 6 voti complessivi ai punti 3 e 4 mentre a quello che è il grosso del nuovo sistema elettorale abbia attribuito un modificatore finale neutro. Il fatto è che abbiamo un parlamento pieno di partiti e parlamentari sistemici (che quindi non fanno gli interessi degli italiani ma delle lobbi economiche ed estere) e quindi anche riarrangiandoli nei modi più strani il risultato finale non cambia: verrà fuori comunque un governo sistemico che andrà contro gli interessi degli italiani.
I punti 3 e 4 sono invece per me ben più gravi perché impediscono un cambiamento democratico positivo, un ricambio ideologico ormai più che necessario.
Attualmente non si vota infatti per sinistra, centro o destra ma per liberismo, neo liberismo e turbo liberismo: questa sono infatti le sostanziali ideologie che è possibile votare in Italia…

venerdì 23 ottobre 2026

Delfini e trote

Un mistero che mi ha sempre affascinato è come i grandi uomini difficilmente sono in grado di scegliere i propri successori all’altezza: non so mi viene in mente Marco Aurelio e Commodo (ho rivisto pochi giorni fa i primi 45 minuti de “Il gladiatore”!) ma gli esempi sono tantissimi.
Cioè è chiaro se il potere è ereditario quello che tocca tocca e cosa si può rinfacciare a Carlo Magno se il figlio maggiore che gli sopravvive è Ludovico il Pio?
A volte non c’è nessun delfino e così nel vuoto di potere si scatena una lotta fra i pretendenti in cui in genere trionfa il più scaltro/spietato: mi viene in mente Ottaviano Augusto oppure Stalin. Ma anche questo caso non ci interessa.
Chiaramente il problema è significativo solo quando chi ha il potere lo passa a un successore senza legami di sangue (la caratteristica della dinastia degli Antonini, sotto la quale guarda caso l’impero romano raggiunse la sua massima espansione, adottavano il proprio successore: Marco Aurelio infatti rompe la tradizione con Commodo che era suo figlio): possibile che in questo caso spesso le scelte siano sbagliate. In realtà la dinastia degli Antonini presente una serie di tanti controesempi con buoni imperatori adottati dai loro predecessori (Traiano, Adriano, Marco Aurelio…) eppure mi sembrano delle eccezioni piuttosto che la regola.
È un problema a mio avviso di grande attualità perché ormai Putin, dato dagli affidabilissimi media occidentali per morente ormai da molti anni, ha comunque una certa età, 74 anni: chi sarà il suo successore?


Vabbè, ho esposto il mistero: passo alla mia ipotesi senza dilungarmi ulteriormente.
L’uomo come misura del mondo e in particolare degli altri uomini prende se stesso: questo significa che giudichiamo gli altri confrontandoli con noi stessi.
Credo quindi che il "grande uomo" va a cercare nel proprio delfino una copia di se stesso: più è simile e meglio è.
Il problema è duplice: 1. col passare del tempo non è detto che le caratteristiche del grande uomo siano ancora le più adatte per gestire la situazione del momento; 2. gli uomini sono tutti diversi e quindi non ci sarà mai una copia esatta.
Alla fine credo che il grande uomo finisca per scegliere come proprio delfino colui che meglio riesce a fingere di assomigliargli: ovvero di avere le stesse idee di fondo, di voler seguire le stesse strategie e simili.
Forse diviene decisivo, o comunque importante, il livello di narcisismo del grande uomo: più è narcisista e più cercherà qualcuno simile a se stesso e, contemporaneamente, più sarà vulnerabile alle adulazioni a chi cioè finge di pensarla come lui.
Perché in effetti il grande uomo per compiere una buona scelta dovrebbe riuscire a scegliere qualcuno diverso da lui (che quindi non lo scimmiotta per accattivarsene le simpatie) e più adatto al preciso momento storico (sebbene questo è probabilmente una zona cieca per il grande uomo che se fosse in grado di riconoscere le caratteristiche necessarie che lui stesso non ha probabilmente cercherebbe di procurarsele). Probabilmente dovrebbe basarsi sui risultati ottenuti anche se non è convinto dei metodi usati per raggiungerli (entro certi limiti)...
Sarebbe interessante sapere come gli imperatori della dinastia degli Antonini effettuarono le loro scelte: onestamente non ne so abbastanza per poter valutare. Ricordo leggendo le “Memoria di Adriano” (che non so però quanto sia storicamente fondato) che i possibili eredi non facevano che morire!

Tornando alla Russia ovviamente Putin non potrà nominare il proprio successore perché comunque il suo candidato dovrà passare dalle elezioni ma credo che il suo appoggio sarebbe decisivo o quasi.
Le prossime elezioni presidenziali saranno nel 2030 quando Putin avrà 78 anni…

Mi sono divertito a chiedere il parere di diverse IA e ho posto a tutte la stessa semplice domanda: “Chi è il delfino di Putin?”
Personalmente conoscevo solo Medvedev che qualche anno fa ha fatto un mandato presidenziale con Putin primo ministro: periodicamente lo sento nominare dalla stampa per le sue posizioni da “falco” sulla guerra in Ucraina però sembra quello “mandato avanti” a fare certe dichiarazioni per vedere che effetto hanno, qualcuno di sacrificabile cioè…

Comunque di seguito cosa mi hanno risposto le varie AI interpellate:
1. DeepSeek:
“Alexei Dyumin: ex guardia del corpo personale di Putin, ha ricoperto ruoli di rilievo nei servizi di sicurezza e nell'esercito, attualmente Segretario del Consiglio di Stato e consigliere del Cremlino per l'industria della difesa. Grazie alla sua profonda fiducia personale e al background nelle forze di sicurezza, è considerato uno dei candidati più competitivi.

Dmitry Patrushev: attuale Vice Primo Ministro, figlio dell'ex direttore dell'FSB Nikolai Patrushev. È considerato il rappresentante della "generazione dei principi" all'interno delle élite di potere, con un forte background nelle forze di sicurezza.

Mikhail Mishustin: attuale Primo Ministro. In base alla Costituzione, in caso di impedimento del Presidente, il Primo Ministro assume temporaneamente le funzioni presidenziali. Tuttavia, la sua mancanza di background nelle forze di sicurezza e il suo basso profilo politico fanno ritenere che le probabilità di una successione a lungo termine siano limitate.

Andrei Belousov: attuale Ministro della Difesa. Alcuni analisti ritengono che, avendo una conoscenza approfondita sia dell'economia che della sicurezza, sia uno dei candidati da tenere in considerazione.”

Invece Medvedev non me lo ha neppure nominato: a domanda diretta mi ha risposto che ha visibilità ma scarso potere reale.

2. chatGPT:
“- Mikhail Mishustin — è il successore istituzionale: se Putin morisse o lasciasse anticipatamente la presidenza, il primo ministro assumerebbe temporaneamente le funzioni presidenziali, in attesa delle elezioni. È un tecnocrate, non un esponente di primo piano dei servizi di sicurezza.

- Alexei Dyumin — è il candidato più vicino all'immagine del delfino personale: ha lavorato nella protezione di Putin, ha ricoperto incarichi militari e governativi ed è entrato nella sua cerchia di fiducia. Tuttavia, Chatham House ha sottolineato che le sue promozioni non dimostrano che Putin lo stia preparando alla successione.”

Anche qui Medvedev non è stato nominato e quando ho chiesto mi ha risposto in maniera simile a DeepSeek.

3. Grok:
“Aleksej Diumin (Alexey Dyumin): è il nome che torna più frequentemente. Ex bodyguard personale di Putin (dal 1999), ha avuto un ruolo chiave nell’annessione della Crimea nel 2014, è stato governatore della regione di Tula e dal 2024 ricopre incarichi di alto livello (segretario del Consiglio di Stato, consigliere presidenziale per il complesso militare-industriale e membro del Consiglio di Sicurezza). La sua lealtà personale e il background di silovik lo rendono uno dei candidati più “vicini” a Putin secondo molte analisi.

Michail Mišustin: attuale primo ministro. È il successore costituzionale automatico in caso di vacanza della presidenza (diventa presidente ad interim), ma è visto più come un tecnocrate che come un uomo politico di peso all’interno del clan dei siloviki.

Altri nomi ricorrenti: Dmitrij Patrušev (vicepremier e figlio di Nikolaj Patrušev), Sergej Kirijenko, Sergej Sobjanin (sindaco di Mosca), Denis Manturov e altri esponenti della nuova generazione di “principi” e figure legate al potere di sicurezza o all’industria della difesa.

In passato il ruolo di “delfino” era stato attribuito a Dmitrij Medvedev (presidente 2008-2012), ma quella esperienza di “tandemocrazia” non si è ripetuta.”

Questa mi è sembrata la risposta più accurata e del resto ha impiegato molto più tempo delle altre IA verificando moltissimi collegamenti a vari siti di informazione e non solo internazionali.

4. Gemini:
“Il "delfino" di Vladimir Putin per antonomasia è Dmitrij Medvedev. Fedelissimo collaboratore di Putin fin dai tempi in cui entrambi lavoravano nell'amministrazione comunale di San Pietroburgo negli anni Novanta, Medvedev ha ricoperto le massime cariche istituzionali della Federazione Russa:

Presidente della Russia (2008-2012): A causa dei limiti costituzionali che impedivano a Putin di svolgere un terzo mandato consecutivo, nel 2008 fu Medvedev a salire alla presidenza russa, mentre Putin assunse la carica di Primo Ministro. In quel periodo Medvedev fu visto da molti osservatori occidentali come un leader relativamente più moderato, aperto al dialogo e alla modernizzazione tecnologica ed economica del Paese. Al termine del suo mandato, nel 2012, ha "restituito" la presidenza a Putin, tornando a fare il Primo Ministro fino al 2020.

Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza: Dal gennaio del 2020 ricopre questo incarico strategico all'interno del vertice dello Stato russo.”

A questa risposta non sapete quanto ho ridacchiato: non tanto perché, almeno comparandola con le altre, sembra errata ma perché è essenzialmente basata su collegamenti a Sky TG24!!
Come si può pensare di avere delle informazioni affidabili basandosi (quasi esclusivamente) su tale sito di informazione?!

