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venerdì 18 gennaio 2019

La comunicazione-Burioni

Oggi ho proprio voglia di scrivere! Avrei una miriade di piccole idee, ideali per singoli corti o per un unico pezzo che le raggruppi insieme, e per due pezzi un po’ più impegnativi: oggi scriverò uno di quest’ultimi e, se avrò ancora voglia, mi porterò avanti scrivendo altro materiale.

Dunque ieri ero da mio padre e, annoiato, ne ho approfittato per dare un’occhiata a FB (che ultimamente guardo un paio di volte la settimana). Un mio amico (tendenzialmente contro i vaccini) aveva condiviso un articolo/intervista che mi è parso molto interessante: L’immunologa Maria Luisa Villa fa a pezzi la retorica del “castigatore di somari” di Burioni da InfoSannio.Wordpress.com
Il titolo e la foto allegata (che mostra un Burioni dall’aria non troppo sveglia) sono fuorvianti: l’intervento dell’immunologa è infatti molto equilibrato: non entra nel merito dell’utilità/rischio dei vaccini ma si limita a esprimere forti dubbi sull’efficacia di un certo stile di informazione di cui Burioni è forse l’esponente più noto; quindi lo critica ma di sicuro non lo fa “a pezzi”!

Nell’articolo sono esposte numerose considerazioni interessanti:
1. l’atteggiamento prevalente fra coloro che propugnano la diffusione dei vaccini ricorda lo scientismo, ovvero della scienza vista come unica fonte di verità e con gli scienziati loro sacerdoti. È una concezione vecchia, da inizio XX secolo, e che già Nietzsche (diversi decenni prima) aveva anticipato e debitamente schernito…
Ormai sappiamo che la scienza non detiene la verità assoluta: una verità scientifica di oggi potrebbe essere vista domani come un’ipotesi ingenua e fuorviante (*1). La scienza è oggi consapevole della propria fallacia e per questo non erige muri assoluti e invalicabili ma è invece confronto e dialogo.
Poi esistono discipline in cui è più o meno facile assodare la verità: nella matematica la verità sta tutta nella correttezza di una dimostrazione ed è quindi banale verificarla; altri campi, come la medicina, sono più incerti e talvolta la verità impiega decenni per farsi valere.
2. l’approccio di alcuni scienziati che si presentano dicendo “la verità è una sola ed è questa; chi la mette in dubbio è un oscurantista” (di cui sembra che Burioni sia il paradigma) è, per quanto visto, non corretto e superato, un atteggiamento tipico appunto dello scientismo.
3. alcune decisioni non spettano alla scienza ma alla politica: la scienza può fornire gli elementi e i dati su cui riflettere ma non può dire “bisogna fare così perché cosà è sbagliato”: gli scienziati non possono decidere per tutti (di nuovo scientismo).
4. questo stile comunicativo non sembra particolarmente efficace nel convincere chi non si fida dei vaccini. Inoltre l’atteggiamento del muro contro muro forza la polarizzazione anche di chi avrebbe obiezioni e dubbi sui vaccini anche legittimi: perplessità che col dialogo potrebbero essere magari facilmente chiarite ma che invece vengono snobbate. Chi non si conforma totalmente al pensiero unico (alla verità unica dello scientismo) viene automaticamente etichettato come “no-vax”: la stessa sorta potrebbe paradossalmente toccare anche all’IMMUNOLOGA intervistata come lei stessa ammette!
5. la scienza viene oggi usata come fosse una clava nell’agone politico.

Cosa mi è piaciuto di questa intervista?
Molti aspetti che io avevo magari solo intuito sono qui espressi molto chiaramente.
1. Sul pericolo delle presunte “verità” scientifiche mi ero già espresso riportando l’esemplare caso di Hegsted: la “scienza”, nascondendo la pericolosità degli zuccheri, ha contribuito per decenni a provocare milioni di morti (infarti e simili) e solo recentemente si è scoperto che la verità era stata volutamente (per interessi economici) nascosta. Per i dettagli rimando direttamente a La parabola di Hegsted.
2. Mi mancava la definizione di “scientismo”: concettualmente ci ero già arrivato ma questa etichetta mi sarà molto utile…
3. Il complesso rapporto fra scienza e verità l’ho sfiorato in 17.2 della mia Epitome: ma sicuramente nelle prossime versioni approfondirò questo concetto (*2).
4. Anche sulla polarizzazione controproducente causata dall’acceso dibattito sui vaccini e sui dubbi più o meno legittimi avevo già scritto in: Sigarette e vaccini (del 2014) e Il vero pericolo dei vaccini (del 2015).
5. Il rapporto fra politica e scienza l’ho invece affrontato solo perifericamente nel mio ghiribizzo ma nell’Epitome vi dedico l’intero capitolo 17.3 “L'uso strumentale della scienza”: inutile dire che, come si intuisce dal titolo, mi trovo di nuovo d’accordo con la dottoressa.

