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sabato 29 ottobre 2011

Cuochino (*1)

In questi giorni, potenza di FB, sono impegnato a revisionare il libro di un'amica di una mia amica.
In realtà non sono particolarmente qualificato per questo tipo di lavoro ma è un qualcosa che mi diverto a fare e per questo, facendolo con entusiasmo, i miei servigi vengono (stranamente!) apprezzati.
Ovviamente non posso rivelare di cosa tratta il libro in questione ma, fra i vari episodi narrati, è descritta la “prima volta” dell'autrice alle prese con i fornelli.

Questo ha risvegliato i miei ricordi e mi sono ritrovato a pensare a quando anch'io, obtorto collo, presi il mestolo in mano.
Non sono sicuro se l'ho già scritto (è qualcosa infatti che non mi piace ammettere (*2)) ma sono figlio unico. In genere si è portati a pensare che tali bambini siano super protetti (e forse è vero) ma io credo che sia più corretto dire che sono facilmente vittime di eccessi (in genere di protezione ma non solo). Forse perché i genitori, non avendo altri figli con cui fare paragoni, rischiano di valutare male le capacità/maturità/bisogno di protezione/etc del loro bambino.
Da questo punto di vista l'episodio che mi accingo a raccontare è veramente esemplificativo!

All'epoca avevo 6 anni: ne sono sicuro al 100% perché nella casa dove cucinai il mio primo pranzo ci abitai solo un anno.
Io non ero assolutamente attratto dalla cucina, anzi, non ero assolutamente attratto dal cibo. In genere pranzavo a scuola ma quando ero a casa (magari in convalescenza), non avendo nonni o altri parenti a portata di mano, la mamma (o forse il babbo?) mi dava da mangiare e poi spesso rimanevo solo per qualche ora (nessuna paura: stavo proprio bene! (*3)).
Un giorno il babbo, non ricordo il perché ma probabilmente aveva un impegno imprevisto, dovette uscire prima di pranzo: frettolosamente mi spiegò come cuocere le paste e la carne e se ne andò.

Verso l'ora di pranzo, senza troppi patemi, andai in cucina e iniziai i preparativi seguendo le indicazioni ricevute (come detto non ero assolutamente appassionato di cucina e tutto quello che facevo era nuovo per me...).

PASTA DI LEGNO: misi l'acqua nella pentola e la salai col sale grosso (non ricordo ma dubito di aver indovinato la dose giusta). Poi accesi il fornello del gas (ad accendere il fuoco avevo già esperienza: all'epoca ero un piccolo piromane e, soprattutto a casa dei nonni, avevo fatto molta esperienza...) e misi l'acqua a scaldare. Quando l'acqua iniziò a bollire ci buttai dentro le paste (non ricordo ma forse la quantità era già preparata in un piatto...). Poi, seguendo le istruzioni che avevo memorizzato, mi ricordai di rigirare il tutto con il cucchiaio di legno per non farle attaccare. Passato il tempo stabilito scolai le paste facendo molta attenzione a non bruciarmi (sono sempre stato molto prudente e protettivo nei miei confronti!) e le misi nel piatto. Il sugo era stato gentilmente preparato a parte e lasciato in una terrina così quello non fu un problema. Il problema fu invece il sapore della pasta! Non essendo stato ammonito al riguardo avevo tranquillamente lasciato il cucchiaio a bollire insieme alle paste col risultato che queste avevano preso uno schifoso saporaccio di legno!

SUOLE DI SCARPE ALL'OLIO: cuocere la carne in teoria sarebbe dovuto essere banale: il babbo mi aveva lasciato la padella con l'olio e l'aglio già pronta. Io dovevo solo riscaldare la padella, prendere la fettina di carne dal frigo e cuocerla per cinque minuti...
Mi sembrava facilissimo. Il problema fu che riscaldai l'olio a tutta fiamma: osservai l'aglio bruciare incerto se fosse normale o meno poi, dopo un altro po' di tempo, mi decisi a “buttare” nell'olio la fettina di carne stando molto attento a non schizzarmi. Appena la carne entrò in contatto con l'olio bollente si ripiegò su se stessa in un furioso sibilare di vapore. Qualcuno un minimo più esperto di me avrebbe preso dei provvedimenti ma io mi limitai a seguire pedissequamente le istruzioni ricevute e aspettai per cinque minuti mentre osservavo la carne prima contorcersi e poi irrigidirsi nell'olio.
Il risultato fu un pezzo di carne rinsecchito e molto prossimo a venir classificato come bruciato. Ovviamente non lo mangiai. A quel tempo non si buttava nulla e quindi a sera quei “deliziosi” pezzettini di carne dura furono lasciati al babbo. Ricordo che, invece di congratularsi con me per essermi preparato da solo il pranzo ed essere sopravvissuto, fu proprio lui a dirmi che la carne sembrava la suola di una scarpa!

In conclusione l'esperimento fu considerato fallimentare e per una decina di anni non toccai più i fornelli! Però poi sono migliorato: cliccate sul tag “Ricette” e meravigliatevi alle delizie che adesso cucino!

Nota (*1): De Amicis avrebbe intitolato questo aneddoto “Il piccolo cuochino toscano” ma io, più semplicemente, mi limito a “Cuochino”...
Nota (*2): Ma su questo, prima o poi, scriverò un post ad hoc...
Nota (*3): Essere lasciato solo a casa quando ero così piccolo mi pare naturale anche se forse non lo è: me ne sono reso conto quando, qualche anno fa, mia cugina mi chiese di fare da “baby sitter” ai suoi figli, di 14 e 16 anni, perché non voleva lasciarli soli a casa! Ma forse in quel caso la paura era che invitassero un branco di amici e distruggessero l'abitazione...

2 commenti:

  1. "cuochino" almeno tu avevi 6 anni, io (nonostante l'intenzione di scrivere un libro di ricette) a volte riesco a fare delle cose mostruose pur seguendo passo passo le istruzioni che mi vengono date...

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  2. Modestamente la mia dose di disastri culinari continuo a farla anche io! ;-)

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