Personalmente, da quello che ho letto, anche a me Alexei Dyumin pare il candidato più probabile perché attualmente sembra avere le “chiavi” degli apparati di sicurezza da cui oltretutto proviene e che quindi conosce bene.
Vabbè, (eventualmente) vedremo...

mercoledì 21 ottobre 2026

Odio++

I video di Barbero mi piacciono tantissimo: ha un qualcosa di particolare nell’esprimersi, nell’immediatezza del linguaggio, forse nella mimica non so, che riesce a coinvolgerti immediatamente al contrario di altri suoi colleghi che invece fanno addormentare.

Ma il video che ho visto oggi a casa di mio padre (RUSSIA vs UCRAINA: COME È NATO TUTTO? La spiegazione di Alessandro BARBERO) mi ha lasciato perplesso: non per una qualche affermazione storica (figuriamoci!) ma forse per qualcosa di più profondo.
Nella parte iniziale del video (è un commento del 2022) Barbero spiega che per gli ucraini l’evento storico peggiore del XX secolo fu negli anni ‘30 la carestia, indotta da Stalin, in cui molti contadini morirono di fame. Per i russi invece l’evento peggiore fu l’invasione nazista della Russia che provocò milioni di morti e che trovò volontari anche in Ucraina.
Barbero sembra suggerire che questi due eventi storici abbiano giocato un ruolo importante nell’attuale guerra fra Ucraina e Russia come base di odio reciproco.

Da qualche versione ho aggiunto nella mia Epitome un sottocapitolo ([E] 6.8) intitolato “Il paradosso dell’odio” in cui, in breve, espongo la seguenti tesi: l’odio nasce quando una persona, un gruppo, un popolo subisce quella che percepisce come una gravissima ingiustizia e che solo chi la subisce direttamente odia spontaneamente. Il punto è che le generazioni successive non proveranno automaticamente odio per i discendenti di coloro che avevano causato la presunta ingiustizia: deve essere insegnato loro. In altre parole l’odio deve essere volutamente tramandato per mantenersi vivo altrimenti muore con chi ha subito l’ingiustizia iniziale.
E in effetti Barbero accenna anche che nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale (non so bene che periodo intenda forse dagli anni ‘60) questo odio rimase “sospeso”. In altre parole, traduco io, fu dimenticato da tutti coloro che erano nati più o meno dopo la seconda guerra mondiale (e che quindi non avevano direttamente vissuto nessuno dei due eventi).

La mia obiezione è quindi che questi eventi non sono alla base della guerra fra Ucraina e Russia ma che piuttosto sono stati usati strumentalmente dalla propaganda dei due paesi per infiammare gli animi: sono cioè delle scuse, dei protomiti che le relative propagande hanno ingigantito e sfruttato per i propri scopi.
Capite la sottile differenza? Le ragioni della guerra sono altre, gli eventi citati da Barbero erano stati superati e la loro sola memoria non aveva nessuna forza, era un fantasma intangibile.

Questo ci insegna anche che vi sono le ragioni dei potenti, delle élite, che hanno i loro obiettivi e ci sono poi le ragioni date ai popoli, che per tali guerre devono dare il sangue e talvolta la vita.
Questi stessi poteri, evidentemente sfruttando i media, sono in grado di disotterrare vecchi protomiti, vecchi odi, e di insufflargli nuova vita convincendo le nuove generazioni della loro attualità. Ci sarebbe poi da riflettere su quanto facilmente è facile infiammare un popolo all’odio, in genere attribuendo a gruppi specifici colpe reali o no. L’abbiamo visto durante la pandemia: i politici hanno eccitato l’immaginazione della maggioranza della popolazione contro chi, per motivi più che legittimi rifiutavano il vaccino sperimentale contro il COVID: non ricordate, per esempio, il sadismo (del resto latente in gran parte della popolazione) degli infermieri che all’epoca si vantavano sulle reti sociali, come se facessero un’azione degna di lode che riparassero a un’ingiustizia in effetti, di far soffrire volutamente i non vaccinati che avevano la sfortuna di finire nelle loro mani?

Mi si potrebbe obiettare che i russi dalla fine della seconda guerra mondiale hanno sempre festeggiato ogni anno la vittoria contro il nazismo: è vero e infatti la propaganda può sfruttare tale evento per giustificare non tanto l’odio contro gli ucraini in generale ma piuttosto contro le loro milizie neonaziste.
Viceversa la propaganda ucraina ha potuto rimodellare a proprio piacimento il protomito originale (le carestie degli anni ‘30) per indirizzare il rinnovato odio proprio contro i russi anche se, per esempio, si potrebbe obiettare che anche i russi fossero stati vittime del georgiano Stalin!
Nella guerra fra Ucraina e Russia quindi la propaganda russa ha potuto usare l’odio contro il nazismo per giustificare l’intervento militare mentre la propaganda ucraina ha usato l’odio per infiammare l’ardore dei propri soldati nel combattere contro l'esercito di Mosca.

Insomma, in definitiva rimango della mia opinione: i vecchi odi (per eventi avvenuti a generazioni di distanza) di per sé non hanno nessuna forza: possono però essere sfruttati dal potere, tramite la propaganda, per generare strumentalmente un nuovo odio che, appunto, viene insegnato alle nuove generazioni.

sabato 3 ottobre 2026

Tutto Geogatti-8

Finalmente mi sono deciso a copiare tutti gli articoli del mio blog GeoGatti8 su un unico archivio PDF: questo perché l’Epitome aveva ormai molti riferimenti al nuovo ghiribizzo che, ovviamente, ora sono irraggiungibili. Nonostante la mia Epitome non abbia lettori ho sempre la remota speranza che prima o poi venga apprezzata per quello che vale e, per questo, ho deciso di rendere di nuovo reperibili questi articoli.
Che poi, in realtà, è stata un’operazione un po’ più laboriosa di quanto pensavo, nel senso che mi sono occorse diverse ore…
Questo anche perché mi sono riletto tutto!

Trattando di geopolitica l’argomento principale è stata la politica estera della presidenza Trump.
Interessante soprattutto come ho lentamente cambiato opinione sul presidente: leggendo i pezzi si riconoscono varie fasi.

Fino ad aprile 2025 ero stato molto speranzoso, soprattutto considerando alcuni elementi della sua squadra di governo.
Poi, già a maggio 2025, inizio a criticare alcune scelte ma, lentamente, elaboro una teoria per spiegarle: una specie di accordo segreto fra Trump e Putin per cercare di far affondare l’UE insieme all’Ucraina.
Probabilmente la chiave di volta è la prima guerra contro l’Iran, chiusa con il bombardamento statunitense delle centrali nucleari iraniane: la decisione di impelagarsi in una guerra in Medio Oriente, considerando anche gli scarsi “successi” contro lo Yemen mi era infatti subito sembrata una decisione assurda.
Inizio così a sospettare che Trump sia ricattato, che parte della sua squadra sia contro di lui e lo spinga a prendere decisioni errate, che l’opposizione dei guerrafondai, democratici e repubblicani, lo condizioni sempre di più e, come se non bastasse, che stia rapidamente perdendo capacità mentali.
A settembre 2025 elaboro definitivamente la mia teoria sul rapporto fra Trump/Putin e guerra in Ucraina (che ritoccherò nella prossima versione dell’Epitome): il fatto che Trump faccia dichiarazioni contrastanti da un giorno all’altro mi lascia sempre più perplesso…
È comunque a marzo 2026, con la nuova guerra in Iran, che la mia opinione di Trump crolla definitivamente.

Tutto sommato l’evoluzione del mio pensiero su Trump mi pare “sana”: nel senso che mi sembra di essermi basato sui fatti oggettivi senza farmi influenzare troppo dai miei giudizi precedenti.
Personalmente infatti credo che la capacità di cambiare opinione, e ammettere quindi di essersi sbagliati (capendo anche dove e perché), sia fondamentale per riuscire a rimanere oggettivi. Chiaro che per i temi dove ho maturato un pensiero complesso e di cui abbiamo poche informazioni (come la geopolitica appunto) ho anche bisogno di un tempo relativamente lungo (mesi) per trovare una nuova interpretazione dei dati noti che mi sembri plausibile.

Comunque la raccolta può essere scaricata QUI

sabato 26 settembre 2026

Veri amici e veri nemici

Allora, avrei voglia semplicemente di scrivere “io l’avevo detto” insieme al collegamento al mio pezzo originario sulla Groenlandia di, ormai penso un paio di anni fa, proprio quando Trump dichiarò per la prima volta le sue mire sulla (ricchissima di risorse) isola danese.

Sfortunatamente Libero.it ha chiuso i blog che tanto nessuno legge più: io ho salvato tutto (almeno credo!) ma non ho ancora fatto il PDF con tutti i vari articoli da usare poi come riferimento per quei pezzi…

Provo a riassumere. Gli imbecilli incapaci cocainomani alla guida della UE ci raccontano che la Russia, cattiva cattiva, vuole conquistare l’Ucraina e che se non viene fermata allora conquisterà l’intera Europa: così, proseguono, l’Ucraina deve essere fatta entrare subito nella NATO perché la Russia non oserà più attaccarla dovendo altrimenti vedersela col resto dell’alleanza atlantica.
I minorati mentali non si rendono conto del palese paralogismo: l’Ucraina va fatta entrare nella NATO, che la Russia non oserà attaccare, altrimenti una volta conquistata l’Ucraina attaccherà il resto d’Europa ovvero la NATO. Vabbè, evidentemente a politici cretini, coadiuvati da giornalisti venduti e una popolazione europea credulona, distratta e ignorante queste bugie, nonostante siano prive di coerenza interna, vanno comunque bene.

La Russia non ha infatti alcun interesse a conquistare territori europei e fondamentalmente voleva solo evitare l’ingresso dell’Ucraina nella NATO contemporaneamente difendendo le minoranze russe del paese concentrate infatti nella zona del Donbass che sta venendo conquistata. Non sto a scrivere di più perché ne ho già scritto altre 100 volte.

Poi abbiamo l’amicone americano, il presidente biondo che fa impazzire il mondo, che vuole cercare di salvare le elezioni del mid-term con un vero successo da presentare alla propria base: mettere la bandierina americana sull’isolona europea (più o meno danese, sapete cosa intendo!).