Per completezza aggiungo che un altro amico mi ha condiviso il collegamento al seguente articolo: Quello che i critici di Burioni non hanno capito della divulgazione scientifica di Andrea Grignolio su Wired.it

Per ragioni che spiegherò poi non sono riuscito a finire di leggerlo ma, da quel che ho capito, si concentra su quello che nell’intervista sullodata ho chiamato il punto numero 4: ovvero sull’efficacia della comunicazione “stile Burioni”. Da quel che ho capito (ripeto: non ho finito di leggere l’intero articolo) l’autore, adducendo un cospicuo numero di recenti ricerche, ritiene che la comunicazione aggressiva e apodittica sia invece efficace: forse non su tutti ma almeno sulle persone incerte sulla bontà dei vaccini (oltre, ovviamente, su quelle già favorevoli e che, anzi, lo diverranno ancora di più).
Il motivo per cui non ho finito di leggere l'articolo è che le premesse su cui si basano le argomentazioni dell’autore sono dei riferimenti a degli articoli/saggi/ricerche scientifici che non vengono però minimamente riassunti: chi li conosce sa di cosa si parla, chi non li conosce si ritrova a dover prendere le affermazioni seguenti per buone.
Probabilmente al “target” a cui è destinato questo articolo sta bene così ma personalmente preferisco il linguaggio più semplice dell’immunologa che mi permette di seguire il suo filo logico di pensiero senza nasconderlo dietro un muro di riferimenti.

Detto questo ritengo però molto plausibile l’argomento di Grignolio sull’efficacia della “comunicazione-Burioni” nel persuadere gli incerti.
Esso però non mi convince: il motivo è che tale sistema urta la mia morale.
Nei miei articoli, per quel poco che valgono, non cerco mai espedienti stilistici per convincere i lettori delle mie idee/verità: non mi interessa infatti che altre persone semplicemente la pensino come me ma vorrei invece che, valutando con la propria testa le mie argomentazioni, arrivassero poi a trarne le proprie conclusioni.
Mi pare invece che la “comunicazione-Burioni” convinca sì ma tramite una sorta di coartazione: più per intimidazione, per il non voler essere additati come “somari”, piuttosto che per reale comprensione.
Sapere senza capire è il guscio vuoto della verità: non porta a una crescita interiore e ha quindi scarso valore. Ho la sensazione che la persona convinta con questi metodi sia come una banderuola al vento, pronta quindi a cambiare il proprio orientamento alla prossima folata di idee che l’investirà.
Il vero sapere, come scriveva Plutarco, non equivale a riempire un secchio ma all’accendere un fuoco. Questa conoscenza, anche se fosse la verità, diviene, parafrasando John Stuart Mill, solo un vuoto dogma.
Insomma la tecnica di “comunicazione-Burioni” mi sembra un metodo di eterodirezione paternalistico, dove chi sa, o meglio chi presume di sapere, vuole scegliere per gli altri cosa sia giusto e bene. È insomma la tipica morale del fine che giustifica i mezzi: la morale utilitaristica che, immagino, fosse vicina e cara ai seguaci dello scientismo ma che, nella sua essenza, come mi pare abbia ben spiegato Kant, è inumana.
Insomma, indipendentemente dalla sua efficacia, non mi pare giusto (e nel medio/lungo termine neppure utile) usare la “comunicazione-Burioni”. È infatti sbagliato, anche solo implicitamente sostenere, un ritorno allo scientismo che, come detto, è ormai per la stessa scienza un anacronismo.
Il pericolo potenziale è più sottile: credere ciecamente nella scienza, che è di per sé amorale (cioè priva di morale; v. [E] 17.2), può portare a ritenere giusto anche ciò che non lo è.
Sarebbe, per capirci, sostenere oggi che la Bibbia vada interpreta letteralmente equivale anche a sostenere che la Terra fu creata circa seimila anni fa e che è al centro dell’universo, che le malattie sono inviate da Dio per punire i peccati degli uomini, etc. In altre parole una premessa errata potenzialmente (e anzi spesso) porta a conclusioni errate.

