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lunedì 23 aprile 2012

Autocommiserazione


Oggi ho voglia di scrivere ma non so di cosa...

Se fossi saggio finirei uno dei tanti post ammezzati che ho in archivio ma, visto che tenere il blog è un diletto, preferisco fare ciò che mi diverte piuttosto che l'utile: ho voglia di scrivere non di rivedere e correggere...

Periodicamente mi vengono dette delle cose sulle quali rimugino a lungo: questo non significa che diventino dei chiodi fissi a cui penso costantemente quanto piuttosto delle idee sulle quali, mediamente una volta al giorno (magari anche meno), ritorno per qualche secondo a confrontarmi.
Si tratta infatti di idee sulle quali non mi sono fatto un opinione definitiva e, così, di tanto in tanto le riaffronto in attesa magari di una intuizione che mi aiuti a dirimerle definitivamente.

Un esempio è quello dell'eliminazione del denaro contante per combattere l'evasione fiscale (vedi accenno in Rieccomi!). In questo caso però la mia incertezza è a un livello leggermente diverso: intuitivamente continuo ad avere la convinzione che sia una pessima idea ma vorrei trovare delle argomentazioni concrete contro di essa...

Oggi però volevo affrontare una diversa questione: un'amica mi aveva scritto che ho una certa tendenza all'autocommiserazione. In realtà era una domanda inserita in un contesto ben specifico che sarebbe troppo complicato, e per giunta nemmeno interessante, da spiegare però la questione rimane: mi autocommisero o no?

Vediamo se mi riesce chiarire o almeno scoprire qualcosa di nuovo su questo argomento.

Parto dal dizionario: magari nella definizione stessa del vocabolo c'è qualche indizio che mi aiuti a capire me stesso...
“Commiserare = Provare o manifestare compassione, sentimento di pena” (da Hoepli.it)
“Autocommiserazione = Commiserazione di se stesso, della propria infelicità, delle proprie sventure” (sempre da Hoepli.it: ho controllato anche il mio Zingarelli che però non aggiunge niente)

Ma... continuo a essere perplesso: il vocabolario mi è stato di scarso aiuto...

È ovvio che tutti prima o poi, magari in dei momenti di sconforto, si finisca per autocommiserarsi: la domanda è però se io mi autocommiseri sistematicamente o solo occasionalmente.

Ecco! Mi è venuto a mente che io mi lamento sempre della mia sfortuna al gioco (anche per questo ho abbandonato con profondo disgusto il poker online!). Anzi in realtà spesso protesto che se qualcosa può andarmi male non esita a farlo! Non so, forse si tratta di una vaga forma di autocommiserazione? In realtà, più che “provare pena” per le sventure in sé mi lamento della probabilità che si verifichino: non è esattamente la stessa cosa...
Cioè se, ad esempio, mi rubassero il TomTom dalla macchina mi lamenterei non tanto del furto quanto che sarebbe avvenuto l'unico giorno in cui non l'avevo nascosto (perché nell'apposito scomparto, eccezionalmente, tenevo un regalo), che avevo lasciato la macchina non chiusa a chiave per 5 minuti (perché avevo paura che la batteria mi tradisse se spegnevo il motore) e che avevo dovuto parcheggiare di fronte alla Coop invece che al “solito posto più sicuro” (a causa del mercato). Sì perché, iperprudente come sono, faccio di tutto per evitare guai eppure, a dispetto delle probabilità, di tanto in tanto continuo ad averne...

Uhm...
Pensavo se ho la tendenza ad “autocommiserarmi” per le mie disavventure romantiche...
Non mi pare... Piuttosto cerco spiegazioni: cerco di capire cosa ho sbagliato, perché non le piaccio, cosa potrei fare per recuperare...
Insomma mi pare di essere, o di cercare di essere, futilmente costruttivo: nel senso che se uno è brutto e non piace alla fin fine c'è poco da fare! Anche il mio umorismo, del quale sono sicuramente ben dotato, è troppo criptico: molto apprezzato da chi mi e lo conosce ma per niente adatto a rompere il ghiaccio con degli sconosciuti...

Le righe che ho appena scritto sono forse di autocommiserazione?
Non credo: secondo me sono semplici constatazioni maturate in anni di osservazione e, soprattutto, manca il sentimento di pena nei miei confronti!
Cioè non mi dispiace di come sono: certo potessi essere più bello, magari più alto, senza cambiare niente di tutto il resto (nemmeno le mie abitudini) ne sarei ben felice. La conferma di questo la si ha nella scarsa cura che presto al mio aspetto: non cerco di farmi “bello” (per quanto possibile!) curando, ad esempio, i capelli, la barba o l'abbigliamento. Ritengo troppo superficiale, se non sbagliato, cercare di modificare l'apparenza: e questo, forse, perché mi piaccio così come sono. Magari sono pure un po' orgoglioso del mio cattivo gusto e di essere la pecora nera in ogni situazione...

Conclusione? Bo... Una leggera forma di autocommiserazione forse la ho nei riguardi delle “sventure” (piccole e grandi) ma è molto peculiare e sicuramente sconfina in qualcosa di diverso...
Riguardo all'autocommiserazione in amore sono più perplesso ma non mi pare di abusarne...
Magari sentirò un amico che mi conosce bene per avere il suo parere: è probabile che lui possa aver notato aspetti che a me sono sfuggiti: nel caso farò sapere!

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