E perché può permettersi di farlo? Perché l’Europa, guidata dai sopraddetti minorati mentali, ignoranti, incapaci, corrotti e cocainomani si è geopoliticamente isolata e ora dipende totalmente dagli USA che, quindi, possono approfittarsi di lei (e quindi di noi popolazione) senza che Bruxelles possa dire “pio”.
Infatti la Russia che VOLEVA essere amica e alleata dell’Europa, in funzione anti-cinese ovviamente, è stata tradita dai mentecatti alla guida del vecchio continente e al servizio delle lobbi della guerra (parecchi dei miliardi rubati ai cittadini europei per buttarli nel cesso ucraino poi ritornano alle aziende produttrici di armi e, in qualche forma, sospetto anche ai nostri amatissimi leader europei).

Insomma la Russia AVREBBE POTUTO essere una vera amica (e fare da contrappeso alle ingerenze statunitensi) e non è interessata né conquisterà alcun pezzetto di Europa (perché poi quali sarebbero le risorse nel territorio europeo che farebbero gola a Mosca che ha già tutto e di più?) invece ci teniamo stretti al falso amico statunitense che, gettando la maschera, si mostra per il vero nemico che sta diventando. Del resto gli USA sono come un naufrago disperato che per non annegare si afferra disperatamente a qualsiasi cosa gli galleggi intorno spingendola sott’acqua. Gli USA che pensavano di giocarsi con la Cina la supremazia mondiale non sono stati in grado di sconfiggere (sebbene indirettamente tramite Kiev e NATO) la Russia, sono stati mazzolati dall’Iran che ha distrutto un gran numero di basi militari statunitensi nella regione, e probabilmente sono ormai incapaci di contrastare efficacemente perfino le forze yemenite.

Aggiungo, andando un po’ fuori tema, che Trump si è lasciato scappar detto che la fine della guerra con l’Iran sarà dopo le elezioni: perché dopo e non prima? Perché non si tratterà di una vittoria ma di una sconfitta: ovviamente il presidente biondo cercherà di spacciarla ai suoi elettori comunque come una vittoria (magari chiamando lo stretto di Hormuz “stretto d’America” o, perché no, “Stretto di Trump”!!) ma concedendo a Teheran tutto ciò che vuole a partire dal controllo dello stretto (indipendentemente dal nome che avrà!!).

lunedì 21 settembre 2026

Alla ricerca dell'amore perduto

Come mio solito voglio scrivere di ciò che non conosco!
Si tratta di una teoria che mi ha attraversato il cervellino mentre scorrevo i video di YouTube…

Un video era intitolato (in inglese) “Gli uomini hanno smesso di dare appuntamenti [sottinteso alle donne]”. Non so, forse in passato avrò guardato un paio di minuti di un video simile e Youtube deve aver pensato bene che mi interessasse l’argomento…

In realtà non mi intendo né di donne né di appuntamenti né, e sarà significativo nel prosieguo, degli strumenti informatici ora tanto usati da giovani (e non solo) per incontrarsi.

In pratica il video spiegava che gli uomini sono stanchi di dare appuntamenti a donne a cui devono pagare tutto: baby sitter, cena e, magari, un contributo per abito e trucco.
E qui ho smesso di guardare il video e quindi non ho idea se l’autore ha poi provato a spiegare il fenomeno al di là delle interpretazioni più semplicistiche.

Ma qui è forse bene premettere cosa so degli strumenti informatici che facilitano gli incontri di uomini e donne.
1. Nel corso degli anni si è creato un monopolio e tutti i maggiori siti adesso appartengono alla stessa proprietà.
2. È nell’interesse di questi siti che le persone giuste NON si incontrino immediatamente (in maniera che continuino a usare il sito) senza però scoraggiarle (in maniera che continuino a usare il sito).
3. Gli uomini pagano per usare il sito e, soprattutto, per contattare le donne: più pagano e più opzioni hanno.

Poi, non avendo mai usato questi siti, non ne so altro. Da qui in poi si tratta di mie intuizioni da prendere quindi con le molle.

Questi siti cambiano totalmente il modo di incontrarsi e, in particolare, di come i loro utenti si creano una prima impressione sulla controparte. L’utente non incontra delle persone ma dei dati che le riguardano e siccome le persone sono bugiarde ci si fida solo degli elementi certi: gli uomini guarderanno le foto, le donne cercheranno di inferire l’ampiezza del conto in banca (se per esempio l’uomo ha l’abbonamento livello “oro” da 1000€ al mese oppure quello di prova che permette di contattare 1 donna e mezzo ogni cinque settimane).
Non si sa praticamente niente dei pregi della personalità dell’altro se non le potenziali bugie dichiarate e, ovviamente, niente dei suoi difetti.

In questa ottica gli utenti tendono a svalutare la persona nel suo insieme e a concentrarsi su pochi aspetti: non si ha quindi più un corteggiamento ma un negozio: io offro X e tu offri Y e se lo scambio è accettabile per entrambi ci incontriamo, altrimenti no.
Chiaro che il passo a richiedere vincoli aggiuntivi per accettare l’incontro è breve: è la logica commerciale del sistema informatico che spinge in tale direzione.

Ah! un’altra conseguenza dell’uso del sistema informatico è quella di alzare le aspettative delle parti:
4. Gli uomini punteranno a donne più belle e le donne a uomini più ricchi.

La mia sensazione è che questo aumento delle aspettative non sia simmetrico: gli uomini tendono maggiormente ad accontentarsi dell’aspetto della donna mentre le donne hanno alzato molto di più i requisiti minimi di disponibilità finanziaria dell’uomo.

Alla fine questi siti funzionano bene solo per gli uomini con grande disponibilità economica che però non cercano una relazione stabile ma solo una bella ragazza per il fine settimana. Gli uomini che hanno capito questo meccanismo e hanno stipendi nella norma (e di conseguenza sono per definizione la maggioranza) ne sono scoraggiati e preferiscono non partecipare a un gioco percepito come “truccato” a loro sfavore; lo stesso vale, a maggior ragione, per coloro che hanno un reddito minore della media!

Credo poi che questo meccanismo commerciale, questa maniera di pensare all’altro in una semplice ottica di dare e avere, venga più o meno consciamente replicato anche in altri ambienti tradizionali come può essere il bar o la discoteca.

E questa è in definitiva la mia teoria: la difficoltà degli incontri è il risultato della commercializzazione dell’amore su larga scala e il cambio nelle aspettative, ma anche della visione dell’amore stesso, che essa provoca.

Ah! mi baso su video americani quindi la situazione italiana potrebbe essere di una decina di anni indietro nel fenomeno, non so...

domenica 20 settembre 2026

La verità e la cipolla

Riflettevo, in questi giorni ma anche da tempo, che la verità è come una cipolla: più la si studia attentamente, più si studiano i vari fattori che determinano un fatto, e più che la nostra comprensione sarà diversa.
Per esempio: a un primo livello possiamo avere “Tizio ha fatto X a Caio” e questo ci dà una prima lettura di una situazione, a un secondo livello “Tizio ha fatto X perché precedentemente Caio aveva fatto Y”. Queste nuove informazioni possono o no cambiare il nostro giudizio complessivo ma, sicuramente, ci danno una migliore comprensione del tutto.
Ma possiamo andare oltre: “Caio aveva fatto Y perché Sempronio aveva fatto Z1 e Tizio Z2”. Di nuovo queste ulteriori informazioni possono o no cambiare il nostro giudizio ma ci saranno comunque utili per comprendere meglio gli eventi.

Questa comprensione sarà utile, per esempio, se vogliamo impedire per il futuro che “Tizio faccia X a Caio”: infatti potrebbe essere più semplice, e magari più giusto, impedire che “Caio faccia Y” o addirittura che “Sempronio faccia Z1 a Caio”.
Oppure un’interpretazione più profonda potrebbe farci variare completamente la valutazione di un evento: si potrebbe cioè passare dal pensare che “Tizio ha torto” a “Caio ha torto” o perfino che è “tutta colpa di Sempronio”.

L’elemento costante di questi esempi è che a ogni livello di lettura di un evento è fondamentale conoscere le cause che l’hanno provocato che, in genere, per gli eventi più complessi non avremmo mai singole e semplici ragioni ma ci sarà una serie di queste che, magari, si intrecciano e sovrappongono fra loro. E queste ragioni avranno a loro volta tutta una serie di altre motivazioni e cause più profonde e così via.
Alla fine si arriverà alle motivazioni psicologiche, alla natura umana e a degli ideali personali e/o culturali che impongono con forza il proprio marchio nelle scelte individuali.
Non si arriverà quindi, anche scavando il più a fondo possibile, a una verità ultima perché anche il nostro giudizio sarà a sua volta basato su specifici ideali personali/culturali che, per definizione, potrebbero cambiare da persona a persona e, soprattutto, da cultura a cultura.

E i media tradizionali, in questo modello a cipolla della verità, che lettura ci forniscono?
Ci danno la buccia secca più esterna ancora sporca di terra: ci danno cioè informazioni sia incomplete che di parte. Per tornare al nostro esempio se “Tizio aveva fatto X1, X2 e X3 a Caio” allora ci viene semplicemente raccontato che “Tizio ha fatto X3 a Caio” secondo poi il punto di vista dello stesso Caio!

In passato seguendo più fonti era talvolta possibile ricostruire, con un po’ di intuizione e soprattutto buon senso, fatti e motivazioni ma adesso non più. Non c’è, soprattutto su alcune categorie di fatti, una distinzione significativa fra i racconti dei vari media e la verità che presentano è talmente distorta che per ricostruirla da quello che ci viene detto non bastano né intuizione né buon senso ma ci vorrebbe un indovino!

Questo perché l’utente non è più il cliente che va soddisfatto fornendogli informazione di qualità ma è divenuto lui stesso il prodotto la cui visione della realtà deve essere opportunamente modellata per determinare specifiche scelte che soddisfano gli interessi di terzi.

E potrei scrivere ancora molto approfondendo sempre di più… chi fosse interessato può leggere la mia Epitome...

venerdì 4 settembre 2026

Wokenzata

Non ricordo esattamente quando entrai in contatto per la prima volta con l’ideologia “woke” e i suoi pronomi “a scelta” ma probabilmente si tratta di 7 o 8 anni fa.
Il concetto “he/him” e “she/her” mi fu subito chiaro ma il “they/them”, soprattutto senza spiegazioni, mi lascio perplesso: per parecchio tempo pensai che “they/them” volesse indicare una persona con personalità multiple e che quindi volesse essere chiamato al plurale.
Certo mi pareva strano ma anche i fanatici woke sono strani!
Solo molti anni dopo intuii che “they/them” non doveva essere inteso al plurale ma indicava una sessualità mista con contemporaneamente caratteristiche sia maschili che femminili. A lungo risi di me e della mia sciocca ingenuità e più volte fui tentato di scriverne senza trovarne la voglia.