Conclusione: scusatemi per la mia divagazione finale vagamente epistemologica e, forse, un po’ fumosa...

Nota (*1): tempo fa mi capitò di dare un’occhiata a un testo scientifico degli anni ‘20 in cui nello spazio non c’è il vuoto assoluto ma l’“etere”…
Nota (*2): per la cronaca la revisione del capitolo 17 è sulla mia lista delle cose da fare ormai da molto tempo...

lunedì 14 gennaio 2019

Calcio alle varie

È un po’ che non scrivo sul ghiribizzo e inizio a sentirmi in colpa (lo so: non ha senso): potrei scrivere vari corti non troppo interessanti ma, come sempre, trovo più conveniente pubblicare un pezzo unico piuttosto che molti brevi…

Prima però volevo fare il mio punto sul campionato e commentare le mie previsioni di ottobre (v. Previsione finale 2018-2019).

La classifica finale da me pronosticata a ottobre è:
«…
1° Juventus: unica certezza e facile previsione.

2° Milan: voglio dare fiducia a Gattuso ma non sono convinto: è che le altre squadre mi sembrano più deboli...

3° Inter: prevedo qualche black out (imprevedibili perché psicologici e non tecnici) nel corso della stagione: se non ci fossero l'Inter potrebbe anche arrivare seconda ma se fossero più numerosi e prolungati del previsto potrebbe anche precipitare in classifica...

4° Napoli: do fiducia ad Ancelotti ma soprattutto mi sembrano più deboli dell'anno scorso le due romane.

5° Fiorentina: via, voglio essere ottimista. La Fiorentina è più equilibrata rispetto all'anno scorso ma soprattutto sono le altre a essere più deboli. Magari potrebbe giocarsi anche il 4° posto con il Napoli...

6° Roma: colpa di Monchi...

7° Lazio: ma... l'ho vista proprio poco: se poi arrivasse 5° non mi stupirei troppo...

8° Torino: nonostante la partenza in salita ho fiducia in Mazzarri.

9° Sassuolo: soprattutto perché l'Atalanta mi pare in difficoltà.

10° Atalanta: poi se Gomez si scatena potrebbe anche risalire parecchie posizioni ma dubito che accada.
...
»

Procediamo con ordine:
- Juventus: c’è ancora da capire quale sia il valore aggiunto di Ronaldo. Il campionato non ci dice niente al riguardo: la Juventus era già troppo forte. Il valore di Ronaldo andrà quindi valutato nella Champion’s. In particolare si vedrà se Ronaldo è ancora un fuoriclasse: in grado cioè di fare la differenza da solo e di trascinare la squadra o se si è “trasformato” in un semplice “forte giocatore”. Io credo, dal poco che ho visto, che Ronaldo sia ormai solo un forte giocatore ma spero che mi smentisca.
- Milan: sulla mia previsione pesano gli infortuni e Higuain che non sta funzionando. Confido che riesca a riguadagnare qualche posizione anche se ormai il 2° posto sembra troppo lontano. Cutrone, come ho sempre scritto, è fortissimo e dovrebbe essere il titolare.
- Inter: più o meno sta andando come previsto anche se Nainggolan ha deluso: devo imparare (per il futuro) che il giocatore che non conduce vita da atleta a 30 anni è finito…
- Napoli: avevo terribilmente sottovalutato Ancelotti: pensavo fosse un venditore di aria fritta mentre invece è molto bravo. A mia scusante posso dire che io seguo il calcio solo da una decina d’anni e in questo periodo di tempo Ancelotti non allenava in Italia (e quindi non l’ho seguito direttamente).
- Fiorentina: come avevo specificato la mia previsione era volutamente ottimistica ma non mi aspettavo che andasse così male: le prime giornate furono fuorvianti. Poi Simeone ha smesso di giocare, Chiesa non ha trovato abbastanza la porta, è subentrata la paura e, soprattutto, Pioli ci ha messo del suo ostinandosi a schierare con pertinacia giocatori improponibili. Ah, per la cronaca la mia ultima (nel senso di ultime 20 giornate) fissa è su Biraghi: dopo l’ultima sosta di campionato per la nazionale si è completamente spento; fortissimo invece Hanko, che giocherebbe nel suo ruolo, ma che ho potuto vedere per soli 10 minuti non mi ricordo nemmeno più quando…
Muriel (che pure mi piaceva) ho paura che sia fuori forma e, quindi, non troppo meglio di Simeone: speriamo che ingrani giocando… E che dire di Pjaca? Altra grande delusione anche se Pioli, secondo me, non gli ha dato abbastanza continuità di gioco, poi magari sono subentrati problemi psicologici, non so…
- Roma: rimango dell’idea che la Roma, a causa della campagna acquisti estiva, resterà fuori dalla Champion’s: colpa cioè di Monchi e non di Di Francesco. E meno male che hanno avuto la botta di c### di aver trovato questo Zaniolo (fortissimo! E a me è piaciuto anche Pellegrini)…
- Lazio: è una squadra che seguo pochissimo e per questo non riesco a prevedere come andrà…
- Torino: continuo ad avere fiducia in Mazzari. Credo che in classifica abbia qualche punto in meno di quanti si meriterebbe.
- Sassuolo: la seguo pochissimo. Ho la sensazione che Boateng sia un po’ calato. E non mi piace Berardi.
- Atalanta: più o meno… sono contento che Zapata stia crescendo: mi è simpatico.

