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martedì 27 giugno 2017

Nessuna conclusione

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 11.

Premetto che mi fa caldo: anche qui da me le minime notturne sono salite molto cosicché stamani avevo 25° invece dei 22° della scorsa settimana: e a fine giornata questi 3 gradi di differenza si sentono... Lo premetto perché il caldo mi toglie energie e voglia di scrivere, soprattutto pezzi impegnativi come il seguente: però è una questione che mi sta a cuore e sulla quale già da molti mesi ogni tanto mi capita di riflettere.

Lo stimolo che mi ha fatto decidere a scrivere il mio pensiero è venuto da un articolo “politico” di Goofynomics: PD delendus est (dichiarazione di voto).
Nel breve pezzo pubblicato alla vigilia dei ballottaggi delle comunali il professore invita a votare non a favore di un partito ma contro il PD: non perché l'alternativa sia migliore ma per punire il partito di governo che, coscientemente, sta distruggendo l'Italia.

Nel mio comune non c'erano ballottaggi e “fortunatamente” (cioè indipendentemente dalla mia dimenticanza di due settimane fa!) il “mio” sindaco PD senza fatica né affanno è stato riconfermato per un altro mandato (anche se i ben informati mi dicono che si candiderà alle regionali: vedremo...).
Però mi sono già molte volte chiesto cosa farò alle prossime elezioni politiche.

Come i miei fedeli lettori dovrebbero sapere non mi riconosco in nessun partito né di sinistra né di destra, distinzione che comunque ritengo superata ([E] 11.5), e la mia speranza nel M5S è stata breve, appena un anno e mezzo, visto che ormai mi sono reso conto che si tratta di un populismo apparente ([E] 11.4) con tutto ciò che tale definizione comporta.
Quindi alle prossime elezioni cosa farò? Mi asterrò oppure farò una scelta affine a quella suggerita dal professor Bagnai: usare cioè il mio voto per punire o magari votare ciò che in quel momento mi sembrerà il “meno peggio”?

Onestamente ancora non lo so. Lo scopo di scrivere questo pezzo, nonostante il caldo, è proprio la speranza di chiarirmi le idee: spesso infatti il costringermi a riordinarle ed esporle elencandole a una a una mi aiuta a comprenderle maggiormente...

Il problema è che la razionalità mi spinge in una direzione e la moralità in un'altra. Mi spiego meglio: più o meno dal 2001 al 2013 avevo smesso di votare. Nessun partito mi convinceva, anzi li ritenevo tutti sostanzialmente uguali (v. Douche and turd), ed ero giunto alla convinzione che era sbagliato votare per il meno peggio perché se avesse vinto, e quindi governato, sarei stato suo complice avendolo sostenuto: in altre parole ritenevo che votare un partito ritenuto inadatto a governare fosse moralmente sbagliato.
Questo mio ragionamento può apparire superficiale (e forse lo è) ma recentemente ho scoperto che Kant la pensa come me: l'imperativo categorico, l'obbligo morale di fare ciò che si ritiene giusto indipendentemente dalle conseguenze è (secondo me!) equivalente all'obbligo morale di non fare ciò che si ritiene sbagliato indipendentemente dalle conseguenze.
Semmai il punto diviene quindi se, votare un partito che, per enne motivi, non ci convince, sia sbagliato oppure no: ripensandoci è ovvio che è sbagliato perché equivalerebbe a mentire (a se stessi (*1)).
D'altra parte le prossime elezioni sono una delle ultime possibilità che il popolo italiano ha prima di ritrovarsi in una situazione simile a quella del collasso greco: forse in questo caso, viste le estreme conseguenze dei disastri che un governo sicuramente cattivo combinerebbe, potrebbe aver senso votare quello “meno peggio” nella speranza che faccia meno guai.

Cioè la situazione è qui più complessa: da una parte a livello individuale il singolo elettore ha il dovere morale di non votare per una forza politica che non lo convinca, da un'altra però si ha anche il dovere di fare il meglio per la collettività e questo, in effetti, potrebbe coincidere col votare per il “meno peggio”.

Questo è un po' il limite che ho trovato nell'analisi dell'etica da parte di filosofi come Kant e Aristotele (v. il paragrafo prima della “Conclusione” di Varie su Aristotele) ovvero cosa fare quando si hanno due obblighi contrastanti. Oltretutto c'è anche una bella dose di incertezza: ad esempio il partito “meno peggio”, se al potere, agirebbe veramente in maniera migliore del partito che riteniamo peggiore?

Sono tentato di interrompere qui il mio ragionamento e prendermi una pausa di riflessione: istintivamente sarei tentato di affermare che fra due obblighi morali quello verso la società sia più importante di quello verso se stessi; ma un'intuizione più profonda e sottile mi suggerisce che ci sia qualcosa di inumano, contrario cioè alla natura umana (*2), in ciò.
No... sono ragionevolmente convinto che un'etica che ponga gli obblighi morali dell'individuo verso se stesso al di sotto di quelli verso la società finisca per generare inevitabilmente delle aberrazioni morali (*3).
Forse si dovrebbe prendere in considerazione la quantità di torto che si fa a noi stessi e quella di bene che potremmo fare alla società: è chiaro che darsi una martellata su un dito sia un torto verso noi stessi ma se così facendo si avesse la certezza di salvare, ad esempio, una vita umana?
In questo caso parrebbe mostruoso e ingiustificabile egoismo non accettare di darsi una martellata su un dito. Ma ragionando così si rischia di cadere nell'infantile utilitarismo di Bentham in cui la morale è il risultato di un calcolo algebrico...

Sì, ci devo riflettere ancora...

Conclusione: al momento nessuna! Ma ritornerò su questo argomento...

Nota (*1): Ecco questa è già una preziosa intuizione: votare per un partito che non ci convince è un crimine morale verso noi stessi.
Nota (*2): Qualcosa che mi ricorda troppo la morale di Rawls (v. Dubbi su Rawls).
Nota (*3): Ad esempio con una morale di questo tipo si potrebbe facilmente giustificare moralmente l'aguzzino che per conto di un governo (ovvero per il bene della società) torturi un'altra persona: l'aguzzino, pur provando ribrezzo e disgusto per ciò che fa, facendo cioè torto a se stesso torturando un'altra persona, potrebbe essere moralmente giustificato perché agirebbe a favore del presunto bene della società.

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