Salto di N anni.
Da qualche settimana sto lavorando a un nuovo capitolo (non sottocapitolo!) della mia Epitome sull’ideologia woke e oggi, per caso, YouTube mi ha suggerito il seguente video:
Carlo Galli: "La CULTURA WOKE? È neoliberismo mascherato." pubblicato da Ibex Edizioni dove un esperto dice la sua sul “wokismo”. Mi sono quindi detto “Beh, potrebbe darmi dei nuovi spunti…” e ho deciso di dargli un’occhiata.

Ma guardate/ascoltate cosa dice l’esperto a circa 6’ (o QUI)….
In pratica secondo lui il “they/them” indica personalità che cambia a ogni ora! Come credevo io molti anni fa!

In realtà ho chiesto all’IA che mi ha confermato che la persona che si fa chiamare they/them non si sente né uomo né donna.

Vabbè… mi è parso divertente farlo notare...

giovedì 3 settembre 2026

Scemo e più scemo

“Scemo e più scemo” è il titolo di una pellicola di successo degli anni ‘90 con Jim Carrey. A dire il vero io non l’ho mai visto: da una parte la risata scema del protagonista e che suppongo il pubblico trovi divertente in realtà mi irrita (idem, fra parentesi, per Eddy Murphy) da un’altra, l’ho notato osservando i cartoni animati che non mi piacciano (“Family guy” insopportabile ma anche lo stupido Homer dei “Simpsons” e, in pratica, tutti quelli dove il protagonista è uno stupido) e in effetti, me ne rendo conto proprio adesso, lo stesso vale per i film: “Forrest Gump” inguardabile ma anche “Idiocracy”…
Non sono sicuro del motivo per cui questa esaltazione della stupidità mi irriti così tanto: sarà che mi sento già circondato da stupidi e che vederne di immaginari nei programmi di intrattenimento mi dia la nausea. Il motivo per cui possano piacere all’uomo comune mi è imperscrutabile.
E Fantozzi? Fantozzi mi piace, almeno le prime tre pellicole, poi finite le idee peggiora sempre più: ma Fantozzi, sebbene abbia molti difetti, non è stupido: è sfortunato, è timido, è goffo, ha un carattere debole ma non è stupido.
Vabbè, sono completamente andato fuori tema: ma anche stanotte ho dormito male e sono senza occhiali: quindi penso male e non riesco a verificare facilmente ciò che ho scritto!

Il tema del pezzo voleva infatti essere geopolitico.
Quando iniziai a scrivere la mia Epitome, nel 2016, ero consapevole del declino dell’occidente e avevo in mente una strategia geopolitica piuttosto ovvia per l’Europa. Ma l’Europa (intendo la UE) si è dimostrata completamente succube degli USA e guidata da incapaci al servizio delle lobbi di turno. Questo significa che la geopolitica dell’Europa non la decide Bruxelles ma Washington: questo significa che se Washington prende buone decisioni allora anche per l’Europa può andare bene, ma quando sbaglia politiche di sicuro l’Europa ci rimette alla grande.
In altre parole il declino o successo dell’Europa dipende esclusivamente dal declino o dal successo degli USA.
Mi era all’epoca evidente che gli USA avrebbero dovuto cambiare notevolmente la propria politica che, in poche parole, aveva portato alla crescita esplosiva della Cina (i dettagli nella mia Epitome ovviamente!). Opinavo che negli USA, grazie al grande potere concentrato nelle mani del Presidente, tale possibilità non era impossibile: chiaramente ci sarebbe voluto un grande presidente , un uomo (o una donna) con una chiara comprensione delle tendenze storiche che avesse non solo la volontà ma anche la capacità di prendere decisioni difficili e lungimiranti.
Ma ecco che, nel momento più critico per gli USA, non abbiamo avuto dei grandi presidenti ma, appunto, scemo e più scemo.
Prima Capitan Demente, ovvero il povero Biden affetto da demenza senile e adesso Trump, il presidente biondo che fa impazzire il mondo.
Biden era talmente partito di testa che probabilmente la sua squadra riusciva a manovrarlo evitandogli, almeno in parte, gli errori più grossolani.
Trump invece è in una fase in cui è abbastanza lucido da non poter essere facilmente manovrato ma non abbastanza da prendere decisioni intelligenti: in pratica ha allontanato gli elementi migliori della sua squadra e si affida sempre di più a quelli che lo sanno lusingare ma che, evidentemente gli danno cattivi consigli. Ah! il Trump del primo mandato non era questo! E anche il Trump di inizio secondo mandato era molto più lucido e consapevole: evidentemente anche in questo caso il declino mentale è iniziato durante questa sua seconda presidenza.

È una coincidenza che nel momento più difficile gli USA abbaiano avuto i due presidenti peggiori della propria storia?
Non credo: Biden e Trump sono il frutto di un sistema politico marcio controllato dai media e quindi dalle multinazionali che li controllano e fortemente influenzato dall’agente esterno Israele che, di sicuro, ne controlla la politica per il Medio Oriente e forse più.
La popolazione statunitense è a sua volta meno capace di scegliere per il proprio interesse perché è a sua volta il riflesso di una società ingiusta con contraddizioni sempre meno in grado di conciliarsi e con un sistema educativo fallimentare devastato dall’influenza negativa di media e Internet.

Queste dinamiche le analizzo nella mia Epitome e qui è inutile tentare di riassumerle credo però che la seguente poesia di Schiller, per chi ne sa cogliere il significato intimo, illustri bene l’essenza della problematica di fondo:
«Un’epoca grande il secolo ha generato
ma il grande momento trova una stirpe meschina.» (l’Attimo di Schiller)

Quindi? La mia conclusione è che ormai gli USA abbiano perso il treno e che dal mondo unipolare a guida statunitense non passeremo a un mondo multipolare (come ormai tutti dicono) ma a uno a guida cinese!
In occidente è infatti giunta l’era degli scemi e dei più scemi.

mercoledì 26 agosto 2026

CIAo a Mosca

Piccolo mistero: perché il capo della CIA Ratcliffe è andato a Mosca?

Secondo il WSJ per minacciare: per dire a Mosca di non pensare neppure ad attaccare paesi NATO con i propri droni e per riconsegnare il solito piano di pace ormai defunto in cui la Russia si dovrebbe arrendere all’Ucraina.

Ovviamente non ci sono dati concreti (a parte le “notizie” del WSJ, del resto era necessario dire qualcosa per giustificare la visita) e quindi faccio un paio di illazioni:
1. Lo scambio: la guerra in Iran è disperata e Trump non ha buone opzioni: ecco allora la proposta di uno scambio. Gli USA abbandonano l’Ucraina al suo destino e la Russia chiude la partita, in cambio Mosca farà pressioni su Teheran per concedere un nuovo accordo, anche peggiore di quello firmato a suo tempo da Vance, per permettere a Washington di uscire da una situazione insostenibile.
2. La minaccia: gli USA pensano di usare armi nucleari tattiche contro l’Iran. Verificano quindi la posizione di Mosca e, magari, chiedono che a sua volta faccia pressioni su Teheran: di nuovo credo che gli USA si accontenterebbero di una qualsiasi via di uscita, cioè anche di un accordo peggiore, dal punto di vista di Washington, del precedente poi fatto fallire da Trump.

In entrambi i casi c’è il problema di fondo che Israele vuole la distruzione dell’Iran, anche a costo di una crisi economica globale, e non accetterebbe quindi una via d’uscita pacifica alla situazione corrente.
“E che c’entra Israele?” direte voi. Beh, oramai è ovvio che Netanyahu tiene Trump al guinzaglio e se questo si avvicina troppo, che so, a fiutare la cacca di un altro cane ecco che il primo ministro israeliano lo strattona via tirandolo per il collare.

Ovviamente dubito che a breve sarà possibile verificare la correttezza o meno di queste ipotesi. Oltretutto dicono che Ratcliffe è uno dei più strenui sostenitori dell’Ucraina: ma, come si dice, “ubi major…”

Aggiornamento (27/8/2026): qualche particolare in più da Politico che, comunque, riprende il WSJ. La narrativa è sempre quella del Ratcliffe "minaccioso" (mentre nelle mie ipotesi è "supplicante") e le novità sono: 1. la Russia non deve tentare attacchi contro le repubbliche baltiche; 2. non deve supportare l'Iran ne reagire duramente alle nuove sanzioni statunitensi contro Teheran e paesi terzi che sostengono tale paese.
Vabbè: stessa fonte ufficiale e niente di nuovo. Ah, la fonte russa dice solo che Ratcliffe ha incontrato solo il suo omologo russo (senza vedere Putin quindi) e che, quindi, hanno parlato solo di questioni tecniche. Altra ovvia bugia dato che Ratcliffe non si sarebbe mosso solo per questo.
Una considerazione che mi ero dimenticato di scrivere ieri: interessante che la politica estera statunitense, soprattutto nei confronti della Russia, non sia affidata al segretario di stato Rubio né all'amico di Trump, senza incarichi politici ufficiali, Witcoff che era già stato a trattare con Mosca (di nuovo non il neoconservatore Rubio). La mia ipotesi è che Trump, insoddisfatto dei non risultati ottenuti da Witcoff, abbia voluto mandare un politico vero (cioè Ratcliffe).

Aggiornamento (3/9/2026): bo... a freddo mi sto convincendo che Ratcliffe fosse stato effettivamente mandato solo a minacciare nel tentativo di ottenere un qualche accordo ma ovviamente non è riuscito a ottenere niente. La mia interpretazione avrebbe avuto senso se Trump fosse razionale e che effettivamente cercasse la migliore via di uscita dalla crisi. Ma in tal caso Ratcliffe, un neoconservatore duro e puro, sarebbe stata la persona sbagliata.
Decisivo poi un video del giudice Napolitano a Joe Kent (cercate "JOE KENT: President Trump was Warned" su YouTube), recentemente dimissionario dall'amministrazione Trump e quindi piuttosto al di dentro di ciò che stava accadendo: secondo Kent Trump sapeva benissimo quali sarebbero state le conseguenze dell'attacco all'Iran (che era un po' la mia conclusioni: puoi sbagliare i calcoli per superficialità e incompetenza la prima volta ma poi non insisti a sbagliare se non vuoi farlo). Napolitano non gli pone la domanda decisiva "Allora perché ha continuato ad attaccare l'Iran?" ma la risposta è che Trump sia stato ricattato/obbligato. E se si è ricattati/obbligati a fare qualcosa, ovvero distruggere l'Iran, non vai a scomodare la Russia per ottenere una mediazione per quanto logica e necessaria essa sia...

martedì 25 agosto 2026

Grosso dubbio & C.