Vabbè, il commento sulla mia previsione mi è venuto molto meno snello del previsto…
Va bene: allora ne approfitto per chiudere qui il pezzo ma non vado a cambiare la premessa perché sono pigro…

Conclusione: pezzo terribile, lo so.

giovedì 10 gennaio 2019

La vita e le opere del Lupo di Gubbio

Tutti conoscono il piccolo magico fraticello di Assisi, detto San Francesco, e i suoi numerosissimi miracoli: l’indemoniato obnubilato, il lebbroso appestato, il coro degli uccelli a cappella, la peccatrice riveduta e corrotta, la moltiplicazione delle posate, la racchia rimbellita, il burattino animato del falegname negromante, la banda dei sette nani e tanti altri.
Famose pellicole ci mostrano la ricorrente immagine del biondo fraticello che mormora una preghiera, rivolge gli occhi al cielo e infine compie il suo gesto ipnotico lasciando gli spettatori a bocca aperta.
Eppure l’ignorante comune sa ben poco del suo miracolo più grande, la conversione del Lupo di Gubbio: oggi vogliamo colmare questa lacuna con l’importante spin off scaturito dal sopraddetto miracolo di San Francesco.

Secondo la leggenda il Lupo di Gubbio (LdG) altri non era che un figlio naturale della Lupa che poi adottò Romolo e Remo: forse lo si può identificare col famoso Laziolo, il fratellastro che tifava per i sabini. La storia sembrerebbe plausibile anche se rimane un buco di duemila anni da colmare: in pratica non sappiamo nulla dell’intera infanzia e adolescenza del LdG.
Di sicuro c'è che, una volta adulto, il LdG divenne lo spietato e dissoluto capo di una banda di lupi: canidi astuti e malvagi, lesti a compiere azioni abiette e a vantarsene poi al bar con gli amici.
La banda guidata dal LdG era una delle più scellerate dell’intera Umbria. Le sue imprese terribili sono innumerevoli ed è famigerata la sua usanza di rapire e mangiare fanciulle e bambini per poi defecarli nei campi degli inconsolabili genitori solo per fargli dispetto. Il macabro senso dell’umorismo di LdG si manifestava anche in altre maniere: a volte, quando trovava delle case isolate, vi entrava, divorava la nonnina, indossava la sua cuffietta e i suoi occhiali e si infilava nel suo letto: quando poi, inevitabilmente, la nipotina andava a trovare l’anziana parente, era tutto uno sghignazzare per i surreali dialoghi a base di orecchie grandi, denti grandi, lingua lunga, guance pelosette, verga nodosa, piedini provati dal rovo e simili.

