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mercoledì 17 aprile 2013

Censura record

Ieri, oscurata dall'attentato di Boston e dal teatrino per l'elezione del presidente della Repubblica, c'è stata una notizia su un argomento che mi sta molto a cuore (v. Censura preventiva e, in generale, i vari pezzi marcati con “web”): la libertà della rete.

L'articolo, del Corriere.it, è il seguente: Bloccati in Italia 27 siti di file sharing.

Riassumo in breve: un PM di Roma ha fatto bloccare per l'Italia ben 27 siti di condivisioni d'archivi: la motivazione è che fra i vari archivi scambiati c'erano anche opere protette dal diritto d'autore.

Il giornalista è stato molto equilibrato puntando il dito sulla contraddizione che anch'io, più volte, ho sottolineato: nel tentativo di riparare a un torto si compie un'ingiustizia molto più grande.
È doveroso proteggere il diritto d'autore ma non lo si dovrebbe fare con il metodo usato dalla giustizia italiana.
Bloccare un sito in toto significa impedire la libera fruizione di esso da parte di decine di migliaia di utenti che non fanno niente di illegale.
Per impedire un crimine di pochi si toglie una libertà a molti: vi pare un principio giusto?
Se per esempio un criminale si nasconde in un condominio la polizia non dà fuoco all'intero palazzo: non si rischia di uccidere centinaia di condomini innocenti per catturare un unico delinquente!
Eppure in campo informatico l'atteggiamento di molti magistrati (*1) è di censurare indiscriminatamente: colpire perché tanto si può fare, basta una firma e si è “chiuso” un fascicolo, e poi tanto nessuno protesta... La maggior parte dei server, suppongo, è all'estero e dubito che i loro proprietari saranno mai informati dei provvedimenti presi dal magistrato italiano...
Questo è però un abuso della giustizia che così anzi si snatura e diventa qualcosa di completamente diverso. Secondo me una limitazione così grave della libertà è giustificabile, e solo temporaneamente (una o due settimane), solo se c'è un significativo pericolo per l'incolumità delle persone. Vedrò di informarmi ma sono sicuro che debba esistere un principio giuridico che affermi che non si possa riparare a un torto compiendone uno molto più grave...

È inutile che ripeta le mie solite considerazioni sulla libertà della rete o dei diritti dei cittadini sempre più assediati da leggi e leggine tese a limitarli: chi è interessato può rivedere i miei pezzi marcati con “libertà” e “web”...
Voglio invece introdurre una riflessione che mi frulla in testa ormai da molti anni: la magistratura non deve essere indipendente ma dovrebbe invece rispondere ai cittadini.
Mi piacerebbe qualcosa in stile USA dove il procuratore distrettuale è eletto (in molti Stati) dalla cittadinanza e per questo si guarda bene da mettere in carcere un sospetto, magari innocente, solo per farlo parlare o, in generale, di abusare del suo vasto potere...

Conclusione: ecco che dopo aver contemplato con impotenza queste ingiustizie sono riuscito a mettermi di cattivo umore...

Nota (*1): ma non solo: manca una sensibilità al problema anche nei politici e, purtroppo, anche nella maggioranza della popolazione...

2 commenti:

  1. Mi fa piacere sentire che anche il Corriere se ne accorge, dopo una settimana dai fatti, che sono stati bloccati 27 siti a livello DNS.

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  2. Però almeno l'articolo è obiettivo e non parla ad esempio "di grande vittoria contro la pirateria informatica"...

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