Vabbè, stanotte ho dormito solo 1,5 ore (neppure consecutive) e sono di umnore particolarmente cattivo: perdonatemi quindi un articolo insulso di calcio...

1. Grosso: che dire? Grosso non lo conosco né ho visto la partita: ma perché è stato preso? Che "grossi" successi aveva ottenuto? Dalla telecronaca e dai commenti dei giornalisti/tifosi (che valgono poco più di zero) mi sembra che sia un allenatore ancora molto acerbo. È inutile spendere e spandere in giocatori se poi c'è un allenatore che vanifica tutto. Ma magari è stato solo un passo falso frutto della malasorte: vedremo col Frosinone che riesce a combinare.
2. Italiano: è l'unico allenatore della Fiorentina che mi è piaciuto dal 2005 in poi. Un mio amico mi ha detto che secondo lui Palladino era la stessa cosa: ma Palladino ha avuto Kean in grande stagione che faceva un sacco di reti mentre Italiano aveva degli attaccanti super mediocri che non riuscivano a segnare neppure per sbaglio (che pena Jovic!). Io credo che Italiano farà molto bene in Turchia con una squadra competitiva. E Palladino dove è finito? Evidentemente all'Atalanta non erano molto soddisfatti dei suoi risultati.
3. Malagò: se avessi bisogno di un esperto di cene di gala, di un campione di interviste, di un super blablatore dal sorriso suadente e dal capello perfetto, di un presenzialista modaiolo, di un presidente che faccia sempre bella figura e che SEMBRI capace allora prenderei Malagò. Se volessi riforme concrete e non chiacchiere allora no. L'Italia non partecipa ai Mondiali da tre edizioni: "servono riforme" dicono tutti (secondo me è semplicemente crollata la base dei ragazzini che giocano a calcio) ed ecco che si affida le riforme a Malagò. E infatti che ti fa? Cerca un dirigente a cui passare la gatta da pelare e attribuire, in caso di fallimento, tutte le responsabilità: si punta sulla competenza? Ho qualche dubbio: tutti i nomi che sentivo erano famosi ex-giocatori che conoscevo: ma se li conoscevo io, che di calcio non capisco nulla, vuol dire che il criterio di scelta era la fama del personaggio e non le sue capacità: scelta perfettamente sensata nell'ottica malagoiana. Arriva Maldini, evidentemente con molti dubbi e incertezze, che si fa accompagnare da Leonardo (perché???): propongono Pirlo che viene scartato e, giustamente, se ne vanno. Ed ecco la genialatà di Malagò: prendiamo un impresentabile che non merita di guidare l'Italia, prendiamo Mancini che l'aveva abbandonata poco prima di partite decisive per rincorrere il denaro unto di petrolio.
4. Mancini: No! no! no! e no! Dal punto di vista tecnico potrebbe anche essere la scelta migliore in assoluto: non mi interessa però: era impresentabile e non doveva essere richiamato. Anche se l'Italia dovesse vincere i prossimi mondiali rimarrò dell'idea che Mancini sia stata la scelta peggiore che poteva essere fatta. Non, lo ripeto, per motivi tecnici, ma morali.

lunedì 17 agosto 2026

È nata Olivia!

Questa volta avrei voluto provare ad aggiornare giornalmente o quasi i miei progressi nello sviluppo della nuova versione: l’idea era di motivarmi un po’ raccontando del mio dietro le quinte mentale… poi, come potete immaginare, ha vinto però la mia pigrizia…

Come ho già spiegato nel precedente aggiornamento lo sviluppo di quest’ultima versione è stato particolarmente laborioso: forse anche per il caldo non avevo molta voglia di scrivere e inizialmente sono riuscito a fare qualcosa per semplice forza di volontà. Fortunatamente alla fine mi sono “sbloccato” e in circa una settimana ho fatto il grosso del lavoro.

Addirittura sono arrivato a dover decidere se aggiungere ulteriore materiale su cui da anni sto meditando ma poi, nell’incertezza di tempi che questa scelta avrebbe provocato, ho preferito non farne di niente. Poi, intendiamoci, rispetto alla precedente versione c’è comunque molto nuovo materiale e, aritmeticamente, siamo passati da 672 a 691 (+19) pagine e da 2753 a 1856 (+103) note.

Chi è interessato ai dettagli può trovarli, come sempre, nell’appendice H.
Notevoli i due nuovi sottocapitoli sulla libertà e sulla “triste verità”. Sulla libertà potete immaginare la mia posizione liberale, la “triste verità” è invece una riflessione pessimistica, ma mi pare oggettiva, della possibilità di avere una società più giusta in un futuro non remoto.

Poi, siccome sono strano, la voglia di scrivere, che come detto mi è arrivata tardi, non mi è ancora andata via e ho quindi intenzione di gettare già da oggi le basi per una nuova versione: l’idea è quella di aggiungere il “famoso” materiale a cui da tempo pensavo… me vedremo… mi fido il giusto di me stesso…

giovedì 6 agosto 2026

La triste verità (scomodo pure gli gnostici!)

Ho scritto poi il nuovo sottocapitolo sulla libertà basato sulla bozza qui pubblicata pochi giorni fa. Ne sono piuttosto contento e quindi oggi ripeterò l’esperimento per un altro sottocapitolo.
Aggiungo che prosegue la mia difficoltà a scrivere: di solito quando mi sblocco scrivendo parecchio poi procedo molto più spedito entusiasmandomi a quello che faccio. Stavolta ancora non è successo non solo per la mia immane pigrizia ma anche per delle noie famigliari che mi hanno distratto totalmente da questa impresa.
Ma passiamo subito alla mia bozza: come al solito tenete presente che terminologia e riferimenti si rifanno all’Epitome e quindi potrebbero non essere intelligibili per tutti: a fine stesura magari darò una valutazione complessiva più accurata di quanto scritto. Uhm… diversamente dal pezzo sulla libertà dove almeno la seconda parte poteva essere comprensibile anche al lettore occasionale qui tutte le mie argomentazioni sono fortemente conteste col resto della mia teoria… Però se qualcuno vuole provare a leggere lo stesso a me farà più che piacere!
Aggiungo che questa è la seconda stesura: qualche giorno fa avevo iniziato un’altra bozza ma non mi piaceva come stava venendo; allora mi sono rifatto uno schema basato sugli appunti del mio quadernone (come del resto faccio di solito) e seguendo questa falsariga scriverò questa nuova bozza.
PS: non ho voglia di ricopiare le numerose note (i numerini che vedete accanto ad alcune parole). Se però qualcuno è interessato farò questo piccolo sforzo extra...

Ormai quasi giunti alla conclusione di quest’opera mi pare doveroso porre una domanda fondamentale: che speranza vi è per la democratastenia, e in particolare per quella occidentale1, di ottenere una società più giusta2?
Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto la legge della reazione (v. XX): per risolvere un problema è precondizione necessaria rendersi prima conto dell’esistenza dello stesso; in secondo luogo si devono capire quali siano le sue cause ultime senza limitarsi a risolverne gli effetti, cioè solo i sintomi.
In particolare la democratastenia occidentale dovrebbe rendersi conto che la crisi che stiamo attraversando non è né economica, né sociale né militare ma essenzialmente democratica.
È la democrazia che, per i motivi visti nei capitoli precedenti, non funziona più come dovrebbe: non si cerca più di difendere gli interessi della maggioranza della popolazione ma solo quelli di lobbi ristrette: le crisi economica, sociale e recentemente (agosto 2026) anche militare sono il naturale frutto di una politica incapace e disinteressata ai problemi della democratastenia.

Diviene quindi fondamentale chiedersi quale sia il livello di comprensione della realtà che stiamo vivendo della popolazione in generale.
Di seguito un grafico completamente arbitrario che però rappresenta bene la mia personale lettura della situazione attuale.
GRAFICO

Si tratta dell’usuale distribuzione a campana dove l’asse delle ascisse rappresenta la quantità/qualità/capacità di pensiero indipendente3 dei singoli individui.
La prima linea verticale l’ho chiamata barriera del conformismo assoluto: significativamente più della metà della popolazione sta alla sinistra di tale barriera. Queste persone si fidano ciecamente della narrativa dominante proposta dal pensiero maggioritario (v. XX) e, anche se ogni tanto possono avere dei dubbi, questi saranno facilmente spazzati via dalla spiegazione del primo intellettuale organico (v. XX) proposto dal telegiornale della sera.
Alla destra di questa linea vi sono delle persone che, su specifici argomenti, hanno delle opinioni che si discostano da quelle della maggioranza e che anzi appartengono al pensiero minoritario. Ci sarà chi crede che Israele stia compiendo un genocidio ai danni dei palestinesi, chi crede che i partiti tradizionali siano tutti uguali, chi pensa che le case farmaceutiche si siano arricchite a discapito della salute con la pandemia di covid‑19, chi che sia stato proprio l’Occidente a provocare la guerra fra Russia e Ucraina, chi che l’immigrazione incontrollata in Europa sia voluta proprio da Bruxelles, chi crede che la società stia dando troppa importanza al denaro e non abbastanza alle persone, chi che la censura stia divenendo eccessiva e ingiustificata, etc.
Gli individui che hanno molti di questi dubbi superano la seconda linea verticale del grafico, la soglia del pensiero libero: queste persone iniziano a rendersi conto che troppi fatti non collimano con il pensiero dominante e che quindi non può trattarsi di un caso ma che ci debba essere un filo rosso che connette tutte queste problematiche insieme. Sfortunatamente l’unica spiegazione a cui riescono ad arrivare è un generico “complotto dei poteri forti”4 che in realtà non spiega niente e che la maggioranza della popolazione liquida facilmente come l’idea balzana di individui al limite della paranoia.
È utile, per chiarezza di esposizione, dare un nome unico alle diverse fasce di popolazione che abbiamo or ora identificato.
Rifacendomi alla terminologia gnostica5 chiamerò la popolazione alla sinistra della barriera del conformismo assoluto come gli ilici o materiali, il gruppo intermedio come gli psichici e, infine, la parte di popolazione alla destra della soglia del pensiero libero come gli pneumatici o spirituali.

