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sabato 18 luglio 2026

Il cotone è re

Sto continuando a ricontrollare le note salvate dal mio e-libro e al momento sto rileggendo quelle tratte dall’interessantissimo “Cotton is King, and Pro-Slavery Arguments”: un libro scritto un anno prima della guerra civile a favore della schiavitù.
Alcuni argomenti sono validi, altri sono sciocchezze, su tutti poi domina un fortissimo paternalismo. Soprattutto da un punto di vista filosofico negli argomenti a favore della schiavitù vi è la debolezza di fondo che una persona sappia cosa sia meglio per un’altra e, in forza di questo presunto bene, ne limiti la libertà. Come al solito Kant.

Comunque, molto interessante, vi è l’argomento che il Regno Unito era favorevole all’abolizione della schiavitù in America perché così il suo cotone, prodotto nelle Indie Occidentali e in India, sarebbe divenuto più competitivo. Mi chiedo quindi effettivamente quanto forte sia stata l’influenza esterna del Regno Unito nel provocare la guerra civile americana.

Vale poi la pena ribadire che, come si capisce anche dal titolo del libro, agli occhi dei coltivatori di cotone l’economia di tutto il mondo ruota solamente intorno al cotone!
Questo è in genere vero per ogni gruppo in cui i protomiti da cui dipende la sua forza sono quelli ritenuti più importanti in assoluto e ne definiscono la prospettiva da cui viene vista la realtà nella sua interezza.

2 commenti:

  1. > debolezza di fondo che una persona sappia cosa sia meglio per un’altra

    Stamani, a Radio 24, parlava un'insegnante patavina: la compagna cercava di dimostrare come fosse giusta la censura nei confronti di quegli studenti che avevano osato esporre uno striscione "Italia agli Italiani".
    Paradossalmente criticava "slogan", pensieri unici, pensieri escludenti.
    Come se la "inklusione senza se e senza ma" (lessico scemo e rozzo della sinistra) non fosse escludente.
    La signora pretendeva di avere la verità in corpo e che fosse giusto agire con forza per il "bene assoluto", compreso quello degli studenti blasfemi che, poveri, non capiscono "a priori".
    Radical scicchisssima, la giovin signora mi risultava persino patetica, logica e raziocinio mesi all'ammasso. Una un po' scema, obnubilata dal proprio oppio più o meno woke, una fondamentalista che predicava agli altri.

    UUiC

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    1. Fortunatamente non ho sentito questa intervista: chiaro che la signora non doveva brillare per intelligenza se non riusciva a rendersi conto di contraddirsi da sola.
      Del resto sono sempre più d'accordo con Cipolla e sulla sua teoria della stupidità: in pratica secondo Cipolla la percentuale di stupidi è uguale in ogni lavoro o gruppo. Cioè se la percentuale è il 30% allora vi è un 30% di vigili stupidi ma anche di ingegneri, contadini o chimici!
      Teoria mezza ironica e mezza serie ma straordinariamente calzante...
      Vedi per esempio questo divertente video su Youtube: QUI

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