Sembrava che nulla e nessuno potesse fermare le prave gesta del LdG fino a quando non ci fu l’incontro col magico fraticello d’Assisi. Francesco gli raccontò la parabola dell’agnello e della carota, poi compì il suo gesto ipnotico e così il LdG si convertì.
Non tutti però sanno che il LdG prese anche i voti e divenne a sua volta un frate francescano: si fece anche tagliare il pelo a mo' di tonsura ma, dopo qualche mese, questo gli ricrebbe più folto di prima; da qui deriva il detto “Il lupo perde il vizio ma non il pelo”.
Il LdG andò quindi a predicare fra le pecorelle perdute: in breve tempo le pecore smisero di fare le svergognate. Nessuna usciva più la sera ma leste, obbedienti agli ordini degli stupefatti pastori, rientravano all’ovile prima di cena: inizialmente qualcuna continuò a far baldoria ma, in breve tempo, sempre meno tornavano al mattino sbronze perché la notte LdG predicava su quelle che rientravano a casa da sole.

Volendo imitare il santo archimandrita, che proprio in quel torno aveva scalato la hit parade col suo “Fratello Sole e Sorella Luna”, anche il LdG si dette alla musica leggera. Considerata l’epoca, lo stile del LdG era decisamente innovativo: il suo pubblico di riferimento erano i giovanissimi perché li riteneva più puri, teneri e gustosi degli adulti.
Ancora oggi possiamo ammirare un frammento di una delle sue liriche più apprezzate, come detto dedicata ai più piccini, pervenutoci attraverso la tradizione orale umbra:
«...
Hey mucca! Vieni nella stalla con la tua amica porcella
Quale? Quella solita grassoccia e monella
Faccio “Muu”, sono di fosso
Vi faccio una doccia di buon Montefalco DOC rosso
bevilo se sei raffinata ma non scaracchiare
poi assaporalo senza ruttare
...»

Della profonda concezione mistico-religiosa del LdG sappiamo pochissimo: infatti, sfortunatamente, non ci è pervenuta nessuna delle pergamene scritte di sua zampa. È un peccato perché sembra che fossero delle ottime ricette, la maggior parte delle quali per carne di pecora e agnello.

Anche il LdG, durante la sua missione evangelica, compì numerosissimi miracoli di cui è inutile descrivere i dettagli perché noti a tutti: la sparizione delle salsicce, il pinguino balbuziente, i tegami sudici ripuliti senza sapone, il trattamento per l’alopecia genetica, lo storpio e l’urban crossover, il veterinario superbo, la gatta beghina e l’alluce rancoroso, etc...

La fama del suo buon umore presto varcò i confini della penisola italiana cosicché, addirittura, fu invitato alla corte del sultano d’Egitto che lo chiamò per vedere dal vivo una sua esibizione. Il LdG mostrò al sultano il meglio del suo repertorio: gli diede la zampa, fece lo starnuto, poi si mise a pancia in su e scodinzolò per avere il premio. Il sultano rimase un po’ deluso così, invece di dargli l’oro promesso, gli regalò un tappeto. Il LdG però non apprezzò: prima lo strappo tutto a morsi, poi ci urinò sopra e infine se ne andò senza salutare nessuno.

Tornando in nave verso l’Italia, giunto nel mar Tirreno, il LdG si imbatté in un barcone di pirati saracini che si appropinquavano a razziare e depredare le coste toscane. In quel drammatico frangente il LdG dette libero sfogo ai suoi istinti di predatore, ormai da anni sublimati ad alti ideali, ma mai completamente dimenticati. Così, ululando “La pacchia è finita!”, speronò il barcone di saracini e ne fece strage: non pago della grande vittoria fece macellare i vinti, vivi o morti che fossero, per fare con le loro carni delle gustose sarsicce. Ne inviò poi anche un bel fagottino al Papa per renderlo partecipe del trionfo: il Papa ringraziò il LdG con un bigliettino di auguri con Snoopy e un arazzo raffigurante Santa Ermafrodita che confonde un ginecologo satanico. Il commento del LdG a tale dono è il celebre apoftegma: “Questo arazzo non sa di un cazzo!”.

Dopo una lunga vita al servizio della Chiesa, quando il LdG capì che i suoi giorni erano ormai contati, volle confessarsi: ma per paura di non essere trattato abbastanza severamente non si rivolse a un confratello francescano come sarebbe stato naturale: volle invece che ad ascoltare i suoi peccati fosse un padre cappuccino. Il Perugino ci ha lasciato un toccante affresco di quelle ore fatidiche: in esso vediamo il LdG a letto, con gli occhiali calati sul lungo muso, la lingua penzolante senza forze e gli occhi rivolti al cielo; di spalle, il piccolo confessore cappuccino che, essendo un amante della moda, indossa una cocolla rosso carminio. Proprio su questo episodio reale è basata la fiaba “Cappuccino rosso e il lupo”.