I materiali formano da soli, come detto, la grande maggioranza della popolazione.
Nel capitolo X abbiamo visto che l’uomo non è l’essere ideale che, spesso, si immagina di essere, mentre in X si scopre che nei gruppi le qualità migliori dei singoli tendono a sparire e, anzi, vi si aggiungono nuove debolezze. Ovviamente nella democratastenia, il gruppo aggregato per eccellenza, queste limitazioni saranno massime. I materiali sono quindi quelle persone che non hanno particolari qualità psicologiche6 che le faccia emergere, come gli psichici e gli spirituali, dalla massa.
I materiali saranno quindi più facilmente manipolati, anzi controllati dai media, crederanno nel pensiero dominante, ovvero in quell’insieme di equimiti ed epomiti che danno stabilità alla società, che mantengono cioè lo status quo il quale a sua volta, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, permette le sperequazioni di ricchezza7 e, anzi, ne favorisce l’ampliamento.
Chiaramente queste persone non si rendono neppure conto che la società è malata né tantomeno che la democrazia tradizionale non funziona più come dovrebbe. Chiaramente, per la legge della reazione (v. XX), non si preoccupano nemmeno di immaginare un mondo migliore per sé e i propri figli e per lo stesso motivo non saranno in grado di muoversi per neppure tentare di risolvere il problema dell’ingiustizia nella società.
Gli psichici si comporteranno più o meno come i materiali: magari i diversi individui, in base al relativo grado di apertura mentale, potranno avere qualche dubbio in più ma nell’incertezza opteranno sempre per la scelta della maggioranza.
Gli spirituali invece sono accomunati dalla comprensione che vi è un problema di fondo nella società8 ma nella maggioranza dei casi non si saprà identificarne correttamente la natura. Di nuovo neppure gli spirituali saranno generalmente in grado di indicare delle soluzioni efficaci (e non delle pezze temporanee mirate a specifici “sintomi” o problematiche) per risolvere il problema democratico che affligge l’Occidente e in generale, in forme diverse, l’intero mondo9.
In altre parole gli spirituali sono sostanzialmente divisi su quale sia esattamente la vera natura del problema di fondo che avvelena la società attuale: da questo punto di vista la comunicazione D→D, con i suoi infiniti rivoli talvolta anche discordanti, non aiuta ad arrivare a una soluzione condivisa intorno alla quale si possano aggregare proficuamente queste persone.
Essendo così divisi e senza una visione unitaria, forse neppure simile, sulla natura della crisi che stiamo vivendo gli spirituali non hanno la forza di convincere non dico i materiali, obliosi di tutto ciò che non venga pomposamente annunciato dal telegiornale serale, ma neppure gli psichici dell’esistenza di un problema da risolvere.

Che nella quasi totalità della popolazione manchi la consapevolezza che la crisi occidentale è democratica diviene fondamentale dato che nell’Occidente, ovviamente solo formalmente (v. XX e capitoli precedenti), il potere è nelle mani degli elettori.
La maggioranza degli elettori, i materiali, tenderanno a seguire le istruzioni dei media, come spiegato legati ai parapoteri economici e ai partiti sistemici (v. XX), e quindi indipendentemente dalla presenza di alternative fededegne o populismi reali che abbiano la comprensione di ciò che è necessario fare10, il potere resterà nelle mani proprio di quei politici che non solo non hanno interesse a risolvere le ingiustizie esistenti ma che, anzi, nell’attuale fase di decadenza (v. XX) tenderanno ad accentuarle11.

Una domanda legittima è chiedersi se e quanto possa aumentare la percentuale di spirituali rispetto all’insieme della popolazione.
Sarebbe necessaria una scuola mirata a crescere studenti dalla mentalità aperta ma anche critica nei confronti sia del potere che delle ingiustizie: sfortunatamente questa sarebbe una soluzione nel lungo termine e, comunque, la tendenza è di segno opposto (v. XX).
Fondamentali sarebbero dei media tradizionali realmente indipendenti e onesti che dessero voce anche alle istanze sollevate dal pensiero minoritario: ma anche in questo caso la tendenza consolidata è quella dell’appiattimento dell’informazione sul pensiero maggioritario12.
Ciò che rimane è solo la possibilità data dalla rete Internet della comunicazione D→D, ovvero della possibilità per un singolo individuo di, almeno potenzialmente, comunicare e trasmettere le proprie idee a un grande numero di altre persone. In questa maniera, almeno in teoria, si potrebbero mettere a fuoco sempre meglio le diverse problematiche del pensiero minoritario e perfino arrivare a teorie unitarie che cerchino di spiegarle in uno schema più ampio come, nel mio piccolo, ho cercato di fare con quest’opera.
Una volta che vi fosse un’idea, cioè un protomito, capace di spiegare la gran parte delle problematiche che il pensiero maggioritario invece nega, minimizza o distorce allora è possibile che una nuova forza politica13 proponga una soluzione altrettanto articolata per iniziare realmente a risolverle.
È però evidente che la tendenza attuale nell’Occidente, e in particolare nell’UE, è quella della limitazione delle libertà in generale, dell’aumento esponenziale dei controlli sul singolo e della libertà d’espressione in particolare con una censura sempre più pertinace (v. XX). Ovviamente si vuole limitare la comunicazione D→D sgradita che il pensiero maggioritario (il quale, a sua volta, sostiene gli equimiti ed epomiti che danno stabilità alla società14), impegnato a difendere posizioni sempre più insostenibili, non è in grado di affrontare sul piano del confronto onesto e paritario.

Vi sarebbe poi la possibilità che le varie crisi in atto (per esempio la guerra fra Ucraina e Russia e quella fra Israele/USA e Iran ma non solo15) vadano a impattare sensibilmente sulla vita della gente comune: probabilmente scosse di questo tipo potrebbero aumentare leggermente il numero di psichici e spirituali16 ma temo che la maggior parte dei materiali rimarrebbe tale. Questo perché i materiali valutano la realtà da una prospettiva estremamente soggettiva e piuttosto egoistica: in buona sostanza noterebbero una diminuzione di ricchezza nel proprio portafoglio e sarebbero quindi estremamente arrabbiati col governo in carica. Mancando però la capacità critica di comprendere le reali cause dell’impoverimento generalizzato si farebbero facilmente persuadere dalla propaganda accettando il capro espiatorio proposto (interno o esterno a seconda di cosa risulterebbe più credibile in base alla particolare complessione della società) e, alla fine, alle nuove elezioni semplicemente voterebbero per un altro partito sistemico precedentemente all’opposizione col risultato che cambierebbe, forse, l’apparenza del nuovo governo ma non la sostanza17.

Per tutti questi motivi, al netto di eventi inaspettati comunque sempre possibili, gli spirituali mi sembrano destinati a rimanere divisi in piccoli gruppi di pensiero/comprensione indipendenti fra loro e, proprio per questo, ancora meno capaci di influire positivamente sul resto della popolazione. Di conseguenza non sono ottimista sulla possibilità che la democratastenia possa ottenere maggiore giustizia nel breve/medio termine.

NOTE:
1. Le democrazie minori non hanno speranza fin tanto che restano in tale stato: sfruttate dall’esterno non vi è spazio per una significativa giustizia esterna. Gli stati dell’Europa occidentale sono ormai delle criptocrazie (funzionalmente equivalenti alle democrazie minori mentre l’UE sempre orientata a trasformarsi in uno strumento di controllo delle lobbi economiche sulla popolazione perdendo ogni finzione democratica. In pratica rimangono grandi stati come gli USA, la Cina e la Russia e altri minori come l’Iran, la Corea del Nord, Israele etc.
2. Al di là della società forse utopistica che ho proposto nel capitolo XX.
3. Voglio precisare che questo grafico non rappresenta l’intelligenza della popolazione (sebbene vi sia sicuramente una correlazione con essa) ma piuttosto un insieme di caratteristiche psicologiche che rendono gli individui naturalmente meno acquiescenti verso le affermazioni dell’autorità e il conformismo in generale. In altre parole possono esistere persone molto intelligenti che, per ragioni psicologiche, credono nel “sistema” e che tutti, a partire dalla politica, facciano sostanzialmente il proprio dovere: i fatti che inequivocamente dimostrano l’esistenza di problemi siano solo eccezioni che, “chiaramente”, verranno affrontate e risolte col tempo. In pratica queste preferiscono usare la loro intelligenza per giustificare ciò che contraddirebbe la narrativa dominante a cui credono: questa operazione sarà poi facilitata dai media che tenderanno a nascondere i fatti più critici e dall’abbondanza di intellettuali organici (v. XX), anche capaci, pronti ad aiutare a “spiegare” l’eventuale eccezione o a integrarla nella logica del pensiero dominante.
4. Nel capitolo XX vedremo che l’ipotesi di un’oligarchia economica globale non è da scartare a prescindere come assurda ma che, anzi, ha dei motivi (compatibili con la teoria di questa opera) per essere seriamente presa in considerazione.
5. Gli gnostici dividevano infatti la popolazione fra gli individui che avevano una scintilla della divinità e coloro che ne erano invece sprovvisti: chi aveva detta scintilla si sarebbe poi riunito a Dio mentre chi ne era privo si sarebbe semplicemente annullato nell’irrealtà della materia. Vi era poi la via di mezzo dei cristiani che pur privi di scintilla divina conducevano una vita retta.
Ovviamente la mia suddivisione non ha niente di religioso e/o mistico ma ho trovato divertente, e tutto sommato appropriato, il parallelo fra le tipologie di persone nella gnosi e la mia suddivisione fra chi ha la comprensione più profonda della realtà, chi ne intravede solo alcune sfaccettature parziali e chi, invece, vive all’oscuro di tutto.
6. Oppure che non hanno un’istruzione tale da potersi immaginare una realtà diversa da quella proposta dalla narrativa dominante: del resto così come si è quello che si mangia parimenti si pensa quello che si legge. La scuola e in generale l’istruzione hanno la capacità di allargare gli orizzonti delle persone.
7. E tutte le ingiustizie legate alle diseguaglianze di ricchezza: che nel mondo attuale, che pone al centro del bene non il bene dell’uomo ma il denaro, si trasformano in differenze di istruzione, salute, benessere e, in pratica, di libertà.
8. Sono convinto che la maggioranza degli spirituali si rende conto di vivere in un mondo governato dall’ingiustizia.
9. Per esempio non è che il sistema russo sia migliore di quello occidentale (v. XX) ma ritengo che l’attuale successo dipenda invece da un individuo dalle capacità eccezionali come Putin: non è detto che il suo successore ne sarà all’altezza e che quindi la Russia non si avvierà verso un nuovo declino.
Discorso diverso per la Cina (v. XX) la cui forma di governo è strutturalmente più solida in quanto basata sostanzialmente sulla meritocrazia: ma anche qui le sperequazioni di ricchezza fra cinesi ricchi e poveri sono ancora più evidenti e potenzialmente diverranno problematiche se la crescita economica cinese dovesse interrompersi.
10. Politici in buona fede, anche senza la comprensione del problema democratico di fondo, potrebbero almeno temporaneamente interrompere l’ampliarsi della forbice economica fra ricchi e poveri o, addirittura, ridurla un poco.
11. Oltretutto gli psichici che credono nella distorsione “tutti i partiti sono uguali e quindi è inutile votare” e, sospetto, buona parte degli spirituali si asterranno dal voto.
12. E del resto i media tradizionali (ma anche i grandi strumenti di comunicazione come reti sociali, motori di ricerca, YouTube e simili) appartengono a grandi parapoteri spesso di livello globale i cui interessi non sono informare onestamente la popolazione ma manipolarla per una proficua cooperazione col potere politico.
13. Credo che la forza politica dovrebbe essere “nuova” perché se già esistente avrebbe con sé un bagaglio di protomiti difficilmente compatibili con le innovative strategie che sarebbero necessarie; mi immagino una partito sul modello tradizionale, ovvero basato su un’ideologia articolata piuttosto che un populismo, perché per comprendere le interdipendenze fra le diverse problematiche causate dalla crisi democratica è necessaria una comprensione della situazione altrettanto complessa che vedo possibile solo in una sistemazione teorica di una certa complessità.
Alternativamente sarebbe necessario un politico che, almeno a livello personale, capisca la problematica democratica e abbia intenzione di risolverla: a questo punto anche un populismo reale (v. XX) capace di raccogliere i voti anche dei materiali, con proposte mirate a specifici problemi e facili distorsioni comprensibili da tutti, potrebbe essere il punto di avvio per la necessaria riforma democratica. Una figura di questo tipo però la vedo possibile solo dopo la creazione e diffusione di una teoria della problematica democratica (che ne comprenda anche delle possibili soluzioni) fra gli spirituali e da cui il politico possa attingere le idee da presentare al resto della popolazione.
14. E che attualmente, anche nel mondo occidentale, permettono e giustificano enormi differenze di ricchezza alla base di molte ingiustizie sociali di cui, in genere, si avvantaggiano i parapoteri economici globali.
15. Per esempio la ormai costante “crisi” (fra virgolette perché è ormai evidente che si tratta di una precisa scelta politica imposta da Bruxelles) migratoria potrebbe avere improvvisi parossismi (come, ad agosto 2026, a Ceuta); oppure la situazione economica potrebbe degenerare per una forte impennata dell’inflazione causata dalla crisi energetica etc. 16. Perché ad alcuni dovrebbe apparire evidente che, in caso di tracollo militare di Kiev, il protomito propalato dai media che “L’ucraina sta vincendo la guerra contro la Russia” è falso; oppure che non può essere contemporaneamente vero, come sostengono i media “che Trump ha sconfitto (ormai più volte!) l’Iran” ma che però lo stretto di Hormuz rimanga chiuso alla navigazione.
17. Del resto abbiamo già visto qualcosa del genere nel Regno Unito dove dai conservatori Johnson, Truss e Sunak si è passati dopo le elezioni ai laburisti Starmer e poi Burnham ma di sostanziale non è cambiato assolutamente nulla (attualmente, agosto 2026, gli elettori inglesi sembrano orientati a premiare col proprio voto Nigel Farage ma essendo il suo un populismo apparente, anche in caso di vittoria, non cambierà niente). Oppure in Germania dove si è passati da Scholz (SPD) a Merz (CDU) ma di nuovo non è cambiato niente di sostanziale nelle politiche del governo tedesco. Questo perché tutti questi partiti sono sistemici (v. XX) e, come tali, insensibili alle reali necessità della popolazione e al contrario fermamente impegnati a mantenere lo status quo e a promuovere gli interessi di lobbi e parapoteri interni o esterni che siano.

mercoledì 29 luglio 2026

L'importanza della libertà

Una delle utilità di questo blog era che. scrivendoci quotidianamente o quasi, mi aiutava a mettere a fuoco e ad approfondire concetti complessi. Poi, alle volte, queste idee già ben “digerite”, venivano prese e riadattate per la mia Epitome.

Adesso, per non rischiare di incorrere nella censura, aggiorno raramente questo blog e stando bene attento a evitare argomenti “scomodi”. Mi manca però come detto il passaggio intermedio con cui le idee più articolate passavano dalla mia mente all’Epitome!
Oggi volevo scrivere un sottocapitolo sulla libertà e ho avuto una certa difficoltà a mettere insieme tante idee su cui avevo già riflettuto in un discorso unitario. Alla fine ho scritto la seguente bozza che ripropongo qui di seguito.
La prima parte sarà probabilmente poco comprensibile a chi non ha letto la mia epitome (gratuitamente, anzi LIBERAMENTE scaricabile!) ma la seconda, più “filosofica” (per comodità l’evidenzio in blu), dovrebbe essere apprezzabile da tutti.
Eventuali commenti saranno particolarmente graditi.

«In questo sottocapitolo voglio analizzare l’importanza della libertà soprattutto alla luce della teoria esposta nelle precedenti parti dell’opera.

È evidente che la libertà è una componente essenziale dell’autonomia di un gruppo (v. XXX) che a sua volta è una delle dimensioni fondamentali che danno una stima della forza di un potere: più si è liberi e più numerose saranno le opzioni a propria disposizione, ovvero l’autonomia, e quindi la forza di un gruppo.
Questo vale anche per la democratastenia, il gruppo aggregato (v. XXX) che corrisponde alla stragrande maggioranza della popolazione di un sistema: come visto in XXX più le persone sono libere e maggiore è la forza della democratastenia. La conseguenza è che a una democratastenia più forte corrispondono parapoteri meno forti e, di conseguenza, una società più giusta.
Vi è quindi una relazione diretta fra libertà e giustizia sociale: maggiore libertà equivale a maggiore giustizia e minore libertà equivale a minore giustizia.

Come spiegato precedentemente non è un caso che le tendenze attuali, dove la politica dell’Occidente è dominata dai parapoteri economici, si vada sempre più a ridurre le libertà fondamentali degli individui di cui infatti, sebbene indirettamente, si avvantaggeranno proprio gli stessi parapoteri.

In XXX abbiamo visto come la censura, ovvero la limitazione della libertà d’espressione1, si stia diffondendo sempre di più. In questo caso, al di là delle ragioni risibili e speciose con cui è giustificata, la censura ha lo scopo di sopprimere tutte quelle opinioni che si oppongono al pensiero maggioritario (v. XXX), ovvero in pratica allo status quo e agli equimiti che lo giustificano e legittimano, e quindi il suo intento reale è quello di fuorviare l’opinione pubblica, di ridurne l’infodinamica (v. XXX) e quindi la capacità della popolazione di comprendere quali decisioni politiche (ma non solo) vengono decise e di conseguenza di opporsi a esse. In altre parole questo è un caso più specifico in cui a una diminuzione di libertà corrisponde una diminuzione di forza della democratastenia.

La minore libertà, soprattutto quella di espressione, si ripercuote anche sul corretto funzionamento della democrazia. Minore libertà porta a minore infodinamica e quindi a una ridotta capacità di votare per le forze politiche realmente interessate a fare gli interessi dei propri elettori e non di lobbi economiche o potenze esterne al sistema. In pratica una cattiva informazione dei media, che può prosperare solo sopprimendo con la censura tutte le voci fuori dal coro, portano gli elettori a votare per partiti, di solito sistemici (v. XXX), che non hanno interesse nel bene della popolazione.

Da un punto di vista più filosofico nel sottocapitolo XXX abbiamo visto come l’obbiettivo di una società ben strutturata, dovrebbe essere quello di dare a ogni individuo la possibilità di raggiungere la felicità.
Secondo Jung le persone non sono tutte uguali ma ci sono diversi tipi psicologici che vedono e affrontano la vita da prospettive estremamente diverse quando non opposte: in parole povere questo significa che non esiste una formula unica, che vada bene a tutti, con cui raggiungere la felicità. Ogni persona avrà priorità e obiettivi diversi e solo garantendogli la massima libertà avrà la possibilità di scegliere la propria strada da intraprendere perché solo il singolo può, in pratica, sapere cosa è meglio per sé. Tentativi esterni, per esempio dello Stato, di imporgli quello che “dovrebbe” essere il suo bene è arrogante e presuntuosa manipolazione, eterodirezione moralmente inaccettabile.
La libertà non garantisce la felicità ma è però precondizione al suo raggiungimento.