Una volta spirato volò in Cielo, nei verdi pascoli del Paradiso, dove infatti le pecorelle sono un po’ stressate perché pare che il LdG predichi ancora su quelle che rimangono isolate fra le nuvole.


mercoledì 9 gennaio 2019

Stato buoni propositi


Riguardo la lista presentata in Buoni propositi e auguri per il 2019:
1. Problemi con la chitarra o, meglio, su GuitarPro 6 (le versioni 7 e 7.5 non sono disponibili per Linux) che non riesco a reinstallare perché basato su librerie non più disponibili in Mint 19…
2. Finito Al di là del bene e del male sono da qualche giorno alle prese col Decameron.
3. Minimo di attività fisica inserita nella mia prassi giornaliera, il raffreddore/tosse/febbre mi ha però fatto ulteriormente ingrassare…
4. Con l’Epitome sono a rivedere il capitolo 14: mi PARE di stare prendendo velocità ma ancora non mi sbilancio riguardo la pubblicazione della versione 1.1.1…
5. Ancora nessuna nuova vignetta.
6. Ho ripreso a studiarmi il Deeplearning Cookbook: il nuovo progetto sembra interessante: costruire brani basati su Shakespaire; io vedrò di adattarlo facendogli scrivere brani basati sul mio ghiribizzo...

Ennesima serendipità - 17/1/2019
Ieri, dopo qualche mese, mi sono ritrovato a dover usare una specifica carta Bancomat: improvvisamente però mi sono reso conto di non ricordarmi il codice che avevo imparato a memoria! Cioè me ne ricordavo una parte e di un’altra ero incerto…
Sul momento ho risolto pagando in contanti ma ero preoccupato perché non avevo alcuna idea di dove potessi aver messo il numero: ricordavo solo che era scritto all’interno di un portatessere blu.
Non ho neppure provato a cercarlo ma ho invece iniziato a pensare come contattare la relativa banca per richiedere una nuova carta…
Qualche giorno fa ho finalmente finito di leggere il Decameron (magari ci scriverò un pezzo a parte) e così ieri sera ho ripreso in mano un altro libro che, in questo caso, non avevo terminato di rileggere: American gods di Neil Gaiman.
Così l’ho aperto al segnalino che vi avevo lasciato (a pagina 457 su 588) e sono rimasto a bocca aperta: il segnalino era proprio il portatessere che non ricordavo dove avevo messo!

Ubriaco sulla via di Damasco - 18/1/2019
Articolo: Il pentimento sull'austerità "distruttiva" arriva sempre a fine mandato di Claudio Paudice su HuffingtonPost.it

Quindi, per ammissione della parte avversa, quel populista ciarlatano del Bagnai (e nel suo piccolo anche il sottoscritto) non aveva tutti i torti, eh?

Arteriosclerosi - 20/1/2019
La scorsa settimana ho accompagnato un parente all’ospedale per un piccolo intervento. Presagendo una lunga attesa mi sono ridotto all’ultimo momento a scegliere un volume dalla mia libreria da poter leggere: senza pensarci troppo ho preso La notte nel Medioevo di Jean Verdon.
Sono arrivato a pagina 100 chiedendomi se l’avessi già letto o no: mi ricordavo della copertina e di averla fotografata ma il contenuto, in effetti piuttosto fumoso, mi sembrava di non averlo mai visto prima.
Ieri sera poi mi sono deciso a cercare sul ghiribizzo ed ecco: Triplice serendipità…
Apparentemente avevo già letto questo libro 6 anni fa! Alla faccia di tutti i miei sforzi con gli esercizi per la memoria…
A mia discolpa posso dire che di informazioni concrete, quelle che memorizzo perché trovo significative e non scontate (la notte è buia, ci sono più crimini, fa paura, etc…), non ne ho viste...

Ikea - 25/1/2019
Ieri sono stato all’Ikea e girando per la loro esposizione mi sono sentito come un topolino da laboratorio in un labirinto: non per niente come ricompensa alla fine del percorso c’era il formaggio… nella forma di pizza e altre cibaglie…