Una buona società è poi costituita da individui maturi, capaci di pensare autonomamente e agire per il meglio: anche da questo punto di vista limitare la libertà ha effetti negativi.
Solo passando attraverso scelte, ponderando cioè con attenzione cosa fare ed eventualmente subendo le conseguenze di quelle errate, un individuo può crescere mentalmente, maturare.
È scegliendo, decidendo per sé, ovvero applicando la propria volontà che l’individuo può sperimentare la realtà, conoscerla e comprenderla. Questo lo rende più ricco di esperienze, di consapevolezza, di capacità, in altre parole lo farà crescere.
Inevitabilmente a volte compierà degli errori, delle decisioni controproducenti, magari non solo per sé ma anche per gli altri: in questo caso ne pagherà le conseguenze e questa esperienza negativa si trasformerà in un’occasione di crescita interiore ancora più grande.
Il bene imposto poi non è bene ma solo obbligo: l’atto del cittadino che fa del bene perché glielo impone la legge non ha valore morale. Il bene deve provenire da una scelta della volontà che lo preferisce al male2.
Le persone a cui si toglie la libertà, che non possono decidere niente di significativo nemmeno per la loro vita, non possono crescere, non possono divenire migliori, non potranno raggiungere il loro pieno potenziale. Oltretutto togliere libertà causa frustrazione che si accumulerà fino a sfogarsi improvvisamente alla prima occasione in cui l’individuo avrà la sensazione di poter sfuggire al controllo e alla repressione dell’autorità3, oppure in crimini violenti: in entrambi i casi con grave nocumento per la società nel suo complesso.
Una società composta da queste persone incomplete, e alla fine interiormente insoddisfatte, non potrà che essere peggiore, sotto ogni punto di vista, di una società costituita da cittadini consapevoli e maturi4.
»

Ah! c'erano anche 4 note che nel copia e incolla non sono venute... vabbè facciamo un lavoro per bene: ve le copio manualmente qui di seguito:
1. Indirettamente anche della libertà di pensiero temo: personalmente infatti la vedo come Sartori secondo il quale si finisce per non pensare ciò che non si può dire.
2. Chi beneficia del bene derivato da un obbligo lo considererà (giustamente da un punto di vista legale) dovuto e ciò non stimolerà nessun desiderio di emulazione. Al contrario chi beneficerà di un bene liberamente dato ne sarà interiormente toccato e, nei casi migliori, vi sarà la voglia di fare a propria volta del bene. In altre parole costringere al bene non solo non fa maturare la persona obbligata ma nemmeno colui che se ne avvantaggia.
3. Come per esempio accade nei sempre più frequenti disordini che colpiscono le città occidentali magari in occasione di significative interruzioni della corrente elettrica o simili sospensioni dell’usuale ordine della società.
4. Il cittadino libero vede nell’autorità un alleato che lo aiuta a raggiungere i propri obiettivi e che come tale deve essere a sua volta aiutato (non solo rispettando la legge ma andando oltre); il cittadino a libertà limitata vi vede invece un oppressore che ne ostacola direttamente la felicità, un avversario troppo forte per sfidarlo apertamente ma che è moralmente lecito tradire quando si ha l’opportunità di farlo impunemente.

domenica 26 luglio 2026

Comunicazione di servizio

Circa un mese e mezzo fa ho scoperto che i miei due blog: “GeoGatti8” e “Strabuccinator Noccioloduro” sarebbero prematuramente morti…
Per una volta non si tratta di censura ma di una semplice decisione economica della piattaforma Libero su cui erano ospitati: evidentemente non rendevano e non attiravano utenti verso i servizi a pagamento di Libero che, quindi, ha deciso di chiudere tutti i blog mi pare da inizio luglio o forse inizio giugno, nemmeno mi ricordo…

Più che amareggiato sono rimasto seccato: del resto “GeoGatti8” veniva letto da un ca### e mezzo di persone e Strabuccinator da 0,0001 nelle giornate migliori.
Il problema è che su GeoGatti8 avevo inserito i miei pezzi di geopolitica citati poi anche nell’Epitome e i cui collegamenti adesso sono rimasti rotti.

Piuttosto che cercare nuove piattaforme credo che farò un PDF unico con tutti i pezzi di “GeoGatti8” che renderò scaricabile da qui. Qualcosa di simile, probabilmente il romanzo completo, con Strabuccinator.
Tempi? Bo… quando mi verrà voglia…

lunedì 20 luglio 2026

Disgustosa censura dei sederi

“Non si pensa ciò che non si può dire” scriveva Sartori e questo è forse l’aspetto più pericoloso della censura dilagante in Europa.

Sembrerebbe un paradosso ma in realtà, psicologicamente, il non poter dire crea un’autocensura automatica che, col tempo, siccome il cervello vuole risparmiare energia, porta effettivamente a non pensare ciò che si sa verrebbe censurato.

Come se non bastasse, i cretini di Bruxelles, hanno anche altri piani per manipolare ciò che gli europei possono o non possono pensare: la censura televisiva di certe inquadrature nello sport femminile.
Potrebbe sembrare una stronz###, e in effetti da un punto di vista superficiale lo è, ma se ne esaminiamo le implicazioni ci renderemo conto che si tratta della punta dell’iceberg molto più grande e profondo.

Significa che l’Europa, o quel vomitevole obbrobrio che è l’Unione Europea, ci vuole imporre cosa sia il Bene e cosa no. In altre parole l’unione delle banche e delle lobbi, che controllano i cretini di Bruxelles, vogliono “educare” gli europei, vogliono trasformare l’UE in uno stato etico ovvero dove cosa è bene non lo decidono individualmente i suoi abitanti ma chi comanda, ovvero dette lobbi e grandi istituti finanziari.
Il bene sarà, in definitiva, solo e sottolineo SOLO, pensarla come i cretini di Bruxelles e male tutto ciò che si discosta da tale “perfezione”: i partiti non allineati al volere dell’UE vengono definiti estremisti cioè cattivi, la Russia è cattiva e Putin è pazzo, la guerra è bella se è contro la Russia, Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente e il genocidio dei palestinesi non è tale ma, bo, solo un’operazione di antiterrorismo, spendere per le armi è bene, spendere per la popolazione (sanità, istruzione, ricerca, lavoro, ambiente) sono sprechi malvagi, l’immigrazione è sempre e comunque bene, l’immigrazione incontrollata è ancora meglio, la censura ovviamente è un bene salutare affinché la popolazione, che non DEVE pensare, non venga ingannata dai cattivi (ovvero da chi non la pensa come a Bruxelles) etc. avete capito cosa intendo spero…

In poche parole: pensiero unico e conformismo assoluto bene, pensiero indipendente e critico male.

E sapete questo stato etico dove ci porterà? A un totalitarismo basato su un’ideologia talmente squallida ovvero su Mammona, la divinizzazione del profitto, che crollerà alla prima sconfitta. E la sconfitta sarà militare perché i cretini di Bruxelles, guidati da lobbi che evidentemente hanno tutto da guadagnare dalle armi e dalla loro vendita, pensano che sarà un grande affare.

sabato 18 luglio 2026

Il cotone è re

Sto continuando a ricontrollare le note salvate dal mio e-libro e al momento sto rileggendo quelle tratte dall’interessantissimo “Cotton is King, and Pro-Slavery Arguments”: un libro scritto un anno prima della guerra civile a favore della schiavitù.
Alcuni argomenti sono validi, altri sono sciocchezze, su tutti poi domina un fortissimo paternalismo. Soprattutto da un punto di vista filosofico negli argomenti a favore della schiavitù vi è la debolezza di fondo che una persona sappia cosa sia meglio per un’altra e, in forza di questo presunto bene, ne limiti la libertà. Come al solito Kant.

Comunque, molto interessante, vi è l’argomento che il Regno Unito era favorevole all’abolizione della schiavitù in America perché così il suo cotone, prodotto nelle Indie Occidentali e in India, sarebbe divenuto più competitivo. Mi chiedo quindi effettivamente quanto forte sia stata l’influenza esterna del Regno Unito nel provocare la guerra civile americana.

Vale poi la pena ribadire che, come si capisce anche dal titolo del libro, agli occhi dei coltivatori di cotone l’economia di tutto il mondo ruota solamente intorno al cotone!
Questo è in genere vero per ogni gruppo in cui i protomiti da cui dipende la sua forza sono quelli ritenuti più importanti in assoluto e ne definiscono la prospettiva da cui viene vista la realtà nella sua interezza.

venerdì 17 luglio 2026

Brevemente: microsocietà e astuzia

Sto rileggendo le mie note salvate dall’e-libro per preparare l’ennesima nuova versione dell’epitome.

Ho scoperto di aver dimenticato di aggiungere alla mia base dati un sacco di epigrafi del Guicciardini: ho provveduto.

Ma non voglio divagare: leggendo le note al testo di Rizal avevo evidenziato gli stereotipi filippini su cinesi e indiani di cui, evidentemente, piccole comunità erano da sempre presenti nell’arcipelago.

Colpisce come dei cinesi venga evidenziata l’astuzia ma non in senso positivo: è l’astuzia che si basa sul fregare il prossimo.

Lo stereotipo mi ha ricordato quello occidentale (diciamo del XIX secolo e precedenti) sugli ebrei.

Allora mi sono chiesto se questa apparente similitudine possa avere una spiegazione nella mia teoria delle microsocietà ([E] 23.1). Penso di sì.
Una microsocietà è caratterizzata da un conflitto fra gli epomito globali della popolazione della società esterna e quelli locali dell’interna. Ma un “conflitto” fra protomiti in che cosa si traduce? Si traduce nel vedere/leggere gli stessi eventi da prospettive diverse: osservare un treno mentre siamo fermi sui binari di un passaggio a livello oppure a un chilometro di distanza perpendicolarmente al tracciato della linea ferroviari ci fa vedere la locomotiva in maniera molto diversa!
Quello che voglio dire è che il membro della società interna può vedere molto più facilmente limiti o incongruenze di scelte (per esempio leggi ma non solo) della società esterna i cui membri invece, per motivi culturali, fanno molta più fatica a cogliere.
Ovviamente questo “approfittarsi”, ovvero interpretare e sfruttare a proprio favore come i membri della società esterna (per vari motivi) non farebbero, viene interpretata come la “perfida” astuzia che caratterizza i membri della microsocietà.

lunedì 13 luglio 2026

Quando muore un malvagio

Quando muore un malvagio si tira un sospiro di sollievo. Non tanto perché non si abbia la consapevolezza che il suo squallido posto non sarà immediatamente preso da un reprobo più giovane e ancora più pronto a commettere qualsiasi indicibile empietà per dimostrate di essere capace di superare le bassezze del proprio predecessore: questo la storia e la vita ce lo hanno già insegnato. Ma piuttosto si ha la sensazione che con la morte sia giunta finalmente la giustizia, non quella umana che anzi in vita si era piegata al loro vantaggio, ma una diversa, più assoluta e veramente giusta, divina infatti. Non importa la religione, se cristiano avrà i suoi tormenti, se indù si reincarnerà in uno scarafaggio etc e, se ateo, lo accoglierà un nulla assoluto, reso ancora più sterile e vuoto, dal disprezzo del bene che ha avuto in vita.

mercoledì 1 aprile 2026

Bosnia - Italia

Oggi ho scritto a RadioSportiva: "Ai calciatori italiani era stato chiesto di tirare fuori gli attributi per qualificarsi al Mondiale, ma i nostri giocatori, nel loro intimo, hanno Cilli."